{"id":80298,"date":"2020-04-07T15:00:30","date_gmt":"2020-04-07T13:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=80298"},"modified":"2020-04-09T13:50:20","modified_gmt":"2020-04-09T11:50:20","slug":"unione-europea-tra-decisioni-e-percezioni-parte-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/unione-europea-tra-decisioni-e-percezioni-parte-2\/","title":{"rendered":"Ue tra decisioni e percezioni (parte 2)"},"content":{"rendered":"<p>Proviamo a sognare. Se nelle prossime settimane e nei prossimi mesi l&#8217;Europa dovesse fare davvero uno scatto di reni e se i suoi leader recuperassero almeno un pezzetto della visione dei grandi leader europei del passato, che tipo di sviluppo potremmo prevedere per la nuova Europa del <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/limpatto-del-coronavirus-covid-19\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">coronavirus<\/a><\/strong>?<\/p>\n<p>Se <strong>Macron<\/strong> si ispirasse, compito davvero non semplice, a <strong>Mitterand<\/strong>, se la <strong>Merkel<\/strong> ricordasse il coraggio di <strong>Kohl<\/strong>, che si gioc\u00f2 la sua carriera politica in nome dell&#8217;Europa, dell&#8217;Euro e della Germania riunificata, se la <strong>von der Leyen<\/strong> studiasse qualche scritto di <strong>Delors<\/strong>? Se accadesse miracolosamente tutto questo di fronte a quale Europa ci potremmo trovare? Insomma,<strong> che cosa deve fare l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/il-dilemma-europa-dellunione-vs-europa-degli-stati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Europa<\/a> per sopravvivere alle conseguenze politiche del coronavirus?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Scrivere la Storia<br \/>\n<\/strong>\u00c8 chiaro che questi leader europei dovrebbero riuscire in un compito nel quale fino ad oggi hanno fallito. Dovrebbero scrivere un nuovo capitolo della storia europea. Dovrebbero scrivere la <strong>Storia con la &#8220;esse&#8221; maiuscola<\/strong>.<\/p>\n<p>Dovrebbero far <strong>ripartire la costruzione dell&#8217;Unione politica<\/strong>, un capitolo rimasto alle prime righe, e <strong>completare la costruzione dell&#8217;Unione monetaria<\/strong>. E dovrebbero cominciare proprio dalla riscrittura delle regole che ingabbiano l&#8217;economia europea. Siamo tutti d&#8217;accordo che bisogna essere virtuosi e che non bisogna accumulare debito. Ma \u00e8 anche vero che l&#8217;Europa non \u00e8 stata fatta soltanto sui numeri, ma sui principi e sui valori. Cos\u00ec come \u00e8 vero che in molti, negli ultimi anni, hanno avanzato <strong>molti dubbi sui parametri di Maastricht<\/strong>. <strong>Romano Prodi,<\/strong> che l&#8217;Europa la conosce bene e che \u00e8 stato presidente della Commissione, ha detto che <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/online\/economia\/contidiciotto\/prodi\/prodi.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>il patto di Maastricht \u00e8 &#8220;stupido&#8221;<\/strong><\/a>. Prodi intendeva dire che il 3% ha senso in alcuni, in altri ha senso il 4 o il 5%, in altri lo 0%. Insomma, <strong>la politica economica &#8220;non si fa con le tabelline&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Come\u00a0nacque il 3%<br \/>\n<\/strong>Vale la pena a allora di ricordare <strong>come nacque il rapporto del 3% tra deficit e Pil<\/strong>. Questa soglia \u00e8 stata &#8220;inventata&#8221; negli anni &#8217;80 da uno giovane e sconosciuto funzionario francese, <strong>Guy Abeille<\/strong>.<br \/>\nDopo la vittoria alle elezioni del 1981 il deficit francese sal\u00ec moltissimo perch\u00e9 Mitterand dovette mantenere le varie promesse elettorali. Il governo quindi aveva bisogno di nuove regole molto severe per tenere il deficit e il debito sotto controllo.<\/p>\n<p>Leggiamo come la racconta Abeille in una ricostruzione del <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/abeille-ecco-come-e-nato-parametro-deficit-pil-3percento-e-perche-non-ha-piu-valore-l-europa-ha-bisogno-people-easing-ABPmWbkB\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sole 24 Ore<\/a> di qualche anno fa: &#8220;prendemmo in considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora. Corrispondevano al 2,6 % del Pil. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa pressione. Siamo cos\u00ec arrivati al 3%.<strong> Nasceva dalle circostanze<\/strong>&#8220;.<br \/>\nAvete capito bene: un&#8217;analisi teorica basata sul livello del deficit francese agli inizi degli anni ottanta. Ma non \u00e8 finita qui.<\/p>\n<p>Cos\u00ec prosegue il racconto di Abeille: &#8220;Abbiamo stabilito la cifra del 3 per cento in meno di un&#8217;ora. \u00c8 nata su un tavolo. Mitterrand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai ministri che si presentavano nel suo ufficio a chiedere denaro. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice. <strong>Tre per cento? \u00c8 un buon numero, un numero storico che fa pensare alla<\/strong> <strong>trinit\u00e0<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>Da parametro francese a europeo<br \/>\n<\/strong>Ecco come \u00e8 nato il famoso e temuto 3% del rapporto deficit-pil. Ma andiamo avanti. <strong>Come \u00e8 passato dalla Francia all&#8217;Ue questo parametro, divenuto uno dei cardini di Maastricht?<\/strong><\/p>\n<p>La Francia convinse la <strong>Germania<\/strong> a dare il suo via libera. In effetti, in quegli anni, il livello di indebitamento europeo era pari a circa il 60% del Pil. La crescita nominale era circa il 5%, e l&#8217;inflazione al 2%. In questo modo i debiti potevano crescere al massimo di un 3 % all&#8217;anno, per non superare la soglia del 60%.<\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 proprio il 3%, e non il 2,5 % o il 3,5 % o il 4%?<\/strong> Nessuno ha la risposta giusta e diversi presidenti della stessa Bundesbank. I &#8220;guardiani&#8221; delle teorie economiche europee, non hanno saputo rispondere a questa questione.<\/p>\n<p>Ma andiamo avanti. Come \u00e8 noto, nel corso della <strong>crisi economica nata nel 2008<\/strong>, prima degli interventi decisivi di <strong>Mario Draghi<\/strong> e della Bce da lui presieduta, l&#8217;Europa ebbe un&#8217;altra sbandata in direzione del rigore e dell&#8217;austerit\u00e0 economico-finanziaria. Questo port\u00f2 alla nascita dell&#8217;ulteriore <strong>inasprimento delle regole economiche <\/strong>e alla nascita del\u00a0<strong><em>fiscal compact<\/em><\/strong>. Il quotidiano <a href=\"https:\/\/st.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2014-01-29\/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Le Parisien<\/em><\/a> sottolinea che &#8220;l&#8217;ironia della storia \u00e8 che i tecnocrati di Bruxelles si sono ispirati al famoso 3% anche per creare un&#8217;altra regola iscritta nel nuovo trattato di bilancio europeo e altrettanto falsamente cartesiana, quella che obbliga a limitare il deficit strutturale degli Stati allo 0,5 per cento. <strong>Perch\u00e9 non l&#8217;1 o il 2 per cento? Nessuno lo sa<\/strong>. Insomma, appare chiaro che <strong>la scienza fu messa in secondo piano<\/strong> nei palazzi di Maastricht al momento di decidere la nuova architrave europea che detta ancora oggi la linea&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Pochi ideali e molti numeri<\/strong><br \/>\nEccoci qua. Aver ripercorso la nascita dei parametri di Maastricht e del <em>f<\/em><em>iscal compact<\/em> ci aiuta a capire e a leggere meglio gli ultimi due decenni della storia europea, nel corso dei quali si sono strenuamente difesi regole e parametri nati 40 anni fa sulla base del deficit francese di quegli anni, quando a Parigi si ragionava ancora in franchi francesi. <strong>Regole<\/strong> che, pi\u00f9 di una volta, si sono dimostrate <strong>inadeguate<\/strong> ai veloci cambiamenti dell&#8217;economia mondiale nell&#8217;era della globalizzazione.<\/p>\n<p>\u00c8 una storia molto diversa da quella che avrebbero voluto i padri fondatori. <strong>Pochi ideali e molti numeri<\/strong>, pochi valori e molte regole economiche, pochi principi e molti litigi su qualche zero virgola qualcosa. Soprattutto<strong> \u00e8 mancata la visione<\/strong>, si \u00e8 un po&#8217; persa la strada. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Guy Abeille.<\/p>\n<p><strong>Meno numeri e pi\u00f9 idee<br \/>\n<\/strong>Quindi il futuro dell\u2019Europa pu\u00f2 essere costruito soltanto con <strong>meno numeri e pi\u00f9 idee<\/strong>. L&#8217;economia \u00e8 importante. Se l&#8217;economia non funziona va tutto a rotoli. Ma non pu\u00f2 essere l&#8217;unico parametro preso in considerazione. <strong>La solidariet\u00e0, l\u2019unit\u00e0 di intenti, il coraggio e una visione comune del mondo<\/strong> devono essere la nuova bussola della Nuova Europa. Questo se vorr\u00e0 e potr\u00e0 sopravvivere al coronavirus, altrimenti pu\u00f2 decidere di suicidarsi sull&#8217;altare di parametri economici e di regole finanziarie.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 capace l&#8217;Europa di avere un sussulto nuovo, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/ora-piu-che-mai-o-siamo-ununione-o-non-siamo-niente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>sar\u00e0 capace di rispondere al richiamo della Storia?<\/strong><\/a> In passato ci \u00e8 riuscita, pi\u00f9 di una volta. Quando \u00e8 giunta sull&#8217;orlo del baratro \u00e8 sempre stata capace di riprendersi e di riprendere il cammino. Stavolta \u00e8 pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 la prova \u00e8 molto dura e l&#8217;Europa di oggi non \u00e8 messa bene.<\/p>\n<p><strong>Ma a noi piace pensare che domani, invece, accadr\u00e0 proprio questo<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Questa \u00e8 la seconda parte dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/unione-europea-tra-decisioni-e-percezioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">articolo<\/a> pubblicato su AffarInternazionali luned\u00ec 6 aprile 2020.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Proviamo a sognare. Se nelle prossime settimane e nei prossimi mesi l&#8217;Europa dovesse fare davvero uno scatto di reni e se i suoi leader recuperassero almeno un pezzetto della visione dei grandi leader europei del passato, che tipo di sviluppo potremmo prevedere per la nuova Europa del coronavirus? 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