{"id":8020,"date":"2008-04-16T00:00:00","date_gmt":"2008-04-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-politica-estera-piu-equilibrata-per-lamerica-di-domani\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:49","slug":"una-politica-estera-piu-equilibrata-per-lamerica-di-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/una-politica-estera-piu-equilibrata-per-lamerica-di-domani\/","title":{"rendered":"Una politica estera pi\u00f9 equilibrata per l\u2019America di domani"},"content":{"rendered":"<p>\u201cPiaccia o no, la Dottrina Bush \u00e8 stata il primo grande tentativo di definire una nuova strategia statunitense dagli anni Novanta e difficilmente si torner\u00e0 al liberalismo internazionale che ha ispirato molte scelte condivise sia dai Repubblicani che dai Democratici\u201d. <br \/><a href= \" http:\/\/www.cfr.org\/bios\/68\/charles_a_kupchan.html\" target= \"blank\"><b><u>Charles Kupchan<\/u><\/b><\/a>, professore di relazioni internazionali alla Georgetown University e gi\u00e0 direttore degli affari europei nella prima amministrazione Clinton, crede che sia arrivato il momento che l\u2019unica superpotenza mondiale ritrovi una strategia internazionale all&#8217;altezza delle sfide di oggi.<\/p>\n<p><b>In un articolo uscito nell\u2019autunno 2007 sulla rivista <i>International Security<\/i>, dal titolo \u201cLa fine del liberalismo internazionale negli Stati Uniti\u201d, lei sostiene, insieme al collega Peter Trubowitz, che la politica estera americana di Bush abbia sancito la nascita di una nuova forma di internazionalismo: cosa intende esattamente? <\/b><br \/>La politica estera americana \u00e8 stata basata su uno spirito <i>bipartisan<\/i> fin dagli anni Quaranta, quando Franklin D. Roosevelt, anzich\u00e9 scegliere fra uso della forza e uso della diplomazia per raggiungere gli obiettivi di politica estera, scelse di combinare le due tendenze inaugurando quello spirito di liberalismo internazionale che ha attraversato tutta la guerra fredda. Democratici e Repubblicani capirono le necessit\u00e0 del momento e ammorbidirono le rispettive posizioni. La strategia prevedeva che gli Usa avrebbero usato la loro forza militare per preservare la stabilit\u00e0, ma allo stesso tempo avrebbero esercitato la loro leadership attraverso scelte multilaterali e non con iniziative unilaterali. Da un punto di vista di politica interna, questo fu un piccolo capolavoro, perch\u00e9 le due anime politiche dell\u2019America si ritrovarono unite in un unico fronte ed entrambe furono in grado di fare un passo indietro rispetto alle proprie posizioni.<\/p>\n<p><b>\u00c8 stata la reazione agli attacchi terroristici dell\u201911 settembre 2001 a determinare la fine di questa comunione d\u2019intenti, oppure il problema ha radici pi\u00f9 profonde?<\/b><br \/>La sconfitta ideologica del liberalismo internazionale risale agli anni Settanta, durante la guerra del Vietnam. Quella guerra ha diviso l\u2019America fra chi sosteneva la necessit\u00e0 di ridurre la dipendenza dalle istituzioni internazionali per aumentare l\u2019utilizzo della forza militare, e chi invece credeva che la spesa militare, e dunque l\u2019uso della forza, avrebbe dovuto essere ridotta a favore della cooperazione e del multilateralismo. Ma la minaccia incombente dell\u2019Unione Sovietica ha favorito il persistere di una convergenza di interessi, e cos\u00ec i dibattiti di politica estera non sono mai stati uno scontro fra partiti, come accade ora, ma solo all\u2019interno dei partiti. C\u2019\u00e8 sempre stato un interesse superiore che ha tenuto a freno le divisioni ideologiche. Gi\u00e0 negli anni Ottanta il dibattito ha iniziato a surriscaldarsi, con la ferita della guerra in Vietnam ancora fresca.<\/p>\n<p><b>Quando si \u00e8 ufficialmente interrotta questa tradizione?<\/b><br \/>La fine della guerra fredda ha portato a galla la polarizzazione ideologica, l\u2019unilateralismo ha ammorbidito la necessit\u00e0 di avere una disciplina bipartisan e il paese \u00e8 tornato a dividersi lungo lo schema Repubblicani\/Democratici. Il liberalismo internazionale, secondo me, \u00e8 arrivato al capolinea non solo e non tanto perch\u00e9 l\u2019attacco terroristico dell\u201911 settembre 2001 ha catalizzato le energie dei Repubblicani verso soluzioni di forza, quanto perch\u00e9 \u00e8 finita un\u2019era di bilanciamento fra cooperazione internazionale e utilizzo della forza militare e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 una minaccia imminente come quella sovietica.<\/p>\n<p><b>Secondo questo schema quindi, se l\u2019America dovesse avere un Presidente Democratico la spesa militare diminuir\u00e0, mentre nel caso vincesse un Repubblicano le soluzioni militari prevarranno su quelle diplomatiche?<\/b><br \/>Sinceramente non credo che la spesa militare possa diminuire, e l\u2019impegno dei soldati in missione non pu\u00f2 essere sospeso all\u2019impronta. Per\u00f2 ritengo che un Presidente Democratico possa essere pi\u00f9 incline a sfruttare la diplomazia regionale o le istituzioni internazionali, che l\u2019amministrazione Bush ha sempre sottovalutato e mancato di coinvolgere anche quando era necessario. Penso all\u2019Afghanistan: sono convinto che i Democratici concentreranno l\u00ec le energie per affrontare il problema del terrorismo e non si affideranno solo a soluzioni militari. Se invece sar\u00e0 eletto presidente il senatore McCain, io credo che avremo una sostanziale prosecuzione delle politiche adottate finora, e mi riesce difficile immaginare che se ne discoster\u00e0, pur avendo pi\u00f9 volte preso le distanze dai neoconservatori dell\u2019amministrazione Bush.<\/p>\n<p><b>Anche per l\u2019Iran sar\u00e0 cos\u00ec?<\/b><br \/>S\u00ec, le soluzioni saranno diverse. Tenga presente che, oltre alle ben note dichiarazioni del senatore Obama a favore del dialogo, McCain ha lasciato intendere che, secondo lui, l\u2019unica cosa peggiore di una guerra contro l\u2019Iran \u00e8 che Teheran si riesca a dotare dell\u2019arma nucleare. Sembra essere un\u2019implicita ammissione di un piano di guerra all\u2019Iran.<\/p>\n<p><b>In effetti, il senatore McCain ha assunto diverse posizioni spigolose in politica estera. Anche sulla Russia, quando ha dichiarato che, al contrario di Bush, lui nell\u2019animo di Putin ha letto tre lettere: K-G-B. Secondo lei \u00e8 una premessa ad un confronto pi\u00f9 aspro?<\/b><br \/>Io sono convinto che la relazione fra Russia e Stati Uniti non sar\u00e0 facile a prescindere dal Presidente. Certo, con McCain si inaspriranno i toni e forse anche i contenuti. Lui \u00e8 sempre stato critico nei confronti del Cremlino, ha addirittura dichiarato di voler espellere la Russia dal G8 e favorire l\u2019ingresso di Brasile e India. \u00c8 altrettanto chiaro che un Presidente Democratico cercher\u00e0 di stabilire un clima di dialogo meno carico di tensioni, ma un cambio di leadership in tutti e due i paesi potr\u00e0 forse giovare al rapporto.<\/p>\n<p><b>Come giudica invece l\u2019evoluzione della situazione in Kosovo, altro importante banco di prova per le relazioni transatlantiche? <\/b><br \/>Gli Stati Uniti credono sinceramente che un disimpegno dalla regione sia possibile, anche perch\u00e9 le aree sulle quali sono concentrate forze ed energie sono altre, a partire dall\u2019Iraq. E sono altrettanto convinti che l\u2019Unione Europea sia in grado di gestire la situazione da sola, anche se una presenza della Nato deve proseguire. Il Kosovo rappresenta la prova migliore che diplomazia e azione militare possano e debbano andare a  braccetto, perch\u00e9 entrambi gli strumenti sono necessari.<\/p>\n<p><b>Nei suoi interventi lei parla anche della necessit\u00e0 di un nuovo modo di pensare in politica estera: cosa intende? Chi \u00e8 in grado di dare vita a questo <i>new thinking<\/i>? <\/b><br \/>Il futuro Presidente, chiunque sia, dovr\u00e0 rendersi conto che il panorama politico internazionale \u00e8 cambiato, che l\u2019America \u00e8 cambiata, e che il mondo sta andando in una direzione che richiede una visione adeguata, una dottrina politica al passo con le sfide. Vedo la necessit\u00e0 di un approccio in linea con questa situazione, che sia pi\u00f9 moderato e centrista, in grado di bilanciare le opposte tendenze. Credo inoltre che, indipendentemente da chi sar\u00e0 eletto presidente, il primo passo dovrebbe essere di riconquistare legittimit\u00e0 internazionale. A mio avviso il candidato pi\u00f9 indicato a dare vita a questo <i>new thinking<\/i> \u00e8 Barack Obama, perch\u00e9 \u00e8 giovane, non appartiene all\u2019establishment e non \u00e8 inesperto in politica estera tanto quanto la senatrice Clinton vuole far credere. Il candidato ideale per un cambiamento \u00e8 Obama, non c\u2019\u00e8 dubbio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPiaccia o no, la Dottrina Bush \u00e8 stata il primo grande tentativo di definire una nuova strategia statunitense dagli anni Novanta e difficilmente si torner\u00e0 al liberalismo internazionale che ha ispirato molte scelte condivise sia dai Repubblicani che dai Democratici\u201d. 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