{"id":77576,"date":"2020-01-24T13:57:19","date_gmt":"2020-01-24T12:57:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77576"},"modified":"2020-01-28T09:24:25","modified_gmt":"2020-01-28T08:24:25","slug":"memoria-memorie-perche-non-accada-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/memoria-memorie-perche-non-accada-piu\/","title":{"rendered":"Memoria e memorie: perch\u00e9 non accada pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>Episodi di <strong>antisemitismo<\/strong> &#8211; omicidi, aggressioni fisiche, insulti e minacce nei media, profanazioni di luoghi di culto e cimiteri ebraici &#8211; segnano un risorgere preoccupante in pi\u00f9 Paesi d\u2019Europa. I dati registrati sono una sottostima del fenomeno perch\u00e9 riflettono le denunce esplicite e non la miriade di casi che restano ignoti.<\/p>\n<p>Il sondaggio, curato dall&#8217;Agenzia europea per i diritti fondamentali di cui riferivo in un articolo dell\u2019ottobre scorso su AffarInternazionali, circa la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/antisemitismo-bestia-germania-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>percezione dell\u2019antisemitismo in 12 Paesi dell&#8217;Unione europea<\/strong><\/a>\u00a0registra fra gli oltre 16.000 cittadini ebrei intervistati un senso di pericolo, un\u2019ansia diffusa per un problema che incombe con maggiore gravit\u00e0 rispetto alla prima indagine del 2012-13 che gi\u00e0 rilevava un elevato senso di minaccia, anche in Italia, non tanto di violenza fisica, quanto verbale e digitale.<\/p>\n<p>Parallelismi con gli Anni Trenta del Novecento sono fuorvianti. Non vi \u00e8 un antisemitismo di Stato; in generale, le istituzioni pubbliche sono impegnate nel combattere rigurgiti antisemiti con un\u2019azione di educazione, vigilanza e prevenzione. Non cos\u00ec in Paesi come la <strong>Polonia<\/strong> e l\u2019<strong>Ungheria<\/strong>, dove governi illiberali tendono ad avvalorare tesi revisioniste fino a negare il collaborazionismo di loro cittadini con la macchina dello sterminio nazista. Azione peraltro insufficiente: in diversi segmenti della societ\u00e0 europea restano zone di connivenza, copertura o sorda passivit\u00e0 che alimentano insolenza e senso di impunit\u00e0 negli imitatori odierni del razzismo antisemita.<\/p>\n<p>Un fatto importante \u00e8 stato l\u2019approvazione da parte del Consiglio dell&#8217;Ue di una <a href=\"https:\/\/ep-wgas.eu\/docs\/IHRA-Definition-of-Antisemitism.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">definizione operativa<\/a> di atti di antisemitismo concordata in sede di <strong>Ihra<\/strong> (<em>International Holocaust Remembrance Alliance<\/em>). Parlamenti e governi di Paesi membri l\u2019hanno via via ratificata: appena qualche giorno fa anche l\u2019<strong>Italia<\/strong>. La stessa definizione era stata approvata nel 2016 dall\u2019<strong>Osce<\/strong> \u2013 l\u2019Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa &#8211; con l\u2019adesione di 56 Paesi, fra cui alcuni a maggioranza musulmana (repubbliche dell\u2019ex Unione sovietica), e la sola opposizione della Russia.<\/p>\n<p>Ma la patologia persiste, ricorre, ancora <strong>75 anni dopo gli orrori del nazismo<\/strong>; appare muoversi per l\u2019Europa, gli Stati Uniti, il Medio Oriente, rimuovendo tab\u00f9, riesumando vecchi stereotipi quali il potere finanziario degli ebrei o i fantasmi mistificatori di un complotto mondiale.<\/p>\n<p>Dell\u2019antisemitismo, della sua lunga, dolorosa, orribile storia sono ovviamente gli ebrei a soffrire, ma esso \u00e8 un indice acuto del malessere di una societ\u00e0, del degrado di forme di convivenza civile e democratica. Riflette subculture e movimenti che esaltano l\u2019identit\u00e0 etno-nazionale o persino razziale, l\u2019intolleranza del diverso, il rifiuto dei diritti delle minoranze.<\/p>\n<p>Nel celebrare nel nostro Paese <strong>20 anni dall&#8217;istituzione della Giornata della Memoria<\/strong>, con la scomparsa dei testimoni diretti, perseguitati e deportati (ricordo la morte recente di <strong>Piero Terracina<\/strong>, uno dei testimoni pi\u00f9 attenti, attivi ed acuti delle deportazioni dall&#8217;Italia) il problema di come conservare e trasmettere la memoria \u00e8 questione di importanza capitale. Da un lato perch\u00e9 <strong>la memoria, con il tempo, si disincarna nel racconto impersonale della storia <\/strong>e\u00a0diventa appunto &#8216;storia&#8217;. Dall&#8217;altro perch\u00e9 le singole vicende degli individui pur nella loro unicit\u00e0 possono essere rivissute nel racconto, nella narrazione.<\/p>\n<p>Per questo <strong>\u00e8 importante la letteratura<\/strong>, il diffondersi in anni recenti di libri e testimonianze di autori italiani o tradotti \u2013 da Primo Levi a <strong>Liliana Segre<\/strong>, da Saul Friedlander, a Janina Bauman e Simha Guterman -. Inoltre, resta cruciale l\u2019impegno educativo proprio degli storici nel cercare di comprendere storicamente la Shoah. Come Elie Wiesel e Primo Levi hanno affermato nei loro scritti, bench\u00e9 quell&#8217;esercizio di comprensione sia complesso, assimilando la lezione di quell&#8217;orrore, l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 evitarne il ripetersi, pu\u00f2 sperare di non ricadervi.<\/p>\n<p>Infine, il confronto con il presente; pur con le differenze con la Shoah, \u00e8 essenziale formare nelle generazioni pi\u00f9 giovani la consapevolezza che, nonostante la Convenzione delle Nazioni Unite contro il genocidio concepita da Rafael Lemkin, un linguista ebreo polacco, e approvata nel dicembre 1948, il mondo non ha debellato violenze, eccidi di massa e offese ai diritti umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Episodi di antisemitismo &#8211; omicidi, aggressioni fisiche, insulti e minacce nei media, profanazioni di luoghi di culto e cimiteri ebraici &#8211; segnano un risorgere preoccupante in pi\u00f9 Paesi d\u2019Europa. 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