{"id":80139,"date":"2020-04-03T08:21:51","date_gmt":"2020-04-03T06:21:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=80139"},"modified":"2020-04-06T07:56:53","modified_gmt":"2020-04-06T05:56:53","slug":"le-diverse-mosse-geopolitiche-dei-balcani-di-fronte-al-covid-19","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/le-diverse-mosse-geopolitiche-dei-balcani-di-fronte-al-covid-19\/","title":{"rendered":"Le diverse mosse geopolitiche dei Balcani davanti al Covid-19"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultima settimana di marzo in un&#8217;Europa sottosopra per il dilagare della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/limpatto-del-coronavirus-covid-19\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>pandemia di\u00a0coronavirus<\/strong><\/a> due mosse politiche di senso opposto sono giunte dai <strong>Balcani<\/strong>, ricordando che <strong>la regione \u00e8 ancora l\u00ec, sospesa nel suo incompiuto processo di stabilizzazione<\/strong>, nelle sue profonde divisioni politiche, nei suoi conflitti latenti e nell\u2019incompleta transizione economica.<\/p>\n<p>La prima voce che si alzata dal cuore dei Balcani \u00e8 giunta dal Paese politicamente pi\u00f9 problematico per l\u2019Europa, ossia la <strong>Serbia<\/strong>.\u00a0 Il presidente serbo <strong>Aleksandar Vu\u010di\u0107<\/strong>\u00a0ha tenuto una conferenza stampa a Belgrado il 15 marzo sul tema Covid-19 e relazioni internazionali della Serbia. Il momento non \u00e8 stato scelto per la gravit\u00e0 dell\u2019emergenza sanitaria ma piuttosto in risposta al <a href=\"https:\/\/trade.ec.europa.eu\/doclib\/press\/index.cfm?id=2123\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>regolamento<\/strong><\/a> varato dall\u2019Unione europea il giorno prima, <strong>con cui vengono poste restrizioni<\/strong>\u00a0&#8211; salvo diversa autorizzazione &#8211; <strong>all\u2019esportazione fuori dall&#8217;Ue di prodotti medicali utili per combattere l\u2019avanzata della pandemia<\/strong>. Vu\u010di\u0107 ha duramente attaccato Bruxelles per questa chiusura ed ha chiesto aiuto al presidente cinese <strong>Xi Jinping<\/strong> per l\u2019invio di dottori e prodotti medicali, polemizzando sul fatto che l\u2019Unione europea chiede a Belgrado di ridurre i rapporti commerciali proprio con Pechino. La\u00a0<strong>Cina<\/strong> ha prontamente risposto assegnando alla Serbia un ruolo importante nel suo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/la-cina-e-lopera-di-convincimento-globale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">enorme <strong>piano di diplomazia umanitaria<\/strong><\/a>, inviando dottori, prodotti medicali, kit per la diagnosi dei contagi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;approccio di Belgrado e quello di Tirana<\/strong><br \/>\nL\u2019Ue ha reagito alla maggiore tempestivit\u00e0 degli aiuti di Pechino sviluppando un pacchetto di assistenza per la Serbia, annunciando uno stanziamento di 15 milioni di euro in dispositivi medici e 78 milioni per il sostegno alla ripresa economica. Al di l\u00e0 del valore materiale degli aiuti, \u00e8 chiaro che in questa prima fase dell\u2019emergenza Pechino ha segnato un successo politico verso Bruxelles, ribadendo la profondit\u00e0 del suo rapporto strategico con la Serbia ed il ruolo di pivot che essa ricopre nel ramo europeo della <strong><em>Belt and Road Initiative<\/em><\/strong>, la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/litalia-nella-nuova-via-della-seta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>nuova Via della Seta<\/strong><\/a> di cui Belgrado rappresenta la porta d\u2019accesso.<\/p>\n<p>Alla sortita filo-cinese di Vu\u010di\u0107 ha risposto qualche giorno dopo il <strong>primo ministro albanese <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/quel-video-di-edi-rama-virale-tra-gli-italiani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Edi Rama<\/a><\/strong> che, con una generosa e astuta mossa, ha mandato 30 fra infermieri e medici albanesi a Brescia per aiutare l\u2019Italia a combattere la pandemia. Un piccolo sforzo a cui non manca certamente un sincero senso di riconoscimento verso il nostro Paese e che si inserisce bene nel lungo tracciato di sostegno e assistenza che l\u2019Italia ha fatto nei confronti dell\u2019Albania nel corso di almeno trent\u2019anni, quando il nostro Paese \u00e8 stato l\u2019attore principale della messa in sicurezza dello Stato albanese. Al pari della Serbia, anche l\u2019Albania \u00e8 stata ricompensata con aiuti economici da parte dell\u2019Unione europea, che ha annunciato 4 milioni di euro per l\u2019acquisto di equipaggiamenti medici e 40 milioni per assistenza sociale e la ripresa economica.<\/p>\n<p>Tirana ha inoltre beneficiato, assieme alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/balcani-nellue-il-tempismo-conta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Macedonia del Nord<\/strong><\/a>, dell&#8217;<strong>insperata apertura dei negoziati di adesione all&#8217;Ue<\/strong> che erano stati bloccati nell\u2019ottobre scorso per via dell\u2019opposizione francese. Anche qui, come nel caso di Vu\u010di\u0107, la mossa di Rama ha messo in evidenza l\u2019esitazione europea nell\u2019aiutare l\u2019Italia ed ha un significato geopolitico che va oltre la questione della pandemia da leggersi nella nuova fase di incertezza politica che si sta aprendo per i Balcani. Il post-2020 sar\u00e0 caratterizzata da un indebolimento del<em> soft power<\/em> europeo, dall\u2019allungamento dei tempi d\u2019attesa e dall\u2019incremento dell\u2019azione degli attori extraeuropei.<\/p>\n<p><b>La forza dei legami bilaterali nella regione<\/b><br \/>\nLe mosse di Rama e di Vu\u010di\u0107 ci ricordano due aspetti importanti delle politiche balcaniche: la <strong>permanenza di profonde differenze geopolitiche<\/strong>, che fanno reagire in maniera opposta i Paesi della regione di fronte a problemi che invece necessiterebbero di un approccio condiviso; e la <strong>forza dei legami bilaterali che nei Balcani conservano significato e profondit\u00e0 superiore al livello multilaterale, specialmente nei momenti di crisi<\/strong>.<\/p>\n<p>A bene vedere, <strong>Rama e Vu\u010di\u0107 non hanno mandato segnali contrastanti ma stanno mandando uno stesso messaggio politico:<\/strong> nel momento del bisogno sia Belgrado sia Tirana investono politicamente l\u2019una verso Pechino e l\u2019altra verso Roma, ossia verso i due Paesi che sono stati loro pi\u00f9 vicini nella lunga traversata nel deserto del post-comunismo. Due segnali importanti che l\u2019Unione europea, che resta il principale partner economico e per gli aiuti umanitari nei Balcani dovrebbe cogliere.<\/p>\n<p>Questa lettura pare essere confermata dalla caduta, nelle stesse settimane, del <strong>governo di Albin Kurti in Kosovo<\/strong>, mentre si rafforzano i tentativi statunitensi di spingere Pristina e Belgrado verso uno storico accordo di convivenza, ulteriore indicazione del <strong>riattivarsi della partita geopolitica sotto le ceneri dell\u2019emergenza Covid-19<\/strong>.<\/p>\n<p>In questa fase estremamente difficile per l\u2019Unione europea, sia sul piano politico sia su quello economico, vi \u00e8 il rischio concreto che l\u2019<em>enlargement fatigue <\/em>emersa dopo la crisi economica del 2008 si trasformi ora in un <strong>profondo sonno geopolitico<\/strong> che lascer\u00e0 la regione sospesa in un irraggiungibile percorso ad ostacoli di adeguamento ai principi comunitari, agli obblighi giuridici e agli obiettivi politici. Per evitare questo sar\u00e0 necessario che l\u2019Europa, superata la crisi, riprenda in mano ma con una nuova visione il dossier della stabilizzazione socio-economica dei Balcani; dossier che dopo l\u2019epidemia sar\u00e0 ancora pi\u00f9 importante di quello dell\u2019allargamento. Una stabilizzazione che, a sua volta, passa per la costruzione di un\u2019idea geopolitica di Europa che non releghi i Balcani a mero esercizio di tecnocrazia o a scacchiera secondaria delle partite strategiche dei singoli Stati europei con Mosca, Pechino, Washington ed Ankara. Ma che li veda come un indispensabile tassello della crescita dell\u2019Europa come potenza regionale <em>vis \u00e0 vis <\/em>le altre potenze.<\/p>\n<p><strong>Il banco di prova per una nuova politica estera e di sicurezza europea<\/strong><br \/>\nL\u2019Unione europea sta attraversando, cos\u00ec come tutti i suoi stati membri, il suo momento pi\u00f9 critico. Lo sforzo per salvare l\u2019Unione Europea \u00e8 in realt\u00e0 uno sforzo di trasformazione della stessa Unione che deve costruire una coesione politica superiore a quella prevista dai Trattati, che vada oltre gli interessi economici e le differenze finanziarie. Questo sforzo pu\u00f2 essere tentato proprio dando enorme impulso alle politiche esterne dell\u2019Unione europea, rafforzando tra di esse quelle pi\u00f9 deboli, ossia la politica estera e quella di sicurezza.<\/p>\n<p>Se la politica estera \u00e8 sempre stata un importante strumento di <em>nation building<\/em> per gli Stati sovrani, con le dovute differenze essa pu\u00f2 svolgere, anche nella costruzione europea, quel ruolo di integrazione mancante tra i Paesi membri. Aiutarli a percorrere quell\u2019ultimo miglio che appare difficile da colmare con la visione funzionalista con cui \u00e8 partita l\u2019Unione europea che, specialmente nelle condizioni che la crisi pandemica produrr\u00e0, rischia di diventare insuperabile. L\u2019Europa sud-orientale e i Balcani occidentali diverranno dopo la crisi del Covid-19 <strong>il banco di prova per una nuova politica estera e di sicurezza europea<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultima settimana di marzo in un&#8217;Europa sottosopra per il dilagare della pandemia di\u00a0coronavirus due mosse politiche di senso opposto sono giunte dai Balcani, ricordando che la regione \u00e8 ancora l\u00ec, sospesa nel suo incompiuto processo di stabilizzazione, nelle sue profonde divisioni politiche, nei suoi conflitti latenti e nell\u2019incompleta transizione economica. La prima voce che si [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":80163,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[400,75,97,1699,401,1311],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80139"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=80139"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80139\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":80246,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80139\/revisions\/80246"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/80163"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=80139"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=80139"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=80139"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}