{"id":77866,"date":"2020-02-04T08:01:00","date_gmt":"2020-02-04T07:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77866"},"modified":"2020-02-04T08:01:00","modified_gmt":"2020-02-04T07:01:00","slug":"il-caos-costruttivo-per-il-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/il-caos-costruttivo-per-il-medio-oriente\/","title":{"rendered":"Il &#8216;caos costruttivo&#8217; per il Medio oriente"},"content":{"rendered":"<p>Giugno 2006: nel corso di una conferenza stampa congiunta con l\u2019ex premier israeliano <strong>Ehud Olmert<\/strong>, <strong>Condoleezza Rice<\/strong>, allora segretario di Stato americano, lancia \u201cil progetto per il nuovo <strong>Medio oriente<\/strong>\u201d. Un piano che doveva partire dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/libano-proteste-hezbollah-ingerenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Libano<\/strong><\/a>, come suggerito dall\u2019ex titolare di Foggy Bottom, nel momento in cui la guerra tra lo Stato ebraico e <strong>Hezbollah<\/strong> era nella sua fase pi\u00f9 intensa.<\/p>\n<p>Il progetto per il \u201cnuovo Medio oriente\u201d doveva sostituire il precedente del \u201c<a href=\"https:\/\/www.brookings.edu\/research\/the-new-u-s-proposal-for-a-greater-middle-east-initiative-an-evaluation\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Grande Medio oriente<\/a>\u201d che l\u2019allora presidente degli Stati Uniti <strong>George W. Bush<\/strong> aveva tenuto a battesimo all&#8217;indomani dell\u201911 settembre 2001: un piano allargato che avrebbe dovuto segnare le sorti anche di Paesi dell\u2019Islam asiatico come <strong>Iran<\/strong>, <strong>Turchia<\/strong>,\u00a0<strong>Afghanistan<\/strong>\u00a0e <strong>Pakistan<\/strong>. Anzich\u00e9 allargare il controllo verso est, occorreva adesso rafforzare invece la presa nel cuore della regione. \u201cQuello a cui siamo assistendo qui &#8211; disse Rice indicando Israele e Libano &#8211; sono le doglie propedeutiche al parto del nuovo Medio oriente e qualunque cosa faremo sar\u00e0 nella direzione di creare questo nuovo ordine\u201d.<\/p>\n<p><strong>La strategia del disordine imposto<br \/>\n<\/strong>Il progetto lanciato dall&#8217;ex capo della diplomazia americana ha di fatto coinciso con l\u2019inizio di una fase di perdurante <strong>instabilit\u00e0<\/strong> per la regione, trasversale a tutte le Amministrazioni che si sono succedute a Washington negli ultimi tre lustri. Tanto che la dottrina ispiratrice di quel progetto \u00e8 stata definita del &#8216;caos costruttivo&#8217; non solo da osservatori come il canadese Mahdi Darius Nazemroaya, ma anche da pionieristici funzionari delle <strong>Nazioni Unite<\/strong>. Con la caduta di <strong>Saddam Hussein<\/strong> l\u2019accezione si \u00e8 trasformata in &#8216;caos creativo&#8217;, divenendo calzante al senso delle <strong>Primavere arabe<\/strong> agevolate dalla gestione di <strong>Barack Obama<\/strong>.<\/p>\n<p>Con la capitolazione di regimi che controllavano all&#8217;incirca 100 milioni di arabi, si \u00e8 creata tra Medio oriente e Nord Africa una serie di buchi neri il cui riempimento \u00e8 tuttora una &#8216;missione impossibile&#8217;. E il vento del &#8216;caos creativo&#8217; sta ancora sollevando le sabbie di quelle regioni, sebbene l\u2019America, interventista per natura, abbia compiuto con il presidente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/trump-piano-quotidiani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Donald Trump<\/strong><\/a> un percorso di maturazione verso un atteggiamento ancora pi\u00f9 cinico che vede oggi pi\u00f9 che mai nel <strong>disordine imposto<\/strong> qualcosa di favorevole, sino a quando &#8211; questo \u00e8 ovvio &#8211; non va a ledere i propri interessi. Il risultato \u00e8 di fatto un\u2019accelerazione del fenomeno che costringe gli altri a scontrarsi purch\u00e9 nessuno ne esca pi\u00f9 forte di tutti.<\/p>\n<p>Ecco allora che gli Stati Uniti dicono di andare via dalla regione (vedi il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/siria-confine-turchia-russia-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>caso siriano<\/strong><\/a>) e poi rimangono, si schierano con chiunque sia funzionale ai loro interessi (i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/siria-turchia-usa-trump-curdi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>curdi<\/strong><\/a> in funzione anti-Isis e subito dopo coi turchi che dei curdi sono i peggiori nemici). Operano parallelamente alle Unit\u00e0 di mobilitazione popolare (<em>Hashed Shaabi<\/em>), ovvero le milizie sciite irachene, contro il Califfato e poi compiono raid contro le loro basi nel valico di Al Qaim per arginare l\u2019influenza di Teheran nel Paese vicino.<\/p>\n<p><strong>Gli interessi statunitensi e l&#8217;obiettivo Usa 2020<br \/>\n<\/strong>Creano insomma un disordine creativo di cui solo loro riescono a muovere le fila tale da rendere per gli altri complicato capire cosa accadr\u00e0. Un disordine che all&#8217;interno degli Usa risponde alla posizione in cui si \u00e8 arroccato il popolo a stelle e strisce, in particolare quello che ha permesso a Trump di uscire vincitore dalle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/usa2020-protagonisti-programmi-e-posta-in-palio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>elezioni<\/strong><\/a> del 2016 e, probabilmente, da quelle del prossimo novembre. Ovvero &#8216;disimpegnarsi&#8217; per risparmiare soldi e soldati e intervenire solo quando gli interessi nazionali rischiano di essere lesi, petrolio in primis.<\/p>\n<p>Alzare la tensione con l\u2019Iran \u00e8 parte organica di questa strategia anche perch\u00e9 conferisce agli Usa una forza asimmetrica che in realt\u00e0 non avevano sino a ieri. E che anzi hanno subito nelle guerre pi\u00f9 recenti combattute da Washington tradizionalmente contro un nemico che operava in maniera non convenzionale. Asimmetria ma non solo, perch\u00e9 l\u2019accelerazione improntata da Trump, e che ha trovato forma nell&#8217;uccisione di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/il-generale-soleimani-e-il-peso-della-storia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Qassem Soleimani<\/strong><\/a>, ha restituito agli Usa anche l\u2019arma della deterrenza che era stata accantonata da Obama.<\/p>\n<p>Il potente leader militare iraniano ha infatti peccato di un eccesso di sicurezza: avendo assistito negli ultimi anni al ritiro degli Usa dalla Siria e al loro indebolimento in Iraq e nel Golfo, ha pensato che il &#8216;Grande Satana&#8217; fosse in ginocchio al punto da poterlo combattere con agilit\u00e0 ed efficacia da Baghdad, dove aveva creato una delle cabina di regia militare pi\u00f9 efficace della regione. Ed \u00e8 proprio nella capitale irachena che il protetto dell\u2019ayatollah <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/liran-non-cambia-la-rotta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ali Khamenei<\/a> ha trovato la morte, permettendo agli Usa di inviare un messaggio chiaro su come amministrer\u00e0 i propri affari nella regione. Potenzialmente per altri cinque anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giugno 2006: nel corso di una conferenza stampa congiunta con l\u2019ex premier israeliano Ehud Olmert, Condoleezza Rice, allora segretario di Stato americano, lancia \u201cil progetto per il nuovo Medio oriente\u201d. 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