{"id":7770,"date":"2008-03-20T00:00:00","date_gmt":"2008-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/crisi-andina-ne-farsa-ne-tragedia-ma-tanti-dubbi\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:54","slug":"crisi-andina-ne-farsa-ne-tragedia-ma-tanti-dubbi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/crisi-andina-ne-farsa-ne-tragedia-ma-tanti-dubbi\/","title":{"rendered":"Crisi andina: n\u00e9 farsa n\u00e9 tragedia, ma tanti dubbi"},"content":{"rendered":"<p>La crisi diplomatica che ha scosso l\u2019America andina nella prima meta di marzo 2008 \u00e8 esplosa con una virulenza inaspettata nei toni e nei contenuti. Se la componente ideologica ha giocato una parte importante, \u00e8 altrettanto vero che questa crisi mette in luce almeno tre punti sostanziali per gli equilibri continentali: il ruolo degli Stati Uniti, la posizione da tenere nei confronti della guerriglia eversiva, e il peso del Brasile, ormai vero ago della bilancia non solo regionale ma emisferico. I fatti accertati rimangono pochi e restano di secondaria importanza. I comportamenti dei contendenti, cosi come le reazioni delle organizzazioni regionali e delle potenze locali, inducono a riflettere sulla credibilit\u00e0 di alcuni governanti latinoamericani e della nascitura Unione Sudamericana.<\/p>\n<p><b>Incursione illegale<\/b><br \/>Il fattore che ha scatenato la crisi diplomatica tra Colombia, Ecuador e Venezuela \u00e8 stato un raid militare dell\u2019esercito colombiano in territorio ecuadoregno, al fine di eliminare un leader delle Farc, le milizie guerrigliere colombiane che da anni insanguinano il paese. L\u2019incursione \u00e8 illegale e rappresenta una violazione del diritto internazionale. Conversamente, le relazioni pi\u00f9 o meno velate che i governi venezuelano ed ecuadoregno intrattengono con le Farc sono una ingerenza negli affari interni colombiani e contribuiscono a esacerbare le tensioni nella regione. <\/p>\n<p>L\u2019episodio avrebbe potuto tuttavia essere trattato senza la teatralit\u00e0 che l\u2019ha invece caratterizzato e senza l\u2019interferenza del Venezuela che, pur non essendo parte in causa, \u00e8 invece assurto a protagonista assoluto. L\u2019escalation di accuse gravissime, di ritorsioni diplomatiche e preparativi militari si \u00e8 poi conclusa nel giro di una settimana con sorrisi e abbracci fraterni. La crisi, che si \u00e8 aperta ed \u00e8 degenerata apparentemente senza ragione, si \u00e8 conclusa allo stesso modo, senza un chiaro motivo. <\/p>\n<p>L\u2019Ecuador, vittima di una violazione territoriale, paradossalmente ha giocato il ruolo forse meno prominente nella crisi. Il presidente Correa non \u00e8 riuscito a fornire una spiegazione convincente circa la presenza di guerriglieri delle Farc installati in un campo-base permanente in territorio ecuadoregno. Correa ha asserito che l\u2019Ecuador si prodiga per una soluzione negoziata del problema della guerriglia in Colombia e in quest\u2019ottica vanno viste le relazioni tra il suo governo e le Farc. Resta inesplicitata la motivazione profonda per cui Quito tolleri la presenza delle Farc sul proprio territorio e non sostenga invece pi\u00f9 vigorosamente gli sforzi antieversivi della Colombia, almeno nominalmente un alleato all\u2019interno del Patto Andino. Forse i mutamenti nelle alleanze a livello regionale, con l\u2019avvicinamento dell\u2019Ecuador al Venezuala chavista, forniscono una risposta parziale. Ma \u00e8 davvero conveniente per Quito puntare su Caracas piuttosto che sul pragmatismo dei vicini pi\u00f9 moderati e sugli accordi commerciali con Stati Uniti e Unione Europea?<\/p>\n<p>La Colombia ha scatenato la crisi, ritenendo l\u2019attacco in territorio ecuadoregno indispensabile per sconfiggere le Farc, affermando di non poter contare sulla piena cooperazione dei confinanti. Le prove documentali delle collusioni tra i governi di Ecuador e Venezuela e le Farc finora emerse sono ambigue circa la natura dei supposti legami, tuttavia ne stabiliscono l\u2019esistenza, in violazione del principio di non interferenza negli affari interni di uno Stato. In seguito al raid, la Colombia ha evitato misure diplomatiche clamorose, ma non la teatralit\u00e0 del proposito di portare il presidente Chavez di fronte alla Corte penale internazionale per un supposto coinvolgimento in quello che Bogot\u00e0 definisce il \u201cgenocidio\u201d compiuto dalle Farc nei confronti della popolazione colombiana. Quali considerazioni abbiano convinto la Colombia ad effettuare il blitz rimane un punto oscuro. Credeva il presidente Uribe di poter contare sulla passivit\u00e0 della parte lesa e della comunit\u00e0 regionale? Su che basi? Oppure la Colombia sta adottando la strategia del <i>pre-emptive strike<\/i> sul modello dell\u2019alleato Bush? O ancora si \u00e8 tratatto di una mossa per catturare l\u2019attenzione del candidato democratico Barack Obama, apparentemente tiepido nei confronti dell\u2019impegno di Washington in Colombia? O forse la mossa era volta ad appesantire il clima e forzare una modifica costituzionale che consenta un terzo mandato di Uribe? Qualunque sia la risposta, Bogot\u00e0 sembra aver mal valutato le possibili conseguenze sulla propria credibilit\u00e0 internazionale e le reazioni sfavorevoli di molte cancellerie europee.<\/p>\n<p><b>Il ruolo ambiguo di Chavez<\/b>Il Venezuela ha fatto propria una crisi con cui poco o nulla aveva a che vedere. Il presidente Chavez si \u00e8 erto a protettore dell\u2019Ecuador e del diritto internazionale in modo unilaterale e senza consultarsi con i partner regionali. L\u2019interruzione delle relazioni diplomatiche con Bogot\u00e0, la mobilitazione di alcune divisioni corazzate e le accuse ad Uribe di comportamento mafioso per conto dell\u2019imperialismo nordamericano hanno aggravato il quadro. Tanto pi\u00f9 che le relazioni pericolose con le Farc collocano anche Caracas in violazione del diritto internazionale. Chavez potrebbe aver usato l\u2019episodio in chiave anti-americana. Bogot\u00e0 \u00e8 ormai l\u2019ultimo fedele alleato sudamericano di Washington. Altre motivazioni potrebbero essere legate al proprio rafforzamento interno dopo i recenti problemi referendari e al consolidamento regionale di un disegno alternativo sia ai piani geopolitici brasiliani che a quelli statunitensi. Resta da chiedersi tuttavia fino a che punto una eventuale destabilizzazione della Colombia possa effettivamente giocare a favore di Caracas e non finire invece con lo spazientire tanto i partner internazionali che quelli regionali, tanto pi\u00f9 che l\u2019accesso del Venezuela al Mercosur \u00e8 ancora in attesa di ratifica.<\/p>\n<p>Questa crisi, consumatasi e risoltasi nel giro di una settimana, non \u00e8 stata n\u00e9 una farsa (a dispetto dei tratti parossistici) n\u00e9 una tragedia (il rischio di conflitto armato non \u00e8 mai esistito realmente). Nasconde per\u00f2 almeno tre questioni importanti per il futuro del contiente. Primo, \u00e8 in gioco la posizione del subcontinente nei confronti degli Stati Uniti, in bilico tra due possibili approcci: relazioni pragmatiche e, idealmente, bilanciate oppure ostracismo a tutto campo alla ricerca di una utopica, e forse anche sconveniente, esclusione di Washington dagli affari latinoamericani. Secondo, le modalit\u00e0 di risoluzione della questione della guerriglia eversiva; l\u2019alternativa \u00e8 tra il negoziare con i guerriglieri oppure usare la tolleranza zero. Mentre la maggioranza dei paesi latinoamericani, inclusi i moderati, appoggia la prima soluzione, la Colombia sostiene, non senza ragioni, che la seconda opzione \u00e8 l\u2019unica ad avere dato risultati. Terzo, resta il nodo di chi conti sul serio nella direzione degli affari continentali. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti non sembrano aver avuto un ruolo determinante nella crisi. Le organizzazioni regionali sono state attori marginali. Il Mercosur non ha potuto o saputo arginare le iniziative di Chavez. L\u2019Organizzazione degli Stati americani ha mostrato quanto sia difficile raggiungere un consenso continentale su temi controversi. Il Gruppo di Rio, in seno al quale si \u00e8 consumata la riappacificazione, non ha fornito apporti sostanziali. Resta il Brasile. L\u2019invito alla moderazione di Celso Amorim \u00e8 forse quello che pi\u00f9 ha toccato i contendenti, tutti in un modo o nell\u2019altro preoccupati di dispiacere a Brasilia pi\u00f9 che a Washington o Bruxelles.<\/p>\n<p><b>Mancanza di equilibrio<\/b><br \/>La conseguenza pi\u00f9 duratura di questa crisi lampo potrebbe essere la perdita di credibilit\u00e0 di alcuni governi della regione. Come hanno potuto questi ultimi lasciarsi trascinare in un vortice di ripicche e reazioni eccessive, fuori dai canoni della diplomazia e della correttezza politica internazionale? La mancanza di equilibrio dimostrata colpisce l\u2019immagine non solo dei governi, ma dei paesi coinvolti in quanto tali, ponendo questioni di rielievo agli investitori internazionali e ai partner commerciali circa l\u2019affidabilit\u00e0 e la prevedibilit\u00e0 di tali paesi. La nascitura Unione (?) sudamericana dovr\u00e0 accogliere nella propria agenda politica almeno i tre nodi sostanziali che questa crisi ha lasciato in eredit\u00e0 e rinsaldare la fiducia e credibilit\u00e0 internazionale della regione andina e forse non solo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi diplomatica che ha scosso l\u2019America andina nella prima meta di marzo 2008 \u00e8 esplosa con una virulenza inaspettata nei toni e nei contenuti. 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