{"id":77665,"date":"2020-01-29T15:23:24","date_gmt":"2020-01-29T14:23:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77665"},"modified":"2020-01-29T23:07:31","modified_gmt":"2020-01-29T22:07:31","slug":"libia-dopo-la-conferenza-di-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/libia-dopo-la-conferenza-di-berlino\/","title":{"rendered":"Libia: il dietro le quinte della Conferenza di Berlino"},"content":{"rendered":"<p>Ottimismo a <strong>Berlino<\/strong>, pessimismo sul campo a <strong>Tripoli<\/strong> e ambivalenza a <strong>Bengasi<\/strong>. Prova che la ripresa della diplomazia \u2013 che dall&#8217;inizio dell\u2019operazione del generale Khalifa\u00a0<strong>Haftar<\/strong> sulla capitale non trovava il modo di rimettersi in moto \u2013 da sola non fa miracoli. Lodevole per\u00f2 lo sforzo della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/cancelliera-porta-a-casa-accordo-libia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Germania<\/strong><\/a>, entrata nella cabina di regia di un dossier &#8211; quello libico &#8211; che negli ultimi anni si sono contese <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/libia-di-maio-realpolitik-equidistanza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Italia<\/strong><\/a> e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/libia-italia-consenso-canea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Francia<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>La cancelliera tedesca Angela <strong>Merkel<\/strong> ha infatti avuto il merito di riunire attorno allo stesso tavolo tutti gli agenti stranieri coinvolti nella crisi in corso, alcuni dei quali (soprattutto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/libia-italia-disparte-russia-avanza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Russia<\/strong><\/a>, <strong>Egitto<\/strong>, <strong>Emirati<\/strong> e <strong>Turchia<\/strong>) foraggiando di <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/medio-oriente-armi-sicurezza-difesa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">armi<\/a> e mercenari<\/strong> i propri clienti hanno fomentato il conflitto. Ecco perch\u00e9 a Berlino \u2013 dove i libici non dovevano essere sulla lista degli invitati \u2013 il primo obiettivo era solo uno: <strong>fermare l\u2019ingerenza straniera per mettere a tacere le armi<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Cessate il fuoco<\/strong> ed <strong>embargo<\/strong> sono i primi dei 55 punti dell\u2019accordo firmato dai gotha della diplomazia internazionale. Non per\u00f2 dal generale Haftar e dal premier Fayez\u00a0<strong>al-Serraj<\/strong>, i due belligeranti invitati in corsa d\u2019opera a Berlino, dopo la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/libia-pace-turchia-russia-haftar\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>tregua<\/strong><\/a> mediata da Russia e Turchia il 12 gennaio. Prima di rivelare ai giornalisti quanto convenuto, Merkel ha informato i due avversari. Per farlo ha dovuto pazientemente bussare\u00a0alle porte delle due stanzette dove li aveva fatti accomodare, rispettando la loro volont\u00e0 di stare a debita distanza l\u2019uno dall&#8217;altro. Entrambi infatti temevano l\u2019effetto che avrebbe sortito in patria una foto che li ritraesse insieme.<\/p>\n<p>Merkel ha inoltre proposto loro di trasformare la tregua in un cessate il fuoco, ma i due hanno rifiutato di fare questo passo in avanti. Se avessero accettato \u2013 <strong>trapela dagli sherpa<\/strong> che hanno spianato la strada alla conferenza &#8211; a Berlino si sarebbe discusso anche di una missione Onu di monitoraggio e di <em>peace-keeping<\/em>, proposta dalla Germania e fortemente sostenuta dall&#8217;Italia. Ecco perch\u00e9, calato il sipario su Berlino, la diplomazia si \u00e8 messa al lavoro per sottoporre al <strong>Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite<\/strong> una risoluzione vincolante sul cessate il fuoco.<\/p>\n<p><strong>Incontro intra-libico a Ginevra<\/strong><br \/>\nNell&#8217;accordo raggiunto a Berlino si ritrovano poi i tre pilastri che da sempre fanno parte del processo Onu: le <strong>riforme<\/strong> del settore della sicurezza che dovrebbero portare nascita di un <strong>esercito nazionale<\/strong>\u00a0 &#8211; argomento di cui si discute ormai da anni in riunioni ospitate al Cairo -; quelle <strong>economiche<\/strong> &#8211; gi\u00e0 a uno stadio avanzato grazie agli incontri che si tengono a Tunisi;\u00a0 e la ripresa del <strong>processo politico<\/strong>. Questo dovrebbe iniziare con una riunione a Ginevra di 40 libici: 13 rappresentativi del governo di Tripoli; 13 dell\u2019assemblea di Tobruk in Cirenaica e 14 indicati dall\u2019Onu per rendere il pi\u00f9 <strong>rappresentativo<\/strong> possibile il gruppo, ad esempio inserendo nomi di donne e di qualche rappresentante delle tante trib\u00f9, rimaste fino ad ora osservatrici passive dei tentativi diplomatici.<\/p>\n<p>In Cirenaica non \u00e8 ancora stato individuato chi inviare. Diversamente da quanto pensa l&#8217;Onu, il presidente dell\u2019Assemblea di Tobruk, <strong>Aguila Saleh<\/strong>, crede che i 13 debbano essere selezionati tra i 50 parlamentari leali a lui e quindi ad Haftar, piuttosto che aprire a tutta l\u2019Assemblea che include anche una fazione vicina ad al-Serraj che si \u00e8 staccata, trasferendosi a Tripoli. L\u2019incontro intra-libico che dovrebbe tenersi a <strong>Ginevra<\/strong> entro fine mese dovrebbe essere una versione ridotta di quello pi\u00f9 ambizioso che si doveva tenere la scorsa primavera a Ghadames. Questo per\u00f2 deragli\u00f2, con l\u2019inizio della marcia di Haftar su Tripoli.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo sembra tuttavia lo stesso: redigere una <em>roadmap<\/em> per individuare le tappe da seguire per rimettere in moto il percorso politico in stallo e arrivare alla formazione di un <strong>governo unitario<\/strong> che dovr\u00e0 ricevere la fiducia del parlamento di Tobruk, un\u2019assemblea sul piede di guerra con al-Serraj. Ecco perch\u00e9 il governo, temendo che questo dettaglio dell\u2019accordo sancisse nei fatti il suo lento tramonto, a Berlino ha fatto lobby \u2013 invano &#8211; per togliere il richiamo a Tobruk.<\/p>\n<p><b>Comitato militare congiunto\u00a0<\/b><br \/>\nChi crede nella diplomazia sottolinea soprattutto un punto dell\u2019accordo, contenuto in realt\u00e0 nel piano operativo allegato, ovvero la creazione di un comitato militare congiunto, composto da 10 uomini i cui nomi sono stati gi\u00e0 indicati ad Angela Merkel alla fine dei lavori di Berlino da al-Serraj &#8211; che ha incluso nella sua lista i generali di Tripoli, Misurata e Zintan &#8211; e da Haftar, che ha nominato anche il generale Hadiya, suo uomo di fiducia. Questi dovrebbero sia monitorare l\u2019effettivo smantellamento delle milizie libiche previsto dall&#8217;accordo di Berlino, sia vigilare su quella tregua che la diplomazia spera di trasformare in un cessate il fuoco.<\/p>\n<p>Chi dovesse tradire le promesse fatte a Berlino dovrebbe essere sanzionato, ma l\u2019accordo non prevede alcun automatismo. Secondo diversi analisti quindi, anche i dieci membri del comitato militare potrebbero incontrarsi o meno. E, nella prima eventualit\u00e0, potrebbero anche trasformare l\u2019incontro in un nulla di fatto, restando a braccia conserte.<\/p>\n<p>La <strong>difficolt\u00e0<\/strong> di trasformare le promesse di Berlino in fatti si scontra poi con un\u2019altra lacuna dell\u2019accordo che non fa alcun accenno al futuro dei mercenari mandati da Russia e Turchia rispettivamente a sostegno del generale Haftar e del premier al-Serraj; truppe fino ad ora indispensabili al primo per avanzare la sua aggressione e al secondo per non collassare. \u201cUn passo alla volta\u201d risponde Merkel, quando, in conferenza stampa, alziamo la mano per farlo notare.<\/p>\n<p><strong>Il nodo del petrolio<br \/>\n<\/strong>Che a Berlino la strada sarebbe stata tutta in salita lo si era gi\u00e0 capito alla vigilia, quando prima di lasciare Bengasi per volare in Germania, il generale Haftar aveva ordinato la chiusura dei quattro <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/libia-instabilita-petrolio-gas\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>pozzi petroliferi<\/strong><\/a> controllati dai suoi uomini, dai quali proviene il 50% del crudo libico. Una mossa per strangolare l\u2019economia di Tripoli \u2013 che ne incassa proventi \u2013 e alzare la posta in gioco.<\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta che Haftar accusa il governo internazionalmente riconosciuto di usare i guadagni petroliferi per finanziare operazioni militari contro il suo esercito. In passato ha anche accusato al-Serraj di non aver mai voluto sborsare una lira per ricompensare i suoi uomini (alcuni anche feriti) quando questi in passato hanno difeso i pozzi da attacchi come quello \u2013 nel 2018 &#8211; lanciato dal colonnello Ibrahim\u00a0Jedran.<\/p>\n<p>Sono bastati due giorni di chiusura dei pozzi per ridurre la produzione quotidiana di crudo da 1,2 milioni di barili a meno di 100. Haftar insomma ha voluto mostrare ai gotha della diplomazia internazionale che ha lui il controllo di gas e petrolio in Libia.\u00a0 Qualsiasi soluzione politica del conflitto \u2013 secondo lui \u2013 deve quindi riconoscere l\u2019equilibrio di potere sul campo. Qui \u00e8 chiaramente il generale il favorito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ottimismo a Berlino, pessimismo sul campo a Tripoli e ambivalenza a Bengasi. Prova che la ripresa della diplomazia \u2013 che dall&#8217;inizio dell\u2019operazione del generale Khalifa\u00a0Haftar sulla capitale non trovava il modo di rimettersi in moto \u2013 da sola non fa miracoli. 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