{"id":7810,"date":"2008-03-26T00:00:00","date_gmt":"2008-03-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-disegno-strategico-per-litalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:53","slug":"un-disegno-strategico-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/un-disegno-strategico-per-litalia\/","title":{"rendered":"Un disegno strategico per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ottobre del 2007, il Ministero degli Affari esteri ha istituito un Gruppo di Riflessione strategica, con l\u2019obiettivo di aprire un confronto \u2013 sulle sfide a medio termine per la politica estera dell\u2019Italia \u2013 fra diplomatici, centri italiani di politica estera, forze economiche, attori non governativi. Si \u00e8 trattato di un esercizio innovativo per l\u2019Italia, ma non certo di una eccezione nel panorama europeo: esercizi simili sono stati condotti o sono ancora in corso in paesi come la Francia e la Gran Bretagna.<\/p>\n<p>A conclusione di alcuni mesi di lavoro, il Gruppo ha pubblicato il \u201c<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=784\"><b><u>Rapporto 2020<\/u><\/b><\/a>\u201d, che delinea, almeno nelle ambizioni, le priorit\u00e0 di una politica estera intesa non solo o non tanto come azione diplomatica ma come azione sistemica a favore di una internazionalizzazione riuscita dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Che questo sia l\u2019adattamento da compiere \u00e8 la premessa su cui ha lavorato il Gruppo di Riflessione, in base a una serie di considerazioni che il lettore trover\u00e0 nella Prefazione del Ministro D\u2019Alema e nella Introduzione al Rapporto. Qui, preferiamo riassumere le conclusioni o raccomandazioni che ne sono emerse, nel tentativo di suscitare un dibattito ulteriore e quindi le premesse almeno intellettuali di un nuovo consenso sulle scelte internazionali da compiere.<\/p>\n<p><b>Proposte europee <\/b><br \/>\nPer quanto riguarda la <i>politica europea<\/i>, il Rapporto sostiene che l\u2019Italia, volendo continuare a incidere sul futuro dei processi di integrazione, ha anzitutto il problema specifico di come riuscire a mantenere una influenza rilevante nell\u2019Europa allargata a 27 o pi\u00f9 membri. La risposta del Gruppo di riflessione \u00e8 che ci\u00f2 dipender\u00e0 non solo da alcune condizioni-chiave \u2013 anzitutto le condizioni dell\u2019economia nazionale, quale fattore di credibilit\u00e0 della posizione italiana in Europa \u2013 ma anche dalla capacit\u00e0 di costruire coalizioni fra paesi membri intenzionati e pronti a scelte impegnative in nuovi campi, fra cui la Difesa.<\/p>\n<p>In questa ottica, il Rapporto ritiene che l\u2019Italia avrebbe interesse alla creazione di una sorta di \u201cgruppo di contatto\u201d a sei (Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Spagna e Polonia) per la difesa europea, collegato alla nuova <i>trojka <\/i>prevista dal Trattato di Lisbona. Altrettanto importante, per l\u2019Italia, sar\u00e0 di riuscire a spostare l\u2019asse di gravit\u00e0 dell\u2019Unione da est verso sud. Solo a questa condizione, quella che oggi appare come una sovra-esposizione dell\u2019Italia alle tensioni derivanti da Balcani e Mediterraneo diventerebbe un <i>atout <\/i>geopolitico.<\/p>\n<p>Data la nuova centralit\u00e0 del Mediterraneo, la futura inclusione della Turchia nell\u2019Unione resta \u2013 nelle conclusioni del Rapporto \u2013 negli interessi dell\u2019Italia e dell\u2019Europa. Infine, il Rapporto contiene una serie di indicazioni per rafforzare la presenza italiana nelle istituzioni europee e propone una riforma della Legge per le elezioni al Parlamento europeo.<\/p>\n<p><b>Nuovo mix per l\u2019energia<\/b><br \/>\nNel capitolo sulla <i>sicurezza energetica<\/i> e la politica estera, il Rapporto sostiene che l\u2019Italia non potr\u00e0 sottrarsi, di qui al 2020, a una serie di vincoli precisi, anzitutto in materia di dipendenza dal gas. Ma potr\u00e0 e dovr\u00e0 cominciare a modificare gradualmente il suo mix energetico, con una serie di misure volte alla diversificazione dei fornitori (di qui l\u2019importanza cruciale dei rigassificatori), attraverso il rientro nel nucleare, e con nuovi investimenti sia nel carbone pulito che nelle energie rinnovabili. Il Rapporto ritiene anche che l\u2019Italia dovr\u00e0 negoziare, in vista di un accordo post-Kyoto, target nazionali pi\u00f9 realistici per la riduzione delle emissioni di Co2.<\/p>\n<p>Infine, il Rapporto sostiene che l\u2019Italia ha interesse a potenziare la dimensione europea della sicurezza energetica, scelta che dipende da una politica pi\u00f9 coesa nei confronti della Russia, ma anche da passi concreti verso l\u2019interconnessione fisica del mercato, la definizione di un quadro regolatorio omogeneo e la progressiva liberalizzazione del mercato interno (che includa criteri di reciprocit\u00e0 per i produttori extra-europei).<\/p>\n<p><b>Questioni di governance<\/b><br \/>\nEsaminando le possibilit\u00e0 di <i>riforma della governance globale<\/i>, il Rapporto illustra il tipo di posizioni che l\u2019Italia dovrebbe promuovere: da un\u2019area economica transatlantica pi\u00f9 integrata, a nuovi negoziati commerciali Ue-Cina, alla creazione di una constituency europea nel Fondo monetario, alla possibilit\u00e0 di un graduale allargamento del G-8. Se quest\u2019ultima \u00e8 la tesi maggioritaria espressa dal Gruppo di Riflessione strategica, si \u00e8 espressa anche una solida posizione di minoranza, contraria all\u2019allargamento: la motivazione \u00e8 che aumentare il numero dei membri del G-8 ne complicherebbe il processo decisionale e quindi l\u2019efficacia \u2013 oltre che non rientrare nell\u2019interesse nazionale a mantenere un formato ristretto.<\/p>\n<p>Nel capitolo sulle <i>priorit\u00e0 regionali <\/i>(Balcani e Mediterraneo allargato), il Rapporto sostiene che solo la continuazione dell\u2019allargamento ai Balcani Occidentali permetter\u00e0 di stabilizzare una regione che rischia, dopo l\u2019indipendenza del Kosovo, un nuovo \u201cmomento nazionalista\u201d.<\/p>\n<p>Guardando ai problemi del vicinato europeo ad Est (Moldova, Ucraina, Caucaso) &#8211; fra legittime aspirazioni euro-atlantiche delle ex-repubbliche sovietiche e problemi di sicurezza di Mosca &#8211; si sostiene la necessit\u00e0 di un \u201cgrand bargain\u201d regionale fra Europa, Stati Uniti, Russia. Sul fronte Sud, viene precisato e qualificato l\u2019approccio italiano all\u2019Unione per il Mediterraneo, e si esamina il modo in cui la politica estera possa favorire una migliore gestione dei flussi migratori. Infine, vengono proposti alcuni criteri politici \u2013 in aggiunta ai dettami costituzionali \u2013 per la partecipazione italiana alla missioni internazionali di gestione delle crisi.<\/p>\n<p><b>Per la competitivit\u00e0 dell\u2019Italia<\/b><br \/>\nNella parte relativa agli interessi italiani nella<i> competizione globale<\/i>, il Rapporto esamina le priorit\u00e0 geografiche della proiezione economica internazionale del nostro paese e avanza una serie di raccomandazioni sugli strumenti, fra cui l\u2019istituzione di un Consiglio per la competitivit\u00e0 e la fusione del Commercio estero nel Ministero degli esteri. Questa posizione, largamente maggioritaria, ha trovato obiezioni da parte di chi sostiene modelli alternativi (fusione con il Ministero dello Sviluppo economico, mantenimento di un Ministero a se stante).<\/p>\n<p><b>Dieci proposte<\/b><br \/>\nIl Rapporto si chiude con dieci proposte per migliorare coerenza ed efficacia dell\u2019azione esterna dell\u2019Italia, fra cui la decisione di rafforzare il coordinamento della politica europea attraverso la nomina di una figura ministeriale di alto livello che fra l\u2019altro rappresenti l\u2019Italia nel Consiglio affari generali.<\/p>\n<p>L\u2019Italia avr\u00e0 anche bisogno di investire nella sfera dell\u2019azione esterna maggiori risorse finanziarie e umane. Siamo infatti tra i paesi europei che spendono meno per la politica estera (soltanto lo 0,11% del nostro Pil), tanto pi\u00f9 se includiamo gli aiuti allo sviluppo; mentre la nostra rete diplomatico-consolare &#8211; disegnata su esigenze che non rispecchiano pi\u00f9 la realt\u00e0 attuale \u2013 \u00e8 stata in parte adattata ma va riorganizzata ancora pi\u00f9 radicalmente, anche per rispondere alle esigenze che provengono dal mondo economico.<\/p>\n<p>Queste, quindi, alcune delle principali raccomandazioni operative. Che rispondono al tentativo di tradurre in indicazioni specifiche quella che \u00e8 la premessa di fondo su cui ha lavorato il Gruppo di riflessione strategica: la politica estera va concepita come parte di un disegno nazionale, di un disegno strategico condiviso sul ruolo che l\u2019Italia dovr\u00e0 esercitare \u2013 nei suoi rapporti bilaterali, sul tavolo europeo, nelle istituzioni multilaterali \u2013 per promuovere interessi e valori di fondo del nostro paese.<\/p>\n<p>L\u2019esigenza di una politica estera efficace \u00e8 tanto pi\u00f9 evidente nelle fasi in cui, come l\u2019attuale, il sistema internazionale \u00e8 alle prese con una transizione sistemica, che in parte ha gi\u00e0 modificato e in parte tender\u00e0 a ridisegnare le gerarchie globali. Per tutti gli attori europei, non solo per l\u2019Italia, esistono rischi di arretramento ma anche opportunit\u00e0. Una capacit\u00e0 di previsione strategica, che definisca gli scenari alternativi a medio termine e le opzioni possibili per l\u2019Italia, diventa quindi essenziale.<\/p>\n<p>Il Rapporto 2020 \u2013 che va letto come un contributo indipendente \u2013 \u00e8 un primo passo, per definizione parziale, in questa direzione. Come si \u00e8 visto, il documento insiste sui temi della proiezione economica, della sicurezza energetica, del contributo che la politica estera potr\u00e0 e dovr\u00e0 dare alla capacit\u00e0 dell\u2019Italia di competere sul piano globale, come comunit\u00e0 nazionale e come paese membro dell\u2019Unione europea. Questa impostazione, naturalmente, non esaurisce l\u2019agenda della politica estera italiana: ma ne \u00e8 una componente cruciale. Che fra l\u2019altro riflette \u2013 come indica il sondaggio finale sugli orientamenti dell\u2019opinione pubblica, effettuato dall\u2019Universit\u00e0 di Siena \u2013 ci\u00f2 che la maggior parte dei cittadini italiani sembra attendersi dalla politica estera.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ottobre del 2007, il Ministero degli Affari esteri ha istituito un Gruppo di Riflessione strategica, con l\u2019obiettivo di aprire un confronto \u2013 sulle sfide a medio termine per la politica estera dell\u2019Italia \u2013 fra diplomatici, centri italiani di politica estera, forze economiche, attori non governativi. 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