{"id":77183,"date":"2020-01-13T14:12:08","date_gmt":"2020-01-13T13:12:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77183"},"modified":"2020-01-14T12:13:14","modified_gmt":"2020-01-14T11:13:14","slug":"ungheria-troppi-migranti-sulla-rotta-balcanica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/ungheria-troppi-migranti-sulla-rotta-balcanica\/","title":{"rendered":"Ungheria: ancora troppi migranti sulla rotta balcanica"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019<strong>Ungheria<\/strong> ha raddoppiato il numero di soldati che presidiano il confine con Serbia, Romania e Croazia. Il ministro dell\u2019Interno ungherese, S\u00e0ndor Pint\u00e9r, ha giustificato il rafforzamento dei presidi ai posti di frontiera con l\u2019aumento del numero di immigrati lungo la rotta balcanica. La massima concentrazione di soldati \u00e8 al confine con la Serbia, frontiera ungherese e della stessa Unione europea. A Roszke i militari sono stati aumentati di oltre 500 unit\u00e0.<\/p>\n<p>La proiezione militare di Budapest nella gestione della questione migranti prevede collaborazioni con Croazia, Serbia e Macedonia del Nord. Soldati del 40esimo contingente sono stati dispiegati in Serbia vicino a Horgos (l\u2019altro lato della frontiera di Roszke) con compiti di \u201caddestramento\u201d al pattugliamento dei confini. Una ventina di soldati sono stati destinati invece alla partnership con il governo di Skopje.<\/p>\n<p><strong>Il premier conservator-nazionalista Viktor Orb\u00e1n<\/strong>, incontrando la stampa straniera alla fine delle feste, ha sottolineato come la situazione dei flussi migratori rischi di tornare quella del 2015. Allora la grande quantit\u00e0 di persone in fuga dalla Siria e dalla piana di Ninive in Iraq e dalle zone curde, si diresse verso Nord e la Ue dopo aver varcato il poroso confine siro-turco e poi quello greco, lungo la dorsale balcanica. Le immagini della stazione centrale di Budapest (agosto 2015) invasa da migliaia di immigrati, donne, bambini, padri di famiglia in fuga dal dramma siriano, generarono emozione in tutta Europa. Da l\u00ec a pochi giorni l\u2019ormai celeberrimo \u201cWir schaffen Das\u201d di Angela Merkel, quel \u201cpossiamo farcela\u201d con la quale la cancelliera apri le porte della Germania ai profughi, segn\u00f2 una svolta determinante e una spaccatura nelle politiche migratorie nella Ue.<\/p>\n<p>Orb\u00e1n acceler\u00f2 la costruzione di una barriera di filo spinato ai confini meridionali. Deliberata nel giugno del 2015, in luglio la costruzione sub\u00ec un\u2019accelerazione. In settembre il Paese \u2013 fronte Serbia \u2013 era virtualmente blindato. Le polemiche e le accuse di aver messo in piedi una macchina disumana di dissuasione sono all\u2019ordine del giorno da anni. Ma l\u2019approccio di Orb\u00e1n e del suo governo conservatore non \u00e8 mutato. Anzi. Il ministro degli Esteri Peter Szijjarto a inizio anno ha ribadito che \u201cil contrasto dell\u2019immigrazione deve essere il tema numero uno dell\u2019agenda europea\u201d.<\/p>\n<p>I numeri attuali sono lontani da quelli di cinque estati fa. Ma il trend testimonia che <strong>la rotta balcanica ha ripreso vigore<\/strong>: fino alla prima settimana di dicembre erano stati sventati 13mila tentativi di attraversamento illegale della frontiera serbo-ungherese, nel dicembre del 2018 erano stati 6,500. Significa 37 al giorno nel 2019 contro i 17 del 2018. Nei primi giorni del 2020 sono gi\u00e0 stati registrati 900 tentativi di attraversamento della frontiera meridionale, numeri che dovessero mantenersi tali avrebbero termini di paragone proprio con l\u2019estate del 2015. A questo si aggrappa Orb\u00e1n per rilanciare \u201cl\u2019emergenza immigrazione\u201d.<\/p>\n<p>Fra l\u2019altro, l\u2019ufficio nazionale per l\u2019immigrazione turco nel suo report annuale ha riferito che nel 2019 sono entrati nel Paese 450mila illegali, un aumento del 70% rispetto al 2018. In Grecia invece gli ingressi sono stati del 180% in pi\u00f9 fra il 2018 e il 2019. Negli ultimi sei mesi del 2019 45mila profughi sono arrivati in Grecia, le stime dell\u2019Unhcr prevedono che nel 2020 gli arrivi toccheranno quota 100mila, cifre che hanno fatto dire al governo ellenico che la crisi \u00e8 \u201cpotenzialmente superiore a quella del 2015\u201d.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 secondo Orb\u00e1n tutto questo avr\u00e0 ripercussioni sulla rotta balcanica mettendo sotto stress i confini ungheresi. Orb\u00e1n non intende abbassare la guardia. Per questo Budapest ha riattivato gli accordi in essere \u201csulla protezione dei confini\u201d con gli alleati del gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) \u2013 da sempre contrari a qualsiasi redistribuzione e alleati nel serrare le frontiere esterne &#8211; nonch\u00e9 agito con Macedonia del Nord e Serbia per blindare confini e avviare i rimpatri dei non aventi diritto di asilo.<\/p>\n<p>Il monito di Orb\u00e1n non pu\u00f2 essere sottovalutato. Liquidarlo come boutade elettorale o come bieco antieuropeismo \u00e8 fuorviante visto che l\u2019Ungheria non andr\u00e0 a elezioni (di nessun livello) fino al 2022. La linea dure del governo sull\u2019immigrazione ha presa sulla popolazione: un sondaggio del \u201cNezopont Intezet\u201d a fine 2018 ha rilevato che oltre l\u201980% degli intervistati era favorevole alla barriera di sicurezza. Percentuale scesa lo scorso anno a poco pi\u00f9 del 70%.<\/p>\n<p>Con l\u2019attenzione rivolta alla crisi libica, il rischio per l\u2019Europa \u00e8 minimizzare le vicende balcaniche. Ma il vecchio \u201cWir schaffen das\u201d stavolta non funzionerebbe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Ungheria ha raddoppiato il numero di soldati che presidiano il confine con Serbia, Romania e Croazia. Il ministro dell\u2019Interno ungherese, S\u00e0ndor Pint\u00e9r, ha giustificato il rafforzamento dei presidi ai posti di frontiera con l\u2019aumento del numero di immigrati lungo la rotta balcanica. 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