{"id":77502,"date":"2020-01-22T09:37:36","date_gmt":"2020-01-22T08:37:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77502"},"modified":"2020-02-19T13:37:51","modified_gmt":"2020-02-19T12:37:51","slug":"federica-mogherini-anni-rappresentante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/federica-mogherini-anni-rappresentante\/","title":{"rendered":"Federica Mogherini: i miei 5 anni da Alto Rappresentante"},"content":{"rendered":"<p><strong>Federica Mogherini<\/strong> \u00e8 stata per cinque anni <strong>Alto Rappresentante<\/strong> per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell\u2019Unione europea. Accetta di conversare con <strong>AffarInternazionali<\/strong> per tracciare un bilancio della sua esperienza.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/player?episode_id=22116822&#038;theme=light&#038;playlist=false&#038;playlist-continuous=false&#038;autoplay=false&#038;live-autoplay=false&#038;chapters-image=true&#038;episode_image_position=right&#038;hide-logo=false&#038;hide-likes=false&#038;hide-comments=false&#038;hide-sharing=false&#038;hide-download=true\" width=\"100%\" height=\"200px\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Che fase \u00e8 stata della sua vita? Quanto \u00e8 stato complesso e quanto affascinante?<\/strong><br \/>\n\u201c\u00c8 stato insieme complesso e affascinante perch\u00e9 sono stati cinque anni in cui il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/il-re-e-nudo-costruire-unautonomia-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ruolo dell\u2019Europa nel mondo<\/a> \u00e8 cambiato moltissimo, cos\u00ec come la <strong>politica estera globale<\/strong>. Ho avuto modo di attraversare le diverse fasi di questo cambiamento. I primi due anni, il 2015 e il 2016, sono stati un periodo in cui abbiamo costruito molti <strong>accordi internazionali nei quali l\u2019Unione europea \u00e8 stata determinante<\/strong>. \u00c8 stato un processo di creazione dello spazio del ruolo dell&#8217;Ue nel mondo, penso agli accordi sul <strong>clima<\/strong> di Parigi, agli accordi sullo <strong>sviluppo sostenibile<\/strong> a New York alle Nazioni Unite, all&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/nucleare-appello-accordo-iran\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">accordo sul <strong>nucleare iraniano<\/strong><\/a> e anche al lavoro che abbiamo fatto in sedi multilaterali, per esempio, per rilanciare il processo di pace in Medio Oriente o i tentativi portati avanti in <strong>Libia<\/strong> e <strong>Siria<\/strong>. Poi dal 2016-2017 c\u2019\u00e8 stata un\u2019altra fase in cui l\u2019Unione europea \u00e8 diventata automaticamente indispensabile come <strong>bastione di difesa di un sistema multilaterale che era sotto attacco<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019obiettivo raggiunto di cui \u00e8 pi\u00f9 orgogliosa e quale il dossier pi\u00f9 complicato, quello per cui magari ha ancora qualche rammarico?<\/strong><br \/>\n\u201cSicuramente ci\u00f2 che mi rende pi\u00f9 orgogliosa \u00e8 il lavoro che abbiamo fatto sulla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/ue-difesa-pesco-parte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>difesa<\/strong><\/a>; nessuno se lo aspettava, tutti consigliavano estrema cautela e prudenza perch\u00e9 per decenni era stato un dossier intoccabile, non realizzabile, in cui gli Stati membri avevano sempre manifestato a parole grandi entusiasmi e nella pratica grande freddezza. Ricordo molto bene che quando abbiamo presentato la <strong>Strategia globale<\/strong> tutti consigliavano di andare molto cauti sul tema dell\u2019autonomia strategica, della difesa dell\u2019Unione europea, dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/nato-ue-difesa-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporti con la <strong>Nato<\/strong><\/a>. Invece credo che sul settore della difesa abbiamo fatto forse i pi\u00f9 grandi passi avanti che siano mai stati fatti dall&#8217;Ue\u2026 e proprio in questi ultimi cinque anni. Di questo sono molto fiera. Avrei invece preferito che la storia dei miei cinque anni si concludesse in modo diverso sul tema dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/balcani-occidentali-russia-cina-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>allargamento ai Balcani<\/strong><\/a>. Ho visto in questi cinque anni tutti i nostri sei partner nei Balcani fare riforme impressionanti, superare momenti di crisi politica, di sicurezza e in certi casi umanitaria. Pensiamo alla crisi dei rifugiati siriani che ha attraversato la rotta dei Balcani o momenti di tensione molto forti che sono derivati ancora dall&#8217;assenza di riconciliazione tra <strong>Kosovo<\/strong> e <strong>Serbia<\/strong>. Penso che sarebbe stato giusto concludere questi cinque anni con la decisione di avviare il processo di negoziato con la <strong>Macedonia del Nord<\/strong> e l\u2019<strong>Albania<\/strong>. Una decisione che il Consiglio non ha preso e che ritengo sia stato un errore\u201d.<\/p>\n<p><strong>Siamo alla vigilia della Brexit. Che Unione europea immagina senza il Regno Unito?<\/strong><br \/>\n\u201cCredo che come Unione europea nel mondo il nostro ruolo non cambier\u00e0 molto. Per me \u00e8 stato impressionante vedere, nei giorni immediatamente seguenti al referendum britannico, i nostri partner in tutto il mondo, dall&#8217;Asia alle Americhe all&#8217;Africa, domandarsi quale distribuzione di influenza ci sarebbe stata nel caso di separazione tra i ventisette Paesi che restavano nell&#8217;Ue e il <strong>Regno Unito<\/strong> che ne sarebbe uscito. A un certo punto, man mano che diventava chiaro come il processo di uscita della Gran Bretagna fosse pi\u00f9 complicato e pi\u00f9 complesso di quanto non lo fosse per l\u2019Unione europea, ho visto un cambio di prospettiva anche nei nostri partner. Cito per tutti <strong>Narendra Modi<\/strong>, il primo ministro dell\u2019<strong>India<\/strong> che con la Gran Bretagna ha un rapporto importante. Qualche anno fa mi disse \u201c<em>sappiamo molto bene che ventisette sono pi\u00f9 di uno<\/em>\u201d e credo che questo, unito alle difficolt\u00e0 politiche e istituzionali che il Regno Unito sta incontrando in questa fase di uscita dall&#8217;Unione, abbia ridimensionando molto il timore che l\u2019uscita della Gran Bretagna avesse potuto in qualche modo mettere in discussione il ruolo globale dell\u2019Unione. Sono certa che l\u2019Unione continuer\u00e0 ad essere, anzi diventer\u00e0 ancora di pi\u00f9, un punto di riferimento fondamentale per il resto del mondo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Da parte del presidente degli Stati Uniti d\u2019America Donald Trump continua ad esserci grande freddezza con Bruxelles, come andr\u00e0 a finire?<\/strong><br \/>\n\u201cMah\u2026 come andr\u00e0 a finire? Con delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/usa2020-protagonisti-programmi-e-posta-in-palio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>elezioni statunitensi<\/strong><\/a>, il prossimo novembre, che saranno come sempre molto interessanti e credo che in questo caso lo saranno ancora di pi\u00f9. Sono di fatto gi\u00e0 iniziate e lo vediamo con le ripercussioni sulla politica estera globale e sulle relazioni con l\u2019Unione europea e con i singoli Paesi dell\u2019Unione. Le relazioni saranno molto diverse a seconda di come si svolger\u00e0 la campagna e di che esito avr\u00e0, questo indipendentemente da chi sar\u00e0 eletto presidente. Bisogner\u00e0 vedere che tipo di presidenza americana ci sar\u00e0 e quindi, come diceva una canzone, credo che come andr\u00e0 a finire \u201c<em>lo scopriremo solo vivendo<\/em>\u201d, ma solo dopo novembre 2020\u201d<\/p>\n<p><strong>Una delle critiche che alcuni analisti hanno fatto all\u2019Unione europea \u00e8 sulla mancanza di influenza nella crisi siriana, uno dei dossier pi\u00f9 complessi del suo mandato.<\/strong><br \/>\n\u201cIo sono arrivata a Bruxelles nel 2014 in un momento in cui le due crisi principali sul tavolo erano l\u2019<strong>Ucraina<\/strong> da una parte e la Siria e la Libia dall&#8217;altra. Sulla Siria, concluso l\u2019accordo sul nucleare con l\u2019Iran, siamo riusciti insieme alle Nazioni Unite, con la creazione del gruppo internazionale di sostegno per la Siria, a mettere per la prima volta attorno al tavolo, per una discussione sul piano diplomatico e politico, non soltanto tutti gli attori internazionali, penso a <strong>Russia<\/strong> e <strong>Stati Uniti<\/strong> in primis, ma anche tutti gli attori della regione. Questo tentativo di trovare una soluzione politica alla crisi siriana mettendo insieme la <strong>Turchia<\/strong>, l\u2019<strong>Iran<\/strong>, l\u2019<strong>Arabia Saudita<\/strong>, i Paesi del Golfo e quelli dell\u2019area, fu un tentativo che secondo me poteva andare a buon fine. Sarebbe qui molto lungo analizzare il perch\u00e9 non sia stato cos\u00ec. C\u2019\u00e8 stata una reazione sul piano militare che ha reso pi\u00f9 difficile lo svolgimento del lavoro diplomatico. Era stato un tentativo che avrebbe potuto aiutare a trovare una soluzione di transizione democratica per la Siria, cos\u00ec come un lavoro sulla Costituzione. Ricordo che fu frutto di quel lavoro l\u2019ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a cui facciamo ancora riferimento nella <em>roadmap<\/em> per l\u2019uscita dalla crisi della guerra siriana. Credo che in quel momento chi acceler\u00f2 dal punto di vista militare ha avuto la responsabilit\u00e0 di rendere pi\u00f9 difficile quel percorso. Dopodich\u00e9, dopo quella svolta per cui la parola pass\u00f2 pi\u00f9 alle armi sul terreno che alla diplomazia in s\u00e9, per l\u2019Unione europea divent\u00f2 scontato continuare a giocare un ruolo che non fosse militare. Dico questo non perch\u00e9 non avessimo una presenza, una capacit\u00e0 militare &#8211; perch\u00e9 l\u2019Unione europea \u00e8 presente con 16 operazioni, missioni militari e civili in giro per il mondo \u2013 ma per il fatto che <strong>abbiamo scelto sempre e coerentemente di non giocare la carta militare sul teatro siriano<\/strong>. Abbiamo sempre insistito con le Nazioni Unite, e credo giustamente, sul fatto che la soluzione dovesse essere politica e inclusiva per tutti gli attori, in Siria, nella regione e a livello internazionale. Dal momento in cui la dinamica \u00e8 divenuta soprattutto militare, abbiamo cominciato a esercitare un ruolo assumendo la guida del <strong>lavoro diplomatico e umanitario<\/strong>. Abbiamo convocato le tre conferenze internazionali sulla Siria a Bruxelles e a New York, copresiedute da Nazioni Unite e Unione europea, tenendo vivo il filone del lavoro diplomatico, ma soprattutto continuando a coinvolgere e a mobilitare le risorse umanitarie che sono indispensabili. Non dimentichiamo che senza di quelle non soltanto ci sarebbero state nuove massicce crisi di rifugiati, ma anche un numero di morti pi\u00f9 elevato. Siamo riusciti in qualche modo a contenere questo grazie alla quantit\u00e0 di risorse e di aiuti umanitari che l\u2019Unione europea \u00e8 riuscita a mobilitare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Forse l\u2019Iran \u00e8 stato il dossier in cui \u00e8 stata maggiormente coinvolta. Come vede la situazione della Repubblica islamica? Sar\u00e0 un anno importante per il Paese, con le elezioni parlamentari. C\u2019\u00e8 chi prevede il successo dei conservatori pi\u00f9 radicali, con il presidente Hassan Rohani che potrebbe pagare le difficolt\u00e0 della popolazione iraniana esasperata dalle sanzioni. Che idea si \u00e8 fatta?<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_77524\" aria-describedby=\"caption-attachment-77524\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-77524\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IAI4_20200122092649327-300x200.jpg\" alt=\"Mogherini - Borrell\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IAI4_20200122092649327-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IAI4_20200122092649327-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IAI4_20200122092649327-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IAI4_20200122092649327-125x83.jpg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IAI4_20200122092649327.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-77524\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Federica Mogheri con il suo successore, lo spagnolo Josep Borrell<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p>\u201cL\u2019Iran \u00e8 un Paese complesso che si presta poco a semplificazioni, ha una dinamica sociale, economica e politica estremamente articolata. Sicuramente la svolta dell\u2019Amministrazione americana con l\u2019uscita dall&#8217;accordo sul nucleare ha avuto un impatto anche sulle dinamiche economiche e politiche del Paese. Nell&#8217;immediatezza di questo annuncio, mi sarei aspettata, temendolo, una <strong>fase di deterioramento<\/strong> dell\u2019accordo nucleare ancora pi\u00f9 acuta e accelerata. Siamo riusciti per qualche anno a mantenere l\u2019accordo in vigore, ma negli ultimi mesi questo lavoro \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 difficile. C\u2019\u00e8 poi da dire che per l\u2019Unione europea \u00e8 sempre rimasto fondamentale, e mai diventato secondario, l\u2019aspetto dell\u2019<strong>attenzione ai diritti umani<\/strong>. Ci siamo sempre continuati ad occupare in modo molto evidente ed esplicito della questione, che in questo periodo sta diventando ancora pi\u00f9 seria. Il punto \u00e8 che il circolo virtuoso che l\u2019accordo sul nucleare avrebbe potuto innescare, come inizialmente aveva cominciato a fare, \u00e8 venuto meno con la sua interruzione. La regressione sull&#8217;implementazione, sulla messa in opera dell\u2019accordo sul nucleare da diverse parti, a cominciare dagli accordi, dalla possibilit\u00e0 di fare commercio con l\u2019Iran, o investimenti nel Paese, rischia di innescare, invece che un circolo virtuoso, un circolo vizioso che pu\u00f2 portare a un inasprimento delle posizioni politiche e delle condizioni socioeconomiche. Lo stiamo anche vedendo nelle dinamiche di controllo e di repressione nel Paese che sono effettivamente inaccettabili. Temo che nei prossimi mesi, se non ci sar\u00e0 una capacit\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale di mantenere un quadro multilaterale e di messa in opera dell\u2019apertura che quell&#8217;accordo sul nucleare aveva fatto intravedere, la traiettoria sia quasi inevitabile e purtroppo non positiva.<\/p>\n<p><strong>I Paesi di Visegr\u00e1d in che misura possono rappresentare un problema per il futuro dell\u2019Unione europea? Penso all\u2019immigrazione, ai diritti umani, alla democrazia.<\/strong><br \/>\n\u201cSul versante della politica estera non sono stati un problema per l\u2019Ue finora e non credo che possano esserlo in futuro. Ho visto in questi cinque anni una politica estera europea a volte descritta come <strong>priva di unit\u00e0<\/strong>, ma invece nella sostanza molto pi\u00f9 unita di quanto non sembrasse. Quello di cui temo di pi\u00f9 per lo stato dell\u2019Unione \u00e8 interno all&#8217;Unione stessa. \u00c8 il fatto che si possa affermare un\u2019idea di Unione europea incentrata su <strong>interessi nazionali<\/strong> particolari, che facciano perdere di vista il punto che esiste un interesse comune superiore fondamentale, direi quasi propedeutico, a servire efficacemente gli interessi nazionali. Questo \u00e8 quello che a me preoccupa e vale per i Paesi di <strong>Visegr\u00e1d<\/strong>, ma anche per altri Paesi, che rischiano di assistere sempre pi\u00f9 al proprio interno all&#8217;affermarsi di una narrazione di un\u2019Ue come altro da s\u00e9. Questa \u00e8 una cosa che mi ha sempre molto colpito. Anche in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/italia-strategia-interesse-nazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Italia<\/strong><\/a> lo si \u00e8 fatto spesso e lo si fa tuttora: dipingere l\u2019Unione europea come altro da noi, come se in una famiglia i singoli membri si riferissero alla famiglia come qualcosa di esterno. La famiglia \u00e8 ci\u00f2 che i membri della famiglia stessa ne fanno, decidono di farne con le loro relazioni e con quanto investono nello stare insieme. \u00c8 esattamente la stessa cosa nella nostra Unione. Questo senso di distacco negli stati membri con il progetto comune dell\u2019Unione \u00e8 quello che mi preoccupa di pi\u00f9. Questo affermarsi della contrapposizione allo stare insieme, credo sia una questione non soltanto politica, ma culturale. \u00c8 insomma come se fosse diventato pi\u00f9 facile e quasi naturale definire la propria <strong>identit\u00e0<\/strong> in contrapposizione a quella degli altri piuttosto che in congiunzione a quella degli altri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019ultima domanda, c\u2019\u00e8 qualcosa da cambiare in questa Unione per renderla pi\u00f9 vicina ai desideri degli individui?<\/strong><br \/>\n\u201cMi ha sempre colpito una cosa in questi anni, vedendo tutti i dati delle relazioni statistiche: la <strong>fiducia dei cittadini<\/strong> europei nell\u2019Unione europea non \u00e8 altissima, ma \u00e8 pi\u00f9 alta di quella che i cittadini hanno nelle istituzioni nazionali. Questo \u00e8 un dato interessante perch\u00e9 ci dice che la crisi non \u00e8 una crisi di fiducia nell&#8217;Europa, ma una crisi di fiducia nelle <strong>istituzioni<\/strong> indipendentemente dal livello a cui si guarda. Anzi c\u2019\u00e8 a volte un elemento di fiducia superiore nel livello europeo, piuttosto che in quello nazionale. Varia da Paese a Paese ovviamente, ma nella media c\u2019\u00e8 un livello, c\u2019\u00e8 stato in questi anni, un livello di fiducia superiore nell&#8217;Unione europea che non nei governi nazionali. Credo ci sia bisogno di una riflessione complessiva non tanto sulle istituzioni europee, ma sulle istituzioni in quanto tali. Come si rende per esempio trasparente e efficace al tempo stesso, in questi tempi estremamente veloci e connessi, la gestione della cosa pubblica? Come pensiamo oggi alla rappresentazione della cittadinanza e della <strong>partecipazione<\/strong>? Non si tratta di un tema specifico dell\u2019Europa o dell\u2019Unione europea, ma un tema che credo attraversi tutto il mondo a diversi livelli, dal locale al grande sistema delle Nazioni unite. \u00c8 necessaria una riflessione su come si possa riuscire a rapportarsi con questa grande voglia e bisogno di partecipazione, di assunzione di responsabilit\u00e0 che si vede nel cittadino globale. Pensiamo alle grandi manifestazioni sul clima, come si rende questo nuovo cittadino globale partecipe di un sistema istituzionale che funzioni a tutti i livelli? Questa penso sia la riflessione da fare. Singole scelte non credo possano risolvere magicamente uno stato di disaffezione e interrogazione complessiva su come funziona la gestione della cosa pubblica\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Federica Mogherini \u00e8 stata per cinque anni Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell\u2019Unione europea. 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