{"id":77850,"date":"2020-02-02T09:38:28","date_gmt":"2020-02-02T08:38:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77850"},"modified":"2020-02-04T11:15:05","modified_gmt":"2020-02-04T10:15:05","slug":"cosi-finisce-storia-brexit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/cosi-finisce-storia-brexit\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec finisce una storia"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine \u201cl\u2019alba della nuova era\u201d, come l\u2019ha definita il premier britannico <strong>Boris Johnson<\/strong>, \u00e8 arrivata. Ci sono voluti tre anni e mezzo e tre primi ministri, oltre a innumerevoli ore di negoziati con l\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, ma nella notte tra il 31 gennaio e il 1 febbraio \u201c<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/lora-della-brexit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>Brexit is done<\/em><\/strong><\/a>\u201d. Non \u00e8 finita qui e anzi ci aspetta un percorso tortuoso fatto di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/brexit-i-nodi-della-pesca-e-degli-standard-comuni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nuovi negoziati<\/a>, ma vale la pena fermarsi un attimo a pensare a quello che \u00e8 successo questa settimana e a cosa ci riserver\u00e0 il futuro.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile: con il dossier Brexit si rischia sempre di essere troppo cinici o troppo sentimentali \u2013 oscillando tra \u201cin fondo \u00e8 meglio cos\u00ec\u201d e \u201coggi perdiamo tutti\u201d. In questa settimana, abbiamo visto Nigel Farage sfilare al Parlamento europeo brandendo la bandierina britannica e dall&#8217;altro lato il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel ricordare che uscendo dall&#8217;Unione si rinuncia ai benefici e ai diritti garantiti ai membri. Ma abbiamo anche sentito gli europarlamentari intonare il canto tradizionale scozzese <em>Auld Lang Syne<\/em> subito dopo il voto sul <em>Withdrawal Bill<\/em>,\u00a0e le maggiori cariche europee \u2013 <strong>Charles Michel<\/strong>, <strong>David Sassoli<\/strong> e <strong>Ursula von der Leyen<\/strong> \u2013 fare appello ai legami storici con il Regno Unito e parlare di una solida amicizia che resister\u00e0 nel tempo. In ogni caso, l\u2019<strong><em>Union Jack<\/em> <\/strong>\u00e8 stata freddamente rimossa dai palazzi delle istituzioni di Bruxelles e la bandiera europea dai palazzi delle istituzioni di Londra (ma non da quelli scozzesi).<\/p>\n<p>Finisce cos\u00ec una storia, non facile, durata mezzo secolo, mentre la promessa di un futuro comune viene lasciata nelle mani delle prossime generazioni. Il simbolismo \u00e8 importante in questa occasione come lo \u00e8 sempre stato nella costruzione europea. Per la mia generazione nata negli Anni Ottanta e cresciuta negli Anni Novanta, in una fase di grande <strong>fermento europeista<\/strong>, il\u00a0<strong>Regno Unito<\/strong> ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile. Dalle vacanze studio estive per imparare la lingua che ci avrebbe aperto le porte di tutti i Paesi europei, all&#8217;Erasmus negli atenei inglesi dove si creava una comunit\u00e0 cosmopolita, alle vacanze improvvisate a Londra sui primi voli <em>low cost<\/em> che abbattevano i confini, la Gran Bretagna \u00e8 sempre stata Europa e viceversa. E la moneta diversa o la guida a destra segnavano una diversit\u00e0, mai un\u2019estraneit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma il simbolismo non sar\u00e0 l\u2019ingrediente principale degli sviluppi politici che avranno inizio da oggi. Non sar\u00e0 sufficiente sventolare le bandiere per il governo britannico, che ha puntato sull&#8217;immagine di una Gran Bretagna liberata che torna al suo destino di grande potenza mondiale e che ora dovr\u00e0 dimostrarlo con i fatti; n\u00e9 potranno limitarsi a farvi appello le istituzioni europee, che per mantenere coeso il campo comunitario dovranno soprattutto contare sulla convergenza concreta di interessi dei Paesi membri.<\/p>\n<p>La parola torna dunque al processo politico e istituzionale che traghetter\u00e0 Regno Unito e Ue nella definizione della loro nuova relazione dopo il <strong>periodo di transizione<\/strong> che terminer\u00e0 alla fine dell\u2019anno. In questi undici mesi, il governo britannico rispetter\u00e0 tutte le regole dell\u2019Ue ma i suoi rappresentanti non faranno pi\u00f9 parte delle istituzioni europee e non parteciperanno pi\u00f9 al processo decisionale. I rispettivi team negoziali \u2013 quello europeo coordinato da <strong>Michel Barnier<\/strong>, veterano nei palazzi di Bruxelles e riconfermato dalla nuova Commissione von der Leyen, e quello britannico guidato da <strong>David Davis<\/strong>, nominato dal governo di Boris Johnson e con un granitico pedigree euroscettico \u2013 avranno il compito di definire le nuove regole del gioco. Molti scommettono che non ce la faranno nei tempi previsti e che il massimo che possiamo aspettarci \u00e8 un accordo minimo sulla circolazione delle merci. Ma quali sono i principali fattori di rischio e chi rischia di pi\u00f9 tra Ue e Londra?<\/p>\n<p>Gli <strong>aspetti economici<\/strong> sono ovviamente molto rilevanti. L&#8217;Ue \u00e8 il principale partner commerciale della Gran Bretagna: le esportazioni verso l&#8217;Ue rappresentano il 45% delle esportazioni totali della Gran Bretagna e Londra importa il 53% delle sue importazioni totali dall&#8217;Ue. \u00c8 chiaro quindi che arrivare ad un accordo soddisfacente \u00e8 soprattutto interesse del governo britannico. Del resto, \u00e8 stato calcolato che la preparazione della Brexit \u00e8 gi\u00e0 costata 400 milioni di sterline alla Gran Bretagna e Londra si \u00e8 impegnata a pagare alla Ue circa 36 miliardi di euro per onorare gli accordi presi prima del divorzio. Per ora dunque, la Brexit non si \u00e8 rivelata un buon affare. Del resto, perdendo un contributore netto cos\u00ec importante come la Gran Bretagna, l\u2019Ue si trover\u00e0 a dover colmare un buco di bilancio che ammonta a circa 10 miliardi l\u2019anno. Tenuto conto delle ambizioni accresciute dell\u2019attuale leadership europea per i prossimi anni, l\u2019Ue dovr\u00e0 trovare la quadra per un difficile accordo sul <strong>bilancio pluriennale 2021-2027<\/strong> e fare una riflessione quanto mai urgente sulla necessit\u00e0 di introdurre nuove risorse proprie dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Nella fase immediatamente successiva al referendum britannico del giugno 2016, sembrava l\u2019Ue ad essere pi\u00f9 esposta al <strong>rischio di disgregazione<\/strong>. Erano in molti i commentatori che temevano un effetto domino in altri Paesi europei, da quelli dell\u2019Europa centro-orientale all&#8217;<strong>Italia<\/strong>. E invece il fronte europeo ha tenuto bene e ormai quasi pi\u00f9 nessuno \u2013 a parte alcuni irriducibili nazionalisti con tendenze populiste \u2013 parla di lasciare l\u2019Unione. Del resto, i costi politici ed economici di un passo del genere, grazie alla Brexit, sono sotto gli occhi di tutti. Quella che rischia di pi\u00f9 invece \u00e8 la Gran Bretagna, che si trova a dover risolvere due situazioni spinose. La prima riguarda l\u2019<strong>Irlanda del Nord<\/strong>, che sulla base dell\u2019accordo concluso dal governo Johnson e Bruxelles nell&#8217;ottobre 2019, resta allineata alle regole dell\u2019Ue e diventer\u00e0 il punto di ingresso nella zona doganale dell\u2019Unione. Alle elezioni di dicembre 2019, in Irlanda \u00e8 stata eletta una maggioranza di parlamentari anti-Brexit e per la prima volta i Nazionalisti hanno sorpassato gli Unionisti. Il futuro delle relazioni con Londra \u00e8 tutt&#8217;altro che certo. Si pone poi la questione della richiesta di un referendum per l\u2019indipendenza della <strong>Scozia<\/strong> \u2013 rimasta largamente pro Ue \u2013 avanzata con forza dalla leader Nicola Sturgeon. <strong>Tenere il Regno unito non sar\u00e0 facile<\/strong>.<\/p>\n<p>Ci sono poi le relazioni con il resto del mondo, in primo luogo con gli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/brexit-regno-unito-tra-ue-e-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Stati Uniti<\/strong><\/a>. Sia la Gran Bretagna che la Commissione europea, nelle parole dei rispettivi rappresentanti Johnson e von der Leyen, hanno ostentato un grande ottimismo sulla possibilit\u00e0 di concludere un accordo commerciale in tempi brevi con l\u2019alleato d\u2019Oltreoceano. Al di l\u00e0 dello scetticismo degli osservatori da entrambe le parti, che potrebbe essere smentito in questo frangente cos\u00ec fluido delle relazioni internazionali, nel caso britannico la posta in gioco sembra essere pi\u00f9 alta. Gli Stati Uniti vengono infatti visti come una possibile alternativa all&#8217;Ue sulla scorta della consolidata relazione transatlantica. Ma, come dicevamo, l\u2019Amministrazione statunitense ha oggi un approccio meno attento all&#8217;Europa e meno ancorato alle alleanze tradizionali e, soprattutto, percepisce la politica come un gioco a somma zero. Difficile pensare che l\u2019Amministrazione Trump non sia tentata di approfittare del momentaneo stato di necessit\u00e0 del governo britannico. Inoltre, sono forti le distanze tra Gran Bretagna e Stati Uniti, dal dossier sul <strong>nucleare iraniano<\/strong> alle prospettive di pace in <strong>Medio Oriente<\/strong>, dai rapporti con la <strong>Cina<\/strong> alla <strong>questione ambientale<\/strong>. Il consolidamento del rapporto tra Washington e Londra potrebbe dunque essere pi\u00f9 impervio del previsto.<\/p>\n<p>Nella Brexit per ora non sembrano esserci vincitori e vinti, ma se il cammino dell\u2019Ue appare segnato dalla forza delle regole, del mercato e delle istituzioni comuni, quello del Regno Unito \u00e8 molto incerto e tutto da reinventare. Da buoni amici e vicini, non ci resta che augurare\u00a0a Londra <strong>buona fortuna!<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine \u201cl\u2019alba della nuova era\u201d, come l\u2019ha definita il premier britannico Boris Johnson, \u00e8 arrivata. 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