{"id":79592,"date":"2020-03-20T14:26:57","date_gmt":"2020-03-20T13:26:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=79592"},"modified":"2020-03-23T19:02:46","modified_gmt":"2020-03-23T18:02:46","slug":"farsi-ritrovare-impreparati-sarebbe-imperdonabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/farsi-ritrovare-impreparati-sarebbe-imperdonabile\/","title":{"rendered":"Farsi ritrovare impreparati sarebbe imperdonabile"},"content":{"rendered":"<p>La <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/limpatto-del-coronavirus-covid-19\/\"><strong>pandemia del Covid 19<\/strong><\/a> sta continuando a svilupparsi e, come sempre, il primo obiettivo in ogni emergenza, \u00e8 quello di soccorrere le persone colpite e aiutare quelle coinvolte e, insieme, contenere le conseguenze negative.<\/p>\n<p>Subito dopo bisogner\u00e0 analizzare quanto accaduto e apprenderne le <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/prime-lezioni-per-la-comunita-internazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lezioni<\/a>.<\/strong> Purtroppo, passato il pericolo, vi \u00e8 sempre e ovunque una generale tendenza a rimuoverne il ricordo, guardando al futuro per non dover prendere atto degli errori commessi e dei cambiamenti che dovrebbero essere adottati.<\/p>\n<p>\u00c8, quindi, importante cominciare a mettere le<strong> fondamenta di una riflessione<\/strong> che dovr\u00e0, poi, essere sviluppata a livello internazionale e nazionale.<\/p>\n<p><strong>Da dove partire<br \/>\n<\/strong>Punto di partenza dovrebbe essere la consapevolezza che nel campo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/difesa-minaccia-nbcr-evoluzione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Cbrn<\/strong><\/a> (chimico, batteriologico, radiologico e nucleare) o, meglio <strong>Cbrne<\/strong>\u00a0(aggiungendovi anche gli esplosivi che ormai, con il crescere dei movimenti terroristici, non sono pi\u00f9 solo quelli convenzionali) \u00e8 <strong>difficile limitare l&#8217;area coinvolta<\/strong>, a meno che non sia molto periferica (come \u00e8 stato nel caso di Ebola). Negli eventi batteriologici questo lo \u00e8 particolarmente. Infatti, mentre in quelli chimici, radiologici e nucleari la propagazione \u00e8 legata alle condizioni geomorfologiche e meteorologiche e all&#8217;intensit\u00e0 dell&#8217;evento, la trasmissione di un virus o di un batterio passa attraverso i contatti umani ed \u00e8, quindi, condizionata dall&#8217;organizzazione sociale e dal comportamento dei singoli.<\/p>\n<p>Una delle conseguenze della globalizzazione \u00e8 l&#8217;aumento esponenziale di questi contatti. Basti pensare all&#8217;<strong>internazionalizzazione del sistema produttivo<\/strong> con l&#8217;allungamento e l&#8217;allargamento della <em>supply chain,<\/em> all&#8217;esplosione del commercio internazionale, alla vertiginosa crescita del sistema dei trasporti (aerei, navali e terrestri) e del turismo, all&#8217;espansione delle attivit\u00e0 internazionali di ricerca e formazione, ecc. Un evento batteriologico pone, quindi, inevitabilmente le autorit\u00e0 di fronte a scelte complesse e dolorose su <strong>quanto, come e quanto a lungo limitare la libert\u00e0 di movimento<\/strong> al fine di tutelare la salute collettiva, ma con la consapevolezza che questo avr\u00e0 un costo proporzionale sulla ricchezza collettiva.<\/p>\n<p><strong>Gestire i rischi<br \/>\n<\/strong>Solo teoricamente, quindi, un paese potrebbe anche evitare il contagio se, ammesso che l&#8217;informazione arrivi immediatamente (ma questo collide con il tempo di incubazione di ogni virus), decidesse di <strong>bloccare tutti e tutto ai propri confini<\/strong>. Questo farebbe collassare economicamente anche i sistemi pi\u00f9 forti ed autonomi: impensabile per un paese come il nostro, la cui vita economica e sociale, persino quotidiana, dipende dall&#8217;interscambio con decine di altri paesi. Le limitazioni, invece, riducono rischi e danni, ma non possono eliminarli. Li possono, per\u00f2, rendere gestibili.<\/p>\n<p>La risposta emotiva di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/von-der-leyen-per-30-gg-nessuno-in-europa-dai-paesi-extra-scchengen\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>chiudere le frontiere<\/strong><\/a> \u00e8 sempre destinata al fallimento se presa &#8220;a destinazione&#8221;. Pu\u00f2, invece, essere pi\u00f9 efficace se presa &#8220;alla partenza&#8221;. Dovrebbero, quindi, essere i<strong> primi paesi coinvolti a bloccare i loro confini in uscita<\/strong>, esattamente come dovrebbero fare al loro interno circoscrivendo le aree colpite e gi\u00f9 gi\u00f9 fino a bloccare il movimento dei singoli cittadini.<\/p>\n<p>Queste decisioni sono molto pi\u00f9 facili, evidentemente, nei <strong>regimi autoritari<\/strong>, anche perch\u00e9 possono imporre pi\u00f9 duramente ed efficacemente il rispetto delle limitazioni decise. Nei <strong>paesi democratici<\/strong> bisogna agire con maggiore prudenza e gradualit\u00e0, persuadendo i cittadini pi\u00f9 che costringendoli con la minaccia di sanzioni (per l\u2019Italia, poi, dove si finisce con il condonare tutto, quest&#8217;ultimo strumento \u00e8 ancora meno efficace).<\/p>\n<p>La risposta razionale deve essere, invece, quella di <strong>prepararsi ad affrontare a livello internazionale e continentale questi rischi<\/strong>. Non \u00e8 solo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 che deve essere rafforzata per poter meglio affrontare ogni emergenza sanitaria. \u00c8 anche l&#8217;Unione Europea che deve essere ridisegnata. E, pi\u00f9 in generale, \u00e8 tutto il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/il-coronavirus-e-i-limiti-delle-istituzioni-internazionali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>sistema di governance internazionale<\/strong> <\/a>che dovrebbe essere riconsiderato perch\u00e9, superata l\u2019emergenza, gli effetti economici e sociali della pandemia sono destinati a farsi sentire pesantemente e molto a lungo in tutti i paesi.<\/p>\n<p><b>Le tre P<br \/>\n<\/b>In tutti gli studi realizzati sulla minaccia Cbrn la problematica del controllo della diffusione \u00e8 sempre stata tenuta presente. In Italia da tre anni opera il <a href=\"https:\/\/cbrnitalia.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Cluster Cbrn-P3<\/strong><\/a>, di cui lo IAI fa parte, che raccoglie gran parte degli attori nazionali e che nei suoi documenti, convegni, interventi esterni ha costantemente cercato di richiamare l&#8217;attenzione dei nostri decisori politici su questi temi. <strong>Le tre P<\/strong> indicano l&#8217;attivit\u00e0 che dovrebbe sempre essere svolta per fronteggiare ogni forma di minaccia Cbrn: <strong>preparare, prevenire, proteggere<\/strong>. Purtroppo questo approccio non \u00e8 mai stato praticato: in generale, siamo molto pi\u00f9 capaci di gestire le emergenze che non prevenirle in tutto o in parte. Vale per gli eventi provocati direttamente o indirettamente dall&#8217;uomo, come gli attentati o i gesti folli o come gli incidenti industriali o nei trasporti (indipendentemente dal fatto che siano provocati da ignoranza, incuria, incoscienza, vetust\u00e0). E vale per gli eventi naturali (dove, per\u00f2, in parte e spesso vi \u00e8 anche la mano dell&#8217;uomo).<\/p>\n<p>Preparare, prevenire e proteggere vuol dire definire e aggiornare procedure e catena di comando, addestrare il personale, avere tutto l&#8217;equipaggiamento necessario, elaborare un&#8217;adeguata politica dell\u2019informazione, predisporre le norme da attuare per fronteggiare le emergenze. In altri termini, <strong>prevedere scenari emergenziali e addestrare tutti a gestirli<\/strong>: dai decisori politici a quelli tecnici, fino all&#8217;ultimo uomo e donna che verrebbe coinvolto. Tutto questo ha un costo, finanziario e umano, ma sarebbe in ogni caso inferiore a quello che alla fine ci costa ogni emergenza. Soprattutto nel campo delle capacit\u00e0 di intervenire per tutelare la nostra sicurezza (anche ma non solo sanitaria) la strategia non pu\u00f2 essere &#8220;efficientista&#8221;, ma &#8220;prudenziale&#8221;: tagliare, come abbiamo fatto per tanti anni in Italia, troppi posti letto negli ospedali perch\u00e9 non erano utilizzati, significa oggi rischiare di non poter ricoverare i pazienti.&#8221;<strong>Mantenere delle capacit\u00e0 &#8220;inutilizzate<\/strong>&#8221; quando \u00e8 in gioco la sicurezza del paese, come la sua difesa, non \u00e8 uno spreco, ma una giusta cautela.<\/p>\n<p>Di qui la necessit\u00e0 di cambiare il nostro modo di affrontare le emergenze perch\u00e9 sono inevitabilmente destinate a ripresentarsi in una forma o nell\u2019altra. <strong>E farsi ritrovare sempre impreparati sarebbe imperdonabile<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pandemia del Covid 19 sta continuando a svilupparsi e, come sempre, il primo obiettivo in ogni emergenza, \u00e8 quello di soccorrere le persone colpite e aiutare quelle coinvolte e, insieme, contenere le conseguenze negative. 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