{"id":77210,"date":"2020-01-13T14:52:20","date_gmt":"2020-01-13T13:52:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77210"},"modified":"2020-01-14T12:10:45","modified_gmt":"2020-01-14T11:10:45","slug":"prospettive-a-tinte-fosche-per-la-conferenza-sul-futuro-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/prospettive-a-tinte-fosche-per-la-conferenza-sul-futuro-dellue\/","title":{"rendered":"Prospettive a tinte fosche per la Conferenza sul futuro dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Solitamente l\u2019inizio di un anno \u00e8 accompagnato da buoni propositi. \u00c8 una regola che vale per gli individui, ma anche per governi e istituzioni. Se poi, come \u00e8 il caso della Commissione europea, si tratta dell\u2019avvio della nuova legislatura i buoni propositi si identificano con il programma per i prossimi cinque anni. Nulla di strano quindi che il \u201c<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/ue-commissione-von-der-leyen-sogni-realta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">libro dei sogni<\/a>\u201d che ci arriva da Bruxelles sia estremamente ambizioso e con lo sguardo rivolto al futuro. Ed in effetti nel piano confezionato dalla presidente <strong>Ursula von der Leyen<\/strong> si trova davvero di tutto, da un pi\u00f9 autorevole ruolo dell\u2019Unione nei grandi affari del mondo (un\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/il-re-e-nudo-costruire-unautonomia-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Unione geopolitica<\/a>) alla volont\u00e0 di diventare modello di riferimento verso <strong>emissioni zero<\/strong> di gas serra entro il 2050.<\/p>\n<p>In mezzo, poi, una lunga lista di altre azioni fra cui: politiche dell\u2019immigrazioni comuni, salvaguardia dei diritti umani e valori europei, lotta alle disuguaglianze, digitalizzazione e difesa comune. Insomma, ci sarebbe da essere soddisfatti nel constatare che gran parte delle tematiche che tanto preoccupano l\u2019opinione pubblica europea siano state finalmente recepite a Bruxelles. Per di pi\u00f9, rendendosi conto che simili promesse nel passato erano state in larga parte disattese, von der Leyen ha anche proposto come motore di questo programma una <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/info\/strategy\/priorities-2019-2024\/new-push-european-democracy_it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Conferenza sul futuro dell\u2019Europa<\/strong><\/a>. L\u2019obiettivo sarebbe quello di identificare non solo le priorit\u00e0 politiche, ma anche i meccanismi istituzionali (cio\u00e8 la capacit\u00e0 di governo) necessari per renderle credibili ed efficaci. A darle manforte \u00e8 subito intervenuta la coppia di sempre, <strong>Francia<\/strong> e <strong>Germania<\/strong>, che ha stilato due sintetiche paginette per indicare modalit\u00e0 e tempistica della futura Conferenza.<\/p>\n<p><strong>Il precedente del 2002<\/strong><br \/>\nSembra in qualche modo di essere ritornati indietro al 2002, quando i quindici membri dell\u2019Ue di allora diedero vita ad una <strong>Convenzione per la Costituzione europea<\/strong> con il compito di scrivere un nuovo trattato. La storia \u00e8 ben nota: dopo avere firmato solennemente il Trattato costituzionale a Roma il 29 ottobre 2004, ci pensarono i due referendum di Francia e Olanda l\u2019anno successivo a respingere clamorosamente il lavoro di riscrivere le basi del nostro vivere assieme in Europa. Eppure a quei tempi l\u2019Unione sembrava sulla cresta dell\u2019onda. Erano ancora gli anni della grande crescita economica (la crisi sarebbe arrivata nel 2008), da poco era stata avviata la temeraria avventura dell\u2019euro, nel 2004 era arrivato a compimento il pi\u00f9 grande allargamento della storia dell\u2019Unione con ben dieci Paesi &#8211; la maggioranza dell\u2019Est &#8211; ad aggiungersi al nucleo principale. Tuttavia, le opinioni pubbliche, perfino quelle di due Paesi fondatori come Francia e Paesi Bassi, si sono alla fine dimostrate riluttanti di fronte al grande balzo avanti proposto dalla Convenzione guidata dall\u2019ex capo di Stato francese Val\u00e9ry Giscard d\u2019Estaing.<\/p>\n<p><strong>Oggi le condizioni sono ben peggiori di allora<\/strong>. L\u2019Unione \u00e8 alle prese con la prima uscita dal club di un membro non di poco peso quale il <strong>Regno Unito<\/strong>, le cui future relazioni commerciali con l\u2019Ue non escludono del tutto lo scenario drammatico di una <em>hard Brexit<\/em>. La crisi economica non \u00e8 ancora del tutto superata in alcuni Paesi del sud Europa, come il nostro. I governi dell\u2019Est Europa, particolarmente quelli del gruppo di Visegr\u00e1d, tirano il freno a mano su quasi tutte le nuove politiche: la Polonia sugli obiettivi del 2050 di un\u2019Europa verde, l\u2019Ungheria su qualsiasi tentativo di varare una politica dell\u2019immigrazione dal volto umano, gli altri interessati a mantenere gli stessi vantaggiosi fondi comunitari del passato e quindi contrari a spostarli verso nuove politiche. Perch\u00e9 \u00e8 abbastanza evidente che senza un rinnovato e pi\u00f9 consistente bilancio 2021-27, primo reale impegno della Commissione, non si andr\u00e0 molto lontani. Sar\u00e0 in effetti questo il vero \u201ctest case\u201d degli orientamenti che i governi dell\u2019Ue vorranno dare alle priorit\u00e0 e politiche comuni. Che questa battaglia finanziaria avvenga in contemporanea con lo svolgimento della prima fase della Conferenza non \u00e8 particolarmente tranquillizzante. Sar\u00e0 infatti difficile, nel prevedibile clima di diffidenze e priorit\u00e0 contrastanti fra i rimanenti 27 Stati membri dell\u2019Unione, pensare che si affrontino non solo le politiche fondamentali per il nostro futuro, ma anche e soprattutto che si varino le necessarie riforme istituzionali, le sole che possono disegnare un\u2019\u201cEuropa pi\u00f9 unita e sovrana\u201d come auspicato da Macron e Merkel.<\/p>\n<p><strong>La questione del voto a maggioranza qualificata<\/strong><br \/>\nSi ritorner\u00e0 di nuovo, come nella Convenzione del 2002, a discutere della necessit\u00e0 di introdurre per tutte le politiche e in tutte le istituzioni il <strong>voto a maggioranza qualificata<\/strong>. Operazione fallita allora e non riproposta negli stessi termini nel Trattato di Lisbona. Anzi, la crisi finanziaria del 2008 non ha fatto altro che accrescere a dismisura il ruolo del Consiglio europeo, dove l\u2019escamotage dell\u2019astensione costruttiva \u00e8 stata in breve travolta dalla \u201cregola\u201d dell\u2019unanimit\u00e0, che si \u00e8 andata estendendo a macchia d\u2019olio dalle decisioni strategiche fino ai dettagli pi\u00f9 secondari.<br \/>\nNeppure nella <strong>politica estera<\/strong>, per la quale il Trattato di Lisbona prevedeva il voto a maggioranza qualificata sulle azioni e decisioni comuni dell\u2019Ue, tale riforma \u00e8 mai entrata realmente in funzione: in effetti l\u2019articolo 31 del Trattato nel comma terzo introduceva il diritto di veto da parte di un qualsiasi membro, con l\u2019ovvia conseguenza che si ricerca il consenso di tutti e quindi si agisce male e in ritardo (si pensi all\u2019inesistente \u201cgestione\u201d nel caso libico, tanto per citare una questione recente). Come si possa in queste condizioni parlare di un\u2019Unione dalle ambizioni geopolitiche \u00e8 davvero un mistero.<\/p>\n<p><strong>L\u2019importanza di cambiare le regole del gioco<\/strong><br \/>\n\u00c8 quindi evidente che o si modificano le regole del gioco o non si va da nessuna parte. La Conferenza sul futuro dell\u2019Europa rischia quindi di arenarsi ancora prima di partire, a meno che alcuni Paesi volonterosi non decidano di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/la-strada-dellintegrazione-differenziata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">avanzare da soli<\/a>, magari lasciando le porte aperte a quelli pi\u00f9 riluttanti e concedere a loro il tempo, se lo vorranno, di riagganciare il gruppo di testa. Ma per arrivare ad una decisione del genere \u00e8 necessario che qualcuno prenda la guida di un\u2019operazione per nulla indolore e per di pi\u00f9 rischiosissima. In teoria dovrebbero essere Parigi e Berlino, ma la debolezza politica interna di Macron e Merkel rendono meno credibile del passato questo scenario. Altri volonterosi non si vedono nei paraggi e neppure il Parlamento europeo, diviso e frammentato, potr\u00e0 dare impulso da solo alla Conferenza. Eppure non vi \u00e8 alternativa. Da troppi anni l\u2019Ue \u00e8 ferma, paralizzata da un sistema di \u201cgovernance\u201d vecchio e inefficace. C\u2019\u00e8 da sperare che alla fine prevalga la forza della sopravvivenza, o della resilienza, come si usa dire da qualche anno a questa parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Solitamente l\u2019inizio di un anno \u00e8 accompagnato da buoni propositi. \u00c8 una regola che vale per gli individui, ma anche per governi e istituzioni. Se poi, come \u00e8 il caso della Commissione europea, si tratta dell\u2019avvio della nuova legislatura i buoni propositi si identificano con il programma per i prossimi cinque anni. 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