{"id":78775,"date":"2020-02-29T16:54:51","date_gmt":"2020-02-29T15:54:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78775"},"modified":"2020-03-03T09:09:23","modified_gmt":"2020-03-03T08:09:23","slug":"laccordo-di-trump-e-una-vittoria-per-i-talebani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/laccordo-di-trump-e-una-vittoria-per-i-talebani\/","title":{"rendered":"L\u2019accordo di Trump \u00e8 una vittoria per i talebani?"},"content":{"rendered":"<p>Il 29 febbraio <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-asia-51689443\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Stati Uniti<\/strong> e <strong>movimento taleban<\/strong><strong>o hanno siglato l\u2019accordo negoziale<\/strong><\/a> per porre fine alla guerra tra i due. Alla presenza del rappresentante statunitense per l\u2019Afghanistan, <strong>Zalmay Khalilzad<\/strong>, e del segretario di Stato <strong>Mike Pompeo<\/strong>, l\u2019accordo \u00e8 stato sottoscritto a Doha, in Qatar, dal delegato talebano <strong>Abdul Ghani Baradar<\/strong> e dal segretario alla Difesa <strong>Mark Esper<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/www.difesa.it\/SMD_\/CASD\/IM\/CeMISS\/Pubblicazioni\/Documents\/56992_BERTOLOTTpdf.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>processo negoziale<\/strong><\/a> era stato avviato nel 2007 dall\u2019allora presidente Ahmid Karzai, poi ripreso nel 2012 con i dialoghi di Doha e pi\u00f9 volte interrotto \u2013 l\u2019ultima volta all&#8217;inizio di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/afghanistan-pace-trump-talebani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">settembre 2019<\/a>. Quello siglato il 29 febbraio \u00e8 la migliore opzione in mano agli Stati Uniti per porre fine alla loro guerra pi\u00f9 lunga, ormai persa, pur rischiando di riportare l\u2019Afghanistan a una condizione molto simile a quella pre-2001. <strong>Un accordo che prevede la fine della guerra tra Stati Uniti e talebani, ma non tra i talebani e il governo afghano<\/strong>, che dovranno raggiungere \u2013 nelle intenzioni di Washington \u2013 un\u2019intesa separata.<\/p>\n<p><strong>Tempi e termini dell\u2019accordo<\/strong><br \/>\nEntro 15 giorni i termini dell\u2019accordo dovrebbero entrare in vigore, imponendo al governo afghano il <strong>rilascio dei 5.000 talebani<\/strong> detenuti.\u00a0In cambio Kabul otterrebbe la <strong>liberazione di 1.000 prigionieri<\/strong> in mano ai talebani e l\u2019accesso a un tavolo negoziale, al quale siederanno anche l\u2019opposizione e la societ\u00e0 civile, che dovrebbe portare a un secondo accordo per il futuro del Paese, insieme alla riforma dello Stato e del ruolo dei talebani.<\/p>\n<p><strong>Washington<\/strong> si \u00e8 impegnata a ridurre le proprie truppe, passando <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/opinions\/2020\/02\/15\/an-afghan-peace-plan-will-test-trumps-political-instincts-against-his-responsibilities\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nei prossimi 135 giorni dalle attuali 13.000 alle previste 8.600<\/a>, sempre a condizione che le clausole vengano rispettate. Khalilzad si aspetta una riduzione della violenza dal 70% all&#8217;80%, a cui seguir\u00e0 la graduale <em>de-escalation<\/em> militare. Sono invece\u00a014 i mesi da attendere, al termine dei quali il presidente statunitense &#8211; Donald J. Trump o il suo eventuale successore &#8211; dovr\u00e0 prendere la decisione finale: <strong>ritiro totale o mantenimento di una forza militare di presidio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Chi perde e chi vince<br \/>\n<\/strong>Gli Stati Uniti perdono la guerra, ma il presidente <strong>Trump<\/strong> ottiene il successo di un accordo che porta al disimpegno militare promesso agli elettori statunitensi.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>assenza del governo afghano<\/strong> dall\u2019accordo di Doha, di fatto, esclude Kabul e ne sancisce il sostanziale abbandono. Lo Stato afghano \u00e8 di fatto fallito: non ha il controllo delle aree extra-urbane e delle vie di comunicazione; le sue forze di sicurezza, deboli e fiaccate dalle pesanti perdite in combattimento e dalle diserzioni, rischiano il collasso; la classe dirigente \u00e8 ormai impegnata a salvare s\u00e9 stessa; la litigiosit\u00e0 politica, che si accompagna agli ultimi cinque anni di assenza di governo, apre a una nuova fase di guerra civile. In tale quadro, il governo afghano \u00e8 stato completamente marginalizzato, al punto tale da dover posticipare, in seguito all&#8217;accordo Usa-talebani, l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/afghanistan-presidenziali-sfida-talebani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">insediamento del presidente eletto<\/a>. Un\u2019ulteriore mortificazione che ne conferma la subalternit\u00e0.\u00a0Di fatto, Washington ha posto Kabul di fronte a una <strong>decisione presa<\/strong>. Ma al di l\u00e0 degli accordi sottoscritti, che servono esclusivamente al presidente Trump per presentarsi in campagna elettorale come colui che ha posto fine a 40 anni di guerra in Afghanistan, i talebani attendono senza fretta il momento opportuno per scagliare la loro offensiva.<\/p>\n<p>Il <strong>movimento talebano<\/strong> ottiene la vittoria pi\u00f9 importante: il riconoscimento formale e il via libera a guidare un secondo negoziato con Kabul. Questa seconda fase porter\u00e0 alla spartizione del potere e delle risorse economiche del paese, oltre a una libert\u00e0 di manovra nella gestione dei narcotraffici di oppiacei che rispondono al 92% della domanda globale.<\/p>\n<p>Una partita che non \u00e8 stata giocata su un unico campo dai talebani. Il movimento, che fu del mullah Mohammad Omar e oggi \u00e8 guidato dal mawlaw\u00ec <strong>Hibatullah Akhundzada<\/strong>, ha da tempo avviato accordi paralleli, cos\u00ec da non concedere l\u2019esclusivit\u00e0 agli Stati Uniti e ottenere pi\u00f9 di quanto Washington non avrebbe voluto concedere. E cos\u00ec, Russia, Cina, Iran e Pakistan hanno ottenuto un ruolo non secondario nel rapporto con i talebani. In particolare, il <strong>Pakistan<\/strong> avr\u00e0 un peso determinante nel condizionare la seconda tranche negoziale.<\/p>\n<p><strong>Due orizzonti<br \/>\n<\/strong>Due scenari, entrambi dipendono dalle decisioni che prender\u00e0 il presidente statunitense.\u00a0<strong>La prima ipotesi prevede il ritiro totale delle forze statunitensi<\/strong>,\u00a0e di conseguenza della Nato. Un\u2019opzione che chiuderebbe qualunque ulteriore capacit\u00e0 di intervento e aprirebbe a una nuova fase della guerra civile. Si potrebbe cos\u00ec scatenare un maggiore caos: emergerebbero nuovi attori della violenza, come lo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/afghanistan-onu-morti-civili\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Stato islamico Khorasan<\/strong><\/a>, la branca afghana dell\u2019Isis, e i talebani potrebbero prendere il potere in ampie parti del paese, persino pi\u00f9 di quanto ne abbiano oggi. Una prospettiva, dunque, non molto diversa da quella del 1996-2001 e che si concretizzerebbe, da una parte,\u00a0in un\u2019alleanza tra i tagiki e i signori della guerra, mentre dall\u2019altra, nella proclamazione dell\u2019Emirato islamico\u00a0dei talebani nelle aree sotto il loro controllo.<\/p>\n<p><strong>La seconda ipotesi<\/strong>, pi\u00f9 probabile e sostenuta dal Pentagono, <strong>potrebbe vedere il mantenimento di 3-5.000 truppe statunitensi in funzione di contro-terrorismo<\/strong>,\u00a0a cui potrebbe affiancarsi una residua presenza della Nato a supporto. Uno scenario simile a quello attuale, ma ridimensionato nello sforzo e nei rischi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 29 febbraio Stati Uniti e movimento talebano hanno siglato l\u2019accordo negoziale per porre fine alla guerra tra i due. 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