{"id":7980,"date":"2008-04-08T00:00:00","date_gmt":"2008-04-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-scudo-antimissile-della-discordia\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:50","slug":"lo-scudo-antimissile-della-discordia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/lo-scudo-antimissile-della-discordia\/","title":{"rendered":"Lo scudo antimissile della discordia"},"content":{"rendered":"<p>Durante l\u2019ultimo vertice Nato \u00e8 stato raggiunto un accordo sulla questione del sistema di difesa anti-missili balistici che gli Stati Uniti vogliono dislocare in Europa orientale: il dispositivo dovr\u00e0 essere integrato in un sistema complessivo in grado di proteggere tutti gli Stati membri dell\u2019alleanza atlantica. <\/p>\n<p>Il <a href= \"http:\/\/www.nato.int\/docu\/pr\/2008\/p08-049e.html\" target= \"blank\"><b><u> comunicato finale del vertice<\/u><\/b><\/a> riconosce l\u2019esistenza di una minaccia per i paesi membri dell\u2019alleanza costituita dalla proliferazione dei missili balistici, e considera la difesa anti-missile parte della risposta complessiva da mettere in campo. I capi di Stato e di Governo riconoscono inoltre \u201cil sostanziale contributo alla protezione degli Alleati da missili balistici a lungo raggio che sarebbe fornito dalla costruzione di strutture anti-missile americane in basi europee\u201d. Si tratta di un\u2019approvazione piuttosto esplicita del progetto degli Stati Uniti di costruire un\u2019istallazione radar in Repubblica Ceca e una batteria di missili intercettori in Polonia, integrati nel sistema anti-missile statunitense e in teoria capaci di fermare un limitato attacco con missili balistici rivolto al territorio nord europeo e nord americano.<\/p>\n<p><b>La minaccia degli Stati canaglia<\/b><br \/>Secondo quanto sostenuto dall\u2019amministrazione americana, la minaccia missilistica potrebbe provenire in un prossimo futuro da \u201cStati canaglia\u201d asiatici, <i>in primis <\/i>l\u2019Iran sotto stretta osservazione da Washington per il suo controverso programma nucleare. Il progetto americano avviato nel 2002 ha per\u00f2 sollevato lo scorso anno la dura reazione della Russia, che ha accusato gli Stati Uniti di alterare unilateralmente l\u2019equilibrio strategico nell\u2019area euro-asiatica e di mettere a rischio il deterrente nucleare russo,  innescando cos\u00ec una nuova corsa agli armamenti. Come gesto di rappresaglia, ma anche a causa di altri contenziosi aperti con i paesi della Nato, alla fine del 2007 la Russia ha inoltre deciso la moratoria della sua partecipazione al <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=587\"><b><u>   Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa<\/u><\/b><\/a> (Cfe). Il presidente Putin nei mesi scorsi ha anche proposto agli Stati Uniti la partecipazione di Mosca alla gestione dello scudo anti-missile e l\u2019utilizzo di una base russa in Azerbaigian invece del sito nella Repubblica Ceca, ma l\u2019offerta \u00e8 stata rifiutata da Washington. <\/p>\n<p> <b>Gli errori della gestione politica americana<\/b><br \/>Come sottolineato nel saggio di Stephen Larrabee che sar\u00e0 pubblicato prossimamente su <a href= \" http:\/\/www.informaworld.com\/smpp\/title~content=t768481834\" target= \"blank\"><b><u> The International Spectator<\/u><\/b><\/a>, sono imputabili all\u2019amministrazione Bush diversi errori nella gestione politica della vicenda. In primo luogo, il governo americano avrebbe considerato la questione prevalentemente dal punto di vista tecnologico-militare, sottostimando l\u2019impatto politico dell\u2019iniziativa sull\u2019opinione pubblica dei paesi interessati, sulle capitali europee e sui vertici del Cremlino. Solo in seguito alle forti polemiche scoppiate la diplomazia americana si \u00e8 impegnata in modo significativo per spiegare ai governi alleati e all\u2019opinione pubblica scopo e caratteristiche del sistema progettato. In secondo luogo, desta forti perplessit\u00e0 la tempistica del programma scelta dall\u2019Amministrazione: i test sull\u2019affidabilit\u00e0 del sistema sono ancora in corso e i risultati finora ottenuti non sono pienamente soddisfacenti; si rischia perci\u00f2 di utilizzare nei siti europei una tecnologia non ancora matura. Inoltre, stando alla recente analisi delle stesse agenzie di intelligence americane, la minaccia costituita da missili nucleari iraniani non \u00e8 certo imminente. In terzo luogo, il sistema cos\u00ec com\u2019\u00e8 non \u00e8 in grado di difendere da eventuali attacchi missilistici i paesi del fianco sud dell\u2019alleanza, in particolare Italia, Turchia, Grecia e i nuovi stati membri dei Balcani. Tale discriminazione tra alleati contrasta nettamente con il principio dell\u2019indivisibilit\u00e0 della sicurezza europea garantita dalla Nato, cardine della stessa alleanza transatlantica. <\/p>\n<p>La preoccupazione per l\u2019opposizione russa, gli errori politici dell\u2019amministrazione Bush, i dubbi sull\u2019urgenza della minaccia iraniana e la contrariet\u00e0 a una divaricazione dei livelli di  sicurezza offerti agli alleati europei, hanno di certo alimentato lo scetticismo sul programma americano da parte di alcuni paesi dell\u2019Europa continentale. Su tali punti \u00e8 stato quindi avviato nel corso delle scorse riunioni ministeriali un dialogo politico interno all\u2019alleanza, parallelo ai colloqui bilaterali tra Russia e Stati Uniti, che \u00e8 sfociato nell\u2019accordo raggiunto al summit di Bucarest. <\/p>\n<p>Il comunicato finale del vertice infatti, dopo aver riconosciuto il contributo sostanziale del piano americano alla difesa alleata da attacchi missilistici, afferma che sono allo studio le modalit\u00e0 per integrare il progetto americano nella difesa anti-missile della Nato, e impegna il Consiglio atlantico a \u201csviluppare le opzioni per una architettura complessiva della difesa anti-missile che estenda la sua copertura ai territori di tutti gli stati non coperti dal sistema degli Stati Uniti\u201d. Secondo l\u2019obiettivo fissato dal comunicato, tali opzioni dovranno essere valutate nel vertice in programma per il 2009.<\/p>\n<p><b>Le preoccupazioni di Putin<\/b><br \/>Una volta ricostruito il consenso degli alleati della Nato sul progetto di difesa anti-missili balistici, resta in ogni caso la questione dell\u2019opposizione di Mosca al progetto americano. Nell\u2019ultimo incontro bilaterale tra Bush e Putin, svoltosi a Soci nei giorni successivi al vertice Nato di Bucarest, i due presidenti uscenti hanno adottato toni dialoganti e costruttivi, discutendo l\u2019ipotesi di un coinvolgimento a pieno titolo del partner russo nel programma americano. Putin in particolare ha dismesso i toni riecheggianti la Guerra Fredda che avevano contraddistinto le sue ultime dichiarazioni sullo scudo anti-missile, toni che stavolta avrebbero dovuto avere come bersaglio anche i 24 paesi europei che hanno esplicitamente appoggiato il piano statunitense. <\/p>\n<p>Nella sostanza, tuttavia, le posizioni tra Stati Uniti e Russia restano distanti. Nonostante Bush abbia ribadito che dimensioni e caratteristiche del sistema-anti missile rendano tecnicamente impossibile una qualsiasi forma di contrasto del deterrente russo, che pu\u00f2 contare su migliaia di testate nucleari attive su missili di vario genere, Putin ha riaffermato la propria contrariet\u00e0 alla costruzione di un sistema del genere in prossimit\u00e0 del territorio russo. Anche perch\u00e9, secondo le preoccupazioni russe, il dispositivo iniziale potrebbe essere in futuro ampliato e ristrutturato in modo da costituire una seria minaccia anche per il deterrente nucleare russo.<\/p>\n<p>Lo scudo anti-missile sembra dunque destinato a rimanere un elemento di tensione all\u2019interno del triangolo politico Stati Uniti-Europa-Russia, in particolar modo se considerato dall\u2019angolo russo. Al di l\u00e0 infatti del suo effetto reale o potenziale nei confronti del dispositivo militare russo \u2013 o di quello iraniano \u2013 il progetto americano di fatto rappresenta un elemento importante del processo di integrazione nel sistema di sicurezza euro-atlantico dei paesi dell\u2019ex Patto di Varsavia. Accanto al proposito di accogliere in futuro Ucraina e Georgia nell\u2019alleanza atlantica, anch\u2019esso espresso esplicitamente nel comunicato ufficiale di Bucarest, e alla costruzione di basi americane programmata in Bulgaria o Romania, lo scudo anti-missile rappresenta per Mosca l\u2019ennesima prova di un\u2019avanzata della Nato che tende ad \u201caccerchiare\u201d il territorio russo. Veder scemare la propria influenza sul \u201cvicino estero\u201d non pu\u00f2 certo far piacere al Cremlino, anche se forse lo far\u00e0 ai suoi ex paesi satelliti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante l\u2019ultimo vertice Nato \u00e8 stato raggiunto un accordo sulla questione del sistema di difesa anti-missili balistici che gli Stati Uniti vogliono dislocare in Europa orientale: il dispositivo dovr\u00e0 essere integrato in un sistema complessivo in grado di proteggere tutti gli Stati membri dell\u2019alleanza atlantica. 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