{"id":78330,"date":"2020-02-16T08:21:54","date_gmt":"2020-02-16T07:21:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78330"},"modified":"2020-02-17T02:22:14","modified_gmt":"2020-02-17T01:22:14","slug":"sahel-linteresse-italiano-senza-una-chiara-direzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/sahel-linteresse-italiano-senza-una-chiara-direzione\/","title":{"rendered":"Sahel: l\u2019interesse italiano senza una chiara direzione"},"content":{"rendered":"<p>In pochi anni, il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/sahel-parla-losada-rappresentante-speciale-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Sahel<\/strong><\/a> \u00e8 passato da area semi-sconosciuta e marginale nelle relazioni internazionali con l\u2019Africa occidentale, ad area strategica. L\u2019<strong>Italia<\/strong> si \u00e8 uniformata a questo approccio, soprattutto per questioni legate alle migrazioni irregolari verso l\u2019Europa che vedono <strong>Burkina Faso<\/strong>, <strong>Mali<\/strong> e <strong>Niger<\/strong> come Paesi principalmente di transito.<\/p>\n<p>Al Vertice di Pau Francia-G5 dello scorso 13 gennaio, la Francia ha fatto appello ai partner internazionali perch\u00e9 diano supporto a Parigi a quattro linee di azioni: lotta al terrorismo, coordinamento delle attivit\u00e0 di <em>capacity building<\/em> in ambito securitario, servizi di base e presenza dello Stato in aree periferiche dei tre Paesi, e cooperazione allo sviluppo. Questa \u201cnuova\u201d <em>coalition pour le Sahel <\/em>potrebbe essere l\u2019occasione per il governo italiano per fare il punto sull\u2019impegno italiano in quest\u2019area e sulle sue potenzialit\u00e0. Ma cosa sta gi\u00e0 facendo l\u2019Italia oggi?<\/p>\n<p><strong>Avanzata della diplomazia, confusione sul militare<\/strong><br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 apprezzata qui come in alcune altre regioni africane per non avere un\u2019agenda nascosta e per cooperare, tutto sommato, a viso aperto. Questo gli ha dato dei vantaggi, per quanto la mancanza di ambasciate sul territorio \u00e8 stata un forte limite \u2013 <strong>Roma ha infatti soltanto 22 ambasciate in Africa, contro, per esempio, le 44 francesi o le 39 tedesche<\/strong>. L\u2019apertura delle ambasciate in Niger (2017) e Burkina Faso (2018) hanno sicuramente aiutato a creare rapporti bilaterali pi\u00f9 solidi e continuativi. Rimane scoperto il Mali, ancora seguito dai due diplomatici di base a Dakar, troppo poco per il ruolo che ha Bamako oggi nella regione e non solo. Per questo <strong>l\u2019idea di aprire un\u2019altra ambasciata sulle rive del Niger \u00e8 in cantiere alla Farnesina<\/strong>. Roma ha inoltre nominato Bruno Archi inviato speciale per il Sahel, una figura che, almeno potenzialmente, potrebbe colmare qualche lacuna e lavorare anche in una prospettiva regionale. Nella pratica, per\u00f2, serve una presenza e un\u2019azione costante che, al momento, non sembrano in essere. Non sono comunque mancate le visite di alto profilo nel corso del 2019: il premier Giuseppe Conte in Niger e Ciad, l\u2019ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta in Niger, la vice-ministra degli Esteri Emanuela Del Re in Niger, Mali e Burkina Faso.<\/p>\n<p>Nel settore della difesa, l\u2019Italia contribuisce agli sforzi multilaterali per la sicurezza dei Paesi saheliani attraverso la missione delle Nazioni Unite Minusma, le missioni dell&#8217;Unione europea in ambito politica di sicurezza e difesa comune (EUCAP Sahel Niger e Mali, EUTM Mali) e il <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/trustfundforafrica\/region\/sahel-lake-chad\/regional\/gar-si-sahel-groupes-daction-rapides-surveillance-et_en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">progetto Gar-SI Sahel<\/a>. Tra il 2017 e il 2019 l\u2019Italia ha stipulato inoltre accordi di cooperazione con Burkina Faso, Niger e Ciad contribuendo al lavoro della coalizione G5 Sahel. Dopo <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/al-via-missione-italiana-niger-uno-stallo-durato-nove-mesi-AEjpcw2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">mesi di stallo<\/a>, alla fine del 2018 \u00e8 stata lanciata anche la missione bilaterale di assistenza e supporto al Niger (Misin) istituita nel 2017 e attualmente composta da circa 100 unit\u00e0 con l\u2019obiettivo di formare le forze armate nigerine nel contrasto al terrorismo e nel controllo delle frontiere (ad oggi circa 2700 unit\u00e0 formate). L\u2019esperienza di Misin ha messo in luce alcuni limiti italiani sui quali servir\u00e0 riflettere prima di lanciarsi in nuove avventure e per meglio incanalare la recente voglia di protagonismo italiano nel Sahel. In primis, una limitata conoscenza della politica locale, che ha portato a mesi di ambiguit\u00e0 tra smentite o mezze conferme nigerine sull\u2019impegno italiano. In secondo luogo, il rischio di un limitato coordinamento con gli altri partner.<\/p>\n<p><strong>Il contributo della cooperazione allo sviluppo<\/strong><br \/>\nRoma \u00e8 impegnata anche sul fronte della cooperazione allo sviluppo nel Sahel. Burkina Faso e Niger sono considerati prioritari e mentre Ciad, Mauritania e Mali sono Paesi d\u2019intervento secondario. A Ouagadougou l\u2019Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo ha una propria sede, competente anche per il Niger. L\u2019Italia opera ampiamente attraverso fondi propri diretti e attraverso il <strong>Fondo fiduciario per l\u2019Africa<\/strong>, oltre ad altri strumenti multilaterali in sede Ue, ed \u00e8 impegnata anche nella <strong>lotta alla desertificazione<\/strong> e nella cooperazione bilaterale in ambito ambientale. La vice-ministra Del Re ha anche ventilato varie volte la possibilit\u00e0 di aprire <strong>una piattaforma di coordinamento per la cooperazione universitaria<\/strong> con il Sahel, come gi\u00e0 fatto alcuni mesi fa per il Corno d\u2019Africa. Un\u2019iniziativa sicuramente lodevole qualora venissero dedicate risorse e capacit\u00e0 tecniche adeguate.<\/p>\n<p>Nel complesso, l\u2019impegno italiano nel Sahel \u00e8 contrassegnato da slancio e attivismo, ma le competenze e gli strumenti messi in campo mostrano alcuni limiti. L\u2019attenzione sul multilaterale rimane centrale e l\u2019Italia dovr\u00e0 partecipare attivamente ai tavoli di lavoro evitando di moltiplicare ulteriormente i propri interventi senza un percorso adeguatamente condiviso con i governi locali e coordinato con i partner internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0<\/em><em>Le opinioni espresse dall\u2019autore\/autori sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In pochi anni, il Sahel \u00e8 passato da area semi-sconosciuta e marginale nelle relazioni internazionali con l\u2019Africa occidentale, ad area strategica. 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