{"id":79194,"date":"2020-03-12T11:16:00","date_gmt":"2020-03-12T10:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=79194"},"modified":"2020-03-16T07:41:59","modified_gmt":"2020-03-16T06:41:59","slug":"tutto-cambia-tutto-puo-cambiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/tutto-cambia-tutto-puo-cambiare\/","title":{"rendered":"Tutto cambia, tutto pu\u00f2 cambiare"},"content":{"rendered":"<p>Marted\u00ec 10 marzo verr\u00e0 probabilmente ricordato come il giorno in cui <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/perche-ha-vinto-biden\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Sanders ha perso ogni speranza di ottenere la nomination democratica alla Casa Bianca<\/strong><\/a>. Dopo essere stato sconfitto nel <em>Super Tuesday<\/em> del 3 marzo &#8211; la vittoria in California non ha compensato &#8220;zio Bernie&#8221; delle pesanti sconfitte in Massachusetts, Texas e negli Stati del sud &#8211; il banco di prova decisivo era il <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/237-il-michigan-proietta-biden-verso-la-nomination\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Michigan<\/a>.<\/strong> Perch\u00e9 nel <em>blue collar State<\/em> per eccellenza, quello dove la classe operaia americana ha scritto, tra Detroit e dintorni, pagine che fanno parte della storia Usa, nel 2016 il candidato &#8220;socialista&#8221; aveva vinto a sorpresa le primarie contro <strong>Hillary Clinton<\/strong>; e nel novembre successivo la ex First Lady aveva perso contro Donald Trump, spianandogli la strada verso la Casa Bianca.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;importanza del Michigan<br \/>\n<\/strong>Di queste primarie 2020 il Michigan era un po&#8217; la cartina di tornasole. Chi avrebbero scelto gli <strong>operai<\/strong> delle industrie automobilistiche, gli <strong>ex lavoratori<\/strong> delle industrie abbandonate, i <strong>giovani disoccupati<\/strong>, le <strong>famiglie disgregate<\/strong>? Se quattro anni fa avevano scelto il populismo di sinistra e poi quello di destra, questo 10 marzo l&#8217;indicazione \u00e8 stata di segno opposto. Vincendo in Michigan e vincendo (con margine ancora maggiore) in Stati assai diversi come Missouri,\u00a0Mississippi e Idaho, <a href=\"https:\/\/www.politico.com\/news\/magazine\/2020\/03\/11\/michigan-romp-shows-biden-could-rebuild-democrats-blue-wall-vs-trump-125489\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Joe Biden<\/strong><\/a> ha unificato attorno al suo nome le anime che formano l&#8217;ossatura del partito democratico: elettori bianchi (uomini e donne), elettori afro-americani, elettori delle citt\u00e0, dei <em>suburbs<\/em> e delle aree rurali. Vale a dire la coalizione necessaria per poter competere seriamente il prossimo 3 novembre nella sfida decisiva contro <strong><em>The Donald<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Tutto cambia, tutto pu\u00f2 cambiare<br \/>\n<\/strong>Tra oggi e novembre pu\u00f2 accadere ancora di tutto negli Stati Uniti. Solo un mese fa l&#8217;economia andava a gonfie vele, la Borsa era ai massimi storici, Trump impazzava su Twitter rivendicando ogni giorno nuovi successi (veri ed immaginari). Joe Biden era considerato un <strong>cadavere politico<\/strong> dopo aver perso in modo devastante nei <em>caucus<\/em> dell&#8217;<strong>Iowa<\/strong> e nelle primarie del <strong>New Hampshire<\/strong>, dove solitamente chi vince ottiene poi la nomination. In un mese \u00e8 cambiato tutto. Mercati finanziari travolti dalla crisi <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/limpatto-del-coronavirus-covid-19\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>coronavirus<\/strong><\/a> (che la Casa Bianca ha pericolosamente e volutamente sottovalutato per settimane) e dalla <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2020\/03\/09\/business\/energy-environment\/saudi-oil-price-impact.html?te=1&amp;nl=climate-fwd:&amp;emc=edit_clim_20200311&amp;campaign_id=54&amp;instance_id=16659&amp;segment_id=22096&amp;user_id=4d8fbd46cd451b62e71dedbc2d04909d&amp;regi_id=11419537720200311\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>guerra del petrolio<\/strong><\/a> tra Arabia Saudita e Russia di Putin. Sanders dato troppo presto per vincitore e improvvisa resurrezione di Biden.<\/p>\n<p>Dopo un anno di grande confusione politica e di altrettanto grande stabilit\u00e0 economica, i due principali indici nella corsa alla Casa Bianca si sono di fatto invertiti. Da marted\u00ec (10 marzo) c&#8217;\u00e8 la schiacciante probabilit\u00e0 che la <em><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blog\/diario-americano-usa-2020\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Race 2020<\/strong><\/a>\u00a0<\/em>sar\u00e0 una sfida tra il presidente <strong>Donald J. Trump<\/strong> e l\u2019ex vicepresidente <strong>Joseph R. Biden Jr<\/strong>. E c\u2019\u00e8 l&#8217;altrettanta certezza &#8211; confermata da tutti gli esperti economico-finanziari &#8211; che nei prossimi mesi i mercati potrebbero essere una sorta di montagne russe. Con, in pi\u00f9, la variabile (ancora tutta da decifrare) dell&#8217;impatto coronavirus sugli Stati Uniti e sul mondo.<\/p>\n<p>In un momento di grande trasformazione della storia, quando l&#8217;ondata di <strong>cambiamenti nel clima<\/strong>, nella <strong>tecnologia,<\/strong> nella <strong>demografia<\/strong> e nell&#8217;<strong>equilibrio di potere globale<\/strong>, sta creando nuove, urgenti sfide politiche negli Stati Uniti Stati e in tutto il pianeta Terra, la corsa alla Casa Bianca sembra per\u00f2 essere priva di nuove idee e di nuove visioni. Forse non aiuta il fatto che a sfidarsi siano due uomini, bianchi, di una certa et\u00e0 (73 anni Trump, 77 anni Biden), che si sono formati in un mondo completamente diverso, le cui visioni risalgono a decenni fa e i cui istinti e preoccupazioni sono essenzialmente rivolti al passato.<\/p>\n<p><strong>Normalit\u00e0 o &#8220;non normalit\u00e0&#8221;<br \/>\n<\/strong>L&#8217;idea-chiave della campagna di Joe Biden, su cui insiste molto nei comizi, nei dibattiti televisivi, negli slogan, \u00e8 quella del &#8220;<strong>ritorno alla normalit\u00e0<\/strong>&#8220;. Il suo programma ripete, un po&#8217; stancamente, le tradizionali posizioni del partito democratico, con una spolverata di sinistra dovuta ai mutamenti del partito negli ultimi quattro anni e alla presenza di Sanders, di Elizabeth Warren e delle giovani deputate al Congresso (Alexandria Ocasio-Cortez un nome per tutte). Nulla a che vedere con il messaggio di &#8220;<strong>speranza e cambiamento<\/strong>&#8221; lanciato da <strong>Barack Obama<\/strong> nel 2008 che &#8211; conta poco il fatto che sia poi stato pi\u00f9 o meno realizzato &#8211; aveva mobilitato e rivitalizzato l&#8217;elettorato democratico, soprattutto i giovani e le minoranze.<\/p>\n<p>Quanto a Donald Trump, l&#8217;idea-guida della sua campagna elettorale \u00e8 quella di continuare a tutti gli effetti la sua politica di &#8220;<strong>non normalit\u00e0<\/strong>&#8220;: scelte discusse, a volte imprevedibili, partigianeria di partito (e nelle istituzioni) portata a livelli limite per la democrazia. E soprattutto, cosa che nelle ultime, difficili, settimane \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 evidente un vero e proprio <strong>culto della personalit\u00e0<\/strong> (sua), condito da vendette, capricci, lamentele contro avversari, alleati e anche staff pi\u00f9 stretto. Il 2020 avr\u00e0 un candidato che parla di Trump, un altro che si oppone a Trump, ma nessuno dei due sembra in grado &#8211; al momento &#8211; di affrontare le <strong>grandi sfide del futuro<\/strong> degli Stati Uniti e del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marted\u00ec 10 marzo verr\u00e0 probabilmente ricordato come il giorno in cui Sanders ha perso ogni speranza di ottenere la nomination democratica alla Casa Bianca. 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