{"id":7850,"date":"2008-03-28T00:00:00","date_gmt":"2008-03-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-rebus-difficile-da-risolvere\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:52","slug":"un-rebus-difficile-da-risolvere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/un-rebus-difficile-da-risolvere\/","title":{"rendered":"Un rebus difficile da risolvere"},"content":{"rendered":"<p>Le recenti elezioni parlamentari del 14 marzo hanno visto, come prevedibile se non addirittura scontato, l\u2019ampia vittoria dei candidati (ultra-) conservatori, ricollegabili politicamente al presidente Mahmud Ahmadinejad e al blocco ultra-radicale che lo sostiene. Le interferenze dell\u2019ala conservatrice del regime per impedire la presentazione di candidati riformisti e moderati sono state molto maggiori rispetto al passato, con l\u2019esclusione di circa millesettecento candidati. In molte circoscrizioni elettorali, di fatto, non vi era la possibilit\u00e0 di scegliere un candidato collegato ai movimenti politici vicini alle posizioni pi\u00f9 liberali. Il blocco politico legato al presidente o al <i>rahbar<\/i> (la Guida suprema), <i>ayatollah\u2018<\/i> Ali Khamene\u2019i, dovrebbe aver cos\u00ec ottenuto una maggioranza dei due terzi. Un risultato reso ancor pi\u00f9 positivo dai dati relativi alla partecipazione al voto, stimati attorno al 60%, dopo che si era temuto un forte aumento dell\u2019astensionismo. Tuttavia, in Iran le cose sono sempre pi\u00f9 complicate di come appaiano. E queste elezioni sembrano raccontarci pi\u00f9 di quel che potrebbe sembrare a prima vista. Nonostante le pressioni e le bocciature dei suoi candidati pi\u00f9 noti, infatti, il movimento riformista ha mantenuto una presenza significativa in Parlamento. I due principali blocchi elettorali riconducibili a quel movimento hanno ottenuto una quarantina di seggi sui 290 totali, oltre ad avere eletto anche alcuni indipendenti. <\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 interessante \u00e8 per\u00f2 quello relativo ai candidati conservatori. Come noto, le etichette di \u201criformisti\u201d, \u201cconservatori\u201d, \u201cultra-radicali\u201d, non riflettono la complessit\u00e0 politica e il frazionamento del regime iraniano. Se i movimenti indicati come conservatori hanno ottenuto i due terzi dei parlamentari del <i>Majles<\/i>, \u00e8 evidente la crescente differenziazione nelle loro posizioni politiche. Molti dei candidati pi\u00f9 votati non sono infatti legati agli ultra-radicali di Ahmadinejad, ma rappresentano pi\u00f9 i conservatori tradizionali o moderati, vicini alla guida suprema o al potente conservatore pragmatico Hashemi-Rafsanjani, ormai da tempo riavvicinatosi all\u2019ex presidente Mohammad Khatami e ostile alla linea radicale del presidente.<\/p>\n<p><b>La vittoria di Lariani, la moderazione dei candidati conservatori <\/b><br \/>Il risultato pi\u00f9 clamoroso \u00e8 quello ottenuto dall\u2019ex negoziatore capo per la questione nucleare, \u2018Ali Larijani, dimessosi nell\u2019ottobre scorso per gravi divergenze con Ahmadinejad. Candidatosi a Qom, la \u201ccitt\u00e0 santa\u201d del clero sciita iraniana, Larijani ha travolto i candidati ultra-radicali vicini al presidente e al suo mentore religioso, l\u2019ayatollah ultra-dogmatico e intollerante Mesbah Yazdi, con un eclatante 74 per cento dei voti. Questo risultato lo rende uno dei candidati alla carica di presidente del <i>Majles<\/i>, considerato anche il sostegno che il rahbar gli ha sempre assicurato; una posizione privilegiata per ritentare la corsa alla carica di presidente della repubblica nel 2009.<\/p>\n<p>Come \u00e8 stato fatto notare da diversi analisti, molti candidati conservatori tradizionali o pragmatici \u2013 per intercettare i voti degli elettori vicini al movimento riformista \u2013 hanno da tempo moderato le loro posizioni ideologiche, e assunto toni e temi che erano cari ai candidati vicini all\u2019ex presidente riformista Khatami. E\u2019 il caso, ad esempio, della parabola politica di Mohammad-Baqer Qalibaf. Ex comandante dei Pasdaran (le potenti guardie rivoluzionarie), ora sindaco di Tehran, Qalibaf punta a proporsi come uno dei candidati alle prossime elezioni presidenziali del 2009, in opposizione ad Ahmadinejad. Per questo ha moderato le proprie posizioni e \u201cimparato un linguaggio nuovo\u201d per un conservatore come era sempre stato, proponendosi come un manager capace che vuole limitare le interferenze del regime nella vita quotidiana della popolazione iraniana, in particolare dei giovani e delle donne (che rappresentano un blocco fondamentale per vincere ogni elezione, dato che in Iran si vota dai sedici anni in poi, e la partecipazione femminile al voto \u00e8 sempre alta).<\/p>\n<p><b>La radicalizzazione di Ahmadinejad<\/b><br \/>In buona sostanza, il nuovo parlamento rischia di essere molto meno gestibile di quanto sperato per il presidente Ahmadinejad e per il gruppo di potere che lo sostiene. Decisivo sar\u00e0 anche l\u2019andamento dell\u2019economia, oggi fortemente negativo, sia per le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite per via del programma di arricchimento dell\u2019uranio che l\u2019Iran persegue nonostante diverse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza abbiano intimato uno stop, sia per la disastrosa politica economica governativa.<\/p>\n<p>Il presidente, subito dopo la sua elezione del 2005, aveva cercato di rafforzare i propri poteri, tutto sommato limitati, favorendo l\u2019ascesa degli elementi ultra-radicali, molto forti fra i pasdaran, le forze di sicurezza e i ceti sociali meno abbienti,  attuando nel contempo una politica economica interna estremamente populista e clientelare. Proprio perch\u00e9 dotato di un debole potere effettivo rispetto ad altri organi dello stato e avversato dalla maggioranza dell\u2019\u00e9lite politica iraniana, Ahmadinejad ha cercato di rafforzare il proprio ruolo tramite una ricerca di contatto diretto col popolo quasi ossessiva. Da qui la sua attenzione verso i ceti sociali popolari e le aree rurali lontane dalla capitale, attraverso una politica economica che, durante i primi due anni di governo, ha immesso nel sistema ingenti quantit\u00e0 di denaro, con effetti disastrosi sull\u2019inflazione e sull\u2019economia reale del paese. Questa politica ha finito per penalizzare proprio il blocco sociale da cui gli ultra-radicali ottengono il maggior consenso, e che rischia di penalizzarlo nella prossima competizione elettorale.<\/p>\n<p>Secondo alcune analisi, ci\u00f2 spinger\u00e0 Ahmadinejad ad accentuare i caratteri radicali della propria politica, invece che a moderarli, nel tentativo di rafforzare al massimo il proprio potere e la propria forza clientelare. Di certo, questi risultati dimostrano come l\u2019ascesa di Ahmadinejad alla presidenza della repubblica nel 2005 abbia provocato un mutamento nel tradizionale sistema di potere post rivoluzionario. Mentre fino al 2005, vi era un continuo aggiustamento fra i movimenti politici rivali, i gruppi di potere, le reti clientelari, le singole personalit\u00e0 politiche in cerca di maggior potere e visibilit\u00e0, l\u2019ascesa degli ultra-radicali ha sbilanciato questo instabile equilibrio. Pasdaran (le guardie della rivoluzione), funzionari dei servizi di sicurezza, <i>bassij <\/i>(forze paramilitari di volontari) e seguaci delle scuole religiose conservatrici hanno occupato in massa posizioni di potere chiave del sistema politico, amministrativo ed economico, spesso con personaggi privi di esperienza o palesemente inadeguati al ruolo che dovevano ricoprire. Il presidente si \u00e8 allontanato dalla pratica della mediazione fra i diversi gruppi e movimenti, e ha agito in modo aggressivo anche verso personaggi riconosciuti dell\u2019establishment politico post rivoluzionario. <\/p>\n<p>Parallelamente, si \u00e8 assistito a un\u2019accentuazione della repressione verso giornalisti e intellettuali non allineati, con arresti e intimidazioni, cos\u00ec come al lancio di una campagna di moralizzazione \u2013 quale non si erano pi\u00f9 viste dai tempi di Khomeini \u2013 che ha colpito migliaia di giovani, in particolare donne e studenti, accusati di vestire in modo non appropriato o di comportarsi in modo non-islamico. La campagna contro il <i>bad-hijab<\/i>, ossia l\u2019uso \u00abtroppo spregiudicato\u00bb del velo che le donne devono obbligatoriamente indossare, si \u00e8 tradotto in migliaia di fermi di polizia, in forti sanzioni pecuniarie o in condanne penali vere e proprie. A partire dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201990, questi controlli erano stati via via allentati proprio per la loro impopolarit\u00e0. Secondo diversi analisti, Ahmadinejad teme l\u2019interferenza troppo invasiva delle forze di polizia nella vita quotidiana dei propri cittadini, non fosse altro perch\u00e9 \u2013 da populista quale egli \u00e8 \u2013 \u00e8 consapevole del ritorno negativo per la propria immagine. Tuttavia, egli ha favorito l\u2019ascesa di troppi ultra-radicali nei gangli vitali del sistema politico iraniano per riuscire a controllarne lo zelo e limitare la radicalit\u00e0 di certe loro decisioni.<\/p>\n<p>Tutte queste mosse del governo, unite alla crescente interferenza nella vita quotidiana dei cittadini, agli arresti e alle minacce a professori, giornalisti e intellettuali hanno spinto conservatori moderati, pragmatici e riformisti a un\u2019alleanza tattica per fermare la crescita di potere degli ultra-radicali. Una polarizzazione che sembra impensierire il <i>rahbar<\/i> per pi\u00f9 motivi. Da un lato, perch\u00e9 rende pi\u00f9 instabile il sistema di potere, accentuando le divisioni interne; dall\u2019altro, perch\u00e9 vede una minaccia al proprio ruolo, che si basava essenzialmente sulla mediazione degli estremi e sulla sua capacit\u00e0 di manovra e di influenza sopra i diversi gruppi e potentati politici. L\u2019atteggiamento dei parlamentari a lui pi\u00f9 vicini far\u00e0 capire il suo orientamento in vista delle future elezioni presidenziali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti elezioni parlamentari del 14 marzo hanno visto, come prevedibile se non addirittura scontato, l\u2019ampia vittoria dei candidati (ultra-) conservatori, ricollegabili politicamente al presidente Mahmud Ahmadinejad e al blocco ultra-radicale che lo sostiene. 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