{"id":77945,"date":"2020-02-04T16:00:20","date_gmt":"2020-02-04T15:00:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=77945"},"modified":"2020-02-10T08:25:50","modified_gmt":"2020-02-10T07:25:50","slug":"poco-probabile-origine-militare-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/poco-probabile-origine-militare-coronavirus\/","title":{"rendered":"La poco probabile origine militare dell&#8217;epidemia di coronavirus"},"content":{"rendered":"<p>Alcuni articoli della stampa internazionale tra cui uno del <em><a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/world\/2020\/01\/29\/experts-debunk-fringe-theory-linking-chinas-coronavirus-weapons-research\/?\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Washington Post<\/a><\/em> ed un altro del <em><a href=\"https:\/\/www.washingtontimes.com\/news\/2020\/jan\/26\/coronavirus-link-china-biowarfare-program-possible\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Washington Times<\/a><\/em> evocano l\u2019ipotesi secondo cui l\u2019epidemia di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/cina-pil-coronavirus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>coronavirus<\/strong><\/a> possa aver avuto origine\u00a0 accidentale nel quadro di una ricerca militare da parte di un <strong>laboratorio biologico<\/strong> stanziato proprio nella citt\u00e0 di <strong>Wuhan<\/strong>. Il <em>Washington Post<\/em>, riporta le conclusioni di autorevoli scienziati che escludono tale ipotesi, mentre il filo-trumpiano <em>Washington Times<\/em> rimane pi\u00f9 possibilista. Questa linea viene seguita anche\u00a0 dal britannico <em>Daily Mail<\/em>.<\/p>\n<p>Lo scetticismo del <em>Washington Post<\/em> \u00e8 corroborato da un altro fattore che nessuno dei giornali citati menziona ma che, grazie alla diplomazia internazionale, rende l\u2019ipotesi ventilata assai remota. Le <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/bioterrorismo-scienza-terrore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">armi biologiche<\/a><\/strong> appartengono infatti alla categoria delle armi di distruzioni di massa su cui da decenni \u00e8 focalizzata l\u2019attenzione della comunit\u00e0 internazionale con lo scopo di proibirne l\u2019uso, il possesso e la diffusione. Per quanto riguarda le armi biologiche, \u00e8 in vigore dal 1975 un Trattato <em>ad hoc<\/em>, la Convenzione sulla Proibizione delle Armi Biologiche (Bwc), negoziata nel quadro della Conferenza del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/disarmo-npt-conferenza-cinquantenario\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Disarmo<\/a> di Ginevra, che impone alle parti di non sviluppare, immagazzinare o acquisire agenti biologici se non per scopi pacifici. Oltre alla proibizione, la Convenzione prevede la distruzione di tali armi e dei vettori capaci di trasportarle. La <strong>Cina<\/strong>, come anche la stragrande maggioranza degli altri Stati del mondo, ha firmato e ratificato tale convenzione.<\/p>\n<p><strong>Un Trattato debole\u2026<\/strong><br \/>\nOccorre riconoscere tuttavia che la Convenzione del 1975 non \u00e8 un accordo a tenuta stagna. Vi sono anzitutto 15 Paesi che non vi hanno ancora aderito.\u00a0 Ci si domanda cosa aspettino Stati come Egitto, Israele, Siria e Tanzania a rinunciare a questa odiosa arma del terrore. L\u2019Europa e l\u2019<strong>Italia<\/strong> si trovano in prima linea per promuovere l\u2019<strong>universalizzazione della Bwc<\/strong>.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 inoltre il problema del doppio uso, pacifico e offensivo, delle sostanze biologiche che rende <strong>difficile distinguere gli usi leciti e quelli illeciti di tali sostanze<\/strong>. Di fronte all\u2019enorme balzo in avanti della tecnologia in campo biologico \u00e8 praticamente impossibile monitorarne tutte le applicazioni.<\/p>\n<p>Questo ultimo compito \u00e8 reso pi\u00f9 difficile dal fatto che la Convenzione appartiene ai cosiddetti <strong>Trattati \u201cpoveri\u201d<\/strong>, quelli che non dispongono, per la loro applicazione, di un\u2019organizzazione internazionale permanente\u00a0 come \u00e8 invece il caso per le <strong>armi chimiche<\/strong> (Opcw dell\u2019Aia) e <strong>la proibizione degli esperimenti nucleari <\/strong>(Ctbto di Vienna).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 priva la convenzione\u00a0 di una capacit\u00e0 di verifica ed ispezione di cui si possono invece avvalere gli altri trattati che proibiscono le armi nucleari e quelle chimiche. Un tentativo di dotare la Bwc di un sistema di verifiche fu fatto naufragare nel 2002 da <strong>John Bolton<\/strong>, l\u2019ineffabile nemico di tutti gli accordi di disarmo, gi\u00e0 ambasciatore statunitense all\u2019Onu poi divenuto consigliere per la Sicurezza nazionale nell\u2019Amministrazione Trump e di recente licenziato dallo stesso presidente perch\u00e9 considerato un guerrafondaio.<\/p>\n<p><strong>\u2026 ma un impegno solido<\/strong><br \/>\nIl monitoraggio della convenzione avviene oggi principalmente attraverso le\u00a0 quinquennali Conferenze, che passano in rassegna l\u2019applicazione dell\u2019accordo, e periodiche riunioni di esperti. Ad esse si affianca da alcuni anni una piccola unit\u00e0 applicativa di supporto il cui personale per\u00f2 si conta con le dita di una sola mano. Nell\u2019insieme una struttura leggera, che nulla potrebbe fare nel caso malaugurato di un effettivo impiego delle armi biologiche i cui <strong>effetti <\/strong>sarebbero <strong>catastrofici a livello planetario<\/strong>.<\/p>\n<p>Per sopperire alle lacune del sistema in atto, alcuni Paesi occidentali stabilirono nel 1985 l\u2019<em>Australia Group<\/em>, impegnato ad <strong>impedire che le<\/strong> loro <strong>esportazioni<\/strong> <strong>possano contribuire allo sviluppo di armi chimiche e biologiche<\/strong>. Inoltre, una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (la 1540) \u00e8 divenuta uno strumento chiave per impedire che armi di distruzione di massa, ivi comprese quelle biologiche, possano cadere in mano a gruppi terroristici.<\/p>\n<p>Nonostante le carenze citate, l\u2019architettura internazionale costruita per proteggersi dalle armi biologiche rimane sufficientemente solida. Nessuno Stato si \u00e8 sinora ritirato dalla Convenzione n\u00e9 si pu\u00f2 parlare di aperte violazioni. Il caso pi\u00f9 saliente fu quello dell\u2019Iraq di Saddam Hussein, che prima della prima guerra del Golfo del 1990 si dot\u00f2 clandestinamente di armi biologiche. All\u2019epoca Baghdad aveva firmato ma non ratificato la convenzione biologica (lo fece successivamente). Saddam non os\u00f2 per\u00f2 utilizzarle, temendo le inevitabili pesanti ritorsioni. Nella seconda guerra del Golfo di tali armi, come si sa, non si trov\u00f2 traccia.<\/p>\n<p><strong>Armi di terrore, non strategiche<\/strong><br \/>\nLa\u00a0 generale propensione ad accettare la proibizione delle armi biologiche deriva, come per le armi chimiche, oltre che da <strong>motivi umanitari<\/strong>, anche dalla loro <strong>scarsa valenza sul piano militare<\/strong>. Potevano avere un valore nelle guerre in trincea come durante il primo conflitto mondiale ma molto meno oggi. Possono uccidere indiscriminatamente migliaia e migliaia di esseri viventi ma <strong>non servono per\u00a0 distruggere obiettivi militari o per vincere una guerra<\/strong>. <strong>Non sono armi strategiche ma armi di terrore<\/strong>.<\/p>\n<p>Sinora Pechino \u00e8 stata assai scrupolosa nel rispettare gli accordi sottoscritti nel campo del disarmo assumendosi a volte impegni aggiuntivi quale quello unilaterale di non usare per prima l\u2019arma nucleare (<em>no first use<\/em>) che nessuno degli altri Stati nucleari riconosciuti ai sensi del Trattato di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/inf-equilibrio-nucleare-europeo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non proliferazione<\/a> nucleare ha sottoscritto.<\/p>\n<p>Visti questi precedenti, \u00e8 <strong>difficile pensare\u00a0 che la Cina abbia voluto mettere a rischio la propria reputazione internazionale<\/strong>, violando una Convenzione che proibisce un tipo di arma stigmatizzato e rigettato da quasi tutti i Paesi appartenenti al mondo civile&#8230; inclusa la Corea del Nord.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni articoli della stampa internazionale tra cui uno del Washington Post ed un altro del Washington Times evocano l\u2019ipotesi secondo cui l\u2019epidemia di coronavirus possa aver avuto origine\u00a0 accidentale nel quadro di una ricerca militare da parte di un laboratorio biologico stanziato proprio nella citt\u00e0 di Wuhan. 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