{"id":8010,"date":"2008-04-14T00:00:00","date_gmt":"2008-04-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mccain-solo-contro-i-democratici\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:50","slug":"mccain-solo-contro-i-democratici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/mccain-solo-contro-i-democratici\/","title":{"rendered":"McCain solo contro i Democratici"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Questo \u00e8 l&#8217;anno dei democratici e se McCain conquister\u00e0 la presidenza non sar\u00e0 grazie al suo partito, ma alla sua bravura personale&#8221; E&#8217; l&#8217;opinione di <a href= \" http:\/\/www.aei.org\/scholars\/scholarID.84\/scholar.asp \" target= \"blank\"><b><u>John C. Fortier<\/u><\/b><\/a>, noto analista dell\u2019American Enterprise Institute,  uno dei pi\u00f9 influenti think tank americani di area conservatrice. Con lui abbiamo discusso delle primarie e di come potr\u00e0 cambiare la politica estera di Washington nei prossimi anni. <\/p>\n<p><b>Dott. Fortier, lei \u00e8 uno dei massimi esperti a Washington di dinamiche elettorali e sta seguendo molto da vicino le primarie. Il 22 aprile si voter\u00e0 in Pennsylvania. Crede che Hillary possa battere Obama questa volta?<\/b><\/p>\n<p>Hillary \u00e8 al momento in testa nei sondaggi. Le ultime rilevazioni le conferiscono un vantaggio di 8 punti. Questo, tuttavia, non dice molto sulla nomination. Anche se dovesse affermarsi in Pennsylvania, per Hillary sarebbe quasi impossibile recuperare lo scarto che la separa ormai da Obama. Dovrebbe sperare in un tracollo vero e proprio del suo avversario nei pochi Stati rimanenti. E anche in questo caso, si troverebbe al massimo testa a testa con Obama nella conta dei delegati.<\/p>\n<p><b>Come ha giocato il cosiddetto \u201c<a href= \" http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/03\/18\/us\/politics\/18text-obama.html?_r=3&#038;adxnnl=1&#038;adxnnlx=1208006042-M7hDS4B7gJIcKsOPYm1yUw&#038;oref=slogin&#038;oref=slogin&#038;oref=slogin\" target= \"blank\"><b><u>discorso sulla razza<\/u><\/b><\/a>\u201d che Obama ha pronunciato alcune settimane fa in risposta allo scandalo del suo ex-pastore, il reverendo Jeremiah Wright, che aveva usato parole incendiarie contro il \u201cpotere dei bianchi\u201d in America e che sostiene che l\u2019Aids sia un virus prodotto in laboratorio per sterminare la popolazione di colore?<\/b><\/p>\n<p>Il discorso \u00e8 stato molto apprezzato, anche da molti conservatori. Un discorso importantissimo. Obama aveva cominciato a calare nei sondaggi quando le TV mandavano in onda a ripetizione qualche settimana fa i sermoni del pastore che ha battezzato le sue figlie e che sostiene, ad esempio, che l\u201911 settembre \u00e8 opera di Bush. Dopo il discorso, la caduta di consensi pare essersi arrestata. Ma \u00e8 ovviamente difficile stabilire l\u2019impatto esatto che ha avuto su quegli elettori che guardano all\u2019elezione di un presidente di colore con scetticismo. In questo senso, le elezioni in Pennsylvania potranno essere un primo test. Obama ha pronunciato il suo discorso proprio a Philadelphia, in Pennsylvania, e in questo Stato dovr\u00e0 dimostrare di avere appeal su quegli elettori bianchi della <I>working class <\/I>che sentono a volte di essere stati ingiustamente sfavoriti dalle leggi dell\u2019<I>affirmative action<\/I> nate per dare garanzie aggiuntive alla popolazione di colore.<\/p>\n<p><b>Questo, per\u00f2, \u00e8 l\u2019elettorato su cui Hillary ha forse pi\u00f9 presa<\/b><br \/>Certo, ed \u00e8 per questo che \u00e8 in vantaggio nei sondaggi in quello Stato. Hillary \u00e8 stata fino ad ora il candidato di riferimento della working class delle aree  industriali. Ma Obama nel suo discorso ha pronunciato parole molto importanti circa la discriminazione di quei bianchi che, giunti di recente in America o a rischio di declassamento, si vedono sorpassati da coloro che hanno garanzie particolari dal Governo.<\/p>\n<p><b>Lei ha scritto di recente <a href= \" http:\/\/www.aei.org\/publications\/filter.all,pubID.27779\/pub_detail.asp\" target= \"blank\"><b><u>un articolo<\/u><\/b><\/a> in cui per\u00f2 sostiene che la candidatura Obama, per quanto potente, non potr\u00e0 modificare in maniera radicale la \u201cmappa politica\u201d degli Stati Uniti. In che senso?<\/b><br \/>Obama \u00e8 riuscito a saldare il voto degli afroamericani con quello delle classi medio-alte ed istruite bianche. Kerry nel 2004 aveva ottenuto una percentuale molto alta del voto nero. Ma ora Obama l\u2019ha portata probabilmente intorno al 94%, e ha mobilitato molti cittadini di colore che si mantenevano lontani dalla competizione elettorale. Allo stesso tempo, non si \u00e8 presentato come un candidato nero e ha affascinato gli elettori bianchi che si stavano allontanando dalla politica o che non vi si erano mai avvicinati, come tanti giovani. Obama sta anche conquistando molti indipendenti, sempre grazie al suo fascino e al suo messaggio <I>post-partisan<\/I>. Detto questo, non credo che riuscir\u00e0 a modificare sensibilmente l\u2019orientamento di interi Stati. Ci vuole ben pi\u00f9 di una candidatura a cambiare il colore politico di uno Stato. La sua sfida pi\u00f9 immediata, poi, \u00e8 fare breccia nell\u2019elettorato pi\u00f9 tradizionale del partito democratico, quello dei lavoratori, quello dei sindacati, che per ora ha guardato con maggior favore alla Clinton.<\/p>\n<p><b>Crede che quest\u2019ultimo elettorato possa essere intercettato da McCain? Alcuni azzardano che se Obama ottenesse la nomination, alcuni sostenitori della Clinton potrebbero perfino appoggiare McCain<\/b><br \/>Ci potranno essere dei casi simili, certo. Ma il lavoro che McCain dovr\u00e0 fare \u00e8 sugli elettori della classe media e medio-bassa, che non sono gi\u00e0 schierati con i Democratici, e sono tanti, e che possono apprezzare il messaggio patriottico o le sue posizioni pi\u00f9 conservatrici su temi morali e etici. McCain cercher\u00e0 di conquistare questi elettori negli Stati incerti, come l\u2019Ohio, dove Obama ha perso contro Hillary. Gliela metto cos\u00ec: se l\u2019\u201ceffetto Obama\u201d sar\u00e0 nazionale e il suo fascino si propagher\u00e0 in tutti gli Stati, allora per McCain sar\u00e0 molto dura. Se il voto si giocher\u00e0 Stato per Stato, allora McCain ha ancora una speranza, se sar\u00e0 abile a condurre la sua campagna.<\/p>\n<p><b>Comunque, condivide anche lei che per McCain la strada \u00e8 in forte salita?<\/b><br \/>Certo. Questo \u00e8 considerato l\u2019anno dei Democratici. Alla domanda generica, senza indicare nomi, di chi diventer\u00e0 il prossimo presidente degli Stati Uniti, la maggior parte degli intervistati dice: \u201cun Democratico\u201d. Il Congresso vedr\u00e0 certamente una maggioranza ancora pi\u00f9 netta per i Democratici, anche se McCain riuscisse a strappare la presidenza.<\/p>\n<p><b>Si diceva anni fa che l\u2019America era una \u201cRight Nation\u201d, una nazione con una maggioranza ampia e strutturale di orientamento politico conservatore. \u00c8 finita quella fase?<\/b><br \/>In realt\u00e0 quella fase non c\u2019\u00e8 mai stata. Rispetto a quaranta anni fa, il Partito Repubblicano \u00e8 certo pi\u00f9 forte. Ma nel 2000 il paese si spacc\u00f2 in due e non vi era una chiara maggioranza conservatrice. Nel 2004, Bush ha vinto con un\u2019ampia maggioranza. Ma gi\u00e0 nel 2006, le elezioni del Congresso hanno prodotto una maggioranza democratica alla Camera. Quella era un\u2019onda lunga e vi \u00e8 ancora una maggioranza democratica nel paese. I Democratici chiedono proprio agli elettori di avere il doppio controllo del Congresso e della Presidenza, cosi da produrre finalmente quella svolta che inseguono dal 2000. Se McCain vince, sar\u00e0 in larga misura merito suo personale.<\/p>\n<p><b>Questo dipender\u00e0, ovviamente, anche da quanto riuscir\u00e0 a smarcarsi dall\u2019eredit\u00e0 pesante di Bush.<\/b><br \/>McCain \u00e8 un candidato molto particolare. Ha spesso sfidato il suo stesso partito su questioni importanti come i finanziamenti della politica. In economia, \u00e8 vicino a Bush e questo lo penalizza ora che si parla di recessione. Ma ha spesso assunto posizioni indipendenti, come quando vot\u00f2 contro i primi tagli fiscali del presidente. In politica estera, per certi versi \u00e8 perfino pi\u00f9 \u201cfalco\u201d di Bush. Ben prima delle prese di posizione del Generale Petraeus, McCain chiedeva una maggiore presenza militare in Iraq. Ora pare ripagato dai risultati sul campo, che sono abbastanza incoraggianti. Poi McCain \u00e8 stato pi\u00f9 duro con la Russia e pi\u00f9 intransigente, almeno verbalmente, sulle violazioni dei diritti umani in Cina. Per altri versi, McCain \u00e8 molto diverso da Bush. \u00c8 contrario all\u2019uso della tortura nella lotta contro il terrorismo, si \u00e8 scagliato contro Guantanamo. \u00c8 molto sensibile al tema del cambiamento climatico. Soprattutto, \u00e8 un uomo che si \u00e8 formato, come militare, nella Guerra Fredda. Ha grande rispetto per le alleanze che l\u2019America costru\u00ec in quell\u2019era. E intender\u00e0 rivitalizzarle.<\/p>\n<p><b>Gli europei per\u00f2 si aspettano un vero cambiamento, e molti lo identificano con un ritorno dei Democratici alla Casa Bianca. Non crede che un presidente Democratico sarebbe ancora pi\u00f9 sensibile al tema del multilateralismo?<\/b><br \/>Certo, i Democratici sono tradizionalmente pi\u00f9 sensibili al tema del multilateralismo. E in questo senso hanno maggiore appeal tra gli europei. Ma McCain si \u00e8 di recente espresso in modo molto chiaro sul bisogno di rilanciare le alleanze dell\u2019America. <\/p>\n<p><b>Sull\u2019Onu non sono mancate critiche, tuttavia. A dire il vero, alcune di queste sono state trasversali ai maggiori partiti. Non crede che l\u2019orientamento oggi prevalente in America, al di l\u00e0 dei candidati, sia quello di un rilancio del multilateralismo che per\u00f2 non passi necessariamente per l\u2019Onu?<\/b><br \/>Si. L\u2019Onu non gode di grande stima, anche tra alcuni Democratici. Ci\u00f2 di cui l\u2019America ha bisogno \u00e8 rafforzare la collaborazione con gli alleati. Molti pensano a qualcosa di pi\u00f9 ampio delle \u201ccoalitions of the willing\u201d, ma meno dell\u2019Onu.<\/p>\n<p><b>Non va in questa direzione la proposta di McCain di una \u201cLega delle Democrazie\u201d, pi\u00f9 ampia della Nato, ma alternativa, di fatto, all\u2019Onu?<\/b><br \/>Sembra proprio di s\u00ec. McCain intende rafforzare il rapporto con gli alleati dell\u2019America, ma \u00e8 scettico nei confronti delle Nazioni Unite. Intende tendere la mano alle democrazie di tutto il mondo, ma senza rimanere invischiato nelle Nazioni Unite.<\/p>\n<p><b>Ma una Lega delle Democrazie non renderebbe la relazione transatlantica meno esclusiva? Non scavalcherebbe la Nato?<\/b><br \/>McCain ha parlato di una Nato forte e di una forte Unione Europea proprio in un <a href= \" http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/03\/26\/us\/politics\/26text-mccain.html?_r=1&#038;adxnnl=1&#038;oref=slogin&#038;pagewanted=all&#038;adxnnlx=1208175131-fQ+APed8wZvzUnxmYK80ig\" target= \"blank\"><b><u> discorso recente<\/u><\/b><\/a>. Ma certo, la Lega delle Democrazie consentirebbe agli Stati Uniti di avere un ventaglio pi\u00f9 ampio di interlocutori. Ci\u00f2 che realmente conta per l\u2019America \u00e8 che multilateralismo significhi anche assunzione di responsabilit\u00e0. Bush ha rilanciato il multilateralismo dopo il primo mandato, insistendo per\u00f2 che si traduca in maggiori responsabilit\u00e0 per gli europei. Non \u00e8 risultato credibile, tuttavia, per le scelte unilaterali fatte in precedenza. La situazione cambier\u00e0 con il prossimo Presidente.<\/p>\n<p><b>Ammesso che tutti i candidati alla presidenza degli Stati Uniti siano interessati a ristabilire un\u2019alleanza piena con l\u2019Europa, cosa potrebbero trovare i governi europei in McCain che non trovano in Obama o nella Clinton?<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 in verit\u00e0 un tema poco discusso della campagna elettorale che invece dovrebbe interessare molto da vicino gli europei. \u00c8 il tema del commercio. Anche a causa della prolungata campagna delle primarie, i due candidati Democratici hanno dovuto indulgere in appelli protezionistici che hanno forte presa sull\u2019elettorato, soprattutto negli Stati industriali dove vi \u00e8 crisi economica. Parte di questa retorica populistica e protezionistica sar\u00e0 abbandonata dopo le elezioni e non verr\u00e0 tradotta in politiche. Ma sul principio del libero commercio gli europei e la comunit\u00e0 internazionale nel suo complesso hanno certamente pi\u00f9 garanzie da parte di McCain, che \u00e8 stato molto pi\u00f9 chiaro sull\u2019argomento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Questo \u00e8 l&#8217;anno dei democratici e se McCain conquister\u00e0 la presidenza non sar\u00e0 grazie al suo partito, ma alla sua bravura personale&#8221; E&#8217; l&#8217;opinione di John C. Fortier, noto analista dell\u2019American Enterprise Institute, uno dei pi\u00f9 influenti think tank americani di area conservatrice. 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