{"id":77934,"date":"2020-02-04T11:13:35","date_gmt":"2020-02-04T10:13:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77934"},"modified":"2020-02-11T12:37:00","modified_gmt":"2020-02-11T11:37:00","slug":"dopo-brexit-parte-salita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/dopo-brexit-parte-salita\/","title":{"rendered":"Il dopo Brexit parte in salita"},"content":{"rendered":"<p>Eravamo tutti pi\u00f9 o meno consapevoli\u00a0 che con il 31 gennaio si sarebbe conclusa la parte paradossalmente pi\u00f9 semplice del complesso processo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/lora-della-brexit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">divorzio del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<\/a>. E\u2019 vero infatti che, a partire dalla data del fatidico referendum fino al sofferto accordo sul recesso, a Londra si erano sperimentate enormi difficolt\u00e0: due elezioni anticipate; infinite tensioni fra esecutivo e Parlamento; molteplici cambi e rimpasti nella composizione dello stesso esecutivo; crisi ricorrenti all\u2019interno dei due partiti maggiori; e rischi per la tenuta dello stesso Regno Unito a fronte delle tentazioni secessioniste di <strong>Scozia<\/strong> e di una parte dall\u2019<strong>Irlanda del Nord<\/strong>. Ma in fondo i problemi da risolvere con il <em>Withdrawal Agreement<\/em> erano sostanzialmente pochi e relativamente semplici.<\/p>\n<p>In sostanza si trattava di definire: lo status dei cittadini europei residenti nel Regno Unito (e dei cittadini britannici nel resto di Europa); il conto di quanto Londra avrebbe dovuto pagare all&#8217;Ue sulla base degli impegni assunti nel quadro del bilancio comunitario (il cosiddetto <em>Exit Bill<\/em>); la questione (rivelatasi pi\u00f9 complicata del previsto) di come regolare il transito delle merci al confine tra Repubblica di Irlanda e Irlanda del Nord; e infine un periodo transitorio (rapidamente concordato ma nel frattempo diventato molto breve) che sarebbe stato necessario, dopo l\u2019uscita formale Regno Unito dall&#8217;Ue, per raggiungere un accordo sul\u00a0 futuro assetto delle relazioni bilaterali fra Unione europea e Londra.<\/p>\n<p>Ed <strong>eravamo tutti pi\u00f9 o meno consapevoli che la parte pi\u00f9 difficile si sarebbe aperta in effetti all\u2019indomani del 31 gennaio<\/strong>, \u00a0quando sarebbe di fatto iniziato il pre-negoziato sulla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/negoziato-gb-ue-difficile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>definizione delle future relazioni\u00a0<\/strong><\/a> fra il Regno Unito (ormai a tutti gli effetti un Paese terzo) e l\u2019Unione europea. Dopo i discorsi di ieri del primo ministro britannico <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/johnson-prova-brexit-regno-disunito\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Boris Johnson<\/strong><\/a> e del negoziatore capo della Ue <strong>Michel Barnier<\/strong>, si conferma l\u2019impressione che la fase del dopo Brexit sia perlomeno partita in salita.<\/p>\n<p>Le posizioni di partenza erano note. La Ue aveva manifestato la pi\u00f9 ampia disponibilit\u00e0 ad un accordo commerciale di portata particolarmente ambiziosa. Anche ieri Barnier ha confermato che la Ue \u00e8 pronta a negoziare un accordo <em>ad hoc<\/em>, modellato sulla base dell\u2019accordo negoziato a suo tempo con il Canada, con l\u2019obiettivo di minimizzare la conseguenze negative della Brexit, e consentire un ampio accesso di beni (industriali e agricoli) e servizi del Regno Unito al mercato interno europeo, a condizioni per quanto possibile non dissimili da quelle oggi in vigore. In contropartita, la Ue chiede al Regno Unito di adeguarsi agli <strong>standard europei in materia ambientale, sociale, di protezione dei consumatori, di concorrenza e di aiuti di Stato, di fiscalit\u00e0<\/strong>. E chiede inoltre un accordo sui <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/brexit-i-nodi-della-pesca-e-degli-standard-comuni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>diritti di pesca<\/strong><\/a> nelle acque britanniche. Il senso di questa posizione negoziale \u00e8 chiaro e condivisibile: la Ue \u00e8 pronta a concedere a Londra il pi\u00f9 ampio accesso al mercato europeo, a condizione che Londra rinunci a muoversi come un \u201cfree rider\u201d e a praticare di\u00a0 forme di concorrenza sleale nei confronti degli ex partner europei.<\/p>\n<p>Ebbene ieri Johnson ha aperto le ostilit\u00e0 dichiarando in sintesi che: il Regno Unito non \u00e8 interessato ad un accordo\u00a0 di libero scambio ambizioso con la Ue, se questo dovesse comportare la necessit\u00e0 di adeguarsi a regole e standard europei; che il Regno Unito vuole recuperare una sua piena sovranit\u00e0 in materia di regole e standard; che Londra \u00e8 pronta ad un accordo di portata modesta e settoriale se la UE dovesse\u00a0 insistere sulla convergenza regolamentare; ed infine\u00a0 che Londra vuole giocare la sua partita a tutto campo, presentandosi sulla scena internazionale come un campione del libero scambio e stabilendo relazioni nuove commerciali con altri paesi.<\/p>\n<p>Il messaggio non poteva essere pi\u00f9 esplicito. E ha fatto bene Barnier a ricordare, a nome dell&#8217;Ue, che accesso al mercato e una intesa su un <em>level playing field<\/em>\u00a0in materia di regole devono andare di pari passo. Si apre quindi ora un negoziato potenzialmente pi\u00f9 difficile di quanto qualche ottimista aveva potuto sperare.<\/p>\n<p>Intuitivamente, un accesso di merci e servizi britannici nel continente, e di merci e servizi europei nel Regno Unito, unicamente regolato dalle regole del Wto e sottoposto a controlli, dazi, barriere non tariffarie e limitazioni quantitative va contro gli \u00a0interessi delle due parti. Una situazione caratterizzata da paralisi o riduzione del commercio di beni e servizi e \u201cfar west\u201d regolamentare potrebbe avere conseguenze seriamente negative su economie allo stato attuale fortemente collegate e integrate. Dovrebbe invece essere \u00a0nell\u2019interesse delle due parti arrivare a definire un regime quanto pi\u00f9 liberalizzato di scambi di merci e servizi, insieme a meccanismi necessari per raggiungere quella convergenza regolamentare che costituisce la base per un regime di libero commercio, in condizioni di concorrenza leale. Basta pensare a cosa costerebbero a Londra (e non solo) limitazioni all\u2019accesso dei servizi finanziari della City al mercato europeo.<\/p>\n<p>E\u2019 possibile e verosimile che le dichiarazioni di ieri di Johnson fossero prevalentemente dirette ad un pubblico interno (anche se le prime reazioni della Borsa di Londra e sulle sterlina confermano le preoccupazioni del business britannico per la linea del primo Ministro). E\u2019 ugualmente possibile che si sia trattato di un pre-posizionamento tattico in vista di negoziato tutt\u2019altro che facile. Ma se prevarr\u00e0 il buon senso, e se la Ue manterr\u00e0 quella compattezza e unit\u00e0 di intenti che hanno finora\u00a0 caratterizzato la posizione dei 27 sulla <strong>Brexit<\/strong>, dovrebbe ancora essere possibile realizzare una intesa. Al fondo lo scenario di una accordo ampio e comprensivo, che includa oltre alle relazioni commerciali anche intese su sicurezza e politica estera, \u00e8 pur sempre lo scenario pi\u00f9 conveniente sia per Londra che per Bruxelles. A volte per\u00f2 il buon senso si perde nel gioco dei condizionamenti di politica interna. Necessario allora per l&#8217;Ue prepararsi a negoziare con fermezza e chiara percezione degli interessi in gioco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eravamo tutti pi\u00f9 o meno consapevoli\u00a0 che con il 31 gennaio si sarebbe conclusa la parte paradossalmente pi\u00f9 semplice del complesso processo di divorzio del Regno Unito dall&#8217;Unione europea. 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