{"id":78432,"date":"2020-02-21T06:57:58","date_gmt":"2020-02-21T05:57:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78432"},"modified":"2020-02-28T10:04:17","modified_gmt":"2020-02-28T09:04:17","slug":"leconomia-di-guerra-e-il-mito-dei-conflitti-tribali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/leconomia-di-guerra-e-il-mito-dei-conflitti-tribali\/","title":{"rendered":"L\u2019economia di guerra e il mito dei conflitti tribali"},"content":{"rendered":"<p><strong>Jean-L\u00e9onard Touadi<\/strong>\u00a0\u00e8 un politico, accademico, scrittore e giornalista italiano, originario del <strong>Congo-Brazzaville<\/strong>. Ha conversato con <em>AffarInternazionali<\/em>\u00a0sulla <strong>sicurezza regionale del continente africano<\/strong>, analizzando il traffico delle armi leggere, l\u2019economia di guerra e l\u2019impatto delle operazioni multilaterali.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la prima intervista del <strong>dossier \u201c<a href=\"https:\/\/au.int\/en\/flagships\/silencing-guns-2020\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Silencing the Guns 2020<\/a>\u201d<\/strong>, l\u2019iniziativa che l\u2019<strong>Unione africana<\/strong> aveva lanciato nel 2013 con l\u2019obiettivo di silenziare le armi su tutto il continente entro il 2020.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/player?episode_id=23130289&#038;theme=light&#038;playlist=false&#038;playlist-continuous=false&#038;autoplay=false&#038;live-autoplay=false&#038;chapters-image=true&#038;episode_image_position=right&#038;hide-logo=false&#038;hide-likes=false&#038;hide-comments=false&#038;hide-sharing=false&#038;hide-download=true\" width=\"100%\" height=\"200px\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cNon ci sono statistiche attendibili per capire esattamente quante sono le armi leggere in circolazione in Africa. Una cosa \u00e8 sicura per\u00f2: in alcune aree del continente, paradossalmente, sono diventate la cosa pi\u00f9 facile da acquistare\u201d. Jean-L\u00e9onard Touadi \u00e8 abbastanza scettico sul successo di \u201cSilencing the Guns 2020\u201d. \u201c<strong>Oggi, infatti, \u00e8 pi\u00f9 facile acquistare un\u2019arma piuttosto che una bicicletta<\/strong> o una medicina, ha continuato Touadi. Durante la prima guerra nella regione dei Grandi Laghi, un kalashnikov costava 200, 250 dollari. Oggi sappiamo che nel continente un\u2019arma leggera si pu\u00f2 acquistare anche a 20-30 dollari\u201d.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un paradosso, per\u00f2. Il continente \u00e8 un focolaio di conflitti ma il volume delle importazioni legali di armi \u00e8 relativamente molto basso. L\u201980% delle armi \u00e8 infatti nelle mani dei civili per un valore di 40 milioni di dollari, mentre quelle che sono nelle mani dei governi non superano gli 11 milioni\u2026<br \/>\n<\/strong>\u201cQuesta <a href=\"https:\/\/www.dw.com\/en\/stemming-the-flow-of-illicit-arms-in-africa\/a-49761552\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">circolazione informale e criminale<\/a> deriva anche dalla natura dei conflitti che si sono sviluppati in Africa a partire dagli Anni Novanta. Le guerre africane hanno smesso di essere guerre interstatali e sono diventate <strong>guerre intra-statali<\/strong>, che non sono portate avanti dagli eserciti regolari. Anzi, in questi conflitti gli eserciti sono sopraffatti dal sorgere delle <strong>milizie<\/strong>. Lo spartiacque si \u00e8 generato con le <strong>guerre in Sierra Leone e in Liberia<\/strong> e tutto ci\u00f2 che ne \u00e8 conseguito con il <strong>genocidio in Ruanda<\/strong>. Poi dal genocidio ruandese, che si \u00e8 perpetrato con un\u2019arma bianca, ovvero con il machete, si \u00e8 passati al <strong>Congo<\/strong> con le armi leggere, che hanno fonti di approvvigionamento abbastanza diversificate. La prima fonte \u00e8 una fonte di prossimit\u00e0: le lunghe e sanguinosissime guerre in <strong>Sudan,<\/strong> <strong>Sud-Sudan<\/strong> e <strong>Darfur,<\/strong> sono state anche alimentate dalla prossimit\u00e0 con la regione dei Grandi Laghi, dove c\u2019erano molte armi.<\/p>\n<p><strong>Che tipo di guerre sono? Si parla spesso di \u201cguerre tribali&#8221;.<br \/>\n<\/strong>Ecco vede, quando rispondiamo a questa domanda sfatiamo anche questa finta definizione delle \u201cguerre tribali\u201d. In realt\u00e0 queste guerre sono inserite in un contesto assolutamente globale, di natura prettamente economica. Le risorse naturali da sfruttare, i signori della guerra che sfuggono alla sovranit\u00e0 dello Stato, sono riforniti da coloro che sono interessati a portare avanti lo sfruttamento illegale di queste materie prime. Quindi materie prime, armi leggere e milizie fanno parte di quella che possiamo chiamare l\u2019<strong>economia di guerra<\/strong>. E l\u2019economia di guerra in quanto tale funziona attraverso meccanismi informali e criminali, quindi non tracciabili.<\/p>\n<figure id=\"attachment_78521\" aria-describedby=\"caption-attachment-78521\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-78521\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255-495x278.jpg 495w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255-360x203.jpg 360w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255-125x70.jpg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255-850x480.jpg 850w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/JLTouadi-e1582268551255.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-78521\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Jean-L\u00e9onard Touadi<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Negli ultimi anni, la presenza di attori globali come Russia, Cina e Emirati Arabi Uniti \u00e8 aumentata moltissimo in tutto il continente. Qual \u00e8 l\u2019impatto di questa presenza sulla sicurezza regionale?<br \/>\n<\/strong>Per rispondere a questa domanda basta vedere l\u2019esito dell\u2019ultimo <strong>incontro Russia-Africa<\/strong> che si \u00e8 svolto a Sochi. Quando si leggono le dichiarazioni di Sochi non ci sono molti accordi di tipo commerciale o infrastrutturale come con la Cina, ma si tratta prevalentemente di <strong>commercio di armi<\/strong>. Mosca sta cercando una sua visibilit\u00e0 in Africa &#8211; che aveva gi\u00e0 all\u2019epoca della Guerra Fredda ma che, con la fine della Perestroijka, si era un po\u2019 smarrita \u2013 attraverso il rifornimento in armi. Ufficialmente ci\u00f2 avviene poco, ma avviene tantissimo attraverso il reticolato di gruppi pi\u00f9 o meno privati o para-pubblici, che sono comunque controllati dal Cremlino per assicurarsi una presenza sempre pi\u00f9 significativa nel continente.<\/p>\n<p><strong>Nella Repubblica Centrafricana, la presenza russa sembrerebbe anche mirare alle risorse naturali del Paese ricco di oro e diamanti.<br \/>\n<\/strong>Le risorse naturali purtroppo sono quasi sempre il fine ultimo di queste presenze straniere. Purtroppo in questo c\u2019\u00e8 una drammatica continuit\u00e0 con il passato: le materie prime sono da sempre state al centro dell\u2019appetito delle potenze extra-africane. Lo si \u00e8 visto in <strong>Angola,<\/strong> durante la lunga guerra civile in cui il rifornimento delle armi era strettamente legato allo sfruttamento del petrolio e dei diamanti. Lo si \u00e8 visto nelle guerre in\u00a0<strong>Sierra Leone<\/strong> e in\u00a0<strong>Liberia<\/strong> con i diamanti. Quindi c\u2019\u00e8 una stretta <strong>correlazione tra questi conflitti e le risorse naturali<\/strong>. Ed \u00e8 proprio per questo che non bisogna mai accettare che le guerre africane siano considerate come delle guerre etniche.<\/p>\n<p><strong>Nel Sahara invece sembrerebbe che questo schema non funzioni.<br \/>\n<\/strong>Nel Sahara il circuito \u00e8 leggermente diverso. L\u00ec la circolazione delle armi sta seguendo una logica diversa dal punto di vista dello schema che abbiamo delineato nell\u2019economia di guerra dove controllo del territorio, sfruttamento delle risorse naturali, e rifornimento di armi funziona perfettamente. Nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/sahel-parla-losada-rappresentante-speciale-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Sahel<\/strong><\/a> invece la circolazione delle armi \u00e8 il risultato di due avvenimenti: il primo \u00e8 la vittoria del governo algerino contro il Fis (il Fronte islamico di salvezza, partito islamista algerino, <em>ndr<\/em>), che lo ha relegato nel sud del Paese, al confine con il Mali. Il secondo \u00e8\u00a0la caduta di Gheddafi nel 2011, con i combattenti, mercenari e arsenali libici che si sono riversati in quell\u2019area vastissima che parte dalla Mauritania e lambisce il Sudan. Il <strong>traffico degli esseri umani, della droga e delle armi<\/strong> \u00e8 diventato il perno dei guadagni dei gruppi armati di quello che oggi viene chiamato <strong>\u201cSahelistan\u201d,<\/strong> una definizione che fa venire i brividi.<\/p>\n<p><strong>Lei lavora alla Fao. Quanto incide il cambiamento climatico sulla sicurezza regionale?<br \/>\n<\/strong>Penso che stiamo sottovalutando il problema. Quest\u2019anno ci sar\u00e0 la celebrazione dei sessant\u2019anni dell\u2019indipendenza africana. La maggior parte dei Paesi che celebrano l\u2019anniversario ha subito i danni del <strong>cambiamento climatico<\/strong>. Danni che fino a poco fa l\u2019Africa non aveva mai conosciuto. E l\u2019esempio tipico degli scenari che si stanno profilando all\u2019orizzonte \u00e8 il prosciugamento del<strong> lago Ciad<\/strong>,\u00a0che in 25 anni ha perso qualcosa come il 60\/70% della sua portata d\u2019acqua. Ci\u00f2 ha messo in crisi tutti i Paesi, e quindi tutte le comunit\u00e0 e i popoli, che intorno al lago Ciad traevano gli strumenti per vivere. Questo prosciugamento continua e sta provocando l\u2019<strong>espulsione fisica di intere comunit\u00e0<\/strong> dalle loro zone creando una situazione pericolosissima di conflitti tra pastori abituati alla transumanza &#8211; e che, necessariamente, non hanno mai tenuto conto dei confini \u2013 e agricoltori. Per non parlare del deserto che avanza e della scarsit\u00e0 delle piogge che sta mettendo in ginocchio intere comunit\u00e0. Sicuramente ci dobbiamo aspettare che tra qualche anno ci saranno anche <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/migranti-climatici-reata-preparati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>i rifugiati climatici<\/strong><\/a>. Se poi a questo si aggiunge la proliferazione delle armi, capite bene che siamo di fronte ad una situazione di grandissima instabilit\u00e0 non alle porte dell\u2019Africa ma alle porte dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><strong>Paradossalmente il continente \u00e8 anche la regione con il maggior numero di operazioni multilaterali nel mondo.<br \/>\n<\/strong>Essendo congolese e ricordandomi il pi\u00f9 grande fallimento dell\u2019Onu dopo l\u2019indipendenza africana con l\u2019operazione che, nel 1961, ha visto morire il segretario generale <a href=\"https:\/\/unric.org\/it\/dag-hammarskjold-svezia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dag Hammarskjold<\/a>, vedendo quello che succede nella Repubblica Centrafricana con la missione\u00a0<a href=\"https:\/\/minusca.unmissions.org\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Minusca<\/strong><\/a> e quello che succede in <strong>Mali,<\/strong> considerando il fallimento delle Nazioni Unite nell\u2019impedire il genocidio ruandese e l\u2019inefficacia \u2013 tutto sommato \u2013 della presenza Onu in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/09\/se-lonu-torna-in-somalia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Somalia,<\/strong><\/a> penso che dobbiamo tirare le somme di questa presenza con grande coraggio e lucidit\u00e0. Una presenza che richiede un grosso numero di risorse e personale ma con dei mandati poco chiari e trasparenti su alcuni punti che sono fondamentali: ovvero la protezione dei civili, l\u2019impedire che si compiano sulla popolazione crimini come lo stupro, l\u2019utilizzo dei bambini soldato, e l\u2019impossibilit\u00e0 di rendere quando meno difficile la circolazione delle armi leggere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jean-L\u00e9onard Touadi\u00a0\u00e8 un politico, accademico, scrittore e giornalista italiano, originario del Congo-Brazzaville. Ha conversato con AffarInternazionali\u00a0sulla sicurezza regionale del continente africano, analizzando il traffico delle armi leggere, l\u2019economia di guerra e l\u2019impatto delle operazioni multilaterali. 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