{"id":7920,"date":"2008-04-07T00:00:00","date_gmt":"2008-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/questa-europa-sconosciuta\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:51","slug":"questa-europa-sconosciuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/questa-europa-sconosciuta\/","title":{"rendered":"Questa Europa sconosciuta"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 da rimanere allibiti a leggere i programmi ufficiali dei maggiori partiti italiani: sembra che il nostro paese sia ripiegato sul proprio ombelico e che al di fuori dei pur gravi problemi interni non esista null\u2019altro, o quasi. A stupire di pi\u00f9 \u00e8 la mancanza d\u2019Europa. Da anni \u00e8 ormai noto a tutti, anche ai cittadini pi\u00f9 umili alle prese con l\u2019euro, che l\u2019Unione europea \u00e8 un fattore di politica interna e che le nostre irrisolvibili questioni quotidiane, dalle immondizie all\u2019inflazione, non si risolvono senza un continuo rapporto fra Roma e Bruxelles. Solo il PD nel suo programma si sofferma sull\u2019Europa, ma lo fa nella premessa come cappello a tutto il resto. Il che \u00e8 in s\u00e9 corretto, ma ne inficia il messaggio poich\u00e9 non pu\u00f2 scendere nei dettagli, come fa per gli altri capitoli dell\u2019agenda interna. Si limita, in altre parole, a enumerare alcune priorit\u00e0, dalla ratifica del Trattato di Lisbona alla politica energetica, dalla sicurezza comune all\u2019interessante idea di emissione di euro-bond per la politica di ricerca comune, ma non pu\u00f2 soffermarsi sui temi pressanti della futura agenda europea e, soprattutto, sulla posizione che l\u2019Italia dovrebbe assumere per difendere i propri interessi nazionali facendoli combaciare con quelli dell\u2019Ue o, almeno, di un gruppo di riferimento di partner comunitari.<\/p>\n<p>Tutti gli altri partiti, senza eccezione, tacciono pervicacemente sui temi europei: vale in particolare per il PDL, che come maggior partito della passata opposizione dovrebbe considerare la questione europea fra le priorit\u00e0 di un eventuale futuro governo del paese; non si discostano da questo atteggiamento n\u00e9 l\u2019Italia dei Valori, n\u00e9 la Sinistra Arcobaleno, n\u00e9 la formazione di Casini.<\/p>\n<p><b>Campagna elettorale assai povera<\/b><br \/>Anche nei dibattiti in campagna elettorale il tema Unione europea entra solo occasionalmente sia che si tratti della diossina nella mozzarella che di ventilati aiuti pubblici all\u2019Alitalia. \u00c8 un\u2019Europa solitamente vista come inflessibile cane da guardia e non come grande e principale opportunit\u00e0 per l\u2019Italia.<\/p>\n<p>\u00c8 esattamente il contrario di quanto avviene all\u2019interno della Farnesina, dove <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=784\"><b><u>un gruppo di riflessione strategica<\/u><\/b><\/a>, guidato da Marta Dass\u00f9 e Maurizio Massari ha compiuto la prima tappa di un esercizio che proietta la politica estera italiana al 2020. Siamo lontani anni luce da questa nostra poverissima campagna elettorale, anche perch\u00e9 nel documento della Farnesina l\u2019Ue \u00e8 piazzata con convinzione al primo posto fra le priorit\u00e0 dell\u2019Italia ed \u00e8 anche il tema di fondo di tutti gli altri capitoli. Si comprende, da questo studio, come una grandissima parte della nostra politica interna dipenda sempre pi\u00f9 dalle decisioni che vengono negoziate a Bruxelles, ma soprattutto viene messo in chiaro che, come diceva Altiero Spinelli, l\u2019Europa non cade dal cielo, ma richiede, ancora pi\u00f9 oggi di ieri, una costante presenza e attivismo del nostro paese nelle istituzioni e nelle politiche comunitarie. Presenza che implica innanzitutto capacit\u00e0 di decisione a Roma, ma anche una grande capacit\u00e0 a dialogare con i nostri partner, a cominciare da quelli pi\u00f9 importanti. <\/p>\n<p>Ad esempio, nello studio della Farnesina si avanza la proposta del rafforzamento del Gruppo dei Sei (G6), che di fatto costituisca quindi il cuore dell\u2019Unione europea. Non si tratta dei Sei fondatori della originaria Comunit\u00e0, ma dei cosiddetti grandi, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Polonia e Italia che gi\u00e0 ora si incontrano informalmente sui temi di sicurezza interna. Pu\u00f2 essere a prima vista un\u2019idea interessante, anche se viene il dubbio che essa serva per sottrarre l\u2019Italia al \u201cdominio\u201d dei Tre Grandi, che gi\u00e0 hanno creato non pochi incubi ai nostri governi. <\/p>\n<p>In ogni caso, per rendere praticabile questa formula, l\u2019Italia deve costruire rapporti credibili con gli altri Cinque. In particolare \u00e8 decisivo il legame con Berlino, che si \u00e8 cercato faticosamente di ricostruire in questi ultimi anni. Sarebbe questo il momento pi\u00f9 favorevole, poich\u00e9 Angela Merkel si trova in difficolt\u00e0 sia con l\u2019effervescente Sarkozy sia con il grigio Brown. La Germania rischia di rimanere parzialmente isolata nella sua battaglia europea e pu\u00f2 quindi decidersi al salto verso una politica estera sempre pi\u00f9 nazionale. Sarebbe quindi importante che l\u2019Italia si concentrasse sui rapporti con Berlino, ma nessuno sembra realmente accorgersene e non sar\u00e0 facile all\u2019indomani del 13 aprile cominciare a costruire nuovi e pi\u00f9 forti legami con la Germania in mancanza di un solido e credibile piano d\u2019azione e di proposte da offrire a quel paese. Come al solito ci affideremo all\u2019improvvisazione e alle idee dell\u2019ultima ora, con il rischio di divenire sempre pi\u00f9 fanalino di coda piuttosto che membro del G6.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 da rimanere allibiti a leggere i programmi ufficiali dei maggiori partiti italiani: sembra che il nostro paese sia ripiegato sul proprio ombelico e che al di fuori dei pur gravi problemi interni non esista null\u2019altro, o quasi. A stupire di pi\u00f9 \u00e8 la mancanza d\u2019Europa. 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