{"id":7780,"date":"2008-03-20T00:00:00","date_gmt":"2008-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-vertice-per-superare-le-divisioni\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:54","slug":"un-vertice-per-superare-le-divisioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/un-vertice-per-superare-le-divisioni\/","title":{"rendered":"Un vertice per superare le divisioni"},"content":{"rendered":"<p>Il vertice Nato che si terr\u00e0 il 2-4 aprile a Bucarest tratter\u00e0 questioni importanti per la sicurezza transatlantica e su alcune \u00e8 possibile che si realizzino significativi passi in avanti. Si profila un\u2019intesa, in particolare, sull\u2019ingresso di tre nuovi paesi balcanici nell\u2019alleanza. Ma a dominare l\u2019incontro sar\u00e0 probabilmente la disputa sulla divisione degli oneri e delle responsabilit\u00e0 nel quadro della missione in Afghanistan. Le altre problematiche di ampio respiro &#8211; il rapporto tra Nato e Ue, le relazioni con la Russia, le capacit\u00e0 militari e la proiezione globale dell\u2019alleanza \u2013 rischiano invece di rimanere sullo sfondo, mancando il consenso necessario per un ripensamento complessivo del ruolo dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>Quello di Bucarest sar\u00e0 il primo vertice Nato per nuovi leader europei come Gordon Brown e Nicolas Sarkozy. Nei mesi scorsi quest\u2019ultimo ha suscitato un certo scalpore ipotizzando un reintegro della Francia nel comando militare della Nato, da cui De Gaulle decise di uscire nel 1966. Sar\u00e0 al tempo stesso l\u2019ultimo vertice per Bush e l\u2019interrogativo \u00e8 se, essendo ormai a fine mandato e nella condizione della tipica \u201canatra zoppa\u201d, il presidente americano abbia ancora sufficiente influenza per ottenere nuovi impegni dagli alleati europei che appaiono invece pi\u00f9 propensi ad aspettare la nuova Amministrazione per negoziare sulle questioni pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p><b>La missione in Afghanistan<\/b><br \/>Come nota il recente studio dell\u2019Istituto Affari Internazionali <a href= \"http:\/\/www.senato.it\/documenti\/repository\/lavori\/affariinternazionali\/approfondimenti\/88%20per%20sito.pdf\" target= \"blank\"><b><u> La Nato verso il vertice di Bucarest<\/u><\/b><\/a>, il tema dominante del vertice sar\u00e0 la missione International Security Assistance Force (Isaf), che impegna in Afghanistan oltre 41.000 soldati al fine di creare un ambiente sicuro per la ricostruzione del paese e di addestrare le forze militari afgane. Negli anni scorsi la Nato ha progressivamente esteso l\u2019area sotto la propria responsabilit\u00e0 dalla sola Kabul a tutto il territorio nazionale, il che \u00e8 di per s\u00e9 un importante risultato, ma che ha esposto le truppe Isaf agli attacchi della guerriglia talebana operante nel sud e nell\u2019est del paese. Si \u00e8 posto quindi, con forza, il duplice problema di una pi\u00f9 equilibrata ripartizione degli oneri della missione e di un maggiore coordinamento tra gli alleati. <\/p>\n<p>In primo luogo, gli Stati direttamente impegnati nelle operazioni di combattimento nel sud e che hanno sostenuto le maggiori perdite \u2013 Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda e Canada \u2013 chiedono agli alleati europei di aumentare i contingenti schierati, e di rimuovere i limiti che ne impediscono l\u2019impiego al di fuori delle province settentrionali relativamente tranquille. Come hanno sottolineato i governi americano e inglese, in Afghanistan non \u00e8 in gioco soltanto il successo della missione Isaf, ma anche la stessa tenuta dell\u2019alleanza. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti ha affermato che una Nato \u201ca due livelli\u201d, con un gruppo di paesi che combatte e un altro che si rifiuta di farlo, mina il vincolo di solidariet\u00e0 su cui \u00e8 costruita la stessa organizzazione.<\/p>\n<p> Di fronte agli appelli di Washington e Londra, che nell\u2019ultimo anno hanno aumentato i propri contingenti rispettivamente di 3.200 e 3.400 effettivi, una prima risposta positiva \u00e8 giunta da Parigi, che ha annunciato l\u2019invio di rinforzi nella provincia meridionale di Kandahar. Gi\u00e0 nei mesi scorsi, nel quadro della sua politica di riavvicinamento agli Stati Uniti, Sarkozy aveva deciso lo spostamento della flotta francese di caccia Mirage impiegati in Afghanistan nella base Nato di Kandahar. Gli altri paesi dell\u2019Europa continentale non hanno invece preso nuove decisioni in merito ad un ampliamento delle dimensioni e del mandato dei propri contingenti, ma qualche novit\u00e0 in tal senso potrebbe venire proprio dal vertice di Bucarest.<\/p>\n<p>L\u2019altro problema cruciale della missione Isaf \u00e8 la mancanza di coordinamento tra gli alleati nelle attivit\u00e0 di addestramento delle forze afgane, di ricostruzione del sistema giudiziario e di contrasto alla produzione di oppio con cui si finanzia la guerriglia talebana. Come evidenziato da uno studio dell\u2019 <a href= \"http:\/\/www.ecfr.eu\/content\/entry\/afghanistan_report\/\" target= \"blank\"><b><u> European Council of Foreign Relation<\/u><\/b><\/a>, questa mancanza di coordinamento ha ostacolato l\u2019azione complessiva di ricostruzione materiale ed istituzionale dell\u2019Afghanistan, che pure ha fatto passi in avanti non trascurabili. Tale problema si ricollega all\u2019annosa questione del rapporto tra Nato ed Ue, fra cui sembra esservi spesso pi\u00f9 competizione che cooperazione. Pi\u00f9 in generale, manca una strategia condivisa per raggiungere l\u2019obiettivo di stabilizzare l\u2019Afghanistan ed evitare cos\u00ec che torni ad essere un santuario per il terrorismo islamico. Mentre gli Stati Uniti pongono l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di sconfiggere militarmente i talebani per ottenere il pieno controllo del territorio, i paesi europei insistono sull\u2019importanza della ricostruzione economica per conquistarne il consenso della popolazione afgana. Si tratta in un certo senso di due facce della stessa medaglia, ma nella pratica \u00e8 difficile calibrare l\u2019azione della Nato in modo da ottenere sia la vittoria militare sia l\u2019appoggio della popolazione civile. <\/p>\n<p>Molti paesi europei hanno criticato i bombardamenti aerei Nato che, provocando vittime civili, tendono a ridurre il sostegno degli afgani alla missione. Gli Stati Uniti, dal canto loro, sostengono che i raid sono resi indispensabili proprio dalla mancanza delle truppe necessarie per controllare il territorio. \u00c8 evidente che la missione in Afghanistan necessiterebbe sia di un maggiore impegno militare ed economico dei paesi europei, sia della disponibilit\u00e0 americana a delineare insieme agli alleati una nuova strategia complessiva. A Bucarest se ne discuter\u00e0, ma grandi passi avanti su questo fronte non sembrano in vista.<\/p>\n<p><b>I nuovi membri<\/b><br \/>Alla missione Isaf, come a quella in Kosovo, partecipano anche stati non membri della Nato, ma che sono inseriti in una rete di partenariati, come Ucraina, Georgia e i paesi dei Balcani occidentali. Tra questi ultimi Croazia, Albania e Macedonia sono parte da anni del Membership Action Plan (Map), il programma di assistenza Nato al processo di riforma delle forze armate e delle istituzioni politiche ed economiche dei paesi partner, volto a prepararne l\u2019ingresso nell\u2019alleanza. Al vertice di Bucarest si valuter\u00e0 se i tre paesi, o alcuni di essi, siano pronti per essere invitati a far parte della Nato. Da un lato molti governi, in primis quello americano, spingono per un ingresso che estenda anche ai Balcani quell\u2019effetto stabilizzatore registrato in Europa orientale con l\u2019allargamento ad est della Nato. Dall\u2019altro lato alcuni paesi europei ritengono che Albania e Macedonia non rispettino ancora tutti i requisiti necessari per entrare a pieno titolo nell\u2019alleanza. Tuttavia un accordo che consenta di invitare i tre paesi ad aderire all\u2019alleanza sembra a portata di mano. <\/p>\n<p>Divergenze ben maggiori si registrano invece sulla proposta americana di avviare programmi Map di sostegno all\u2019adesione anche con Ucraina e Georgia. Nonostante i due paesi siano da anni partner della Nato, sono forti infatti le perplessit\u00e0 tra gli alleati europei sulle condizioni politiche ed economiche di Kiev e Tbilisi. Sull\u2019ingresso dei due paesi nella Nato pesa inoltre la strenua opposizione della Russia, che non vuole un\u2019estensione dell\u2019influenza occidentale in quello che considera il suo \u201cvicino estero\u201d. In un momento di tensione con la Russia su altre questioni rilevanti &#8211; lo scudo anti-missili balistici in Polonia e Repubblica Ceca, il Trattato sulle forze convenzionali in Europa e il riconoscimento del Kosovo \u2013 prevale fra gli europei un atteggiamento di cautela nei confronti di un rafforzamento della cooperazione con Ucraina e Georgia. <\/p>\n<p>In conclusione, a parte la probabile decisione sull\u2019allargamento ai Balcani, il vertice di Bucarest servir\u00e0 soprattutto come occasione per attenuare i contrasti fra gli alleati su questioni, come la missione in Afghanistan, cruciali non solo per la credibilit\u00e0 dell\u2019alleanza, ma per il suo stesso futuro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vertice Nato che si terr\u00e0 il 2-4 aprile a Bucarest tratter\u00e0 questioni importanti per la sicurezza transatlantica e su alcune \u00e8 possibile che si realizzino significativi passi in avanti. 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