{"id":77403,"date":"2020-01-17T11:39:18","date_gmt":"2020-01-17T10:39:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77403"},"modified":"2020-01-18T17:45:57","modified_gmt":"2020-01-18T16:45:57","slug":"trump-cina-primo-round","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/trump-cina-primo-round\/","title":{"rendered":"Trump &#8211; Cina: primo round"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 ci avviciniamo alla scadenza elettorale del 3 novembre, pi\u00f9 il presidente statunitense Donald Trump cerca di affermare un&#8217;immagine positiva della sua presidenza, su tutti i fronti politici, militari o economici. Per cui anche operazioni ambigue o mezzi successi vengono presentati come svolte storiche, che cambieranno in meglio le sorti degli Stati Uniti. Abbiamo visto queste narrative pi\u00f9 o meno fantasiose annunciate al mondo dalla Casa Bianca o, pi\u00f9 spesso, rese trionfalmente note direttamente dai tweet del presidente Trump. Questo \u00e8 stato il caso dell\u2019aumento delle spese per la difesa degli alleati europei e della &#8216;vittoria&#8217; sull&#8217;Iran e ora \u00e8 il caso dell\u2019accordo commerciale con la Cina.<\/p>\n<p>Anche in questo caso un esame pi\u00f9 ravvicinato dei fatti invita a moderare i termini. Certamente Usa e Cina hanno raggiunto un primo accordo sulla guerra dei dazi, e questo \u00e8 positivo, ma si tratta solo di un primo passo, largamente incompleto, che si limita a rimandare a una seconda fase i problemi pi\u00f9 sostanziali. In pratica, i cinesi si impegnano ad acquistare, entro il 2021, circa 200 miliardi di dollari di beni e servizi americani e ottengono in cambio la sospensione dei dazi su 160 miliardi di esportazioni e la riduzione a met\u00e0 (dal 15% al 7,5%) dei dazi su altri 120 miliardi. Inoltre la Cina si impegna genericamente a favorire una maggiore apertura alle imprese e servizi finanziari americani e a non compiere svalutazioni competitive. L\u2019accordo non \u00e8 privo di ambiguit\u00e0. Ad esempio da parte cinese si precisa che la quantit\u00e0 delle loro importazioni dipender\u00e0 anche dall&#8217;andamento della domanda nel loro mercato interno.<\/p>\n<p>Rimangono di fatto fuori dell\u2019accordo, non solo i dazi del 25% che Trump ha imposto su altri 250 miliardi di beni, ma anche questioni cruciali quali la protezione della propriet\u00e0 intellettuale (i brevetti) e gli aiuti di stato alle imprese cinesi, nonch\u00e9 le questioni scottanti, di grande importanza strategica, sullo sviluppo dell tecnologie <em>cyber<\/em>. E naturalmente rimangono fuori anche altre questioni di grande importanza politica, come ad esempio la difesa dei diritti umani.<\/p>\n<p>Alcuni osservatori ritengono che l\u2019accordo sia stato pensato dall&#8217;Amministrazione americana in chiave elettorale, sottolineando ad esempio come esso preveda acquisti di prodotti agricoli per circa 40 miliardi: una notizia che dovrebbe aiutare Trump a consolidare la sua posizione tra l\u2019elettorato di alcuni Stati del Midwest. Ma quali che siano i calcoli di breve termine, rimane il fatto che il grosso dei problemi \u00e8 rimandato a un secondo round, per il quale non \u00e8 stata ancora annunciata alcuna data.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, ad essere onesti, bisogna riconoscere che era molto difficile ottenere di pi\u00f9 subito. Le problematiche da affrontare sono complesse e le posizioni dei due Paesi rimangono molto distanti. Con questo accordo Trump non risolve il problema cinese, ma attenua alcune delle conseguenze negative che egli stesso aveva provocato iniziando la guerra dei dazi. In tal modo egli spera di dare pi\u00f9 fiato alla crescita economica, nell&#8217;anno elettorale. Poi si vedr\u00e0.<\/p>\n<p>Rimane soprattutto irrisolta la questione centrale di quale sar\u00e0 la strategia americana nei confronti della crescita della potenza cinese. I documenti di indirizzo strategico di questa Amministrazione hanno chiaramente individuato la Cina come il potenziale avversario numero uno degli Stati Uniti, ma, a parte la guerra commerciale (che riguarda un po\u2019 tutti, alleati o meno degli Usa), non sembra delinearsi una politica conseguente di dissuasione e contenimento. In particolare \u00e8 del tutto carente una chiara ed esplicita politica di alleanze con gli altri Paesi direttamente interessati a questo stesso problema. Al contrario sono sempre pi\u00f9 tesi i rapporti con la Corea del Sud e con il Giappone, mentre sembrano scarseggiare le iniziative nei confronti dell\u2019India. Persino in Medio Oriente la politica americana lascia ampi spazi all&#8217;iniziativa diplomatica cinese (oltre che a quella della Russia).<\/p>\n<p>In questa situazione \u00e8 giocoforza constatare che il bicchiere non \u00e8 mezzo pieno, ma quasi vuoto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 ci avviciniamo alla scadenza elettorale del 3 novembre, pi\u00f9 il presidente statunitense Donald Trump cerca di affermare un&#8217;immagine positiva della sua presidenza, su tutti i fronti politici, militari o economici. Per cui anche operazioni ambigue o mezzi successi vengono presentati come svolte storiche, che cambieranno in meglio le sorti degli Stati Uniti. 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