{"id":77892,"date":"2020-02-02T00:58:12","date_gmt":"2020-02-01T23:58:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77892"},"modified":"2020-02-04T12:03:26","modified_gmt":"2020-02-04T11:03:26","slug":"al-voto-in-iowa-ecco-lidentikit-degli-aspiranti-alla-nomination","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/al-voto-in-iowa-ecco-lidentikit-degli-aspiranti-alla-nomination\/","title":{"rendered":"Al voto in Iowa: ecco l&#8217;identikit degli aspiranti alla nomination"},"content":{"rendered":"<p>Ieri sera, a confrontarsi sugli schermi di quasi cento milioni di telespettatori, oltre che alle due squadre di football in finale al <strong>Superbowl <\/strong>sono stati anche due contendenti alle\u00a0<strong>elezioni presidenziali\u00a0<\/strong>del prossimo 3 novembre, a poche ore dall&#8217;inizio della stagione di\u00a0<strong>caucus<\/strong> e\u00a0<strong>primarie<\/strong>, con il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/275-caucus-nello-iowa-dai-fienili-alla-casa-bianca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">voto nello\u00a0<strong>Iowa<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Il primo ad aver deciso di sconfinare in una dimensione pubblicitaria in genere riservata a prodotti quali birre, auto e film &#8211; anche a costo di spendere quella decina di milioni di dollari necessari per comprare uno spazio dell\u2019ordine di soli sessanta secondi &#8211; \u00e8 stato il miliardario ed ex sindaco di New York <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/strategia-bloomberg-presidenziali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Mike Bloomberg<\/strong><\/a>. Il secondo \u00e8 stato il presidente <strong>Donald Trump<\/strong>, intervenuto nel tentativo di bilanciare la relativamente inedita mossa del suo, per il momento, distante rivale.<\/p>\n<p>Distante perch\u00e9 Bloomberg \u00e8 ancora basso nei sondaggi, nonostante che per sostenere la sua candidatura abbia finora speso circa 200 milioni di dollari, pi\u00f9 di chiunque altro. Certamente pi\u00f9 dell\u2019altro uomo d\u2019affari in corsa per incassare la nomination del <strong>Partito democratico<\/strong>, <strong>Tom Steyer<\/strong>, che al momento di milioni di dollari ne ha spesi 130. E questo mentre gli altri <strong>dodici candidati<\/strong> ancora attivi, nell\u2019insieme, non hanno investito nelle rispettive campagne elettorali pi\u00f9 di un centinaio di milioni di dollari.<\/p>\n<p><strong>La rincorsa di Bloomberg\u00a0<\/strong><br \/>\nSebbene tutto sia sempre possibile, sembra davvero poco probabile che l\u2019investitura di un Partito democratico <strong>a sinistra come mai prima d&#8217;ora<\/strong>\u00a0potr\u00e0 mai cadere sul 77enne Bloomberg, vale a dire su di un ex repubblicano che nel 2004 ha appoggiato la ricandidatura del presidente George W. Bush, che si \u00e8 sempre dichiarato quantomeno scettico nei confronti di ogni soluzione redistributiva del reddito e che da sindaco ha legato il suo nome a iniziative bollate come razziste proprio da quell\u2019universo progressista ora indispensabile per affermarsi vittoriosamente alla convention del partito prevista per la met\u00e0 di luglio a <strong>Milwaukee,<\/strong> in Wisconsin. Ci\u00f2 detto, \u00e8 ancora pi\u00f9 interessante notare come Bloomberg abbia deciso d\u2019investire nel Superbowl nonostante a lui &#8211; entrato in corsa in ritardo rispetto agli avversari &#8211; sia preclusa l\u2019intera prima fase delle primarie democratiche. Per Bloomberg il momento della verit\u00e0 arriver\u00e0 tra un mese, con il <strong>Super Tuesday<\/strong> del 3 marzo, giorno in cui andranno al voto <strong>California, Texas<\/strong> e altri dodici stati.<\/p>\n<p><strong>Steyer, l&#8217;improbabile multimiliardario<\/strong><br \/>\nSteyer andr\u00e0 invece incontro al volere degli elettori prima il 3 febbraio in Iowa e poi, otto giorni dopo, in New Hampshire, due Stati dove \u00e8 in testa solo nelle classifiche di spesa. Finora, il 62enne californiano si \u00e8 soprattutto distinto per esser stato tra i primi a rivendicare la necessit\u00e0 di rimuovere Trump dalla Casa Bianca. In questi lunghi mesi di campagna elettorale, Steyer si \u00e8 poi dimostrato intenzionato a tradire la sua stessa categoria, quella dei multimiliardari, in favore di politiche volte a combattere tanto il cambiamento climatico quanto l\u2019influenza del grande capitale negli affari politici. Malgrado gli sforzi fin qui effettuati, Steyer sembra non esser ancora riuscito a convincere una parte sostanziale dell\u2019elettorato democratico dell\u2019opportunit\u00e0 rappresentata dalla sua candidatura.<\/p>\n<p><strong>La stella Sanders<\/strong><br \/>\nMultimiliardari a parte, \u00e8 <strong>Bernie Sanders<\/strong>\u00a0a guidare ogni graduatoria che combini insieme disponibilit\u00e0 finanziarie e posizioni attribuite dai <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/282-sanders-e-biden-vanno-forti-nei-sondaggi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sondaggi<\/a>. Il 78enne senatore del Vermont sta andando alla grande, forte di un gran numero di volontari e di un numero ancora pi\u00f9 grande di finanziatori individuali. <strong>La sua macchina elettorale non ha pari, come la sua coerenza politica<\/strong>. Battaglie quali la cancellazione del debito universitario e la realizzazione di un sistema di copertura sanitaria universale sono a lui da tutti ricondotte. Quella di Sanders sembra una candidatura oggi molto pi\u00f9 forte di quella di quattro anni fa. Tuttavia, a differenza di allora, Sanders non \u00e8 pi\u00f9 il solo a occupare la sinistra del partito.<\/p>\n<p><strong>La sorpresa Buttigieg<\/strong><br \/>\nIl risultato dell\u2019Iowa e del New Hampshire \u00e8 poi ipotecato da <strong>Pete Buttigieg<\/strong>, la vera sorpresa di questa stagione politica. L\u2019apertamente gay ex sindaco di una piccola cittadina dell\u2019Indiana, South Bend, \u00e8 riuscito a soli 37 anni a concentrare su di s\u00e9 l\u2019attenzione di cos\u00ec tanto pubblico e cos\u00ec tanti finanziatori da superare tutti gli altri candidati tranne Sanders. In questi ultimi sei mesi, Buttigieg ha fatto del suo meglio per occupare saldamente il centro del partito ma, per quanto forte, la sua candidatura continua a esser frenata dall\u2019assenza quasi totale di risonanza tra l\u2019elettorato di colore, circostanza che potrebbe costargli cara in Nevada e South Carolina, gli altri due Stati chiamati al voto prima del Super Tuesday.<\/p>\n<p><strong>Warren, esperienza e incertezza<\/strong><br \/>\nIn questa particolare classifica che combina insieme finanziamenti e sondaggi, il terzo posto \u00e8 occupato da <strong>Elizabeth Warren<\/strong>. La 70enne senatore del Massachusetts ha scalato il vertice del Partito democratico grazie a una serie di politiche tanto audaci da contendere a Sanders la guida dell\u2019intero schieramento progressista. Come quest\u2019ultimo, Warren vuole affrontare l\u2019enorme diseguaglianza che caratterizza l\u2019odierna situazione economica statunitense incrementando la pressione fiscale sulle entit\u00e0 pi\u00f9 abbienti. Ma, a differenza di quest\u2019ultimo, a Warren non \u00e8 riconosciuta una forte coerenza d\u2019impegno, anche per via di passi falsi come quello in cui ha rivendicato illegittimamente una sua origine nativo americana. Inoltre, Warren ha di recente modificato la propria strategia elettorale al fine di raccogliere l\u2019eredit\u00e0 di quei candidati, in maggioranza moderati, che negli ultimi tempi hanno abbandonato la competizione elettorale.<\/p>\n<p><strong>La tela dell&#8217;ex vicepresidente Biden<\/strong><br \/>\nSebbene <strong>Joe Biden<\/strong> sembri il miglior candidato per un ritorno a quell\u2019et\u00e0 dell\u2019oro che per molti democratici corrisponde agli otto anni delle due amministrazioni Obama, il 77enne ex vicepresidente ha raccolto un volume di finanziamenti sensibilmente inferiore a quello dei suoi pi\u00f9 diretti competitor. Forte dell\u2019indiscusso sostegno di ampi settori dell\u2019elettorato democratico, in particolare dei pi\u00f9 anziani e degli afroamericani, Biden promette un moderatismo che potrebbe portarlo a scegliere come suo candidato alla vicepresidenza addirittura un repubblicano, mentre assicura una competenza in politica estera che nessuno degli altri contendenti pu\u00f2 neppure sfiorare. Tutto lascia supporre che Biden potr\u00e0 permettersi di perdere in Iowa e New Hampshire, ma per continuare a puntare sulla Casa Bianca dovr\u00e0 affermarsi in Nevada e South Carolina.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;abile Yang, protagonista dei dibattiti<\/strong><br \/>\nAd onor del vero, Bloomberg e Steyer non sono gli unici due uomini d\u2019affari in lizza per la nomina del Partito Democratico. Ce n\u2019\u00e8 un terzo, <strong>Andrew Yang<\/strong>, 44enne figlio di una coppia di immigrati taiwanesi sostenitore della necessit\u00e0 di combattere la disoccupazione conseguente a una sempre maggiore robotizzazione del lavoro attraverso l\u2019istituzione di un reddito universale pari a un migliaio di dollari al mese. Tra tutti, Yang \u00e8 sicuramente quello che ha saputo fare di pi\u00f9 con meno, sfruttando cos\u00ec bene i social media da classificarsi subito dopo Biden quanto a raccolta fondi e subito sopra i requisiti minimi di popolarit\u00e0 prescritti dal Partito Democratico per partecipare a quasi tutti i dibattiti televisivi, compreso il prossimo in calendario per met\u00e0 febbraio. Almeno per il momento, Yang sembra per\u00f2 pi\u00f9 in grado di avere un impatto sui contenuti della futura piattaforma democratica che sul risultato di questa prima fase elettorale.<\/p>\n<p><strong>La carta centrista di Klobuchar<\/strong><br \/>\nUn altro candidato di spicco, l\u2019ultimo di questa serie, \u00e8 il senatore del Minnesota <strong>Amy Klobuchar<\/strong>. Relativamente giovane con i suoi 59 anni, Klobuchar nella sua esperienza al Senato \u00e8 riuscita a costruirsi una reputazione di abile centrista che potrebbe conquistarle le simpatie di quella componente moderata dell\u2019elettorato preoccupata della non giovane et\u00e0 di Biden e dell\u2019inesperienza di Buttigieg. In ogni caso, Klobuchar ha finora speso molto meno di quanto ha raccolto, il che dovrebbe renderla molto competitiva in questa prima tornata elettorale dove, oltretutto, gioca quasi in casa visto che l\u2019Iowa confina a settentrione proprio con il Minnesota. Da notare per\u00f2 che, come nel caso di Biden, per Klobuchar un eventuale sconfitta in tutti e quattro questi stati equivarrebbe alla fine di ogni ambizione presidenziale almeno fino al 2024.<\/p>\n<p><strong>Sommersi e salvati<\/strong><br \/>\nFin qui otto degli undici candidati rimasti nel campo democratico. Gli altri quattro sono il senatore del Colorado\u00a0<strong>Michael Bennet<\/strong>, la deputata delle Hawaii\u00a0<strong>Tulsi Gabbard<\/strong> (accusata da Hillary Clinton di essere un &#8220;asset russo&#8221;) e l&#8217;ex governatore del Massachussets\u00a0<strong>Deval Patrick<\/strong>. Nessuno di loro, per\u00f2, ha grandi possibilit\u00e0 di affermazione: nei sondaggi viaggiano tutti sotto l&#8217;1%. Non arrivano invece a misurarsi con caucus e primarie nomi eccellenti che hanno fatto un passo indietro nelle scorse settimane: fra questi, i senatori afroamericani\u00a0<strong>Cory Booker<\/strong> (New Jersey) e\u00a0<strong>Kamala Harris<\/strong> (California), l&#8217;ex deputato texano\u00a0<strong>Beto O&#8217;Rourke<\/strong>, astro nascente dei democratici appena un anno fa, e l&#8217;ex ministro di Obama\u00a0<strong>Juli\u00e1n Castro<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ieri sera, a confrontarsi sugli schermi di quasi cento milioni di telespettatori, oltre che alle due squadre di football in finale al Superbowl sono stati anche due contendenti alle\u00a0elezioni presidenziali\u00a0del prossimo 3 novembre, a poche ore dall&#8217;inizio della stagione di\u00a0caucus e\u00a0primarie, con il voto nello\u00a0Iowa. 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