{"id":79816,"date":"2020-03-21T11:49:21","date_gmt":"2020-03-21T10:49:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=79816"},"modified":"2020-03-24T06:49:55","modified_gmt":"2020-03-24T05:49:55","slug":"coronavirus-e-bilancio-europeo-lora-del-coraggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/coronavirus-e-bilancio-europeo-lora-del-coraggio\/","title":{"rendered":"Coronavirus e bilancio europeo: l\u2019ora del coraggio"},"content":{"rendered":"<p>Prima che l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/limpatto-del-coronavirus-covid-19\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>emergenza coronavirus<\/strong> <\/a>monopolizzasse comprensibilmente l&#8217;attenzione del mondo, in Europa si consumava l&#8217;ennesima spaccatura su un tema dirimente: il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/la-trappola-del-bilancio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>quadro finanziario pluriennale 2021-2027<\/strong><\/a> (Qfp). In pratica, su quanti soldi potr\u00e0 contare l&#8217;<strong>Unione europea<\/strong> nei prossimi sette anni e da dove provengono questi fondi. Lo scorso febbraio i capi di Stato e di governo avevano cercato un compromesso in una ennesima maratona negoziale, conseguendo per\u00f2 un nulla di fatto. E questa \u00e8 la situazione in cui ci troviamo ancora oggi.<\/p>\n<p>Una situazione che non pu\u00f2 durare a lungo, se si vuole evitare che da gennaio prossimo l&#8217;Ue si ritrovi senza precise linee guida sul proprio bilancio per settennato a venire. Anzi che si ritrovi proprio senza bilancio approvato, nemmeno quello annuale. Mentre si decide quindi di allentare i controlli sui bilanci degli Stati membri sospendendo il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/la-commissione-ue-attiva-la-clausola-che-stoppa-il-patto-di-stabilita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Patto di stabilit\u00e0 e crescita<\/strong><\/a>, rimane ancora il punto interrogativo sul Qfp.<\/p>\n<p><strong>Dove eravamo rimasti<br \/>\n<\/strong>I negoziati si erano arenati anzitutto su un punto: quanto gli Stati membri devono assegnare al bilancio europeo sottraendolo ai propri bilanci nazionali. Tanto pi\u00f9 perch\u00e9 bisognava anche capire dove reperire i circa 8 miliardi all&#8217;anno che mancheranno alla casse europee dopo l&#8217;<strong>uscita del Regno Unito<\/strong>. La Commissione aveva messo sul piatto una proposta di budget pari all&#8217;1.1 % del prodotto nazionale lordo (Pnl) europeo, subito affossata per\u00f2 dagli stati &#8220;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/bilancio-pluriennale-il-vero-ostacolo-sul-futuro-dellue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>frugali<\/strong><\/a>&#8221; (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) che non intendono andare oltre l&#8217;1%. A questi si \u00e8 aggiunta anche la <strong>Germania<\/strong> che, pur rimanendo il principale contributore netto dell&#8217;Ue, godeva di uno sconto sul bilancio Ue.<\/p>\n<p>Sul tavolo c&#8217;era la (giusta) proposta secondo la quale dopo l&#8217;uscita di Londra \u2013 che dal governo Thatcher in poi aveva ottenuto un ampio &#8220;sconto&#8221; su quanto dovuto a Bruxelles \u2013 anche gli altri Paesi avrebbero dovuto cedere sui propri\u00a0&#8220;sconti&#8221;. La prospettiva di aumentare ancora il proprio contributo al bilancio Ue \u00e8 stata per\u00f2 del tutto esclusa da questi paesi, a partire proprio dalla Germania della cancelliera Merkel.<\/p>\n<p><strong>Entrate e uscite<br \/>\n<\/strong>Sempre dal lato delle <strong>entrate<\/strong>, la prima proposta della Commissione europea prevedeva <strong>nuove risorse<\/strong> che per il 12% sarebbero arrivate da una <strong>tassa sulle imprese<\/strong> calcolata su una base imponibile comune e per un ulteriore 20% dalla vendita dei permessi di inquinamento (nell&#8217;ambito dello<em>\u00a0EU Emission Trading Scheme<\/em>) e da una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/ue-qfp-nelli-proposta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tassa sui rifiuti plastici<\/a>. Su un&#8217;altra entrata \u2013 i <strong>dazi<\/strong> \u2013 si prevedeva di ridurre dal 20 al 10% la percentuale che viene trattenuta dai grandi porti di prima entrata delle merci extra-Ue (primo fra tutti quello di Rotterdam). Una misura potenzialmente a favore dei porti di media dimensione, inclusi quelli italiani.<\/p>\n<p>Stessa confusione regna dal lato delle <strong>uscite.<\/strong> Ancora una volta ragioniamo a partire dalla proposta della Commissione. La <strong>politica agricola comune<\/strong> verrebbe ridotta del 5% e quella di <strong>coesione<\/strong> del 6% rispetto al settennato precedente 2014-2020. Spese di certo importanti anche per l&#8217;Italia e le sue regioni, che per\u00f2 avrebbero poco da temere. Sulle politiche di coesione, ad esempio, la Commissione prevedeva anche un loro <strong>riorientamento geografico<\/strong> che penalizza i Paesi dell&#8217;Est (-25%) a favore di Stati mediterranei come la Grecia (+8%), la Spagna (+5%) e appunto l\u2019Italia (+6,4%). Su un altro tema caldo per Roma, come la <strong>protezione dei confini esterni dell&#8217;Unione<\/strong>, la Commissione prevedeva di passare da 12 a 30 miliardi. Aumentava inoltre la <strong>spesa per la difesa comune, la ricerca e le infrastrutture digitali<\/strong>. Tre rilevanti <strong>&#8220;beni comuni&#8221; europei<\/strong> che sono anche strategicamente importanti per l\u2019Italia.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia avrebbe quindi tutto l&#8217;interesse per chiedere che, quanto meno, venga approvata la prima proposta della Commissione europea e dovrebbe cercare di fare sponda con Paesi, come la Francia, che hanno interessi sostanzialmente simili.<\/p>\n<p><strong>Smettere di litigare<br \/>\n<\/strong>Eppure dopo l&#8217;<strong>emergenza coronavirus<\/strong>, le logiche sopra esposte dovrebbero essere sostanzialmente riviste. Punto di partenza per definire l&#8217;ammontare totale del bilancio Ue dovrebbe infatti essere l'&#8221;<strong>Agenda per l&#8217;Europa<\/strong>&#8221; voluta dalla nuova Commissione Ue con ampie misure riguardanti la &#8220;<em><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/01\/gree-deal-europeo-clima\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>green economy<\/strong><\/a>&#8220;<\/em>\u00a0e la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/02\/sara-una-svolta-per-leuropa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>trasformazione digitale<\/strong><\/a>, e con l\u2019ambizione di rendere l\u2019Ue una vera e propria Unione geopolitica, in grado di competere alla pari con giganti quali Stati Uniti e Cina.<\/p>\n<p><strong>Inutile iniziare a litigare sullo zero virgola in pi\u00f9 o in meno<\/strong>. Bisognerebbe prima ripensare a quali e quante risorse sono davvero necessarie per perseguire gli obiettivi, tanto necessari quanto ambiziosi, che la nuova Commissione europea si \u00e8 posta. Risorse cui bisognerebbe aggiungere anche <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/coronavirus-vaccino-europa-politica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">fondi e garanzie per dotare veramente l&#8217;Ue di <strong>meccanismi di prevenzione<\/strong> della diffusione delle epidemie e di intervento in chiave solidaristica verso i Paesi membri pi\u00f9 colpiti<\/a>. Se cos\u00ec non fosse, ci si condannerebbe a interventi simili a quelli recentemente annunciati dalla presidente <strong>Ursula von der Leyen<\/strong>. Interventi di cui vanno certamente lodate le buone intenzioni, ma che purtroppo assomigliano troppo al &#8220;raschiare il barile&#8221;.<\/p>\n<p>Insomma per il negoziato sul bilancio Ue, <strong>i leader europei dovrebbero avere il coraggio di non mettere al primo posto la logica dei &#8220;saldi netti&#8221;, quanto piuttosto l&#8217;ammontare di cui l&#8217;Ue ha davvero bisogno nei prossimi sette anni<\/strong>. Poi si potr\u00e0 anche litigare sul contributo di ciascuno e, magari con ancora maggior ambizione, su nuove risorse proprie dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p>Dall&#8217;emergenza coronavirus si dovr\u00e0 pur imparare qualcosa. Lo &#8220;<em>status quo<\/em>&#8221; potrebbe risultare una opzione troppo conservativa e poco coraggiosa. Anche per l&#8217;Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/osservatorio-iai-ispi-politica-estera-italiana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana<\/a>, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0<\/em><em>Le opinioni espresse dall\u2019autore\/autori sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dell\u2019ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima che l&#8217;emergenza coronavirus monopolizzasse comprensibilmente l&#8217;attenzione del mondo, in Europa si consumava l&#8217;ennesima spaccatura su un tema dirimente: il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 (Qfp). 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