{"id":78323,"date":"2020-02-17T00:45:58","date_gmt":"2020-02-16T23:45:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78323"},"modified":"2020-02-17T02:00:49","modified_gmt":"2020-02-17T01:00:49","slug":"litalia-e-le-crisi-nel-levante-lo-scarto-tra-ambizioni-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/litalia-e-le-crisi-nel-levante-lo-scarto-tra-ambizioni-e-realta\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e le crisi nel Levante: lo scarto tra ambizioni e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il <strong>Medio oriente<\/strong> in senso stretto non \u00e8 mai stato un terreno facile per l\u2019<strong>Italia<\/strong>. Nei confronti di <strong>Siria<\/strong>, <strong>Libano<\/strong>, <strong>Israele<\/strong>, <strong>Palestina<\/strong> e <strong>Giordania<\/strong>, Roma ha nutrito speranze e fatto proclami di giocare in prima linea mentre la realt\u00e0 si \u00e8 spesso rivelata ben diversa. Forse per eccesso di ambizione e con la volont\u00e0 di essere annoverati tra i Paesi che contano in quella regione in ambito transatlantico ed europeo, l\u2019<strong>Italia ha tradizionalmente guardato al Levante come a un\u2019area determinante per la propria politica estera<\/strong>. In quest\u2019ottica, uno dei fiori all\u2019occhiello della nostra diplomazia e dell\u2019azione italiana nei teatri di crisi \u00e8 stata e tuttora \u00e8 la partecipazione italiana alla missione delle Nazioni Unite <strong>Unifil<\/strong>, dove il contingente italiano \u00e8 il pi\u00f9 nutrito di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/italia-e-missioni-militari-internazionali-ripensare-la-strategia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tutte le missioni di pace a cui partecipa il nostro Paese<\/a>. Se ci\u00f2 poteva avere una giustificazione ere politiche fa quando gli schieramenti e le influenze regionali e internazionali erano netti, le crisi inter-statali e gli attori coinvolti in grado di essere influenzati (o meno) attraverso la classica diplomazia, oggi tutto ci\u00f2 non ha pi\u00f9 appiglio e rischia di esporci a critiche di superficialit\u00e0 e in ultima istanza irrilevanza. A partire dal Libano che sta provando a cambiare volto.<\/p>\n<p><strong>Libano: una nuova crisi aperta in Medio oriente?<\/strong><br \/>\nUn tempo considerato la \u2018Svizzera del Medio oriente\u2019, oggi il Libano \u00e8 sotto pressione a causa di un debito esplosivo e di deficit strutturali andati accumulandosi nel corso dei decenni. La crisi non \u00e8 solo esemplificata dalla mancanza di riserve monetarie nella Banca centrale o dall\u2019incapacit\u00e0 o riluttanza ad adempiere agli impegni finanziari contratti con le istituzioni finanziarie globali ma occorre considerare anche le serie ripercussioni socio-economiche di questa situazione. Secondo stime governative, il 35% della popolazione libanese vive sotto la soglia di povert\u00e0 e la classe media \u00e8 stata fortemente indebolita. Il settore agricolo e quello delle piccole-medie industrie sono stati devastati con significative ripercussioni sugli equilibri demografici del Paese e l\u2019estremo sfruttamento di alcune aree (la costa) e l\u2019impoverimento e il de-popolamento di altre. La crisi economica \u00e8 stata uno dei fattori che hanno portato allo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/libano-protesta-giovani-sfidano-governo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">scoppio delle proteste popolari, a partire da met\u00e0 ottobre 2019<\/a>, alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/libano-proteste-hezbollah-ingerenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">caduta del governo<\/a> e alla formazione di un nuovo esecutivo che, nelle intenzioni pi\u00f9 che nei fatti, dovrebbe essere d\u2019impostazione tecnica. Tuttavia, <strong>il peso della frammentazione della politica settaria e identitaria nel Paese<\/strong> \u00e8 ancora evidente nella composizione del nuovo governo e rappresenta il primario fattore d\u2019instabilit\u00e0 strutturale del Libano.<\/p>\n<p>Di fronte a questa situazione si sono moltiplicate le dichiarazioni e le promesse di sostegno da parte della comunit\u00e0 internazionale in cambio di riforme strutturali. Essa, inclusa l\u2019Italia, da tempo guarda al Libano come a un baluardo di fragile stabilit\u00e0 in un Medio oriente sempre pi\u00f9 privo di strutture statuali e non in grado di mantenere ordine e in bal\u00eca di conflitti stratificati. Ma il Libano del 1978 quando venne lanciata l\u2019operazione Unifil come forza di interposizione nel Sud del Paese o di trent\u2019anni fa (gli accordi di Ta\u2019if risalgono al 1990) non esiste pi\u00f9. O meglio \u00e8 in corso una lotta tra il \u2018vecchio\u2019 e il \u2018nuovo\u2019, tra chi vorrebbe ancorare il Paese a un\u2019instabilit\u00e0 e a una corruzione croniche e chi vorrebbe dargli un nuovo volto e ruolo, anche in politica estera.<\/p>\n<p><strong>Ambizioni di equidistanza e inclusivit\u00e0: la crisi siriana vista da Beirut e\u2026 da Roma<\/strong><br \/>\nCon la regione mediorientale in disperato bisogno di ordine, di mediazione e riconciliazione, la crisi del Libano non \u00e8 di buon auspicio. Per sua natura in bilico tra pressioni e interessi esterni contrapposti, il Paese \u2013 a detta di una fonte diplomatica libanese di alto livello \u2013 auspica di tornare presto a giocare un ruolo proattivo in politica estesa e ad essere un partner equilibrato ed \u2018equidistante\u2019 tra i due campi contrapposti di Iran vs. alcune monarchie del Golfo quale Arabia Saudita ed Emirati. \u00c8 proprio a questi Paesi arabi che il Libano intende guardare in maniera preferenziale, anche nel quadro della Lega Araba, al fine di ristabilire il proprio ruolo di <em>honest broker<\/em> in politica estera. Il terreno primario di questo bilanciamento e auspicato rinnovato attivismo \u00e8 la <strong>volont\u00e0 di promuovere la riconciliazione in Siria, a quasi nove anni dall\u2019inizio del conflitto<\/strong>, <em>in primis<\/em> tra gli attori esterni, regionali e internazionali, nel momento in cui il Paese \u00e8 ritornato quasi completamente nella mani di Assad. Mentre alcuni Paesi arabi hanno fatto passi in avanti verso il regime di Damasco, la posizione araba ufficiale \u00e8 tuttora di cautela nei confronti della normalizzazione di Assad.<\/p>\n<p>Lo stesso trend accomuna il mondo arabo e l\u2019Europa dove alcuni Paesi, tra cui l\u2019Italia, negli ultimi due anni hanno teso le mani a Damasco nonostante la posizione ufficiale dell\u2019Unione europea sia quella di non proseguire con la normalizzazione dei rapporti con il regime siriano in assenza di una reale riconciliazione frutto di un processo politico. Non pi\u00f9 tardi del dicembre scorso, il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale <strong>Luigi Di Maio<\/strong>, dopo gli inviti a fare <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/topnews\/2019\/10\/30\/siria-di-maio-ora-un-passo-verso-assad_c8e05fdd-617b-4712-99cf-f3fd2d2a249b.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cun piccolissimo passettino in avanti\u201d<\/a> verso Assad, ha parlato apertamente della necessit\u00e0 per il nostro Paese e per l\u2019Unione europea di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/19_dicembre_06\/tempo-dialogare-damasco-1b65ece2-179d-11ea-bf9a-c712ae60e3d8.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dialogare con Damasco<\/a>. Gi\u00e0 un anno fa, a gennaio 2019, il predecessore di Di Maio, Enzo Moavero Milanesi, aveva parlato di <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2019\/01\/11\/news\/moavero_valutiamo_riapertura_ambasciata_italiana_in_siria_-216325744\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">valutazioni in corso circa la riapertura dell\u2019ambasciata italiana a Damasco<\/a>, riapertura ancora pendente.<\/p>\n<p><strong>Quale ruolo la diplomazia italiana veda per s\u00e9 nel processo di normalizzazione con Damasco non \u00e8 chiaro<\/strong>, al di l\u00e0 di interessi concreti e leciti nel campo della ricostruzione, e sorge spontaneo il sospetto che la nostra diplomazia stia coltivando pure ambizioni senza una piena consapevolezza delle implicazioni di una tale mossa e della mutata realt\u00e0 mediorientale, a prescindere del merito dell\u2019azione in quanto tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0<\/em><em>Le opinioni espresse dall\u2019autore\/autori sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Medio oriente in senso stretto non \u00e8 mai stato un terreno facile per l\u2019Italia. Nei confronti di Siria, Libano, Israele, Palestina e Giordania, Roma ha nutrito speranze e fatto proclami di giocare in prima linea mentre la realt\u00e0 si \u00e8 spesso rivelata ben diversa. Forse per eccesso di ambizione e con la volont\u00e0 di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":78324,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96,2128,128,510,583,114],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78323"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=78323"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78323\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":78325,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78323\/revisions\/78325"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/78324"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=78323"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=78323"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=78323"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}