{"id":77757,"date":"2020-01-31T06:24:39","date_gmt":"2020-01-31T05:24:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77757"},"modified":"2020-02-02T16:37:26","modified_gmt":"2020-02-02T15:37:26","slug":"brexit-i-nodi-della-pesca-e-degli-standard-comuni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/brexit-i-nodi-della-pesca-e-degli-standard-comuni\/","title":{"rendered":"Pesca e standard comuni: i nodi dopo la Brexit"},"content":{"rendered":"<p>Il 2020 del <strong>Regno Unito<\/strong>\u00a0si apre e si chiude con la <strong>Brexit<\/strong>: dal divorzio del 31 gennaio alla fine del periodo di transizione del 31 dicembre, quando ognuno se ne andr\u00e0 per la sua strada. In mezzo, undici mesi, o 335 giorni, che determineranno le future relazioni tra Londra e l\u2019<strong>Unione europea<\/strong> per gli anni a venire. Nonostante la retorica del primo ministro\u00a0<strong>Boris Johnson<\/strong> (\u201c<em>Get Brexit done<\/em>\u201d, lo slogan ripetuto <em>ad nauseam<\/em>, ma con grande efficacia, durante l\u2019ultima campagna elettorale), molto resta da decidere in quest\u2019anno. E la battaglia per le future relazioni si combatter\u00e0 anche nei <strong>mari<\/strong>, quasi fossimo ai tempi dell\u2019Impero britannico: quello dei <strong>diritti per la pesca<\/strong> sar\u00e0 uno dei temi dominanti dei <strong>negoziati<\/strong>. L\u2019altro verter\u00e0 su regole e standard comuni: Bruxelles vuole evitare che il Regno Unito diventi una sorta di &#8216;<strong>Singapore sul Tamigi<\/strong>&#8216; alle porte di casa.<\/p>\n<p>I negoziati si apriranno formalmente a marzo, lasciando appena una decina di mesi ai due team. Visti i tempi strettissimi, come sottolineato anche dalla presidente della Commissione europea <strong>Ursula von der Leyen<\/strong>, le parti cercheranno probabilmente un accordo di base. <strong>Ma i merluzzi potrebbero mettersi di traverso<\/strong>.<\/p>\n<p>Londra vuole riprendersi il controllo delle acque, e non intende fare sconti. Sebbene l\u2019<strong>industria ittica<\/strong> sia in declino da anni e contribuisca pochissimo al Pil del Regno (qualcosa come lo 0.1%) \u00e8 un tema simbolico molto sentito. Le comunit\u00e0 di pescatori delle zone costiere ritengono che la <strong>Politica comune della pesca<\/strong>, con il suo sistema di quote di pescato e la possibilit\u00e0 degli Stati membri di sfruttare le ricche acque britanniche, li abbia portati alla rovina. Durante la campagna referendaria del 2016, la loro causa \u00e8 stata caldeggiata dai B<em>rexiteer<\/em>: in uno dei momenti pi\u00f9 bizzarri di tutta la campagna, <strong>Nigel Farage<\/strong> si \u00e8 messo a capo di una flottiglia di pescherecci nel Tamigi al grido di \u201criprendiamoci il controllo delle nostre acque\u201d.<\/p>\n<p>Johnson per ora tiene il punto: una nuova legge pubblicata questa settimana garantisce che al 31 dicembre i pescherecci europei perdano il <strong>diritto di accesso<\/strong> automatico alle acque britanniche. Bruxelles intende invece mantenere la possibilit\u00e0 di sfruttamento delle acque britanniche, soprattutto per Paesi come la <strong>Francia<\/strong>, la <strong>Danimarca<\/strong> e l\u2019<strong>Olanda<\/strong>. Per questo, ha esplicitamente legato questo tema a quello, cruciale per Londra, dei <strong>servizi finanziari<\/strong> (che contribuiscono circa il 7% al Pil del Paese) e dell\u2019accesso al <strong>mercato unico<\/strong> (la met\u00e0 della produzione ittica britannica viene esportata nell&#8217;Unione europea). L\u2019ha detto, per tutti, il premier irlandese Leo Varadkar alla Bbc: \u201cIn questi casi si fanno dei compromessi (\u2026) Si concede qualcosa nell&#8217;area della pesca per ottenere qualche concessione in aree come i servizi finanziari\u201d.<\/p>\n<p>Lo spazio di manovra \u00e8 ristretto, ma nessuno ha interesse ad una battaglia prolungata. Le due parti sperano di giungere a un compromesso entro giugno. L&#8217;Ue \u00e8 contraria all&#8217;idea dei mini-accordi di settore, e si capisce il perch\u00e9: il suo potere negoziale aumenta se si considera il trattato nella sua interezza. Di contro, Londra cercher\u00e0 di sfruttare le differenti posizioni e priorit\u00e0 dei 27 in merito alle varie aree sul tavolo. Finora l&#8217;Ue ha fatto fronte comune: <strong>Michel Barnier<\/strong>, che resta il negoziatore capo anche in questa seconda fase, cercher\u00e0 di mantenere l\u2019<strong>unit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019altra area calda dei negoziati sar\u00e0 su quello che l&#8217;Ue chiama il \u201c<em>level playing field<\/em>\u201d, cio\u00e8 le regole del gioco comuni. \u00c8 una frase che sentiremo spesso nei prossimi mesi: pi\u00f9 Londra adotta gli <strong>standard europei<\/strong> in materia di aiuti di Stato, protezione dei lavoratori, politica fiscale e protezione dell\u2019ambiente, maggiore sar\u00e0 l\u2019<strong>accesso al mercato unico<\/strong>. E Bruxelles ritiene che debba essere la <strong>Corte di Giustizia dell&#8217;Ue<\/strong> a giudicare l\u2019applicazione delle norme. A queste condizioni, l&#8217;Ue \u00e8 pronta a garantire \u201czero tariffe e zero quote\u201d. Ma Londra insiste sulla divergenza normativa, in particolare sugli aiuti di Stato, come dimostrato dall&#8217;intervento a favore della compagnia aerea <strong>Flybe<\/strong>. E la Corte europea \u00e8 invisa ai B<em>rexiteer<\/em>. \u201cNon ci sar\u00e0 allineamento, non ci faremo imporre le regole\u201d, ha detto al <em>Financial Times<\/em> il cancelliere dello Scacchiere, <strong>Sajid Javid<\/strong>.<\/p>\n<p>In mancanza di accordo, i rapporti tra Regno Unito e l\u2019Unione europea saranno regolati dalle norme dell&#8217;<strong>Organizzazione mondiale del commerciale<\/strong> (Wto), ma non sarebbe nell&#8217;interesse di alcuna delle due parti. Le incognite di questi negoziati sono molte. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che sar\u00e0 un lungo anno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2020 del Regno Unito\u00a0si apre e si chiude con la Brexit: dal divorzio del 31 gennaio alla fine del periodo di transizione del 31 dicembre, quando ognuno se ne andr\u00e0 per la sua strada. 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