{"id":78440,"date":"2020-02-20T07:59:54","date_gmt":"2020-02-20T06:59:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78440"},"modified":"2020-02-22T18:18:05","modified_gmt":"2020-02-22T17:18:05","slug":"bilancio-pluriennale-il-vero-ostacolo-sul-futuro-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/bilancio-pluriennale-il-vero-ostacolo-sul-futuro-dellue\/","title":{"rendered":"Bilancio pluriennale: il vero ostacolo sul futuro dell&#8217;Ue"},"content":{"rendered":"<p>Non ci sar\u00e0 troppo da preoccuparsi se il <strong>Consiglio europeo straordinario<\/strong> di questa settimana non chiuder\u00e0 il discorso sul <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/ue-qfp-nelli-proposta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>prossimo quadro finanziario pluriennale dell&#8217;Ue, il bilancio settennale 2021-27<\/strong><\/a>. Si tratta, in effetti, di una decisione complicatissima, in cui entrano in conflitto interessi nazionali divergenti ed esigenze dell\u2019Unione. La scorsa volta, per il bilancio 2014-20, la trattativa \u00e8 durata 2 anni e mezzo.<\/p>\n<p>Abbiamo ancora quasi un anno intero davanti a noi. Tuttavia, oggi il negoziato \u00e8 molto pi\u00f9 difficile di quanto non lo sia stato allora. Da una parte, infatti, dobbiamo confrontarci con l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/dopo-brexit-parte-salita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>abbandono del Regno Unito<\/strong><\/a> e con le conseguenze anche contabili di questo aspetto, ovvero <strong>un \u201cbuco\u201d di circa 12 miliardi di euro<\/strong>; dall\u2019altra, <strong>l\u2019Unione si trova sempre pi\u00f9 sola<\/strong> in un mondo di crescente ostilit\u00e0 e competitivit\u00e0, che necessita di risposte e politiche in gran parte diverse dal passato e, quindi, di un bilancio innovativo e pi\u00f9 consistente. Basti pensare ad alcuni punti del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/ue-commissione-von-der-leyen-sogni-realta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">programma della Commissione presentato da <strong>Ursula von der Leyen<\/strong><\/a> o all\u2019agenda strategica del Consiglio europeo di fine 2019: una <strong>nuova politica digitale<\/strong>\u00a0&#8211; annunciata da ultimo ancora ieri &#8211; strettamente collegata ad un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/gree-deal-europeo-clima\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Green Deal<\/strong><\/a>\u00a0europeo che dovrebbe portarci nel 2050 ad emissioni zero, o ancora uno sforzo maggiore nel campo della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/difesa-ue-aumento-spesa-retrogusto-amaro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>difesa comune<\/strong><\/a> per dare credibilit\u00e0 e peso alla politica estera dell\u2019Unione. Insomma, una serie di impegni che richiedono un bilancio ben pi\u00f9 grande dell\u2019attuale o, in alternativa, una diversa allocazione delle spese.<\/p>\n<p>Qui cominciano i guai. Il presidente del Consiglio europeo, il belga <strong>Charles Michel<\/strong>, gran maestro di compromessi nel suo complicato Paese ed oggi alle prese con il primo scottante compito nel suo nuovo incarico, ha proposto un <strong>bilancio complessivo nel settennato pari all\u20191,074% del reddito nazionale lordo Ue<\/strong>, meno del 1,11% proposto dalla Commissione ma pi\u00f9 dell\u20191% secco dei cosiddetti 4 Paesi \u201cfrugali\u201d (Olanda, Danimarca, Austria e Svezia). Sempre questi quattro sono il gruppo di testa di quei Paesi \u201canseatici\u201d che si oppongono a qualsiasi tentativo di allentare i criteri di austerit\u00e0 che regolano i paesi membri dell\u2019euro, con un occhio di particolare riguardo per l\u2019<strong>Italia<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I pericoli del\u00a0<\/strong><em><strong>rebate<\/strong><br \/>\n<\/em>Dietro a questa resistenza all\u2019aumento del bilancio complessivo dell\u2019Ue si nasconde una <strong>pericolosissima filosofia<\/strong>, quella di considerare il <strong>contributo nazionale al bilancio comune in termini strettamente contabili di costi e benefici<\/strong>. I quattro Paesi in questione si collocano fra i contributori netti, chi pi\u00f9 chi meno, al bilancio Ue ed oggi si nascondono dietro l\u2019uscita\u00a0del Regno Unito per pretendere non solo il blocco di qualsiasi aumento, ma anche e soprattutto una restituzione permanente dal bilancio Ue. Si tratta del cosiddetto <strong><em>\u201crebate\u201d<\/em><\/strong>, una delle peggiori eredit\u00e0 che Londra ha lasciato all\u2019Unione fino dal lontano 1984, quando Margaret Thatcher lanci\u00f2 la famosa invettiva \u201c<em>I want my money back<\/em>\u201d. Il <em>rebate<\/em> le fu concesso, eppure questo non ha certo reso il Regno Unito pi\u00f9 entusiasta del progetto europeo, anzi portandola oggi alla Brexit.<\/p>\n<p>Insomma, il contributo nazionale al bilancio comune non pu\u00f2 essere calcolato in modo ragionieristico, ma vanno interpretati i <strong>vantaggi indiretti della partecipazione al grande e libero mercato unico europeo<\/strong>. <a href=\"https:\/\/euobserver.com\/opinion\/147439\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>EU Observer<\/em><\/a> calcola, ad esempio, che l\u2019Olanda ha introiti di 1 euro e mezzo per ogni euro di contributo al bilancio comune grazie al proprio commercio comunitario. D\u2019altronde, i quattro sono i Paesi pi\u00f9 ricchi dell\u2019Ue, cui si aggiunge anche la Germania che a sua volta riceve dei rimborsi, e certamente questa grande ricchezza non cade dal cielo, ma dall\u2019esistenza dell\u2019Unione. Pretendere quindi che le restituzioni diventino permanenti, come chiedono il premier olandese <strong>Mark Rutte<\/strong> e i suoi colleghi, \u00e8 davvero una richiesta irricevibile.<\/p>\n<p><strong>Restituzioni\u00a0<\/strong><em><strong>regressive<\/strong>\u00a0<\/em><strong>e nuove opzioni<br \/>\n<\/strong>Per risolvere la questione, Charles Michel propone quindi delle restituzioni\u00a0<em>regressive<\/em><em>,<\/em> fino alla loro scomparsa. Ma se questa sar\u00e0 una battaglia che gli altri partner, a cominciare da <strong>Francia<\/strong> e Italia, intendono fare contro le pretese dei quattro falchi, rimane poi sullo sfondo la misura complessiva del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/ue-match-prossimo-bilancio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">futuro bilancio comunitario<\/a>, necessaria per rendere possibili le nuove politiche proposte dalla Commissione. Michel, ad esempio, indica in 21,9 miliardi la crescita di spese per l\u2019immigrazione e la difesa dei confini e in 7 miliardi il contributo al Fondo europeo per la Difesa: cifre, fra il resto, in drastico calo rispetto alle proposte originarie della Commissione. Rimane invece allo stesso livello di richiesta la spesa di 7,5 miliardi per il \u201c<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/info\/law\/better-regulation\/initiatives\/com-2020-22_en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Just Transition Fund<\/em><\/a>\u201d, che dovrebbe essere utilizzato a favore di quelle regioni che devono uscire dall\u2019industria carbonifera per un\u2019Europa pi\u00f9 verde.<\/p>\n<p>\u00c8 abbastanza evidente che questi fondi aggiuntivi non sono davvero sufficienti per rispondere alle ambizioni delle agende strategiche della Commissione e del Consiglio europeo. Si prospettano quindi due opzioni. La prima \u00e8 quella di utilizzare in modo nuovo le tradizionali voci del bilancio comunitario, sia allocandole diversamente sia utilizzandole in modo pi\u00f9 appropriato. Ad esempio, le <strong>spese per la Politica agricola comune<\/strong>, che costituiscono il 30% del bilancio, possono essere usate in gran parte per lo sviluppo delle tecnologie digitali applicate all\u2019agricoltura, con notevoli vantaggi anche in termini di tutela ambientale.<\/p>\n<p><strong>Il dibattito sulle risorse proprie<\/strong><br \/>\nLa seconda opzione \u00e8 quella di accrescere le \u201c<strong>risorse proprie<\/strong>\u201d dell\u2019Unione, cio\u00e8 quelle<strong> entrate indipendenti dai contributi nazionali<\/strong>, attraverso tasse come la <strong><em>carbon tax<\/em><\/strong> o la <strong><em>web tax<\/em> <\/strong>o quella sulle plastiche. Strada teoricamente pi\u00f9 interessante, anche perch\u00e9 lo spostamento delle voci di bilancio sta incontrando l\u2019opposizione di ben 16 Paesi Ue, chiamati \u201cAmici dei Fondi di Coesione\u201d, che non vogliono modifiche sostanziali al loro utilizzo.<\/p>\n<p>Insomma, come \u00e8 chiaro da questa rapida e parziale rassegna di elementi problematici, <strong>la battaglia sul bilancio Ue<\/strong>\u00a0continuer\u00e0 a rappresentare uno dei passaggi pi\u00f9 complicati della vita comunitaria. Questa volta, tuttavia, sono in gioco non solo gli interessi interni dell\u2019Ue, ma anche il suo ruolo di attore geopolitico mondiale, come richiesto e sottolineato ripetutamente da Ursula von der Leyen. Sarebbe davvero un grande miracolo se i leader dei 27 riuscissero ad aprire lo sguardo al di l\u00e0 del loro contingente interesse nazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci sar\u00e0 troppo da preoccuparsi se il Consiglio europeo straordinario di questa settimana non chiuder\u00e0 il discorso sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell&#8217;Ue, il bilancio settennale 2021-27. Si tratta, in effetti, di una decisione complicatissima, in cui entrano in conflitto interessi nazionali divergenti ed esigenze dell\u2019Unione. 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