{"id":77622,"date":"2020-01-24T00:54:44","date_gmt":"2020-01-23T23:54:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77622"},"modified":"2020-03-25T12:29:58","modified_gmt":"2020-03-25T11:29:58","slug":"cina-pil-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/cina-pil-coronavirus\/","title":{"rendered":"La Cina e il Pil al tempo del coronavirus"},"content":{"rendered":"<p>Dopo le parole di <strong>Xi Jinping<\/strong> anche i pi\u00f9 scettici si sono preoccupati. I concetti espressi dal presidente cinese sulla <strong>pandemia di Wuhan<\/strong> sono stati inequivocabili: seriet\u00e0 della malattia, sua accelerazione, obbligo di unit\u00e0 dietro il Partito comunista, fiducia nella capacit\u00e0 di sconfiggere il male. Sbiadisce dunque la sterile polemica tra sensazionalisti e relativisti, tra chi si allarma per i decessi e chi li mette in relazione con le 65.000 morti per influenza l&#8217;anno scorso negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Non ha pi\u00f9 importanza se il percorso del <strong>coronavirus<\/strong> \u2013 in un bizzarro itinerario da un <strong>pipistrello<\/strong> all&#8217;uomo passando per un <strong>serpente<\/strong> \u2013 sia frutto di un&#8217;illusione esotica o rappresenti una verit\u00e0 inoppugnabile. Ci troviamo dunque di fronte a un problema serio. La sua gravit\u00e0 dipende non tanto dal numero di morti che costellano tragicamente i conteggi, quanto dalla capacit\u00e0 della <strong>Cina<\/strong> di saperli fermare presto. In <strong>assenza di dati stabili<\/strong> sui decessi e sui contagi, sulla disponibilit\u00e0 prossima di un vaccino, sul rincorrersi di allarmi e di testimonianze, rimangono, oltre le parole di Xi, due \u00e0ncore di valutazione: il paragone con la <strong>Sars<\/strong> e i tentativi del governo cinese di arrestare la minaccia mortale.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>epidemia del 2003<\/strong> lasci\u00f2 sul campo quasi mille morti e una dimostrazione di arretratezza della Cina. Chi viveva a Pechino (come lo scrivente) ricorda le prime settimane di timore e sospetto, mentre si rincorrevano le voci di una malattia mortale. Le autorit\u00e0 smentivano qualsiasi preoccupazione, rassicurando le ambasciate e le comunit\u00e0 d&#8217;affari straniere. Ogni domanda veniva disattesa, rispedita al mittente con l&#8217;accusa di essere parte di una manovra internazionale tesa a screditare la Cina. Tutto era stato occultato, fino a quando l&#8217;evidenza si mostr\u00f2 platealmente. Il sindaco di Pechino e il ministro della Sanit\u00e0 furono rimossi e sostituiti, mentre la Cina ammetteva l&#8217;esistenza della malattia.<\/p>\n<p>Sono cos\u00ec cominciati i macabri resoconti giornalieri che davano conto dei decessi precedenti. Il Paese proibiva l&#8217;ingresso all&#8217;<strong>Organizzazione mondiale della sanit\u00e0<\/strong>\u00a0(Oms), si assumeva tutti i rischi delle cure, sostanzialmente confinava la Sars ad un fatto interno. I palazzi infetti venivano sigillati, i villaggi controllati dalle milizie locali. Se Pechino fosse stata esposta agli esperti stranieri, i suoi ritardi sarebbero stati ancora pi\u00f9 evidenti. L&#8217;inesperienza, l&#8217;incompetenza, la sfortuna, la rigidit\u00e0 della propaganda si erano sommate in una miscela devastante. Come noto, dopo due mesi drammatici la Sars fu sconfitta ma, tra i tanti successi inanellati, rimane <strong>una terribile macchia nel percorso della Cina contemporanea<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi, la situazione \u00e8 molto differente. Il governo ha avvisato l&#8217;Oms, ha quasi subito dichiarato l&#8217;emergenza, \u00e8 intervenuto isolando le citt\u00e0 infette e ha imposto misure draconiane per gli spostamenti. Non ha perso tempo, anche se permangono le critiche sulle disfunzionalit\u00e0, sulla scarsa trasparenza, sulla reticenza a diffondere brutte notizie da parte dei funzionari pubblici. La dirigenza si \u00e8 dunque mostrata finora pi\u00f9 preparata e certamente istruita dalle esperienze precedenti.<\/p>\n<p>Una di queste \u00e8 la necessit\u00e0 di costruire un nuovo ospedale a Wuhan, come nel 2003 a Pechino. I lavori sono gi\u00e0 iniziati e la realizzazione \u00e8 addirittura prevista in due settimane. Sar\u00e0 un altro record che auspicabilmente accelerer\u00e0 la circoscrizione e la fine della pandemia. Si tratta tuttavia di una manovra consueta, imperniata su un&#8217;accelerazione produttiva. Si basa sulla disciplina della <strong>forza lavoro<\/strong> e non sul controllo dei mercati ortofrutticoli, sulla trasparenza informativa, sulla vigilanza della catena alimentare.<\/p>\n<p>Aver trascurato questi aspetti a favore della crescita pu\u00f2 rivelarsi un boomerang. <strong>Standard &amp; Poor&#8217;s<\/strong> ha calcolato che se il <strong>coronavirus<\/strong> attuale dovesse proseguire il suo corso \u2013 anche senza arrivare a conclusioni spaventose \u2013 il <strong>Pil<\/strong> cinese potrebbe registrare una <strong>contrazione dell&#8217;1,2% su base annua<\/strong>. Soprattutto la mente fredda degli economisti rileva che questa analisi lascia interdetti e pessimisti. Si aggiungerebbe \u2013 per la Cina e per il mondo \u2013 agli altri macigni da rimuovere, dopo i tumulti di Hong Kong, le elezioni di Taiwan e la guerra commerciale con gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>\u00c8 verosimile, dunque, che la malattia faccia il suo corso, sia presto sconfitta, ridia ossigeno a un Pil asfittico ma che si ripresenti sotto volti simili, una fenice che risorge dai suoi vaccini perch\u00e9 le cause della sua origine non sono state cancellate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo le parole di Xi Jinping anche i pi\u00f9 scettici si sono preoccupati. I concetti espressi dal presidente cinese sulla pandemia di Wuhan sono stati inequivocabili: seriet\u00e0 della malattia, sua accelerazione, obbligo di unit\u00e0 dietro il Partito comunista, fiducia nella capacit\u00e0 di sconfiggere il male. 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