{"id":79181,"date":"2020-03-15T14:36:58","date_gmt":"2020-03-15T13:36:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=79181"},"modified":"2020-03-15T17:31:29","modified_gmt":"2020-03-15T16:31:29","slug":"il-canada-tra-ambientalismo-e-sfruttamento-energetico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/il-canada-tra-ambientalismo-e-sfruttamento-energetico\/","title":{"rendered":"Il Canada tra ambientalismo e sfruttamento energetico"},"content":{"rendered":"<p>Nella notte dello scorso 23 febbraio la compagnia energetica <strong>Teck Resources<\/strong> ha deciso di ritirarsi da un importante progetto di <strong>estrazione petrolifera<\/strong> nella provincia dell&#8217;<strong>Alberta<\/strong>, in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/usa-canada-frontiera-calda\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Canada<\/strong><\/a>. In una <a href=\"https:\/\/www.teck.com\/media\/Don-Lindsay-letter-to-Minister-Wilkinson.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lettera indirizzata al ministro dell&#8217;Ambiente canadese<\/a>, l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;azienda si \u00e8 detto \u201cdispiaciuto di essere arrivato a questo punto\u201d, sostenendo per\u00f2 che non esistesse \u201cun percorso costruttivo da seguire\u201d.<\/p>\n<p>Il passo indietro di Teck \u2013 ancor prima che il governo federale decidesse se approvare o meno la proposta della compagnia \u2013 \u00e8 significativo per diverse ragioni, a cominciare dal valore economico del progetto: 20,6 miliardi di dollari canadesi, circa <strong>14,3 miliardi di euro<\/strong>. Ma la rinuncia racconta molto anche degli scontri interni alla politica canadese e della crisi dell&#8217;industria energetica nazionale.<\/p>\n<p><strong>Le sabbie bituminose<\/strong><br \/>\nIl progetto abbandonato da Teck Resources si chiamava <strong><em>Frontier<\/em><\/strong> e prevedeva la costruzione di una miniera nel nordest dell&#8217;Alberta, una provincia del Canada occidentale che possiede le <a href=\"https:\/\/www.alberta.ca\/oil-sands-facts-and-statistics.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>terze riserve provate di petrolio pi\u00f9 grandi al mondo<\/strong><\/a>, dopo il Venezuela e l\u2019Arabia Saudita. Il greggio dell&#8217;Alberta \u2013 quello che Frontier puntava ad estrarre \u2013 \u00e8 contenuto in giacimenti particolari chiamati &#8220;<strong>sabbie bituminose&#8221;\u00a0<\/strong>(<em>oil sands<\/em>): sono depositi di sabbia e argilla impregnate di acqua e di bitume, un tipo di petrolio molto pesante, denso e viscoso. Il problema del bitume \u00e8 che l&#8217;estrazione \u00e8 sia difficile sia dispendiosa dal punto di vista energetico: da sole, le <strong><em>oil sands<\/em> sono infatti responsabili dell&#8217;11% delle emissioni canadesi di gas serra<\/strong>.<\/p>\n<p>Secondo le previsioni, il progetto Frontier avrebbe fatto crescere la <strong>produzione petrolifera del Canada del 5%<\/strong> e creato<strong> oltre novemila posti di lavoro<\/strong>, ma allo stesso tempo avrebbe portato all&#8217;<strong>abbattimento di migliaia di ettari di foresta boreale<\/strong> e all&#8217;<strong>emissione di quattro milioni di tonnellate di gas serra ogni anno<\/strong>\u00a0&#8211; nel 2017 le <em>oil sands<\/em> ne hanno generati per 81 milioni di tonnellate. Il governo dell&#8217;Alberta e l&#8217;industria energetica mettevano l&#8217;accento sulla prima met\u00e0 della frase, mentre gli ambientalisti insistevano piuttosto sulla seconda parte.<\/p>\n<p>Nel mezzo, stretto tra le due posizioni, c&#8217;era <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/canada-trudeau-bello-giovane-un-po-ipocrita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Justin Trudeau<\/strong><\/a>, il primo ministro del Canada rieletto per un secondo mandato alle elezioni dello scorso ottobre. Ha promesso di <strong>azzerare le emissioni nette di Co2 entro il 2050<\/strong> e dice che la <strong>lotta ai cambiamenti climatici<\/strong> \u00e8 la sfida pi\u00f9 grande della nostra epoca, ma allo stesso non pu\u00f2 pi\u00f9 ignorare la rabbia degli abitanti dell&#8217;Ovest.<\/p>\n<p><strong>Lo strappo politico tra Ottawa e l&#8217;Alberta<\/strong><br \/>\nIl settore estrattivo \u00e8 infatti fondamentale per le economie delle province occidentali e in particolare dell&#8217;Alberta, non ancora ripresasi del tutto dalla crisi del 2014, quando il <strong>crollo dei prezzi del petrolio<\/strong> e la <strong>fuga degli investitori<\/strong> causarono un&#8217;impennata del tasso di disoccupazione, che resta ancora oggi superiore alla media nazionale. Nell&#8217;Alberta, nel Saskatchewan, e in parte anche nel Manitoba, i sentimenti pi\u00f9 diffusi sono l&#8217;inquietudine e la frustrazione, che trovano nel \u2018verde\u2019 Trudeau \u2013 accusato di non avere a cuore gli interessi della regione \u2013 il loro bersaglio principale.<\/p>\n<p>La politica locale ha dunque ingaggiato un <strong>duro scontro con Ottawa<\/strong> per rivedere i rapporti di forza della Federazione in favore delle province occidentali: <strong>una parte dell&#8217;Ovest accusa l&#8217;Est di colonialismo<\/strong> ed esiste addirittura un movimento \u2013 di nome <strong><em><a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-us-canada-49899113\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Wexit<\/a>,<\/em><\/strong> cio\u00e8 <em>Western exit<\/em> \u2013 che punta alla separazione dal resto del Canada. A fine febbraio, quattro parlamentari del Partito Conservatore hanno firmato un <a href=\"https:\/\/buffalodeclaration.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>manifesto<\/strong><\/a> per avvertire dell&#8217;inevitabilit\u00e0 di un referendum sull&#8217;<strong>indipendenza dell&#8217;Alberta<\/strong>, a meno che Ottawa non accolga le richieste della provincia.<\/p>\n<p>Uno dei principali punti di frizione tra il governo Trudeau e quelli di Alberta e Saskatchewan \u00e8 la <a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2020-02-24\/trudeau-s-carbon-tax-ruled-unconstitutional-by-alberta-court\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>carbon tax<\/em><\/strong><\/a>, ossia una <strong>tassa sulle emissioni di carbonio<\/strong>. Tra la federazione e le province (ad opporsi c\u2019\u00e8 anche l\u2019Ontario) \u00e8 attualmente in corso una <strong>battaglia legale<\/strong>: di recente la Corte d&#8217;appello dell&#8217;Alberta ha dichiarato la tassa <strong>incostituzionale<\/strong>, e il caso arriver\u00e0 presto alla Corte suprema.<\/p>\n<p>La situazione politica \u00e8 insomma estremamente delicata e impone a Trudeau di agire con grande cautela. Per questo gli analisti credevano che il governo, per non inimicarsi ulteriormente l&#8217;Alberta, avrebbe approvato il progetto Frontier, imponendo all&#8217;azienda il rispetto di ulteriori norme ambientali. Eppure, Teck Resources ha deciso di sfilarsi comunque, per ragioni che tuttavia non si esauriscono nel clima di scontro politico e sociale legato al tema energetico. Tra l&#8217;altro, dall\u2019inizio di febbraio il Canada \u00e8 attraversato da <strong>grandi proteste in sostegno di un popolo indigeno<\/strong> che si oppone alla costruzione di un gasdotto che dovrebbe attraversare il suo territorio: l\u2019infrastruttura per\u00f2 permetterebbe di collegare i <strong>giacimenti di gas naturale<\/strong> con un terminal sulla costa della Columbia britannica, nell&#8217;ottica di una maggiore proiezione verso i mercati d&#8217;Asia.<\/p>\n<p><strong>Il mercato petrolifero globale<br \/>\n<\/strong>Per essere compresa appieno, la ritirata di Teck va inserita nel contesto generale del mercato petrolifero. A prescindere dall&#8217;assenso di Ottawa, investire nella miniera Frontier sarebbe stato comunque un <strong>rischio per la compagnia<\/strong>. Considerati i costi di estrazione del bitume dell&#8217;Alberta, il progetto si sarebbe rivelato <strong>insostenibile senza un prezzo del greggio al barile sufficientemente alto<\/strong>. Al momento, invece, il mercato petrolifero globale si trova in una fase di <strong>domanda stagnante<\/strong>, che si accompagna per\u00f2 ad un <strong>aumento dell&#8217;offerta<\/strong> proveniente da produttori esterni al cartello dell&#8217;Opec (ad esempio Brasile, Norvegia e Guyana, senza contare che gli Stati Uniti \u2013 subito oltre il confine canadese \u2013 dispongono di petrolio <em>shale<\/em> in abbondanza).<\/p>\n<p>Grazie al completamento di nuovi oleodotti in Texas, si prevede poi che quest&#8217;anno le <strong>esportazioni petrolifere americane passeranno da 2,8 milioni a 3,3 milioni di barili al giorno<\/strong>. Il Canada, al contrario, soffre per la mancanza di condotte: gli oleodotti esistenti non bastano pi\u00f9 e l&#8217;output, l\u2019export e gli investimenti ne stanno risentendo negativamente. Nell&#8217;ottobre scorso la storica compagnia canadese <strong>Encana<\/strong> aveva annunciato che avrebbe lasciato il Paese per spostare le attivit\u00e0 negli Stati Uniti, seguendo ConocoPhillips e Shell nel loro esodo dalle sabbie bituminose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella notte dello scorso 23 febbraio la compagnia energetica Teck Resources ha deciso di ritirarsi da un importante progetto di estrazione petrolifera nella provincia dell&#8217;Alberta, in Canada. 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