{"id":7930,"date":"2008-04-07T00:00:00","date_gmt":"2008-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/caduta-senza-fine\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:51","slug":"caduta-senza-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/caduta-senza-fine\/","title":{"rendered":"Caduta senza fine"},"content":{"rendered":"<p>Tutti i presidenti americani, non rieleggibili alla fine del secondo mandato, sono \u201canatre zoppe\u201d dal punto di vista della loro diretta capacit\u00e0 di comando, ma conservano una pi\u00f9 o meno grande aurea di prestigio, una eredit\u00e0 di politiche e di idee da continuare in toto o da cambiare solo in parte, riconosciute come tali almeno nell\u2019ambito del partito di cui sono espressione. Il caso del presidente Bush \u00e8 eccezionale. Nessuno ha avuto come lui un consenso del 90% dell\u2019opinione pubblica americana, nessuno ha conservato per vari anni livelli altissimi di appoggio popolare e nessuno, come lui \u00e8 poi caduto alla fine del suo mandato a un livello cos\u00ec basso di discredito personale e di rifiuto delle sue politiche. <\/p>\n<p>La crisi economica di questi mesi gioca un ruolo in questo fenomeno. Forse ingiustamente, perch\u00e9 il Presidente non \u00e8 stato il solo a non esercitare controlli sul rispetto delle regole del mercato. Ma \u00e8 l\u2019attacco terroristico a New York, percepito dalla stupefatta societ\u00e0 americana come una seconda Pearl Harbor, la chiave di comprensione del caso Bush. Dopo di esso il Presidente tutto ha potuto per qualche anno:  ha deciso di portare il paese in guerra prima in Afghanistan e poi in Medio Oriente. In questa ultima regione, secondo la maggioranza degli americani, \u00e8 stato sconfitto e questa sconfitta \u00e8 poi stata la causa principale di tante altre minori o maggiori, diplomatiche o militari, in Asia, in Africa, in America Latina, con l\u2019Iran, la Russia o con altri attori di pi\u00f9 basso livello internazionale.<\/p>\n<p><b>Le successive tesi di politiche estera<\/b><br \/>Sono ancora previsti molti viaggi all\u2019estero del Presidente nei prossimi mesi, ma in America Bush \u00e8 adesso ritenuto essere un anatra proprio senza gambe, piuttosto che semplicemente zoppa. I libri sulla sua presidenza che escono in questo periodo, esprimono giudizi negativi senza riserve, anche quelli di ex-collaboratori che oltre la sequenza degli eventi conoscono i ragionamenti alla base delle sue decisioni. Alcuni di essi forniscono interessanti informazioni su come si siano formate. <\/p>\n<p>Inizialmente la politica estera del Presidente Bush, \u00e8 stata quella definita <i>unipolar realism<\/i>, basata sul rifiuto dell\u2019internazionalismo liberale di Clinton. Il tono del nuovo Presidente era diverso e duro con Arafat, con i cinesi, sul protocollo di Kioto, sul trattato Abm etc., tuttavia non c\u2019era ancora un rifiuto completo del realismo del padre. I collaboratori di quest\u2019ultimo, Baker e Scowcroft  erano stati allontanati, ma Colin Powell e Condoleezza Rice erano stati loro pupilli o seguaci. <\/p>\n<p>Successivamente, il giorno stesso dell\u2019attacco terroristico a Manhattan, nasce la nuova dottrina, quella del <i>with us or against us<\/i>. Il vice-presidente Cheney, il Segretario di Stato per la Difesa, Rumsfeld, e i neo-conservatori balzano in primo piano. Una dottrina \u201cdi guerra\u201d si sviluppa partendo da una psicologia di pericolo imminente e mortale che si installa definitivamente a Washington a seguito dell\u2019attacco terroristico aereo, ma anche dei tentativi di avvelenamento con antrace nelle istituzioni statali americane. Esplode allora il timore di attacchi con altri virus. Si fanno simulazioni di guerra, Cheney ed il suo capo di Gabinetto, Lewis Libby, contro il parere del massimo epidemiologo americano, Henderson, tentano di convincere Bush a recuperare il virus del vaiolo dal suo deposito e vaccinare l\u2019intera cittadinanza americana. Dopo l\u2019eliminazione della malattia negli anni Settanta, solo gli Stati Uniti e la Russia conservano il campione di virus, ma Cheney era convinto che anche altri paesi disponessero di quel virus e potessero o volessero utilizzarlo come arma. Tra di essi L\u2019Iraq. Questi episodi sono meno noti della pi\u00f9 pubblicizzata campagna sul pericolo delle Armi di Distruzioni di Massa, comunque tutti questi eventi portano il vertice americano a dare \u201cun duro sguardo nell\u2019abisso\u201d, seconda la formula riportato da uno dei biografi del Presidente, e trarne conseguenze drammatiche. <\/p>\n<p>La vaccinazione generale avrebbe creato un panico generale e comportava di per s\u00e9 un numero elevato di morti o persone menomate per delle semplice ragioni statistiche. L\u2019operazione fu giudicata politicamente pericolosa da Bush e ci si limit\u00f2 a vaccinare tutti gli appartenenti alle forze armate e gli addetti all\u2019assistenza medica, comunque pi\u00f9 di mezzo milione di persone. E se con la dottrina del <i>with us or against us<\/i> era stato deciso l\u2019intervento in Afghanistan, dal gennaio 2002 al giugno 2003, la <i>preemption<\/i> diviene la tesi di politica estera americana che presiede all\u2019invasione dell\u2019Iraq.<\/p>\n<p><b>L\u2019invasione dell\u2019Iraq<\/b><br \/>\u00c8 noto che i neo conservatori hanno giocato un ruolo importante in questa decisione, anche se alcune loro motivazioni erano diverse. In particolare il numero due al Pentagono, Paul Wolfowitz, pensava che un Iraq democratico, a parte la guerra al terrorismo, avrebbe cambiato l\u2019atmosfera politica dell\u2019intero Medio Oriente e portato gli Stati arabi ad accettare l\u2019esistenza dello Stato ebraico: la cosiddetta via irachena alla soluzione del conflitto israelo-palestinese. <\/p>\n<p>Tuttavia in una societ\u00e0 come quella americana la colpa suprema per un uomo politico \u00e8 quella di avere mentito e in Iraq non c\u2019erano armi di distruzione di massa. Per giustificare la guerra si passa dunque alla quarta teoria di politica estera, quella della <i>Democracy in the Middle East<\/i>. Finalmente si era in presenza di una <i>Great Vision<\/i>, quella che il Presidente cercava, quella che era mancata a suo padre, democratizzare il mondo arabo, un chiaro obiettivo morale i cui risultati avrebbero resa sicura l\u2019America, anzi il mondo intero. Ma in Iraq niente va come previsto, per cui tra il 2005 ed il 2006 si rilancia la campagna per la democrazia con la quinta tesi di politica estera del Presidente, quella del <i>Freedom Everywhere<\/i>, abolire l\u2019oppressione nel modo intero.<\/p>\n<p>Di tutte le teorie di politica estera di Bush, quest\u2019ultima \u00e8 quella che ha fallito nel tempo pi\u00f9 breve. Dopo un anno nessuno nell\u2019Amministrazione americana ne parla pi\u00f9, al punto che per la prima volta vicepresidente e Dipartimento di Stato trovano un punto di accordo nel ritenerla un sogno irrealizzabile. A Washington si consolida l\u2019opinione che George W Bush sia un leader ingenuo e testardo, portato regolarmente dalle certezze morali e dalla tendenza a negare gli ostacoli a rilanciare le sue politiche, piuttosto che riconoscere di aver sbagliato e modificarle. Nell\u2019opinione pubblica americana si estende l\u2019opposizione alla guerra in Iraq, i responsabili politici sbandano e la confusione si installa nella politica estera del paese. <\/p>\n<p>I militari aiutano Bush nella questione del restare in Iraq, ma ormai dettano loro le regole da seguire sul terreno, anche in questioni strategiche, come quella se attaccare o meno gli impianti atomici iraniani. La Rice, da parte sua, abbandonati i grandi piani si concentra sul compito di far ritornare arabi, palestinesi e israeliani al tavolo dei negoziati. Il Presidente, che tanto voleva comandare, si limita adesso a seguire le direttive di altri, consolandosi con l\u2019idea caratteristica di quasi tutti gli uomini politici che hanno fallito, quella che un giorno la storia gli dar\u00e0 ragione.<\/p>\n<p><b>Bush padre e Bush figlio <\/b><br \/>Ma perch\u00e9 in tutti questi anni il Presidente Bush non ha reagito in modo pi\u00f9 elastico alle differenti situazioni? Gi\u00e0 precedentemente come manager, malgrado i suoi studi di <i>Business Administration <\/i>egli sottolineava la necessit\u00e0 di mostrare leadership e decisionismo, piuttosto che preparazione e conoscenza. Delegava molto, ma non controllava i risultati e sanzionava responsabilit\u00e0 in caso di insuccesso solo in casi estremi. In politica internazionale il padre con una pi\u00f9 vasta esperienza di governo riteneva che in quel campo si agisce con un margine di conoscenze e probabilit\u00e0 di successo tra il 49 ed il 51 %, l\u2019importante era quindi assicurarsi di essere sul lato del 51%. Bush figlio, al contrario, non apprezzava i dibattiti senza definitive conclusioni. <\/p>\n<p>Qui si tocca quella che molti ritengono essere stata la motivazione centrale nell\u2019azione del presidente George W. Bush: il sentimento di non essere stato apprezzato dalla famiglia nel dovuto modo, con il desiderio ansioso di portare a termine quello che un giudizio sbagliato dell\u2019elettorato aveva impedito al padre di fare, contemporaneamente provando con ferme determinazioni che egli era altrettanto bravo di lui, anzi migliore. L\u2019ironia finale in materia \u00e8 quella che invece pi\u00f9 egli falliva, pi\u00f9 l\u2019apprezzamento nei confronti dell\u2019azione del padre aumentava. Non \u201cfinire il lavoro\u201d in Iraq nel 1991 diveniva un atto di saggezza, non assumere una attitudine trionfalistica al momento del crollo del muro di Berlino, appariva aver favorito la causa della democrazia in Europa molto pi\u00f9 di discorsi provocatori e cos\u00ec via. Anche il biografo tendenzialmente a lui meno ostile, Timothy Naftali, conclude il suo lavoro dicendo che mentre la sua presidenza avanza zoppicando verso la fine, moltissimi rimpiangono il realismo di Bush padre, la sua prudenza e la sua diplomazia.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti i presidenti americani, non rieleggibili alla fine del secondo mandato, sono \u201canatre zoppe\u201d dal punto di vista della loro diretta capacit\u00e0 di comando, ma conservano una pi\u00f9 o meno grande aurea di prestigio, una eredit\u00e0 di politiche e di idee da continuare in toto o da cambiare solo in parte, riconosciute come tali almeno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7930"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7930"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7930\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63515,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7930\/revisions\/63515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7930"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7930"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7930"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}