{"id":77039,"date":"2019-12-29T19:42:36","date_gmt":"2019-12-29T18:42:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77039"},"modified":"2019-12-29T19:45:52","modified_gmt":"2019-12-29T18:45:52","slug":"2020-depressione-connessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/2020-depressione-connessione\/","title":{"rendered":"2020: connessione innesca depressione (o felicit\u00e0?)"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2020 la <strong>depressione<\/strong> sar\u00e0 la seconda causa di invalidit\u00e0 nel mondo, nel 2030 la prima. Lo sostengono le ultime previsioni dell\u2019<strong>Oms<\/strong>. Il <a href=\"https:\/\/worldhappiness.report\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">World Happiness Report<\/a> delle Nazioni Unite del 2019 nella classifica dei Paesi pi\u00f9 felici tra i 156 esaminati, conferma al primo posto la Finlandia, al 7\/o, ma al vertice tra gli extra-europei, il Canada, al 18\/o gli Usa e al 47\/o l\u2019 Italia, ultimo il Burundi. Gli indicatori principali che decidono la graduatoria sono il reddito, la salute, il sostegno sociale, la libert\u00e0, la fiducia. E il livello di connessione ha qualcosa a che vedere con tutto ci\u00f2.<\/p>\n<p><strong>I dati della felicit\u00e0 intersercati con quelli della tecnologia digitale<\/strong><br \/>\nI recenti dati del <strong>Censis<\/strong> individuano nell&#8217;incertezza lo stato d\u2019animo dominante tra gli italiani. Sono tre dati quelli dell\u2019Oms, delle Nazioni Unite \u00a0e del Censis che s\u2019intersecano con un quarto: la diffusione delle tecnologie digitali.<\/p>\n<p>Entro il 2020 saranno 660 milioni gli africani dotati di smarthphone. Secondo il Pew Research Center 2019, il 71% degli italiani possiede uno smartphone: sono il 95% in Corea del Sud, l\u201980% negli\u00a0 Stati Uniti e in Israele, Olanda, Svezia, Australia; in Europa, il 78% in Germania, il 76% nel Regno Unito, il 75% in Francia, l\u201980%\u00a0 in Spagna.<\/p>\n<p>L\u2019 osservatorio Digital 2019 stima ad oggi a 3,5 miliardi gli utenti social nel mondo, pari al 45%. Ne esce un collage fotografico dell\u2019umanit\u00e0 giunta quasi al termine del primo ventennio del nuovo secolo che darebbe ragione a Geert \u00a0<strong>Lovink<\/strong>,<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Geert_Lovink\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> ricercatore delle comunit\u00e0 virtuali:<\/a> le nuove tecnologie non danno la felicit\u00e0, al contrario rendono tristi, depressi.<\/p>\n<p><strong>La rete digitale non d\u00e0 la felicit\u00e0, anzi rende tristi<\/strong><br \/>\nNella sua teoria, in Italia tradotta \u201cNichilismo digitale\u201d, ma in originale \u201csad for design\u201d, Lovink non esita a vedere la rete digitale come una gabbia claustrofobica, portatrice di illusioni e, insieme, di frustrazioni. L\u2019 alienazione di marxiana memoria \u00e8 passata dal mondo della produzione a quello della grande comunicazione di massa di cui le vittime sono i protagonisti.<\/p>\n<p>Giova a qualcuno creare una terra di infelici, tristi, depressi, demotivati? S\u00ec, se questo \u00e8 costruito sulla spasmodica ricerca di gratificazione sociale. Dal palco del Festival della Tecnologia, al Politecnico di Torino, Lovink ha puntato il dito contro i padroni del web, della grandi piattaforme che incamerano miliardi di dati, di profili personali dei quali finiscono per avere il controllo.<\/p>\n<p>Attraverso i \u201clike\u201d gli utenti del web trovano soddisfazione al bisogno di protagonismo, di ricevere conferme alle proprie opinioni, ai propri stati d\u2019animo, ma l\u2019ansia da prestazione che ne deriva finisce nel patologico. Analoga \u00e8 la tecnica di diffusione virale dei \u201cmeme\u201d che appare nella forma ludica, di gioco divertente, ma \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso portatrice di rabbia, di scontento.<\/p>\n<p><strong>Ininterrottamente connessi = ininterrottamente &#8216;carichi&#8217;<\/strong><br \/>\nTutto questo non \u00e8 semplicemente un effetto collaterale del sistema: essere ininterrottamente connessi equivale ad essere ininterrottamente sotto carica e quindi a rischio di implosione. Se il problema fosse unicamente in questi termini forse sarebbe sufficiente l\u2019 educazione, a scuola e in famiglia, per evitare l\u2019esaurimento nervoso da stress digitale.<\/p>\n<p>Ma quando Lovink dice che \u201ci motori di ricerca sono diventati parte dell\u2019inconscio collettivo\u201d, che Internet, wikipedia piuttosto che i social, sono parte integrante delle nostre giornate, delle nostre vite, intende evidenziare come \u201cle politiche che le governano siano finite sullo sfondo. Diamo tutto per scontato e nessuno ormai le mette in discussione. Sono diventate sovrastruttura dell\u2019inconscio\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un obiettivo politico cercato<\/strong><br \/>\nSe della macchina, che pur utilizziamo tutti i giorni fino al punto da diventare parte di noi stessi, non solo non conosciamo chi la produce, per quali scopi, ma neppure come funziona, quali sono i meccanismi che la presiedono, come \u00e8 stata programmata, quella macchina, prima o poi, \u00a0prende il sopravvento sul suo consumatore che ne resta sopraffatto e subordinato, controllabile e manovrabile. Non si tratta di un casuale effetto collaterale, ma di un obiettivo politico cercato.<\/p>\n<p>Il ragionamento di Lovink non sfocia nel moralismo, ma in un richiamo forte alla ragione critica, iniziando a porci domande su come si muove il \u201ccapitalismo della sorveglianza\u201d. Senza accorgercene siamo diventati oggetti passivi e non soggetti attivi come inizialmente il mondo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/vita-morte-social-trappola-digitale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Internet<\/strong><\/a> ci aveva fatto credere.<\/p>\n<p>Non tutti la pensano come Lovink. Gli ottimisti del web sostengono non sia vero che la rete ci vuole tristi in modo da soggiogarci, da stimolare continue aspettative che il mercato \u00e8 pronto a soddisfare, se pur momentaneamente, per poi creare nuovi bisogni nell&#8217;eterno gioco della frustrazione. Le tecnologie digitali favoriscono l\u2019interconnessione, l\u2019inclusione, la condivisione. Opportunamente utilizzate potrebbero contribuire a un nuovo umanesimo.<\/p>\n<p>In Finlandia \u00e8 di moda connettersi, ma con l\u2019ambiente, la natura, attraverso il digitale intelligente, a misura di persona. Secondo il Global Wellness Summit, raduno dei guru dell\u2019economia del benessere che a ottobre \u00a0si \u00e8 tenuto a Singapore e nel 2020 si svolger\u00e0 a Tel Aviv, nel 2019 la reperibilit\u00e0 totale, garantita h24 da smartphone e tablet, ha raggiunto il suo picco massimo e si prospetta \u2013 secondo gli osservatori mondiali \u2013 un futuro di maggior equilibrio.<\/p>\n<p>Lo Scrooge del XXI secolo, fanatico dell&#8217;iperconnessione, potrebbe spegnere il cellulare, almeno a Natale, e non spiare il suo impiegato Bob attraverso Facebook.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2020 la depressione sar\u00e0 la seconda causa di invalidit\u00e0 nel mondo, nel 2030 la prima. Lo sostengono le ultime previsioni dell\u2019Oms. 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