{"id":78339,"date":"2020-02-16T17:32:14","date_gmt":"2020-02-16T16:32:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78339"},"modified":"2020-02-17T07:47:22","modified_gmt":"2020-02-17T06:47:22","slug":"tensioni-usa-iran-la-mediazione-deve-essere-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/tensioni-usa-iran-la-mediazione-deve-essere-europea\/","title":{"rendered":"Tensioni Usa-Iran: la mediazione deve essere europea"},"content":{"rendered":"<p>La regione del <strong>Golfo Persico<\/strong> rientra raramente nel dibattito politico italiano. Un po\u2019 perch\u00e9 in parallelo con l\u2019avvitarsi del dibattito sulle questioni di politica interna e con il ripiegamento sul quotidiano, \u00e8 assente in generale dal dibattito l\u2019ampio respiro e lo sguardo lungo con il quale guardare al di l\u00e0 dei nostri confini, con il quale pensare a se stessi in relazione al mondo. Quando lo si fa, \u00e8 solo per <strong>crisi molto vicine a noi <\/strong>\u2013 come la<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/libia-se-allitalia-e-alleuropa-manca-una-visione-di-insieme\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> Libia<\/strong><\/a> \u2013 o perch\u00e9 le questioni internazionali irrompono letteralmente nel nostro quotidiano, come nel caso dell\u2019ondata di tensione che lo scorso gennaio ha fatto seguito all\u2019uccisione del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/il-generale-soleimani-e-il-peso-della-storia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">generale iraniano Qassem Soleimani<\/a>, con potenziali ripercussioni sul nostro contingente operativo in <strong>Iraq<\/strong>.<\/p>\n<p>Eppure, anche una regione apparentemente lontana come il Golfo riveste <strong>un\u2019importanza di primo piano per il nostro interesse<\/strong> <strong>nazionale<\/strong>, e meriterebbe dunque un\u2019adeguata riflessione strategica. Come molti italiani hanno ormai imparato in questi mesi di tensioni, lo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/golfo-hormuz-ritorno-passato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">stretto di Hormuz, porta d\u2019accesso al Golfo Persico<\/a>, \u00e8 il principale <em>choke-point<\/em> mondiale, crocevia strategico per traffici commerciali ed energia.<\/p>\n<p>A mettere a repentaglio la stabilit\u00e0 in questa regione \u00e8 il crescente <strong>confronto tra Stati Uniti e Iran<\/strong>, originatosi dalla decisione Usa di abbandonare l\u2019accordo sul nucleare e reimporre draconiane <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/dai-metalli-al-manifatturiero-le-nuove-sanzioni-usa-alliran\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sanzioni<\/a> sulla Repubblica islamica<\/strong> (di fatto costringendo anche gli alleati europei a interrompere ogni rapporto economico e commerciale con Teheran). Due anni dopo l\u2019uscita degli Usa dal Jcpoa, la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/falle-strategia-massima-pressione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>politica di \u201cmassima pressione<\/strong>\u201d<\/a> si \u00e8 trasformata in una pericolosa <em>brinkmanship<\/em>, che ha portato a sfiorare pi\u00f9 volte lo scontro aperto. <strong>L\u2019Europa ha assistito impoten<\/strong>te, malgrado i tentativi del presidente francese Emmanuel Macron di mediare tra l\u2019Iran e Trump.<\/p>\n<p><strong>Un Medio oriente oggi ancora pi\u00f9 instabile<\/strong><br \/>\nLe palpitazioni che originano nel Golfo hanno dunque reso il Medio oriente una regione oggi pi\u00f9 instabile: un quadro di sicurezza in progressivo sgretolamento rischia di lasciare spazio a un <strong>ritorno di movimenti terroristici<\/strong> come lo Stato Islamico in Iraq ma non solo, di fatto vanificando gli sforzi compiuti in questi anni dalla Coalizione internazionale, nella quale gli stessi paesi europei hanno riversato impegno e risorse. \u00c8 inoltre un Medio Oriente pericolosamente esposto al rischio di una <strong>nuova proliferazione nucleare<\/strong>, innescato dal graduale ma inesorabile sgretolarsi dell\u2019unico significativo accordo di non proliferazione raggiunto nell\u2019ultimo decennio, il <em>Joint Comprehensive Plan of Action<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 d\u2019obbligo sottolineare che \u00e8 stata <strong>l\u2019Europa in questi anni a pagare il prezzo della destabilizzazione<\/strong> mediorientale, o meglio \u00e8 in Europa che si registra la pi\u00f9 ampia distanza tra il prezzo pagato, la minaccia a cui si \u00e8 esposti, e l\u2019incisivit\u00e0 degli strumenti a disposizione per fronteggiarla. Se la Commissione insediatasi lo scorso dicembre ha l\u2019ambizione di essere una <strong>Commissione \u201cgeopolitica\u201d<\/strong>, qualunque cosa ci\u00f2 significhi, \u00e8 evidente che i primi due banchi di prova sui quali testare tale vocazione \u2013 la Libia e l\u2019Iran \u2013 vedono Bruxelles arrancare in <strong>una partita condotta da altri giocatori<\/strong>. L\u2019ex ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, con un\u2019immagine efficace, ha dipinto l\u2019Europa come <strong>\u201cun vegetariano in un mondo di carnivori\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Nonostante la graduale presa di coscienza circa la propria crescente <strong>irrilevanza sul palcoscenico geopolitico internazionale<\/strong>, permane la tendenza a far \u201cpassare la nottata\u201d. Si pensa che basti stringere bene le cinture di sicurezza e aggrapparsi con forza ai sostegni per passare indenni attraverso la tempesta che origina oltre Atlantico, fatta di <strong>colpi inferti al multilateralismo<\/strong> in nome della ricerca di successi unilaterali. Si aspetta, ci si tiene forte e si spera che dopo l\u2019appuntamento elettorale di novembre sar\u00e0 diverso, o che al massimo si debba attendere ancora altri quattro anni, al termine dei quali la presidenza Trump esaurir\u00e0 il proprio limite legale. Si rifiuta di prendere coscienza che <strong>dal fenomeno Trump difficilmente si potr\u00e0 tornare indietro<\/strong>, che esso non \u00e8 un fenomeno temporaneo \u2013 un evento inatteso esaurito il quale si torner\u00e0 a una supposta normalit\u00e0 \u2013 ma che esso \u00e8 al contrario <strong>sintomatico di un cambiamento ben pi\u00f9 profondo<\/strong> all\u2019interno della societ\u00e0 e della politica americana, e che l\u2019occidente e l\u2019alleanza transatlantica come li abbiamo conosciuti in questi ultimi settant\u2019anni molto probabilmente non esistono pi\u00f9. Stiamo andando verso <strong>nuove configurazioni di potenza nel sistema politico internazionale<\/strong>, che vedono come protagonisti <strong>Stati Uniti, Russia e Cina<\/strong>, e dalle quali l\u2019Europa rischia di rimanere esclusa.<\/p>\n<p><strong>Che ruolo per un&#8217;Europa in cerca d&#8217;autore<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 realistico pensare che l\u2019Europa si doti sul breve periodo di quell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/il-re-e-nudo-costruire-unautonomia-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">autonomia strategica<\/a> che pure le \u00e8 necessaria per giocare con il ruolo che le spetta sull\u2019arena delle grandi potenze. \u00c8 per\u00f2 ragionevole e urgente stimolare un <strong>comportamento pi\u00f9 attivo \u2013 anzich\u00e9 reattivo \u2013 <\/strong>rispetto alle dinamiche in atto ai propri confini, anche quelli che appaiono \u201ca distanza di sicurezza\u201d. Se crolla l\u2019accordo sul nucleare, se scoppia un conflitto tra Stati Uniti e Iran, se l\u2019Iraq risprofonda nel baratro del terrorismo, <strong>non vi \u00e8 distanza di sicurezza che tenga<\/strong>. Ecco perch\u00e9 occorre guardare alla regione del Golfo in chiave strategica, definendo i propri obiettivi e approntando i propri strumenti, pur nella coscienza della loro \u2013 per ora \u2013 limitatezza.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa lavorare sul proprio <strong>ruolo di mediatore e garante della de-escalation<\/strong>, farsi protagonista di un\u2019iniziativa per il dialogo regionale sulle questioni di sicurezza che assegni a tutti i paesi del Golfo un ruolo chiave di interlocutore. Significa lavorare per la creazione di una <strong>nuova architettura di sicurezza regionale<\/strong> che funzioni come vero e proprio forum per la discussione e la risoluzione delle controversie, e per la costruzione della fiducia reciproca. Significa assumersi la responsabilit\u00e0 di proporre un progetto diverso da quello avanzato dagli Stati Uniti, basato oggi sulla saldatura di un\u2019alleanza Golfo-Israele in funzione di contenimento dell\u2019Iran. Significa <strong>avviare con tutti i Paesi della regione un dialogo<\/strong> franco, nella consapevolezza che le sole lenti degli interessi economici con le quali tradizionalmente si guarda alla sponda araba del Golfo non sono pi\u00f9 sufficienti. Un esempio su tutti: quando potremo avviare un dibattito franco tra paesi europei circa il ruolo degli Emirati nella guerra in Libia, a sostegno del generale Haftar, e dunque contro i nostri stessi interessi?<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un ruolo per l\u2019Italia in tutto questo?<\/strong><br \/>\nIn linea teorica, s\u00ec. Il nostro Paese gode di buoni rapporti con entrambe le sponde del Golfo, ed \u00e8 dunque ben posizionato per supportare la diplomazia intra-Golfo. In particolare, per quanto riguarda l\u2019Iran, Roma <strong>gode storicamente di fiducia da parte di Teheran<\/strong>, pur non essendo parte del gruppo degli E3 (Francia, Germania, Regno Unito) che sono stati impegnati in questi anni nel dialogo sul nucleare. Proprio il non essere parte del gruppo di potenze europee guardato con sempre maggiore diffidenza da parte dell\u2019Iran per via dell\u2019incapacit\u00e0 di proteggere il Jcpoa, <strong>ci riserva un ruolo di pontiere naturale <\/strong>per tenere aperto il canale di dialogo tra l\u2019Iran e l\u2019Europa, nel tentativo in extremis di salvare l\u2019accordo sul nucleare.<\/p>\n<p>Vi sono dunque <strong>spiragli per giocare un ruolo pi\u00f9 attivo<\/strong> e all\u2019altezza dei nostri interessi, facendoci propulsori di un\u2019iniziativa europea per la <strong>de-escalation e il dialogo regionale<\/strong>. Occorre per\u00f2 prima di tutto sviluppare una consapevolezza e una visione: in definitiva, tornare a guardare al di fuori dei nostri confini con sguardo lungo e approccio strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0<\/em><em>Le opinioni espresse dall\u2019autore\/autori sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La regione del Golfo Persico rientra raramente nel dibattito politico italiano. 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