{"id":8030,"date":"2008-04-21T00:00:00","date_gmt":"2008-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-molteplici-cause-di-una-crisi-annunciata\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:49","slug":"le-molteplici-cause-di-una-crisi-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/le-molteplici-cause-di-una-crisi-annunciata\/","title":{"rendered":"Le molteplici cause di una crisi annunciata"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\"> Pubblicato anche su <a href=\"http:\/\/www.nelmerito.com\/\" target=\"_blank\"><u>nelMerito.com<\/u><\/a> <\/span><\/i><br \/>\nA dispetto dell\u2019attenzione prestata alla crisi finanziaria vi \u00e8 ancora un po\u2019 di confusione su alcuni aspetti importanti che la riguardano, e in modo particolare le sue origini. A differenza delle crisi degli anni \u201990, questa nasce nel centro del sistema finanziario internazionale (gli Usa) ed \u00e8 in primis una crisi di liquidit\u00e0, non di insolvenza. Ma la specificit\u00e0 pi\u00f9 importante, e anche ci\u00f2 che la rende cos\u00ec complessa, risiede nella sua triplice natura: macroeconomica, finanziaria e istituzionale. Questa molteplicit\u00e0 di cause sta favorendo un palleggio di responsabilit\u00e0 tra i vari attori coinvolti nella sua gestione, ed anche per questo \u00e8 importante fare un po\u2019 di chiarezza.<\/p>\n<p>Aspetti macroeconomici Un primo canale macroeconomico di incubazione va individuato nella politica monetaria seguita dagli Stati Uniti alla fine degli anni \u201990. Per scongiurare una recessione (ed il rischio di deflazione evocato da Greenspan), la Fed ha sostenuto la crescita del valore delle abitazioni e i consumi americani attraverso tassi di interesse particolarmente contenuti. Se da un lato questo ha limitato gli effetti reali della crisi delle Borse legata allo scoppio della bolla della <i>New Economy<\/i>, iniettando liquidit\u00e0 nel sistema economico la politica monetaria ha contribuito a gonfiare i prezzi immobiliari e ad abbassare il prezzo dei titoli rischiosi.<\/p>\n<p>Un secondo aspetto rilevante \u00e8 costituito dal ruolo avuto dagli squilibri commerciali e finanziari globali nella crescita della bolla immobiliare e nell\u2019instaurarsi di una eccessiva liquidit\u00e0 sui mercati. Il deficit commerciale statunitense, il forte avanzo registrato da Cina e paesi esportatori di petrolio, e la volont\u00e0 di numerosi governi di questi paesi di stabilizzare il cambio nei confronti del dollaro \u2013anche attraverso l\u2019accumulazione di ingenti riserve valutarie \u2013 hanno contribuito a far s\u00ec che i capitali continuassero a fluire copiosamente verso gli Usa e quindi al mantenimento di tassi a lungo termine molto bassi.<\/p>\n<p>A dispetto di ci\u00f2 che spesso si legge sui media, la perdita di valore del dollaro non \u00e8 una conseguenza della crisi finanziaria (almeno non <i>in primis<\/i>) e quindi sostenere il dollaro non serve a fermarla. Il deprezzamento del biglietto verde continuer\u00e0 per aiutare l\u2019assorbimento del deficit americano. Il fatto che gli investitori si aspettino un andamento di questo tipo non fa che abbassare ulteriormente il rendimento atteso dei titoli americani e quindi stimolare un riaggiustamento dei portafogli verso le altre valute. Uno dei modi per accelerare questo aggiustamento \u00e8 stimolare la domanda interna sia in Europa sia nei paesi in surplus commerciale come Cina e paesi del Golfo.<\/p>\n<p><b>Aspetti finanziari<\/b><br \/>\nDal lato finanziario, la persistenza degli squilibri e la grande liquidit\u00e0 nel mercato globale nel periodo successivo al 2002 hanno contribuito a ridurre gli spread di tutti i titoli pi\u00f9 rischiosi emessi nei paesi avanzati e in quelli in via di sviluppo. Valori mobiliari e immobiliari crescenti, inoltre, hanno determinato un processo di aspettative auto-realizzantesi che \u00e8 spesso alla base della formazione di bolle speculative.<\/p>\n<p>La propensione al rischio \u00e8 aumentata anche in conseguenza di un andamento senza precedenti delle Borse negli ultimi 20 anni dello scorso secolo. Una ricerca riportata da <a href=\"http:\/\/www.economist.com\/finance\/displaystory.cfm?story_id=10881318\" target=\"blank\"><b><u> The Economist <\/u><\/b><\/a> mostra come nei 18 anni prima del 2000 un tipico portafoglio composto da azioni, titoli, e liquidit\u00e0 abbia garantito un ritorno reale annuo del 14%, circa 4 volte il ritorno medio registrato nelle decadi precedenti.<\/p>\n<p>Questo fenomeno, associato ad un\u2019abbondante liquidit\u00e0 monetaria, oltre a spingere il credito al consumo ha incentivato la concessione di mutui per l\u2019acquisto di case. Un mercato immobiliare in crescita ha generato un forte effetto moltiplicativo sul credito: prezzi crescenti delle case aumentano il valore delle garanzie e quindi permettono di ottenere linee di credito pi\u00f9 ampie. Questa accresciuta disponibilit\u00e0 finisce poi per alimentare ancor pi\u00f9 la bolla immobiliare. Un andamento pro-ciclico di tal genere si osserva anche per il debito contratto degli intermediari finanziari. Nel 1980 il debito del settore finanziario statunitense era un decimo di quello del settore industriale, mentre oggi \u00e8 la met\u00e0. Questo implica che gli stessi intermediari hanno costruito i loro profitti e le loro operazioni su una rete sempre pi\u00f9 complessa di debiti e di legami intrecciati tra loro.<\/p>\n<p>Ecco quindi che gli scricchiolii di Bear Stearns generano una potenziale crisi sistemica non perch\u00e9 la banca sia grossa in s\u00e9, ma perch\u00e9 \u00e8 al centro di una rete molto complessa di posizioni che attraversa l\u2019intero mercato dei titoli strutturati e derivati; titoli il cui effettivo valore sta diventando sempre pi\u00f9 difficile da determinare. L\u2019incertezza complessiva ha fatto s\u00ec che il mercato secondario dei titoli, e in particolare il mercato del credito interbancario, sia divenuto illiquido in un contesto di ancor buona liquidit\u00e0 monetaria: in altre parole, i valori dei titoli sono divenuti estremamente volatili e molti soggetti coinvolti (societ\u00e0 veicolo, hedge funds, e anche banche commerciali e di investimento) hanno incontrato difficolt\u00e0 sia a raccogliere nuovi finanziamenti, sia a liquidare una parte dei titoli in portafoglio.<\/p>\n<p><b>Aspetti istituzionali<\/b><br \/>\nSul piano istituzionale molto si \u00e8 detto e scritto sulle colpe dell\u2019eccessiva deregulation finanziaria, sul ruolo delle agenzie di rating, sulla remunerazione dei manager degli istituti finanziari.<\/p>\n<p>\u00c8 senz\u2019altro vero che la ricerca di profitti a breve termine, ha di fatto aumentato il grado di rischio degli investimenti. Va per\u00f2 ricordato come, nella misura in cui numerosi manager sono pagati in azioni che non possono vendere immediatamente, la loro remunerazione \u00e8 gi\u00e0 parzialmente legata alle performance a medio termine. Inoltre, i dipendenti di Bear Stearns detenevano circa un terzo del capitale dell\u2019azienda, ma questo non ha impedito alla stessa di fallire. Pare pi\u00f9 condivisibile l\u2019osservazione che negli anni passati i manager non abbiano tenuto in debito conto le osservazioni dei colleghi del risk management. Ci\u00f2 \u00e8 spiegabile col fatto che, in questo periodo, le singole imprese e i singoli investimenti erano poco rischiosi mentre aumentava il rischio di un crack a livello di sistema.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece la deregulation del settore finanziario e lo scarso coordinamento tra autorit\u00e0 di controllo nazionali, \u00e8 bene fare una distinzione. Il fatto che non tutti i soggetti coinvolti siano sottoposti alla supervisione delle banche centrali e delle troppo numerose autorit\u00e0 di sorveglianza dei vari paesi, ha reso la quantificazione del rischio globale nell\u2019economia e la comprensione della sua distribuzione in capo a diversi soggetti molto complessa. In particolare negli Usa \u00e8 stata rimossa a partire dal 1999 la netta separazione tra operatori assicurativi, bancari e finanziari in vigore dal 1933: ci\u00f2 ha aumentato l\u2019interdipendenza dei vari attori, senza che questo fosse accompagnato da un\u2019adeguata ristrutturazione dei meccanismi di regolamentazione e vigilanza. Analogamente, la nascita e lo sviluppo delle societ\u00e0 veicolo sono stati regolati in modo diverso anche all\u2019interno della stessa Ue, con le autorit\u00e0 spagnole che ne hanno permesso l\u2019istituzione solo a fronte di accantonamenti prudenziali in bilancio da parte delle banche di riferimento (e finora la Spagna sembra essere immune alla crisi anche a fronte di grosse tensioni nel settore immobiliare).<\/p>\n<p>Allo stesso tempo per\u00f2, un forte impulso all\u2019attivit\u00e0 di cartolarizzazione \u00e8 venuto proprio dalle limitazioni imposte dagli accordi di Basilea I e II che si focalizzano sul rapporto tra il capitale delle banche e le loro attivit\u00e0, ma non regolamentano le questioni riguardanti la liquidit\u00e0 degli investimenti, n\u00e9 l\u2019esposizione relativa ad attivit\u00e0 fuori bilancio. In pratica, le stesse regole studiate per proteggere gli investitori hanno generato un incentivo perverso a creare strutture (le societ\u00e0 veicolo) non sottoposte a tali vincoli. Proprio l\u2019opacit\u00e0 di questa struttura parallela ha dato il la alla crisi. Inoltre gli accordi di Basilea attribuiscono un ruolo importante alle agenzie di <i>rating <\/i>nella valutazione del rischio dei titoli e dei loro emittenti, senza tuttavia fare in modo che le loro valutazioni prendano in considerazione i rischi relativi alla stabilit\u00e0 del sistema. Il fatto poi che siano gli emittenti dei titoli e non i compratori a pagare il servizio di <i>rating<\/i> ha finito per generare un pericoloso conflitto di interessi.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 del coordinamento istituzionale \u00e8 accentuata dal fatto che nei diversi paesi esistono strutture e concezioni differenti della relazione tra mercati e operatori finanziari. Quello che fino a poco tempo fa veniva visto come un eccesso di regolamentazione, oggi \u00e8 salutato come indice di buono e lungimirante governo dell\u2019economia. La pressione sui legislatori motivata dalla ricerca di maggiori profitti ha portato ad un progressivo allinearsi delle norme sulle posizioni pi\u00f9 liberiste. Le difficolt\u00e0 di questi mesi hanno reso evidente il problema del coordinamento ed \u00e8 quindi auspicabile che sulle macerie della crisi si possa stabilire una maggiore e pi\u00f9 efficace cooperazione economica internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com A dispetto dell\u2019attenzione prestata alla crisi finanziaria vi \u00e8 ancora un po\u2019 di confusione su alcuni aspetti importanti che la riguardano, e in modo particolare le sue origini. 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