{"id":7800,"date":"2008-03-26T00:00:00","date_gmt":"2008-03-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-elezioni-che-ahmadinejad-non-ha-vinto\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:53","slug":"le-elezioni-che-ahmadinejad-non-ha-vinto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/le-elezioni-che-ahmadinejad-non-ha-vinto\/","title":{"rendered":"Le elezioni che Ahmadinejad non ha vinto"},"content":{"rendered":"<p>La prima fase delle elezioni per il rinnovo del parlamento iraniano si \u00e8 conclusa. E si sono sopiti temporaneamente nel paese anche i commenti sull\u2019esito delle elezioni, nella tradizionale lunga pausa che segue <i>nowruz<\/i>, il capodanno persiano. Come ampiamente previsto le forze conservatrici hanno dominato le elezioni, ottenendo la maggioranza dei seggi e annullando ogni speranza di riscossa per la sempre pi\u00f9 debole e disorientata compagine dei riformisti.<\/p>\n<p>In attesa del 25 aprile, giorno in cui si terr\u00e0 il ballottaggio che deve assegnare i 30 seggi ancora incerti sul totale di 290, \u00e8 opportuno qualificare con maggiore precisione la compagine dei conservatori e per comprendere se \u2013 come gran parte della stampa occidentale non ha tardato a riportare \u2013 si sia trattato veramente di una vittoria per le forze vicine al presidente Ahmadinejad.<\/p>\n<p><b>Il mosaico politico iraniano <\/b><br \/>Lo scorso 14 marzo si sono presentate alle elezioni per il rinnovo del parlamento iraniano un considerevole numero di sigle, ma a dominare la scena pre-elettorale sono state in realt\u00e0 tre aggregazioni di partiti, a loro volta portatori degli interessi delle tre principali anime del sistema politico iraniano.<\/p>\n<p>I riformisti, definitivamente tramontati i fasti che caratterizzarono per otto anni il doppio mandato presidenziale di Khatami, sono oggi una forza eterogenea e alquanto fragile politicamente. La loro debolezza \u00e8 il frutto essenzialmente di tre fattori. La leadership del movimento \u2013 che raggruppa in s\u00e9 pi\u00f9 partiti \u2013 \u00e8 stata oggetto di pesanti critiche e aperte accuse, non solo in relazione ai mancati risultati del doppio mandato presidenziale riformista, ma anche e soprattutto per la corruzione che ne ha caratterizzato l\u2019operato. In secondo luogo ha pesato sulle possibilit\u00e0 del movimento il costante e sistematico accanimento del Consiglio dei Guardiani, che dal 2004 a oggi ha provveduto a squalificare un gran numero di candidati nelle varie tornate elettorali, dalle provinciali alle presidenziali. Ultimo, ma non meno importante, i riformisti hanno pagato in modo maggiore rispetto ai conservatori la disaffezione dell\u2019elettorato che serpeggia soprattutto nelle generazioni pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>Nelle elezioni del 2008 si sono presentati insieme ai riformisti nella maggior parte dei seggi anche i candidati cosiddetti \u201cpragmatici\u201d, ovvero quelli della destra modernista storicamente riconducibile all\u2019ex presidente Hashemi Rafsanjani. Anche questa formazione, potenzialmente interessante in termini di risultati elettorali, paga il prezzo di una leadership spesso accusata di essere non solo complice del sistema di potere, ma anche artefice della grande corruzione e malgoverno che ha determinato i nefasti ritorni economici e sociali del paese. Come hanno dimostrato anche le elezioni presidenziali del 2005, Rafsanjani non \u00e8 riuscito a riemergere quale leader politico moderato, utile a una transizione modernista del paese. \u00c8 stato, infatti, sconfitto sistematicamente dai voti dell\u2019elettorato giovane e costretto dagli eventi a fungere sempre pi\u00f9 da pedina di stabilit\u00e0 per l\u2019establishment clericale in funzione anti-fondamentalista.<\/p>\n<p><b>Il fronte conservatore<\/b><br \/>Non mancano le novit\u00e0, e le contraddizioni, anche nel gruppo dei conservatori. L\u2019alleanza che <i>obtorto collo<\/i> aveva garantito i successi elettorali delle amministrative del 2003, delle parlamentari del 2004 e delle presidenziali del 2005, \u00e8 definitivamente tramontata. Dell\u2019originaria compagine esistono oggi almeno tre grandi correnti, due delle quali si sono apertamente fronteggiate nelle ultime elezioni parlamentari.<\/p>\n<p>La destra fondamentalista di Ahmadinejad, di chiara ispirazione mahdista interventista, dopo le ultime elezioni presidenziali non ha saputo reggere all\u2019interno della coalizione conservatrice per pi\u00f9 di un anno. Ci\u00f2 che aveva determinato il successo di questa formazione era da un lato il supporto della Guida, interessata ad assicurarsi una sicura vittoria sui candidati moderati, e poi la componente intellettuale radicale dell\u2019Abadgaran, da sempre impegnata in un processo politico orientato alla riscoperta dei valori originari della rivoluzione e del primo khomeinismo. Questo sodalizio, tuttavia, \u00e8 durato molto poco. <\/p>\n<p>L\u2019avventata politica estera, la mancanza di un razionale piano di gestione dell\u2019economia e la visionaria posizione mahdista vagamente riconducibile al disegno che fu dell\u2019Hojjatieh (gruppo laico anti-bahai storicamente incline a una posizione di sostegno per la separazione tra religione e politica) e, non ultimo, una mai celata devozione spirituale per l\u2019Ayatollah Mesbah Yazdi, determinarono gi\u00e0 nel novembre del 2006 la perdita del sostegno dell\u2019Abadgaran (con il disastroso risultato elettorale alle elezioni amministrative del dicembre 2006) e la progressiva ascesa in ambito conservatore di gruppi ostili al presidente.<\/p>\n<p>Dalla disgregazione della componente politica conservatrice che si \u00e8 presentata compatta sino alle elezioni presidenziali del 2005 \u00e8 sorta, quindi, una tripartizione disomogenea essenzialmente composta oggi dal gruppo fondamentalista, da quello tradizionalista e da quello intellettuale. Il primo, quello pi\u00f9 vicino al presidente Ahmadinejad, si ispira essenzialmente a una visione messianica del ritorno ai fondamenti islamici e rivoluzionari, e si caratterizza per interventismo e, di fatto, per la condanna della decadenza religiosa, politica e morale venutasi a determinare nel paese. <\/p>\n<p>La componente intellettuale condivide molte delle posizioni del gruppo fondamentalista, ma non \u00e8 in alcun modo caratterizzata da una posizione interventista e non intende porre in discussione in alcun modo il modello politico e religioso voluto dall\u2019Ayatollah Khomeini, il <i>velayat-e faqih<\/i>. Gli intellettuali si richiamano in buona sostanza alla purezza spirituale e politica del modello khomeinista, e lungo questo percorso ritengono sia opportuno mantenere i destini dell\u2019Iran. Il gruppo tradizionalista \u2013 spesso definito anche moderato, ma che \u00e8 in realt\u00e0 largamente composto anche da ultra-conservatori \u2013 \u00e8 caratterizzato da un programma politico orientato alla difesa della continuit\u00e0 politica dell\u2019attuale leadership, in funzione di una graduale e naturale sostituzione nel sistema politico e una difesa dei tradizionali interessi strategici ed economici del paese.<\/p>\n<p>Quello che in realt\u00e0 costituisce il centro del problema nel sistema politico iraniano, ma che apertamente non \u00e8 ancora oggetto di aperto dibattito, \u00e8 la transizione generazionale di fatto gi\u00e0 in atto e che, da qui a dieci anni, vedr\u00e0 drasticamente modificata la composizione delle \u00e9lite del paese.<\/p>\n<p>Il \u201cclero combattente\u201d, quello che fece la rivoluzione e che oggi governa il paese attraverso la cerchia dei \u201cpatriarchi\u201d, non ha in realt\u00e0 n\u00e9 progenitori n\u00e9 eredi. Non esiste una nuova leva clericale di successione a quella di comando, e la generazione degli eredi spirituali e politici della Repubblica Islamica \u00e8 in realt\u00e0 composta da esponenti non clericali provenienti quasi esclusivamente dai ranghi del Pasdaran, il complesso militare, politico ed economico di controllo della Repubblica Islamica dell\u2019Iran.<\/p>\n<p>Una generazione non clericale, quindi, che si trova oggi a gestire, ed in un futuro ormai prossimo anche a governare, un paese impostato su un modello teocratico, dove al vertice non v\u2019\u00e8 spazio per un laico. La transizione che interesser\u00e0 l\u2019Iran del prossimo decennio sar\u00e0 quindi di natura costituzionale, e con ogni probabilit\u00e0 punter\u00e0 ad un riassetto istituzionale che consenta questa epocale transizione, aprendo ad una generale ridefinizione delle prerogative del potere e facendo salvi i principi religiosi e rivoluzionari.<\/p>\n<p><b>Chi ha vinto le elezioni?<\/b><br \/>Dei 290 seggi parlamentari, a eccezione dei 30 che verranno decisi dal ballottaggio del 25 aprile, 163 sono stati vinti dalle coalizioni conservatrici, 40 da candidati riformisti e 47 da quelli indipendenti. Indubbiamente hanno pesato sulle elezioni le pesanti squalifiche operate dal Consiglio dei Guardiani su numerosi candidati del gruppo riformista, del gruppo indipendente ed anche della destra modernista di Rafsanjani, ma anche la decisione riformista del presentare due distinte sigle politiche ha certamente contribuito a confondere l\u2019elettorato. In tal modo sia la Coalizione Riformista vicina a Khatami, che il Partito di Fiducia Nazionale di Mehdi Kharrubi hanno ottenuto un modesto risultato, rispettivamente 23 e 17 seggi, aggravato dalla perdita di un numero decisamente elevato di candidati a causa delle squalifiche.<\/p>\n<p>Anche in seno alle forze conservatrici, tuttavia, gli schieramenti alle elezioni erano in realt\u00e0 rappresentati da due distinte coalizioni. Ma in questo caso l\u2019elettorato sapeva sin dapprincipio che l\u2019una era pi\u00f9 vicina al presidente Ahmadinejad, il Fronte Unito Fondamentalista, e l\u2019altra nettamente in opposizione allo stesso e rappresentata al vertice da elementi di spicco della componente tradizionalista come Ali Larijani, Baqer Qalibaf e Mohsen Rezai. Quest\u2019ultima formazione, denominata Coalizione Allargata Fondamentalista, ha ottenuto 88 seggi mentre il Fronte Unito Fondamentalista se ne \u00e8 assicurati 75.<br<<br \/>Appare adesso con chiarezza l\u2019impossibilit\u00e0 di formare un gruppo di maggioranza interno al Parlamento e peseranno quindi una complessa lista di variabili all\u2019avvio della prossima legislatura. Ci sar\u00e0 prima di tutto da vedere a quale schieramento andranno i 30 seggi ancora da assegnare, e poi si avvieranno le consultazioni per cercare di coinvolgere in uno dei due schieramenti conservatori il maggior numero di candidati indipendenti. La Coalizione Allargata Fondamentalista potr\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 contare anche su un certo numero di voti riformisti, ma non \u00e8 da escludere che al suo interno ci possa essere una fronda che si opponga a tale adesione, o anche singoli franchi tiratori disposti a concedere il proprio appoggio solo su un numero limitato di questioni. <\/p>\n<p>Come sempre il Majilis iraniano offrir\u00e0 un\u2019immagine estremamente composita ed eterogenea del panorama politico, ma \u00e8 al momento alquanto improbabile che la prossima legislatura si apra con un contesto favorevole e cordiale nei confronti del presidente.<\/p>\n<p>E se, come confermato in passato, le elezioni parlamentari offrono un\u2019anticipazione sulle prossime elezioni presidenziali, quello che ci attende per il 2009 \u00e8 una probabile vittoria delle medesime forze in quelle che si apprestano a divenire le pi\u00f9 importanti elezioni presidenziali dell\u2019intera storia dell\u2019Iran post-rivoluzionario.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima fase delle elezioni per il rinnovo del parlamento iraniano si \u00e8 conclusa. 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