{"id":78818,"date":"2020-03-02T00:16:40","date_gmt":"2020-03-01T23:16:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=78818"},"modified":"2020-03-02T00:17:17","modified_gmt":"2020-03-01T23:17:17","slug":"israele-sistema-proporzionale-instabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/israele-sistema-proporzionale-instabilita\/","title":{"rendered":"Israele: sistema proporzionale e instabilit\u00e0 governativa"},"content":{"rendered":"<p>Alla vigilia del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/israele-ancora-alle-urne-e-potrebbe-non-essere-la-volta-buona\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>terzo round elettorale in meno di un anno<\/strong><\/a>, <strong>Israele<\/strong> si trova a fronteggiare una delle peggiori crisi politiche della sua storia. La retorica fortemente divisiva del premier <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/israele-terzo-voto-netanyahu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Benjamin Netanyahu<\/strong><\/a>, cos\u00ec come i suoi continui attacchi al sistema giudiziario e la sua precaria situazione legale si sono sommati alla frammentazione e alla polarizzazione tipiche della <strong>Knesset<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019attuale situazione di stallo \u00e8 profondamente radicata in un sistema istituzionale le cui debolezze sono state esacerbate da dieci anni di governo Netanyahu. In particolare, l\u2019<strong>estrema proporzionalit\u00e0 del sistema<\/strong> e l\u2019assenza di una Costituzione hanno reso lo Stato ebraico soggetto ai problemi di governabilit\u00e0 a cui assistiamo oggi.<\/p>\n<p><strong>Il sistema elettorale in Israele in pillole <\/strong><br \/>\nIsraele \u00e8 stata fondata nel 1948 come democrazia parlamentare e dotata di un parlamento unicamerale, la Knesset. Questa si compone di 120 seggi ed \u00e8 eletta con un sistema proporzionale a liste chiuse &#8211; ossia l\u2019elettorato vota per il partito e non per il singolo candidato -. Ogni partito per entrare in Parlamento deve superare una soglia di voto che \u00e8 stata gradualmente alzata fino al 3.25% introdotto nel 2014. Una volta esclusi i partiti che non superano la soglia elettorale, i seggi vengono distribuiti secondo il metodo d&#8217;Hondt, noto in Israele come metodo Bader-Ofer.<\/p>\n<p>In breve, ci\u00f2 che succede \u00e8 che il numero complessivo dei voti validi viene diviso per 120 per ottenere quello che \u00e8 chiamato \u201cindice\u201d. I voti ricevuti da ciascun partito sono divisi per l\u2019indice ed \u00e8 quindi possibile calcolare quanti seggi ogni partito ha vinto. Nel caso frequente in cui non vengano assegnati tutti i 120 seggi in questo modo, i voti in eccesso vengono assegnati dividendo il numero totale di voti ricevuti da una lista per il numero di seggi ottenuto dalla stessa pi\u00f9 uno. Prima del voto i partiti possono decidere di concludere accordi per ridistribuire tra di loro i voti in eccesso, in questo caso ai fini dell\u2019assegnazione dei seggi in pi\u00f9 vengono considerati come una lista unica.<\/p>\n<p><strong>L\u2019intero Paese \u00e8 considerato come un unico distretto elettorale<\/strong>. In teoria, le elezioni si dovrebbero tenere ogni quattro anni ma di solito vengono convocate prima per l\u2019impossibilit\u00e0 di mantenere unito il governo. Se uno dei partiti eletti riesce a guadagnare 61 seggi, controlla il governo. Nessun partito per\u00f2 \u00e8 riuscito finora a conquistare la maggioranza alle urne. Dunque, una volta terminata la conta dei voti, il presidente della Repubblica assegna al candidato che ritiene nella posizione pi\u00f9 favorevole l\u2019incarico di formare una coalizione di governo.<\/p>\n<p><strong>Le conseguenze di un\u2019estrema proporzionalit\u00e0: il peso dei piccoli partiti nella Knesset <\/strong><br \/>\nIl sistema proporzionale apparve all\u2019epoca della Costituzione di Israele come l\u2019opzione pi\u00f9 democratica e la pi\u00f9 adatta a creare un consenso tra le diverse componenti di una societ\u00e0 estremamente sfaccettata dal punto di vista sociale, politico e religioso. Tuttavia, l\u2019estrema proporzionalit\u00e0 del sistema ha permesso a una pletora di piccoli partiti, inclusi partiti agli estremi dello spettro politico, di entrare in Parlamento e di divenire determinanti nella formazione delle coalizioni di governo. Nel tentativo di evitare un voto di sfiducia e di garantirsi la maggioranza, il partito che forma la coalizione si trova a dover assecondare le richieste di partiti minori, ideologicamente diversi e con un\u2019influenza spropositata rispetto al numero di seggi che effettivamente occupano nella Knesset.<\/p>\n<p>Ad esempio, la coalizione al governo dal 2015 guidata da Netanyahu si \u00e8 sfaldata definitivamente nel 2019 a causa dello scontro tra il partito secolarista di destra <strong>Yisrael Beiteinu<\/strong>, capitanato dall&#8217;ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman e i partiti <em>haredi<\/em> sulla questione della coscrizione degli ebrei ultraortodossi. Le trattative per la formazione di un nuovo governo dopo le elezioni di aprile 2019 si sono poi incagliate sulla stessa controversia, costringendo Netanyahu a chiedere nuove elezioni. Se fino al 1996, Labor e Likud componevano i due terzi della Knesset, dal 2000, non hanno ricevuto insieme pi\u00f9 del 25% voti, a testimonianza della <strong>crescente frammentazione dell\u2019orizzonte partitico israeliano<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019opposizione dei partiti minori e l\u2019assenza di un testo costituzionale che regoli il funzionamento del governo hanno reso difficile riformare il sistema in modo coerente. Nel 1992 venne introdotta ad esempio l\u2019elezione diretta del primo ministro con l\u2019obiettivo di rafforzare i due maggiori partiti, Labor e Likud. Tuttavia, lo sdoppiamento delle elezioni legislative ed esecutive ebbe l\u2019effetto opposto e contribu\u00ec a rafforzare il ruolo di partiti con un\u2019agenda particolaristica e settaria, improntata a soddisfare le esigenze di una ristretta <em>constituency<\/em> pi\u00f9 che l\u2019interesse nazionale. Sebbene si sia ritornati al sistema proporzionale nel 2001, sono rimasti l\u2019indebolimento dei partiti pi\u00f9 grandi a vantaggio di partiti pi\u00f9 piccoli, una crescente personalizzazione della politica e la perdita di controllo da parte del premier e della leadership di partito sul processo legislativo.<\/p>\n<p><strong>Risultati prevedibili, esito incerto<\/strong><br \/>\nGli effetti concreti di queste falle istituzionali sono evidenti guardando al <strong>limbo politico in cui Israele ha vissuto negli ultimi 12 mesi<\/strong>. Il governo temporaneo guidato da Netanyahu, secondo quanto stabilito dalla Corte Suprema, non ha l\u2019autorit\u00e0 di adottare leggi significative n\u00e9 il budget annuale creando ritardi nel finanziamento di organizzazioni dipendenti dai fondi pubblici. Inoltre, l\u2019intero processo di formazione di un nuovo governo rischia di essere ulteriormente rallentato dall\u2019inedita posizione del premier: il primo nella storia del Paese a ricoprire il ruolo pur essendo stato formalmente accusato di corruzione. In passato, altri premier, come il predecessore di Netanyahu Ehud Olmert, avevano rassegnato le dimissioni una volta accusati.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poca chiarezza a livello costituzionale sul diritto di Netanyahu di ottenere l\u2019immunit\u00e0 parlamentare e di essere rieletto nonostante le accuse. Da un lato, un\u2019interferenza del giudiziario in questo contesto potrebbe essere problematica in termini di legittimit\u00e0 democratica dal momento che un procuratore generale non eletto rimuoverebbe di fatto un Primo ministro attraverso l\u2019atto di accusa. Dall\u2019altro, se Netanyahu rimanesse in carica nel prossimo governo, avrebbe il compito paradossale di supervisionare e lavorare con le stesse istituzioni che partecipano al suo processo. Senza contare la difficolt\u00e0 di farsi carico degli obblighi istituzionali durante le procedure penali e del messaggio che passerebbe in termini di trasparenza del governo.<\/p>\n<p>Israele naviga dunque in acque inesplorate. Se ci si aspetta che il risultato del voto del 2 marzo non si discosti da quello delle ultime due elezioni, ci\u00f2 che succeder\u00e0 nei prossimi mesi a urne chiuse \u00e8 invece imprevedibile, come \u00e8 imprevedibile l\u2019impatto che questa lunga crisi avr\u00e0 sul futuro assetto istituzionale e costituzionale del Paese.<\/p>\n<p><em>A cura di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/autori\/stefania-sgarra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Stefania Sgarra<\/a>, caporedattrice Medio oriente de Lo Spiegone.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>***<a href=\"https:\/\/lospiegone.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lo Spiegone<\/a><\/strong><em>\u00a0\u00e8 un sito giornalistico fondato nel 2016 e formato da studenti universitari e giovani professionisti provenienti da tutta Italia e sparsi per il mondo con l\u2019obiettivo di spiegare con chiarezza le dinamiche che l\u2019informazione di massa tralascia quando riporta le notizie legate al mondo delle relazioni internazionali, della politica e dell\u2019economia.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla vigilia del terzo round elettorale in meno di un anno, Israele si trova a fronteggiare una delle peggiori crisi politiche della sua storia. 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