{"id":77034,"date":"2019-12-29T19:15:57","date_gmt":"2019-12-29T18:15:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77034"},"modified":"2020-01-05T20:31:57","modified_gmt":"2020-01-05T19:31:57","slug":"difesa-italia-pianificazione-pluriennale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/difesa-italia-pianificazione-pluriennale\/","title":{"rendered":"Difesa: Italia, per pianificazione pluriennale investimenti"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei maggiori problemi della nostra <strong>difesa<\/strong> \u00e8 da sempre quello di non avere alcuna certezza sull&#8217;entit\u00e0 dei finanziamenti disponibili negli anni successivi. La proiezione triennale della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Legge_finanziaria\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Legge Finanziaria<\/a> \u00e8, infatti, poco pi\u00f9 che indicativa e soggetta ai repentini cambiamenti dei nostri governi e delle loro scelte economiche.<\/p>\n<p>La questione \u00e8 aggravata dal fatto che le Forze Armate sono storicamente in affanno e in ritardo nell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/difesa-italia-spese-allarme\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ammodernamento degli equipaggiamenti<\/a>\u00a0che hanno un ciclo pluridecennale dall&#8217;avvio dello sviluppo alla conclusione della produzione e che tutti i nostri partner nei programmi di collaborazione internazionale utilizzano strumenti di pianificazione finanziaria pluriennale.<\/p>\n<p>Tutti i soggetti coinvolti ne sono da decenni al corrente. Non \u00e8 stata, quindi, una novit\u00e0, se non per l\u2019averla presentata ufficialmente, la proposta del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/un-atto-rifondatore-della-difesa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Libro Bianco<\/strong><\/a> per la sicurezza internazionale e la difesa del 2015,\u00a0dove al punto 160 si sosteneva: <em>\u201cappare ineludibile la scelta di sviluppare una legge pluriennale (sei anni), da aggiornare ogni tre, per i maggiori investimenti della Difesa, la quale fornir\u00e0 sia stabilita\u0300 alle risorse, sia la necessaria supervisione politica (del Governo e del Parlamento) delle scelte pi\u00f9 rilevanti. La proiezione su sei anni ne consentir\u00e0 l\u2019allineamento con i cicli delle leggi di stabilita\u0300\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>I due <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/difesa-libro-bianco-passi-verso-attuazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">principali obiettivi<\/a> di questa proposta erano, quindi:<\/p>\n<ul>\n<li>Dare certezza di pianificazione alle FF.AA. e all\u2019industria, offrendo una visibilit\u00e0 di medio periodo sulle risorse e sui programmi sostenibili.<\/li>\n<li>Offrire al Parlamento la sede per un efficace confronto sulle scelte da compiere nel campo degli investimenti e assicurare all\u2019opinione pubblica un\u2019adeguata trasparenza.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>La legge sessennale per i grandi programmi<br \/>\n<\/strong>Una legge sessennale efficace dovrebbe assicurare una programmazione nel medio termine, aggiornabile con cadenza triennale e inserita nell&#8217;ambito della programmazione finanziaria nazionale (legge 31 dicembre 2009, n. 196). Questo imporrebbe la modifica dell\u2019articolo 536, comma 3, del Codice dell\u2019Ordinamento militare, mediante l\u2019inserimento di tale nuovo meccanismo di finanziamento per i maggiori programmi di sviluppo, acquisizione e supporto logistico necessari al conseguimento degli obiettivi delle Forze Armate, con particolare attenzione per quelli europei ed internazionali. Bisognerebbe, quindi, ricondurre in una pianificazione globale la duplice alimentazione attuale dei programmi da parte della Difesa e dello Sviluppo economico (a quest\u2019ultimo dovrebbe restare solo il sostegno dei programmi di sviluppo aventi una caratteristica spiccatamente duale e, quindi, in grado di contribuire al generale processo di crescita tecnologica del nostro Paese).<\/p>\n<p>Al di fuori dovrebbero restare i programmi volti a soddisfare i requisiti urgenti (che caratterizzano per definizione l\u2019attivit\u00e0 militare), quelli minori e i progetti finanziati dal Piano nazionale della Ricerca militare (che devono essere gestiti in modo flessibile e dinamico per fare fronte al costante e impetuoso sviluppo tecnologico del mondo odierno; forse si potrebbe, invece, inserire nella legge sessennale solo il valore dello stanziamento dedicato al Pnrm per evitarne ogni negativa fluttuazione).<\/p>\n<p>Una conseguenza della nuova impostazione sarebbe l\u2019aumento della trasparenza nella individuazione, scelta ed approvazione dei piani di investimento di interesse della Difesa e, al tempo stesso, la responsabilizzazione delle relative scelte politiche. All\u2019atto della presentazione il ministro della Difesa dovrebbe illustrare al Parlamento il quadro generale delle esigenze operative delle Forze Armate, comprensivo degli indirizzi strategici e delle linee di sviluppo delle capacit\u00e0, nonch\u00e9 l\u2019elenco dei programmi in corso e il \u00a0relativo \u00a0piano\u00a0 pluriennale\u00a0 di \u00a0programmazione\u00a0 finanziaria, \u00a0indicante\u00a0 le \u00a0risorse \u00a0assegnate \u00a0a ciascuno di essi. Poi ogni anno fino alla scadenza triennale vi dovrebbe essere un aggiornamento sull&#8217;evoluzione dei programmi approvati. Questa attivit\u00e0 parlamentare potrebbe essere concentrata in un\u2019apposita sessione delle Commissioni Difesa da tenersi a inizio autunno in modo da fasarla con le scelte generali di finanza pubblica.<\/p>\n<p><strong>Le resistenze e gli ostacoli<br \/>\n<\/strong>La proposta, in realt\u00e0, appare cos\u00ec scontata da doversi domandare come mai il problema non sia gi\u00e0 stato risolto da tempo, come \u00e8 avvenuto in tutti i principali Paesi. Si pu\u00f2 ipotizzare che sia <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/difesa-spesa-italiana-fuoco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la conferma della mancanza di una cultura della difesa e della sicurezza<\/a> e della conseguente scarsa attenzione per i problemi di questo settore. O che, pi\u00f9 semplicemente, non sia considerato un obiettivo pagante sul piano elettorale. O, ancora, che essendo una riforma a costo zero e tendenzialmente bipartisan, si presti poco alle costanti polemiche che stanno caratterizzando il dibattito politico italiano.<\/p>\n<p>Ma si pu\u00f2 sospettare che, sotto sotto, le resistenze e gli ostacoli vengano da molteplici aree che sarebbero coinvolte nel cambiamento:<\/p>\n<ol>\n<li>Nella Difesa, perch\u00e9 una pianificazione pluriennale irrigidirebbe le scelte sulla distribuzione delle risorse fra i diversi programmi e impedirebbe di farle condizionare annualmente dall&#8217;assetto del vertice delle Forze Armate e di tentare di ottenere finanziamenti settoriali, imponendo conseguentemente un effettivo approccio interforze; si irrigidirebbe, inoltre l\u2019auspicato modello di ripartizione ottimale fra spese per il personale, il funzionamento e l\u2019investimento (40-30-30).<\/li>\n<li>Nel Parlamento, perch\u00e9 questa impostazione costringerebbe a superare la procedura attuale (legge Giacch\u00e8 4 ottobre 1988, n. 436) che prevede il parere parlamentare su ogni singolo programma della Difesa consentendo spesso ai parlamentari di esercitare un\u2019influenza ai propri fini elettorali e, ogni tanto, di attizzare strumentali polemiche politiche.<\/li>\n<li>Nello Sviluppo economico, perch\u00e9 si ricondurrebbe a unitariet\u00e0 i finanziamenti sulla base dell\u2019esigenze delle Forze Armate, evitando ogni interferenza politica e sociale, ma anche di lobbying industriale.<\/li>\n<li>Nell\u2019Economia e Finanze, perch\u00e9 si ridurrebbe, seppur parzialmente, l\u2019attuale discrezionalit\u00e0 nella preparazione della manovra di bilancio annuale.<\/li>\n<li>Nell\u2019industria, perch\u00e9 la programmazione degli investimenti pi\u00f9 importanti stroncherebbe ogni speranza di poter ottenere l\u2019anno successivo, attraverso un\u2019adeguata attivit\u00e0 lobbistica, il finanziamento di un programma che risultasse escluso. Analogamente si eviterebbe la diffusa prassi di avviare programmi slegati dalle esigenze delle Forze Armate (ma inizialmente finanziate da altri fondi pubblici o da clienti esteri) che poi, per ragioni politiche e sociali, finiscono con il diventare di interesse della Difesa o addiritura prioritari.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Su questo terreno il nuovo ministro della Difesa Lorenzo Guerini potrebbe giocare la sua partita pi\u00f9 importante per lasciare in eredit\u00e0 al nostro Paese una Difesa pi\u00f9 efficace di quella che ha trovato. Sarebbe una riforma a costo zero, ma non per questo facile, viste le inevitabili resistenze al cambiamento del nostro sistema politico e statuale e, in particolare, degli interessi coinvolti in questo campo. Per questo dovrebbe mettere in campo la sua credibilit\u00e0 e capacit\u00e0 politica con un forte e diretto impegno personale. Se lo far\u00e0, potr\u00e0 per\u00f2 contare sul sostegno di tutti coloro che hanno a cuore la difesa e la sicurezza nazionale di oggi, ma, soprattutto, di domani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei maggiori problemi della nostra difesa \u00e8 da sempre quello di non avere alcuna certezza sull&#8217;entit\u00e0 dei finanziamenti disponibili negli anni successivi. La proiezione triennale della Legge Finanziaria \u00e8, infatti, poco pi\u00f9 che indicativa e soggetta ai repentini cambiamenti dei nostri governi e delle loro scelte economiche. 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