{"id":78043,"date":"2020-02-10T06:01:33","date_gmt":"2020-02-10T05:01:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78043"},"modified":"2020-02-12T11:01:04","modified_gmt":"2020-02-12T10:01:04","slug":"militari-estero-riconoscere-rischio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/militari-estero-riconoscere-rischio\/","title":{"rendered":"Riconoscere il rischio e agire di conseguenza"},"content":{"rendered":"<p>Il rischio per i <strong>militari italiani impiegati all\u2019estero<\/strong>, dalla Libia all\u2019Iraq, \u00e8 fortemente aumentato negli ultimi mesi, ma le attuali operazioni sono congegnate per un livello di minaccia pi\u00f9 basso e necessitano quindi di una revisione complessiva. Al momento l\u2019Italia dispiega all\u2019estero circa 7.340 militari, suddivisi in 34 missioni in 25 Paesi, principalmente in Medio Oriente &amp; Asia Centrale (3.242), Europa &amp; Mar Mediterraneo (2.237), Africa (992).<\/p>\n<p>I principali contingenti terrestri sono impiegati in <strong>Libano<\/strong> al comando della missione Onu <a href=\"https:\/\/unifil.unmissions.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Unifil II<\/strong><\/a> (1.216 unit\u00e0), in <strong>Iraq<\/strong> e <strong>Kuwait<\/strong> come parte della <a href=\"https:\/\/theglobalcoalition.org\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Coalizione Globale<\/strong><\/a> guidata dagli Stati Uniti contro il sedicente Stato islamico (1.100), in <strong>Afghanistan<\/strong> nel quadro della missione <strong>Nato Resolute Support<\/strong> (800), in <strong>Kosovo<\/strong> dove gli italiani comandano la <a href=\"https:\/\/shape.nato.int\/ongoingoperations\/nato-mission-in-kosovo-kfor-\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Kfor<\/strong> <\/a>alleata (538), e in <strong>Libia<\/strong> con la missione bilaterale <a href=\"http:\/\/www.difesa.it\/EN\/Operations\/InternationalOperations\/Libya\/Pagine\/default.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Miasit<\/strong> <\/a>a sostegno del governo di Tripoli (400). Altri impegni importanti sono in <strong>Niger<\/strong> di nuovo con un impegno bilaterale (290 unit\u00e0) e in <strong>Somalia<\/strong> al comando della missione Ue (123).<\/p>\n<p><strong>Missioni lunghe, coperta corta<\/strong><br \/>\nUn panorama variegato che presenta elementi di continuit\u00e0 nell\u2019impegno e di cambiamento nel livello di rischio. I primi stanno nell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/una-strategia-per-le-missioni-internazionali-dellitalia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">effetto <em>legacy<\/em><\/a> di missioni di stabilizzazione in corso ininterrottamente da molti anni che non hanno una prospettiva di completamento o trasformazione nel breve periodo, come nel caso di <strong>Kosovo<\/strong>, <strong>Libano<\/strong> o <strong>Afghanistan<\/strong>.<\/p>\n<p>In parallelo a questo impegno pluridecennale, negli ultimi anni sono aumentate per numero e dimensione le missioni di <em>Defence Capacity Building<\/em>, e in generale le attivit\u00e0 di partenariato, con le Forze armate e di sicurezza <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/occorre-una-svolta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">in Paesi africani<\/a>, in primis <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/piccoli-passi-verso-una-tregua-in-libia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Libia<\/strong><\/a>, <strong>Niger<\/strong> e <strong>Somalia<\/strong>, ma anche Gibuti, Egitto e Mali. Anche tali operazioni hanno una prospettiva di medio-lungo periodo, ed in alcuni casi, come quello libico, sono in corso gi\u00e0 da diversi anni.<\/p>\n<p>L\u2019impegno nelle missioni internazionali \u00e8 quindi una costante della politica estera e di difesa dell\u2019Italia, indipendentemente dall\u2019alternarsi delle coalizioni di governo, perch\u00e9, pure in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/subito-assenza-strategy\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">assenza di una &#8216;Grand strategy&#8217;<\/a>, sono considerate di fatto uno strumento importante per perseguire gli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/conte-difesa-missioni-internazionali\/\">interessi nazionali<\/a>. Sia quelli direttamente in gioco in teatro, come nel caso di Libia, Niger e Balcani, sia quelli pi\u00f9 generali legati al sistema di alleanze e al posizionamento italiano nelle organizzazioni internazionali e rispetto ai partner di riferimento \u2013 vedasi Iraq, Afghanistan e Libano.<\/p>\n<p>Un cos\u00ec prolungato utilizzo dello strumento militare, che con la rilevante eccezione dell\u2019Iraq non ha visto soluzione di continuit\u00e0, ha imposto requisiti e ritmi impegnativi quanto a capacit\u00e0 di <em>force generation<\/em>, logistica e manutenzione degli equipaggiamenti.<\/p>\n<p><strong>L\u2019escalation dei conflitti in corso\u2026<\/strong><br \/>\nSe l\u2019impegno \u00e8 rimasto costante, il rischio \u00e8 spesso aumentato. In Iraq, Afghanistan e Libia il livello di intensit\u00e0 del conflitto ha visto<strong> forti escalation<\/strong> nel corso degli anni, che hanno messo a dura prova la protezione dei militari italiani in termini di disponibilit\u00e0 o meno di mezzi \u2013 dai carri armati agli elicotteri d\u2019attacco \u2013 del loro numero, prontezza operativa, munizionamento, nonch\u00e9 delle regole di ingaggio e in particolare dei caveat all\u2019impiego della forza.<\/p>\n<p>Inoltre, mentre in Afghanistan e Iraq il contingente italiano \u00e8 inserito in una missione guidata dagli Stati Uniti, con il relativo dispiegamento di una serie di assetti statunitensi anche a protezione degli alleati, nei casi libico, libanese, nigerino e somalo le operazioni si svolgono senza l\u2019ombrello protettivo americano. <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/italia-sempre-piu-sola-ricetta-tornare-contare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019assenza di Washington,<\/a> sempre pi\u00f9 evidente, pone una serie di necessit\u00e0 e sfide da affrontare, dal trasporto strategico alla protezione delle basi, dai sistemi di <em>Intelligence Surveillance Reconnaissance<\/em> (ISR) alla difesa antiaerea e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/difesa-italia-sistemi-antimissile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">anti-missile<\/a>.<\/p>\n<p><strong>\u2026e la necessit\u00e0 politica di riconoscerla<\/strong><br \/>\nVisto il rischio alto e in aumento, occorre in Italia un franco <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/necessario-dibattito-paese\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dibattito pubblico<\/a> per fare chiarezza rispetto alla retorica delle &#8216;missioni di pace&#8217;, che rischia di portare a sottostimare la gravit\u00e0 delle minacce e a non adottare adeguate misure di protezione.<\/p>\n<p>Certamente per l\u2019Italia la componente militare \u00e8 sempre parte di un approccio politico pi\u00f9 ampio e a vari livelli. Le forze armate, e in particolare l\u2019Esercito, si sono distinte per la <strong>capacit\u00e0 di impostare rapporti con la popolazione locale<\/strong>, le autorit\u00e0 formali e informali, gli interlocutori nel contesto regionale, tali da contribuire alla stabilizzazione dell\u2019area. L\u2019efficacia nel <em>defence capacity building<\/em> all\u2019italiana, l\u2019affiancamento di attivit\u00e0 di ricostruzione economica e la tendenzialmente buona cooperazione civile-militare hanno giovato in tal senso, cos\u00ec come un profilo internazionale dell\u2019Italia sempre aperto al dialogo con tutte le parti in campo.<\/p>\n<p>Tuttavia, la componente militare mantiene sempre una sua specificit\u00e0 e rilevanza: quella di ricorrere all\u2019uso della forza per difendere, imporre o dissuadere determinati comportamenti sul terreno. In quanto tali, i militari italiani sono parte del conflitto in loco, a prescindere dalla latenza o intensit\u00e0 di quest\u2019ultimo, e quindi bersaglio diretto o indiretto degli avversari di oggi e di domani. Riconoscere che le missioni all\u2019estero hanno s\u00ec un obiettivo di pacificazione e stabilizzazione, ma che lo perseguono con l\u2019uso della forza armata in un contesto rischioso, \u00e8 la condizione politica per impostare efficacemente tutti gli aspetti della missione, inclusa la protezione delle forze in teatro. In Libia, Iraq, Afghanistan, Somalia, Niger o Mali, la pace \u00e8 l\u2019obiettivo da raggiungere, ma non certo la situazione attuale.<\/p>\n<p>Solo nel 2019 l\u2019attacco in Iraq che ha gravemente ferito 5 militari italiani, l\u2019autobomba in Somalia che ha colpito un convoglio dell\u2019Esercito e l\u2019abbattimento in Libia di un drone dell\u2019Aeronautica, sono tutti gravi segnali d\u2019allarme. Se poi si considera che negli ultimi dodici mesi le strutture dove operano i contingenti italiani sono state bersaglio di bombardamenti aerei o missilistici sia in Libia, da parte delle forze del generale della Cirenaica Khalifa Haftar, sia in Iraq da parte iraniana, \u00e8 doveroso parlare oggi di missioni di stabilizzazione in teatri di guerra.<\/p>\n<p><strong>Iraq e Libia nell\u2019occhio del ciclone<\/strong><br \/>\nIn Iraq\u00a0 sono possibili ulteriori attacchi alle basi, ai convogli e al personale occidentale, direttamente o indirettamente manovrati dall\u2019<strong>Iran<\/strong>, e potrebbero avere come bersaglio anche i militari italiani. Infatti, per quanto questi ultimi abbiano costruito buoni rapporti con gli attori locali e regionali, in uno scenario di confronto e scelta di campo \u2013 o con Washington o con Teheran \u2013 chi \u00e8 nella coalizione statunitense ne condivide i rischi &#8211; anche se non se ne condividono in alcuni casi le azioni. Inoltre, la missione della coalizione internazionale \u00e8 impostata per sostenere le forze irachene nel contrasto allo Stato islamico, ma non per proteggersi dagli attacchi di una potenza regionale come l\u2019Iran, e presenta quindi una serie di vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p>In Libia, dal 2011 decine di milizie locali possono accedere ad armamenti in grado di colpire, in varia misura, i contingenti stranieri. Tra le tecniche impiegabili vi sono attentati, agguati, ordigni esplosivi improvvisati (Ied), fuoco di mortaio, lancio di razzi, e uso di droni per scopi di intelligence e non solo; basti pensare alla minaccia chimica, biologica e radiologica potenzialmente veicolata tramite droni duali anche di piccole dimensioni.<\/p>\n<p>In aggiunta, con l\u2019escalation del conflitto libico e la partecipazione pi\u00f9 diretta di <strong>Russia<\/strong> e <strong>Turchia<\/strong> oltre che di <strong>Egitto<\/strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong>, <strong>Qatar<\/strong>, il livello degli scontri e degli assetti militari impiegati \u00e8 salito repentinamente. Nonostante la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/libia-dopo-la-conferenza-di-berlino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">conferenza di Berlino<\/a>, nel quadro attuale di escalation e capovolgimenti di fronte improvvisi, come quello di Sirte a favore di <strong>Haftar<\/strong>, nessuno scenario ad alta intensit\u00e0 \u00e8 escludibile a priori n\u00e9 a Misurata n\u00e9 a Tripoli.<\/p>\n<p>A partire da <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/iraq-e-libia-nel-caos\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Libia e Iraq<\/a> occorre quindi rivedere mandato, regole di ingaggio ed equipaggiamenti a disposizione dei contingenti italiani, per metterli in grado di svolgere la loro missione con il massimo livello di protezione realisticamente raggiungibile in un teatro di guerra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rischio per i militari italiani impiegati all\u2019estero, dalla Libia all\u2019Iraq, \u00e8 fortemente aumentato negli ultimi mesi, ma le attuali operazioni sono congegnate per un livello di minaccia pi\u00f9 basso e necessitano quindi di una revisione complessiva. 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