{"id":78795,"date":"2020-03-02T00:01:06","date_gmt":"2020-03-01T23:01:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78795"},"modified":"2020-03-05T23:32:32","modified_gmt":"2020-03-05T22:32:32","slug":"lambasciatore-nelli-feroci-conversa-con-lord-mandelson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/lambasciatore-nelli-feroci-conversa-con-lord-mandelson\/","title":{"rendered":"L&#8217;ambasciatore Nelli Feroci conversa con Lord Mandelson"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Towards the EU-UK Trade Talks: Opportunities and Sticking Points<\/em>\u201d \u00e8 il titolo di un seminario organizzato lo scorso 27 febbraio a Roma dall\u2019<strong>Istituto Affari Internazionali<\/strong> di cui \u00e8 stato protagonista <a href=\"https:\/\/www.global-counsel.com\/about-us\/team\/peter-mandelson\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lord<strong> Peter Mandelson<\/strong><\/a>, presidente del Global Counsel e gi\u00e0 titolare del Commercio nella Commissione europea tra il 2004 e il 2008. La presenza del politico britannico nella sede dell\u2019Istituto \u00e8 stata anche l\u2019occasione per una breve conversazione con il presidente dello IAI, l&#8217;ambasciatore\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/autori\/ferdinando-nelli-feroci\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Ferdinando\u00a0Nelli Feroci<\/strong><\/a>, organizzata da AffarInternazionali.<\/p>\n<p><strong>Ambasciatore Nelli Feroci<\/strong>: <strong>\u201cLord Mandelson, lei \u00e8 stato un influente commissario europeo per il Commercio e anche membro del governo britannico. Mi piacerebbe che ci illustrasse la sua visione in merito ai negoziati che inizieranno a breve tra Regno Unito e Unione europea, sulle loro relazioni future. Recentemente, l\u2019Ue ha definito il mandato negoziale, cos\u00ec come fatto anche da Londra. Qual \u00e8 la sua previsione sulla possibilit\u00e0 di raggiungere un accordo entro il periodo di transizione, che si concluder\u00e0 alla fine di quest\u2019anno. Dove vede i maggiori ostacoli e quali sono le alternative per il Regno Unito in caso di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/negoziato-gb-ue-difficile\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">fallimento di questo accordo<\/a>, in particolare rispetto alla possibilit\u00e0, che circola a Londra e anche a Washington, di un accordo alternativo con gli Stati Uniti, che potrebbero rimpiazzare il ruolo dell\u2019Ue per il Regno Unito?\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lord Peter Mandelson<\/strong>: \u201cPrima di tutto, grazie per avermi invitato a questa conversazione. \u00c8 un onore e un privilegio per me essere qui con lei e confrontarmi su questi temi. Mi permetta anche di dire schiettamente che non ci pu\u00f2 essere alcun <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/brexit-regno-unito-tra-ue-e-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>accordo tra Regno Unito e Usa<\/strong><\/a> capace di rimpiazzare ci\u00f2 che potremmo perdere dal punto di vista commerciale con l\u2019Ue, nell\u2019eventualit\u00e0 che non si concluda l\u2019accordo commerciale, di cui parlava, entro la fine dell\u2019anno. I flussi di commercio e di investimenti tra il Regno Unito e gli Stati Uniti sono gi\u00e0 molto elevati e non sono limitati o ostruiti da barriere dovute a politiche commerciali al momento. Quindi, quelle barriere ancora esistenti, se rimosse, non porteranno a un significativo aumento nel commercio o negli investimenti tra Londra e Washington, che sono, come gi\u00e0 detto, molto alti.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, un <strong>fallimento nell\u2019accordo commerciale con l\u2019Ue<\/strong> potrebbe portare immediatamente all\u2019introduzione di tariffe o tetti <em>(quotas),<\/em> che andrebbero ad aggiungersi ai controlli doganali o alle norme di origine che saranno inevitabili. Ci\u00f2 potrebbe avere grosse conseguenze per gli esportatori e i commercianti, sia britannici sia europei, e ritengo che il danno a livello di <em>sentiment<\/em> di mercato e fiducia degli investitori nel Regno Unito sarebbe significativo. Penso che assisteremmo ad una perdita negli investimenti nel Regno Unito e questo potrebbe verificarsi piuttosto velocemente, qualora si fallisse nel raggiungere un accordo, con <strong>effetti macroeconomici negativi<\/strong>. La posta in gioco \u00e8 molto elevata, anche se al momento non vedo abbastanza buona volont\u00e0 da entrambe le parti per far s\u00ec che questo accordo venga raggiunto. In principio c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di trovare una soluzione, sempre che ce ne sia l\u2019intenzione. Devo dire che se la linea negoziale attuale continua, sar\u00e0 molto difficile trovare questo accordo. Per questa ragione l\u2019Unione europea, giustamente secondo me, richiede che il Regno Unito applichi un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/dopo-brexit-parte-salita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>livello di regole e di parit\u00e0 negli standard<\/strong><\/a>, in materia di ambiente, lavoro, concorrenza e aiuti di Stato, che \u00e8 pi\u00f9 alto di quanto mai chiesto ad ogni altro Paese partner con cui l\u2019Ue ha negoziato, in ogni accordo di scambio precedente.<\/p>\n<p>Quello che l\u2019Ue sta chiedendo al Regno Unito \u00e8 senza precedenti\u2026 ma senza precedenti \u00e8 anche la posizione britannica verso l\u2019Ue. In quanto ex membro dell\u2019Ue, che ha goduto di tutti i diritti, privilegi e posizioni di vantaggio nel mercato europeo, l\u2019integrazione tra i due \u00e8 ben maggiore rispetto a quella che l\u2019Ue ha con qualsiasi altro partner commerciale. Il fatto che il Regno Unito abbia un\u2019economia cos\u00ec vasta, posizionata direttamente ai confini dell\u2019Unione, significa che non \u00e8 la Corea del Sud n\u00e9 il Giappone, e neppure il Canada. Ecco che la volont\u00e0 da parte del governo britannico di volere un <a href=\"https:\/\/www.politico.eu\/article\/what-would-a-canada-style-trade-deal-with-the-uk-look-like\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>accordo in stile canadese<\/strong><\/a> esprime un obiettivo perfettamente legittimo, ma, visto che appunto il Regno Unito non \u00e8 il Canada, ritengo che le condizioni poste dall\u2019Ue al Canada non saranno le stesse applicate al Regno Unito. Questa \u00e8 una realt\u00e0 con cui il governo britannico ancora non ha fatto i conti\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ambasciatore Nelli Feroci: \u201cIl governo britannico ha fissato una scadenza molto ravvicinata per la conclusione di questo negoziato, che coincide con la fine del periodo di transizione, lasciando solo pochi mesi a disposizione per portare a termine un accordo molto ambizioso. Nella sua esperienza di commissario europeo per il Commercio \u00e8 stato certamente coinvolto in molti negoziati commerciali e, a mia conoscenza, non c\u2019\u00e8 mai stato un caso di negoziato tra l\u2019Ue e un Paese terzo cos\u00ec ambizioso concluso in un periodo cos\u00ec ristretto. Qual \u00e8 il suo giudizio sulle possibilit\u00e0 di chiudere un accordo completo entro la fine dell\u2019anno, e qual \u00e8 invece la sua opinione sulla possibilit\u00e0 e la fattibilit\u00e0 politica di un accordo solo parziale entro la scadenza? \u00c8 un qualcosa di sostenibile per il governo britannico o pensa che sar\u00e0 assolutamente impossibile per Boris Johnson porre quest\u2019ultimo come obiettivo, magari non ora ma pi\u00f9 tardi durante l\u2019anno?\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lord Peter Mandelson<\/strong>: \u201cDa titolare del Commercio nella Commissione europea ho visto l\u2019inizio di molti negoziati commerciali tra Ue e varie controparti. E sono sempre stato in grado di dire, all\u2019inizio di queste trattative, quali sarebbero andate a buon fine, quali velocemente, quali facilmente e quali invece non sarebbero andate affatto. Quelle che sarebbero andate bene sono quelle trattative in cui entrambe le parti mostrano un\u2019ambizione uguale, un impegno uguale, una visione condivisa nell\u2019arrivare alla fine di un processo che entrambi vogliono.<\/p>\n<p><strong>Queste condizioni non esistono nel rapporto tra Ue e Regno Unito<\/strong>. Il Regno Unito vede l\u2019uscita dall\u2019Ue come la conquista di libert\u00e0 economica e di indipendenza. Non capisce perch\u00e9, una volta diventata libera e raggiunta l\u2019indipendenza, debba iniziare a fare concessioni all\u2019Ue, perch\u00e9 debba accogliere nel futuro le regole europee o i suoi standard, perch\u00e9 debba rimanere nell\u2019orbita regolamentare dell\u2019Ue. Non vuole aver lasciato l\u2019Ue per poi rimetterci un piede dentro. Non ha ancora accettato il fatto che questa posizione implica che perderemo i nostri privilegi commerciali, i nostri diritti nel mercato unico, che dovremo sottoporci a procedure doganali sui prodotti, barriere, costi, burocrazie e tempo. Non hanno ancora capito che, se non riusciamo a scongiurare in qualche modo le tariffe e le quote, che attualmente non esistono tra le due parti, se vogliamo far rimanere questa situazione, bisogna raggiungere un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/dopo-brexit-parte-salita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>accordo di compromesso<\/strong> <strong>con l\u2019Ue<\/strong><\/a>, che ci permetter\u00e0 di tenerci al riparo da quelle tariffe e da quelle quote in modo permanente.<\/p>\n<p>Penso che il Regno Unito non abbia ancora pienamente compreso il significato e le implicazioni di ci\u00f2 che questo negoziato significa per il Paese. Come dice lei, c\u2019\u00e8 poco tempo prima che questa realt\u00e0 si verifichi: infatti, la scadenza non \u00e8 alla fine dell\u2019anno, ma a met\u00e0 anno, perch\u00e9 questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stato concordato. Poi sar\u00e0 necessario fare il punto della situazione e condurre una valutazione sulle effettive prospettive di arrivare a un accordo entro dicembre. Se si arriver\u00e0 alla conclusione che un accordo non \u00e8 possibile e il governo britannico non vorr\u00e0 estendere il periodo di transizione e permettere che i negoziati proseguano dopo la fine del 2020 lo scopriremo entro l\u2019estate, e allora si affronteranno le conseguenze di un <em><strong>no deal<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, se un po\u2019 di realismo emerge, se la parte britannica affermer\u00e0 di poter assecondare qualche richiesta sugli standard, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/brexit-i-nodi-della-pesca-e-degli-standard-comuni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">fare dei compromessi sulla pesca<\/a>, mettere in atto una struttura di governance di questo nuovo accordo tra Regno Unito e Ue, che sia accettabile per entrambi, se verr\u00e0 assunta questa posizione entro la met\u00e0 di quest\u2019anno, allora un successo potr\u00e0 essere possibile per dicembre. Ma per come le cose stanno ad oggi, se si guarda alla posizione e alla retorica negoziale del governo britannico, considerata per come appare, \u00e8 davvero difficile vedere come quel realismo verr\u00e0 introdotto e pertanto \u00e8 davvero difficile intravedere una valutazione positiva a met\u00e0 anno e una conclusione del negoziato entro la fine dello stesso\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ambasciatore Nelli Feroci: \u201cSe mi consente, ora gradirei spostarmi su un argomento diverso, pi\u00f9 ampio rispetto a quello che abbiamo discusso fino ad ora: il destino del regime commerciale internazionale. Tra i vari fattori di crisi del multilateralismo, uno dei pi\u00f9 evidenti \u00e8 sicuramente la crisi del regime commerciale internazionale. Vediamo come la crescita di tendenze protezionistiche si sia verificata in diverse parti del mondo, non solo in Usa, e come l\u2019imposizione di dazi sugli scambi commerciali sia diventata uno strumento di politica estera. Qual \u00e8 la sua opinione, come vede il futuro sviluppo del regime del commercio internazionale, c\u2019\u00e8 ancora un ruolo per l\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e, se c\u2019\u00e8, quali sono gli aggiustamenti necessari al regime che \u00e8 in vigore ora, per renderlo pi\u00f9 adatto ai requisiti della nuova fase del commercio internazionale?\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lord Peter Mandelson<\/strong>: \u201cRitengo fermamente che gli interessi europei siano pesantemente legati alla continuazione dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio, di un sistema commerciale internazionale basato su regole. In questo l\u2019Omc gioca un ruolo essenziale\u00a0nel fornire le regole di gioco e nel garantire un\u2019arena per la risoluzione delle dispute in merito a tali regole, che deve essere implementata e rinforzata. Penso che se la legge della giungla prende il posto dell\u2019Omc, se si arriva a uno scenario in cui il successo del pi\u00f9 forte e del pi\u00f9 potente rimpiazza il meccanismo di risoluzione delle dispute, ci\u00f2 non andr\u00e0 certo a vantaggio dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Europa ha bisogno del sistema multilaterale<\/strong>, c\u2019\u00e8 bisogno di regole, di strumenti per far rispettare queste norme in modo da proteggersi dalle crescenti forze delle economie emergenti, come Cina, India, Brasile, che incarnano molto spesso sistemi economici assai differenti dal nostro.<\/p>\n<p>In particolare, la <strong>Cina,<\/strong> che \u00e8 essenzialmente un sistema capitalistico a forte trazione statale, fortemente influenzato dalla spesa pubblica, dai sussidi, dagli aiuti statali ai produttori cinesi a scapito di aziende europee o straniere che cercano di entrare in quel mercato o che si stabiliscono l\u00ec. Per questo abbiamo bisogno di regole per ottenere reciprocit\u00e0 dalla Cina, cos\u00ec come da altre grandi economie in rapida espansione, da cui dipendono i nostri prossimi scambi commerciali.<\/p>\n<p>Ebbene, a mio parere, <strong>gli Stati Uniti hanno ancora gli stessi esatti interessi dell\u2019Ue<\/strong> nel volere la sopravvivenza del sistema attuale di scambi, delle sue regole, dell\u2019Omc, del suo meccanismo di risoluzione delle dispute. Invece, da parte del presidente <strong>Donald<\/strong>\u00a0<strong>Trump<\/strong> abbiamo un approccio che sembra voler rimpiazzare il sistema multilaterale con uno basato sulla <strong>potenza americana<\/strong>, attraverso un grande uso da parte dell\u2019America della sua forza economica, della sua influenza nel sistema internazionale per ottenere vantaggi per gli Usa, invece di difendere un sistema multilaterale e i suoi benefici per tutti. Abbiamo visto una <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/62e050ac-8dbf-11e9-a1c1-51bf8f989972\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>militarizzazione del commercio internazionale<\/strong><\/a> da parte di Trump, che sta davvero minacciando il futuro dell\u2019Omc. Infatti, il suo rifiuto ad accettare la nomina di nuovi giudici nell\u2019organo di risoluzione delle controversie dell\u2019Omc vuol dire che, se questa situazione continua, l\u2019Organizzazione non sar\u00e0 capace di giudicare i casi, di fungere da arbitro, di arrivare a sentenze e farle applicare, proprio perch\u00e9 non avr\u00e0 i giudici per fare ci\u00f2.<\/p>\n<p>A mio modo di vedere, ogni sostituto dell\u2019Omc, nell\u2019improbabile evenienza in cui possa esserne trovato uno, non sarebbe un\u2019organizzazione capace di riflettere gli interessi occidentali come l\u2019Omc garantisce al momento. Ogni regolamento alternativo offerto da un ipotetico nuovo Omc non corrisponderebbe agli interessi degli Usa e dell\u2019Ue nello stesso modo in cui quello attuale fa. Questo non significa che il sistema di regole attuali non debba essere modificato;\u00a0anzi, deve proprio essere riformato, rinnovato. In parte, perch\u00e9 le prerogative, le priorit\u00e0 e gli interessi occidentali non hanno pi\u00f9 lo stesso potere che avevano nell\u2019immediato dopoguerra; in parte, perch\u00e9 vediamo operare economie di tipo diverso nel sistema internazionale. Il regolamento dell\u2019Omc non riflette n\u00e9 affronta ancora le differenze tra un\u2019economia di mercato, come quelle che ci sono in Europa, e un sistema capitalistico a trazione statale, come quello che opera in Cina. Per questa ragione, abbiamo sicuramente bisogno di nuove leggi, di una <strong>revisione dell\u2019Omc<\/strong>, ma \u00e8 un rinnovamento da apportare tramite negoziati, consensi e accordi comuni, non imponendosi sull\u2019organizzazione o forzando un partner ad accettare le posizioni statunitensi facendo leva sulla forza americana, perch\u00e9 questo semplicemente non accadr\u00e0. Pertanto, non siamo di fronte alla scelta di una via o di un\u2019altra, ma c\u2019\u00e8 una sola opzione per il cambiamento ed \u00e8 quella del negoziato e del consenso. L\u2019alternativa \u00e8 la <strong>disintegrazione dell\u2019ordine internazionale<\/strong>, del sistema multilaterale, discendendo semplicemente nel caos e nel disordine. Ovviamente, questo non \u00e8 negli interessi occidentali\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ambasciatore Nelli Feroci: \u201cCome ultima osservazione va rilevato che recentemente in alcuni Paesi europei vari accordi di libero scambio hanno visto importanti battute d\u2019arresto. Per esempio, la ratifica del Ceta, l\u2019accordo con il Canada, \u00e8 bloccato nel Parlamento italiano. Come sa, vi sono alcune resistenze importanti in diversi Paesi europei circa l\u2019idea di un accordo commerciale con il Mercosur. C\u2019\u00e8 un miglioramento che pu\u00f2 essere immaginato nella governance di questi accordi commerciali tra Ue e Paesi, o gruppi di Paesi, che potrebbe rendere le ratifiche a livello nazionali pi\u00f9 facili? C\u2019\u00e8 il bisogno di pi\u00f9 trasparenza, c\u2019\u00e8 necessit\u00e0 di dare pi\u00f9 informazioni a tutti i possibili <em>stakeholder,<\/em> visto che nell\u2019ultimo periodo si sono notate con una certa preoccupazione crescenti resistenze e riluttanze nella ratifica di questi accordi commerciali?\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lord Peter Mandelson<\/strong>: \u201cLa difficolt\u00e0 sta in parte nel fatto che i negoziati di questi accordi stanno diventando pi\u00f9 complicati, poich\u00e9 sempre pi\u00f9 questioni vengono introdotte in sede negoziale. Per esempio, un negoziato limitato alla eliminazione di tariffe e quote sembrerebbe un qualcosa di veloce da ottenere e concludere, ma quando vengono introdotte nozioni come il <em>social dumping<\/em> (l\u2019obiezione da parte dei Paesi europei a sovvenzionare le merci introdotte nel mercato europeo da paesi che non operano con gli stessi standard di lavoro, sociali, europei) si nota subito una <strong>crescita delle complessit\u00e0 nella negoziazione<\/strong>. E certamente la trasparenza e la responsabilit\u00e0 dei negoziatori, nei confronti delle opinioni pubbliche, in generale \u00e8 desiderabile e anche inevitabile. Ma l\u2019aver pi\u00f9 trasparenza non significa che le trattative saranno pi\u00f9 facili da concludere.<\/p>\n<p>Penso anche che la ragione per cui questi negoziati stanno diventando pi\u00f9 difficili, invece che pi\u00f9 semplici, in Europa, \u00e8 che l\u2019<strong>Europa sta adottando un\u2019impostazione mentale pi\u00f9 difensiva<\/strong>, <strong>protezionistica.<\/strong> Da un certo punto di vista lo comprendo: da una parte, c\u2019\u00e8 l\u2019<strong>attacco americano<\/strong>, con i suoi hardware forniti a tutto il sistema delle telecomunicazioni, con le reti 5G, con le piattaforme tecnologiche dispiegate su tutto il continente europeo; dall\u2019altra, c\u2019\u00e8 la <strong>Cina<\/strong> che mette in giro ancora pi\u00f9 hardware dell\u2019America, con questa sorta di ondata di investimenti, di capitali cinesi e con il movimento verso l\u2019alto sulla catena del valore che rappresenta una sfida competitiva per l\u2019Europa a un livello maggiore e su una scala pi\u00f9 ampia di ci\u00f2 che ci saremmo potuti immaginare quando la Cina entr\u00f2 nell\u2019Omc, all\u2019inizio di questo secolo.<\/p>\n<p>Tutto questo sta creando <strong>incertezza,<\/strong> un po\u2019 di paura e instabilit\u00e0 politica in Europa. Questo rende le negoziazioni pi\u00f9 difficili. <strong>La mia opinione \u00e8 che l\u2019Europa deve rimanere ferma nel difendere i suoi interessi<\/strong>. Ritengo che l\u2019insistenza sulla reciprocit\u00e0 \u00e8 giusta, ritengo sia anche corretto il voler far riesaminare alla Cina la modalit\u00e0 in cui la sua macchina politica industriale opera e investe creando significativi vantaggi per la produzione e competizione cinese negli scambi, una questione che non pu\u00f2 essere differita per sempre.<\/p>\n<p>Ritengo che l\u2019Europa abbia ragione ad essere pi\u00f9 risoluta, e che lo debba essere anche nel chiedere un pi\u00f9 ampio accesso nei mercati d\u2019esportazione in molte parti del mondo. In qualit\u00e0 di ex commissario per il commercio dell\u2019Ue, sono fermamente, risolutamente convinto della necessit\u00e0 per l\u2019Europa di trovare e creare <strong>nuove grandi opportunit\u00e0<\/strong>, di usare i nostri muscoli, la dimensione del nostro mercato, per far aprire certi mercati anche a noi, piuttosto che spaventarci di fronte alla crescita cinese e americana, al timore di essere schiacciati dal loro mercato e quindi alzare barriere, muri, nuovi impedimenti regolatori per fermare il loro ingresso nel nostro mercato. Questa \u00e8 una ricetta per un lento declino da parte dell\u2019Europa e non rappresenta il modo in cui possiamo tornare a essere un laboratorio innovativo. \u00c8 usando le nostre grandi universit\u00e0, la nostra tradizione scientifica, le opportunit\u00e0 tecnologiche che riusciremo a<strong> creare nuovi mercati, nuove industrie, nuove fonti di business e di impiego in Europa<\/strong>.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la via pi\u00f9 risoluta, pi\u00f9 ambiziosa, attraverso cui l\u2019Europa deve vedere il suo futuro e non, come dicevo prima, accettando il proprio declino, ritirandosi, dando la colpa alla difficolt\u00e0 imposta dal resto del mondo e cercando di nascondersi dietro questa paura. 01.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTowards the EU-UK Trade Talks: Opportunities and Sticking Points\u201d \u00e8 il titolo di un seminario organizzato lo scorso 27 febbraio a Roma dall\u2019Istituto Affari Internazionali di cui \u00e8 stato protagonista Lord Peter Mandelson, presidente del Global Counsel e gi\u00e0 titolare del Commercio nella Commissione europea tra il 2004 e il 2008. 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