{"id":77129,"date":"2020-01-06T15:44:49","date_gmt":"2020-01-06T14:44:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77129"},"modified":"2020-01-13T14:14:41","modified_gmt":"2020-01-13T13:14:41","slug":"usa-iran-si-avvicina-lo-scontro-frontale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/usa-iran-si-avvicina-lo-scontro-frontale\/","title":{"rendered":"Usa-Iran: si avvicina lo scontro frontale?"},"content":{"rendered":"<p>Stavamo abituandoci a conflitti per procura nei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/caos-mediorientale-effetto-domino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vari scacchieri del <strong>Grande Medio Oriente<\/strong><\/a> ed eravamo giunti a considerare con preoccupazione il progressivo ritiro militare americano dalla regione. Ma questa volta Teheran ha alzato il tiro, facendo vittime americane nell\u2019attacco alla base di Kirkuk e soprattutto puntando alla roccaforte diplomatica americana a Baghdad, e Trump ha colto al volo <strong>l\u2019occasione per colpire al cuore il sistema-Iran.<\/strong><\/p>\n<p>Agli albori del nuovo anno, raid americani hanno ucciso <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/raid-usa-ucciso-il-generale-iraniano-soleimani-khamenei-vendetta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Qassem Soleimani<\/strong><\/a>, Capo delle Guardie Rivoluzionarie e delle unit\u00e0 di \u00e9lite Al Quds, un \u2018terrorista\u2019 secondo Washington, un\u2019indiscussa autorit\u00e0 ammirata e temuta secondo i connazionali, stretto collaboratore di Khamenei, stratega della politica espansionistica del Paese e architetto delle vittorie militari di questi anni. I fatti ci suggeriscono tre riflessioni.<\/p>\n<p><strong>Iraq pilastro della strategia iraniana<\/strong><br \/>\nLa prima riguarda l\u2019<strong>Iraq<\/strong>. Paese sempre pi\u00f9 fragile e diviso, in preda a una crisi politica e a manifestazioni di protesta, Paese in cui Washington ha investito ingenti risorse in termini umani, finanziari, militari, senza riuscire a conquistare \u2018la mente e il cuore\u2019 degli iracheni, complice la sventurata politica di smantellamento dello Stato assieme al regime di Saddam Hussein, e aprendo invece la strada ad una crescente influenza del vicino Iran.<\/p>\n<p>L\u2019Iraq \u00e8 diventato cos\u00ec un pilastro della strategia iraniana, sotto gli occhi degli oltre 6mila americani che vi stazionano e della rete di basi militari nelle vicinanze. Soleimani era a Baghdad, a consolidare il rapporto con i suoi \u2018alleati\u2019, ad organizzare le nuove fasi della sua strategia mediorientale, ivi inclusi probabilmente ulteriori attacchi ad obiettivi americani come Trump sta sostenendo. La connivenza dell\u2019establishment locale nell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/capodanno-a-baghdad-per-trump\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">attacco all\u2019ambasciata statunitense<\/a> \u00e8 del resto innegabile.<\/p>\n<p><strong>Il confronto diretto<\/strong><br \/>\nLa seconda considerazione riguarda l\u2019<strong>Iran<\/strong>. La strategia iraniana nell&#8217;area \u00e8 nota. Dal sostegno alla <strong>Siria<\/strong> degli Assad al costo di un incalcolabile numero di vittime, e oltre ai ribelli Houthi dello Yemen, alla sponsorizzazione degli Hezbollah libanesi, e delle formazioni Kataib e Mpu irachene, fino alla crisi degli Stretti di Hormuz dell\u2019estate, con il colpo inferto agli impianti Aramco, fino alla sequenza ravvicinata di questi giorni. Uno scontro frontale, accompagnato da reciproche veementi dichiarazioni e minacce, di cui l\u2019uccisione di Soleimani ha certamente inaugurato un nuovo capitolo denso di incognite. \u2018Vendetta\u2019 \u00e8 ora la parola d\u2019ordine, mentre tornano nelle piazze i roghi delle bandiere americane e israeliane, e gli slogan \u2018morte all\u2019America\u2019. Che soppiantano d\u2019un tratto le manifestazioni popolari per il drastico calo del tenore di vita.<\/p>\n<p>Abbandonata la \u2018<strong>pazienza strategica<\/strong>\u2019, che ha attraversato gli anni del ritiro unilaterale americano dall&#8217;accordo sul nucleare (Jcpoa), tanto pi\u00f9 paradossale in quanto Teheran stava contribuendo a demolire l\u2019Isis nel Siraq, del crescendo di sanzioni, della fine delle eccezioni all\u2019embargo petrolifero accordate a qualche Paese (tra cui l\u2019<strong>Italia<\/strong>), del mancato Instex e <em>Special Vehicle<\/em> europeo, Teheran si \u00e8 imbarcata in un confronto diretto con il \u2018Grande Satana\u2019. Probabilmente sulla base di un ragionato calcolo sull\u2019anno elettorale di Trump (\u2018we don&#8217;t want a war\u2026\u2019 ripete), sull\u2019incertezza prevalente in Israele nelle more dell\u2019immunit\u00e0 e del nuovo mandato di Netanyahu, sulle offensive che tengono impegnato Erdogan in Siria e in Libia, sulle divisioni e ambiguit\u00e0 del mondo arabo, e non ultimo sul fiancheggiamento di Mosca che ha condannato l\u2019attacco americano mettendo in guardia sulle tensioni che verranno. E sulle <strong>reazioni dell\u2019Europa, che tanto hanno deluso Washington:<\/strong> \u2018preoccupazione\u2019, \u2018prudenza\u2019, \u2018moderazione\u2019, \u2018responsabilit\u00e0\u2019, \u2018dialogo\u2019 sono le parole utilizzate nelle capitali e a Bruxelles. Per contro, non a caso Israele, unico interlocutore pre-avvertito dell\u2019attacco, ha espresso apprezzamento (un \u2018successo impensabile\u2019, secondo Netanyahu), seguito dall\u2019Arabia Saudita ma con minor enfasi.<\/p>\n<p>La terza considerazione riguarda gli stessi <strong>Stati Uniti<\/strong>. Trump ha certamente pensato, alla vigilia della campagna elettorale che inizier\u00e0 in febbraio, di stornare l\u2019attenzione dal procedimento di <em>impeachment.<\/em> Ha indubbiamente puntato, pur negandolo, sul progetto di <em>regime change<\/em> coltivato fin dall\u2019inizio del suo mandato, avvalendosi della formazione Mujahedeen Khalq, l\u2019opposizione foraggiata all\u2019epoca da Saddam e ora ospitata negli Usa. Sono forse riemersi i fantasmi del 1979 a Teheran e del 2012 a Bengasi. Ma una valanga di critiche sta riversandosi su di lui. Non solo da parte dei concorrenti del Partito Democratico (\u2018dinamite in una polveriera\u2019 &#8211; Biden &#8211; \u2018non ha nemmeno consultato il Congresso\u2019 &#8211; Nancy Pelosi -), ma da larga parte di media ed esperti che definiscono la \u2018campagna di massima pressione\u2019 clamorosamente fallita, e concordemente prefigurano un potente rischio di escalation del conflitto. <strong>Trump<\/strong>, si dice, <strong>\u00e8 caduto in una trappola<\/strong>.<\/p>\n<p>Per tutti, il generale Wesley Clark, veterano delle guerre balcaniche, osserva con amara ironia che Soleimani non era un fuorilegge come Bin Laden o <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/al-baghdadi-simbolo-isis\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Al Baghdadi<\/a>, ma l\u2019esponente di punta di uno Stato di 80 milioni di abitanti, che colpir\u00e0 dove e quando vorr\u00e0 come ha fatto negli ultimi 40 anni. Nel frattempo, l\u2019ambasciata americana a Baghdad \u00e8 stata evacuata, e chiss\u00e0 se basteranno gli altri 2.800 soldati in arrivo per proteggerla &#8211; ma gli arsenali Usa stanziati nelle vicinanze non mancano &#8211; \u00a0e i cittadini americani sono stati invitati a lasciare in fretta il Paese. Trump deve ora convincere gli elettori che questo \u00e8 il modo per difendere i cittadini americani.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo di Russia, Cina ed Europa<\/strong><br \/>\nKhamenei dovr\u00e0 reagire, se non altro per il clima incandescente che pervade la popolazione. Ma anche per non rinunciare al <strong>progetto di continuit\u00e0 territoriale tra Golfo e Mediterraneo<\/strong> che ha ispirato la politica iraniana di questi anni. Un progetto che rappresenta una sfida aperta a Washington cos\u00ec come a Tel Aviv e Riad, e al quale Obama aveva cercato di porre rimedio con la politica di \u2018contenimento\u2019 centrata sul Jcpoa.\u00a0 All\u2019interno del Paese, lo spazio per i moderati si \u00e8 drasticamente ridimensionato. All\u2019esterno, Teheran pu\u00f2 contare sul fiancheggiamento di <strong>Russia<\/strong> e <strong>Cina,<\/strong> con cui da ultimo sono state organizzate inedite esercitazioni militari congiunte negli Stretti di Hormuz. Anche se resta da vedere fino a che punto Mosca e Pechino vorranno confrontare Washington con cui gi\u00e0 esistono relazioni problematiche.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 chiaro che si \u00e8 aperta\u00a0 una partita cruciale, presumibilmente dai tempi lunghi, di cui i primi a beneficiare potrebbero essere Al-Qaida e Isis, e in cui anche la corsa al nucleare entrerebbe in campo: se l\u2019Iran consegue il nucleare uscendo dal Jcpoa, altri nell&#8217;area lo rivendicheranno come un diritto. Rimane l\u2019incognita di come e dove essa verr\u00e0 giocata, se di nuovo negli Stretti di Hormuz, o nei Paesi sintonizzati sugli Stati Uniti, o in territorio americano ivi incluse le presenze Usa all\u2019estero. Con il corredo di rappresaglie cibernetiche.<\/p>\n<p>Per l\u2019Europa e l\u2019Italia in particolare si ripropone in tutta evidenza un problema di sicurezza, proteggere la presenza militare in Iraq, Libano, Afghanistan, affrontare nuove migrazioni che il caos potrebbe generare, ed eventuali attacchi terroristici, senza contare l\u2019impatto sull\u2019economia a partire dal prezzo degli idrocarburi. Vi \u00e8 davvero da auspicare massima prudenza e responsabilit\u00e0 di tutti gli attori. E un forte, coeso, sforzo diplomatico da parte degli europei per promuovere una de-escalation, raccordare i grandi protagonisti, reperire una piattaforma di mediazione, e trarre dall\u2019impaccio il grande imprescindibile alleato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stavamo abituandoci a conflitti per procura nei vari scacchieri del Grande Medio Oriente ed eravamo giunti a considerare con preoccupazione il progressivo ritiro militare americano dalla regione. 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