{"id":8000,"date":"2008-04-14T00:00:00","date_gmt":"2008-04-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-sistema-di-controllo-tutto-da-rivedere\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:49","slug":"un-sistema-di-controllo-tutto-da-rivedere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/un-sistema-di-controllo-tutto-da-rivedere\/","title":{"rendered":"Un sistema di controllo tutto da rivedere"},"content":{"rendered":"<p>I dati del Rapporto del Presidente del Consiglio sulle esportazioni militari italiane nel 2007 confermano ancora una volta quanta confusione, anche statistica, provochi il tenere i programmi di collaborazione intergovernativa nell\u2019ambito della legge 185\/90. A fronte di 2.369 milioni di euro di esportazioni definitive ce ne sono stati 1.846 per programmi intergovernativi, che, se inclusi nel totale, sarebbero pari a pi\u00f9 del 40% del totale delle operazioni. Attualmente il ministero della Difesa partecipa a 18 programmi di collaborazione intergovernativa che assorbono la maggior parte dei suoi investimenti. Questi programmi presentano tre caratteristiche comuni che sono particolarmente importanti ai fini del relativo controllo:<br \/>1.\tl\u2019impostazione e la gestione, anche finanziaria, del programma \u00e8 definita da Memorandum of Understanding sottoscritti dai paesi partecipanti;<br \/>2.\tla direzione e il controllo del programma \u00e8 esercitato da un\u2019agenzia di programma che assegna i contratti, verifica le consegne ed effettua i pagamenti alle imprese coinvolte;<br \/>3.\tla movimentazione dei componenti comporta un elevata quantit\u00e0 di operazioni poich\u00e9 la produzione viene distribuita fra le imprese dei paesi partecipanti.<\/p>\n<p><b>Controllo diffuso<\/b><br \/>Il ministero della Difesa segue, attraverso i suoi diversi organismi, l\u2019intero ciclo di vita del programma a partire dalla sua impostazione fino al supporto logistico. Il controllo viene esercitato sia a livello centrale sul piano gestionale e finanziario, sia a livello periferico sul piano tecnico e qualitativo. Si pu\u00f2, quindi, sostenere che all\u2019interno di questi programmi il controllo pubblico \u00e8 totale e continuo. <\/p>\n<p>Anche sul piano concettuale queste movimentazioni non possono essere assimilate alle effettive esportazioni. Il numero delle operazioni \u00e8 elevato poich\u00e9 uno stesso componente pu\u00f2 entrare ed uscire pi\u00f9 volte dal territorio nazionale man mano che viene integrato in un insieme pi\u00f9 complesso, ma tale numero non \u00e8 omogeneo con quello delle esportazioni a paesi terzi di prodotti italiani. Peraltro, tutti i 18 programmi sono stati basati sul principio del \u201ccost share\/work share\u201d, per cui il valore delle movimentazioni verso l\u2019estero viene compensato dalle movimentazioni dall\u2019estero; il saldo in termini di interscambio \u00e8 quindi nullo. Infine, il controllo sulle operazioni valutarie rappresenta un inutile fardello per l\u2019Amministrazione, le banche e le imprese, essendo tutta l\u2019attivit\u00e0 finanziaria inerente a un programma intergovernativo sottoposta ad uno stretto e continuo controllo da parte del ministero della Difesa, anche attraverso l\u2019agenzia di programma.<\/p>\n<p>La ragione per cui sono assoggettati alla normativa in materia di esportazioni \u00e8 che al momento dell\u2019approvazione della legge 185 del 1990 l\u2019unico vero programma intergovernativo era il Tornado e che nessuno se ne \u00e8 curato, tanto \u00e8 vero che nel testo non viene nemmeno citato questo tipo di attivit\u00e0. Da allora il mercato della difesa \u00e8 profondamente cambiato e sono progressivamente aumentati i programmi di collaborazione intergovernativa per lo sviluppo e la produzione di equipaggiamenti per la difesa. L\u2019aumento dei costi di ricerca e sviluppo associati all\u2019alto contenuto tecnologico, la stessa complessit\u00e0 tecnologica dei nuovi sistemi, la sempre pi\u00f9 limitata dimensione dei mercati nazionali, la volont\u00e0 di utilizzare equipaggiamenti non solo interoperabili, ma comuni con i partner e gli alleati, hanno spinto tutti i paesi europei a sviluppare un elevato numero di programmi di collaborazione.<\/p>\n<p>Il ministero della Difesa italiano \u00e8 stato uno dei primi e principali protagonisti di questo cambiamento, sia perch\u00e9 convinto della necessit\u00e0 di una maggiore integrazione delle capacit\u00e0 di difesa a livello Nato e Unione Europea, sia perch\u00e9 le nostre Forze Armate dovevano superare pi\u00f9 di altre un forte ritardo nell\u2019ammodernamento dei mezzi legato alla limitazione delle risorse finanziarie disponibili, sia perch\u00e9 l\u2019industria italiana risultava allora pi\u00f9 debole sul piano tecnologico e dimensionale.<\/p>\n<p><b>Separazione di responsabilit\u00e0<\/b><br \/>Per tutte queste ragioni risulterebbe, quindi, opportuno prevedere una separazione fra il sistema di controllo delle esportazioni definito dalla legge 185, che \u00e8 stato costruito per controllare le attivit\u00e0 dell\u2019industria italiana sul mercato internazionale ed \u00e8 affidato prevalentemente al ministero degli Affari esteri, e un nuovo sistema semplificato di controllo delle esportazioni e importazioni di materiali di armamento per la realizzazione di programmi di armamento ed equipaggiamento delle forze armate e di polizia, che potrebbe essere affidato alla gestione del ministero della Difesa.<\/p>\n<p>Per farlo basterebbe un aggiornamento della Legge 185\/90 che ne escluda l\u2019applicazione per questi ultimi, lasciandone poi la regolamentazione ad un provvedimento emanato dal ministro della Difesa. Ne guadagnerebbero tutti: le Forze Armate che potrebbero gestire i propri programmi con maggiore efficienza, le industrie coinvolte che potrebbero risparmiare tempo e soldi (evitando, insieme alle Forze Armate, ritardi e cadute di immagine sul piano internazionale), le amministrazioni coinvolte che potrebbero concentrarsi sul controllo delle vere esportazioni (evitando di sprecare le limitate risorse umane disponibili). <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I dati del Rapporto del Presidente del Consiglio sulle esportazioni militari italiane nel 2007 confermano ancora una volta quanta confusione, anche statistica, provochi il tenere i programmi di collaborazione intergovernativa nell\u2019ambito della legge 185\/90. 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