{"id":8050,"date":"2008-04-21T00:00:00","date_gmt":"2008-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/per-una-nuova-politica-di-difesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:49","slug":"per-una-nuova-politica-di-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/per-una-nuova-politica-di-difesa\/","title":{"rendered":"Per una nuova politica di difesa"},"content":{"rendered":"<p>Verso met\u00e0 maggio si insedier\u00e0 a Palazzo Baracchini un nuovo ministro della Difesa; il compito che lo aspetta nel prossimo quinquennio di legislatura \u00e8 delicato e cruciale: sostenere l\u2019impegno internazionale del paese all\u2019estero e riformare lo strumento della difesa, ponendolo definitivamente su un percorso di efficienza ed efficacia sostenibili nel lungo periodo. Dalla sua avr\u00e0 una maggioranza larga e non particolarmente frammentata, nonch\u00e9 un Parlamento in cui non sono rappresentate forze pregiudizialmente ostili alle Forze Armate.<\/p>\n<p>Inoltre, potr\u00e0 avvalersi della competenza di un Capo di Stato Maggiore della Difesa (il Generale Camporini) particolarmente abile e convinto della necessit\u00e0 di una riforma, di fresca nomina e quindi potenzialmente un buon compagno di viaggio per il quinquennio. <\/p>\n<p>A remare contro potrebbero intervenire la situazione economica generale e dei conti pubblici, nonch\u00e9 le resistenze burocratiche tipiche delle strutture sottoposte a riforme importanti. Ma quali dovrebbero essere le decisioni chiave dell\u2019agenda del prossimo ministro?<\/p>\n<p><b>Il posizionamento internazionale e le missioni<\/b><br \/>Iniziamo dal quadro internazionale di riferimento; la situazione impone di scegliere e pianificare in un contesto altamente volatile, cui deve corrispondere una solidit\u00e0 delle scelte strategiche di fondo coniugata con un\u2019elevata flessibilit\u00e0 dello strumento difensivo. Il posizionamento euro-atlantico dell\u2019Italia non dovrebbe essere in discussione, ma ci\u00f2 non basta a definire il quadro strategico; i punti di riferimento del paese restano inevitabilmente definiti dal mix di rapporti con la Nato, l\u2019Unione Europea e il rapporto bilaterale con gli Stati Uniti. I pesi relativi di queste variabili sono inevitabilmente destinati a mutare nel tempo, anche in funzione della maggioranza di Governo e della personalit\u00e0 del ministro, nonch\u00e9 delle leadership e delle politiche via via espresse da questi attori.<\/p>\n<p>Alla luce della crisi della Nato e dell\u2019incerta leadership americana, le prospettive migliori paiono i pur lenti avanzamenti dell\u2019Ue verso un progressivo coordinamento e integrazione delle forze disperse in ambito nazionale, sfruttando gli strumenti dell\u2019Agenzia europea di difesa (Eda) e della cooperazione strutturata permanente prevista dal Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>L\u2019espressione pi\u00f9 immediata della partecipazione italiana alla produzione di sicurezza internazionale risiede nelle missioni di stabilizzazione all\u2019estero; il quadro per il 2008 \u00e8 gi\u00e0 definito dalle decisioni parlamentari di febbraio (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=764\"><b><u>vedi articolo<\/u><\/b><\/a>) e sarebbe dannoso per la credibilit\u00e0 del paese non tener fronte a quegli impegni, peraltro votati a larghissima maggioranza. Vi sar\u00e0 per\u00f2 da decidere la partecipazione a nuove missioni, soprattutto in ambito europeo; sarebbe pertanto opportuno chiarire a priori i criteri in base ai quali stabilire l\u2019impegno nazionale, il quadro di coordinamento necessario con le altre amministrazioni dello Stato concorrenti (Esteri, Cooperazione\u2026) e le finalit\u00e0 rispetto a cui valutare l\u2019efficacia degli sforzi intrapresi.<\/p>\n<p>Le modalit\u00e0 d\u2019impegno nelle missioni gi\u00e0 in corso potrebbe inoltre essere modificata nel senso di una maggiore partecipazione, soprattutto in Afghanistan, come richiesto dal recente vertice Nato, a condizione per\u00f2 che a tale maggior impegno corrispondano anche pi\u00f9 ampie responsabilit\u00e0 di guida politica e partecipazione alla definizione della strategia di riferimento. Il ritorno di forze militari in Iraq, oggetto di una rapida e mal concepita discussione in campagna elettorale, non \u00e8 al momento auspicabile, al di l\u00e0 dell\u2019attuale (limitata) permanenza nel quadro di una missione di addestramento guidata dalla Nato.<\/p>\n<p>La partecipazione alla missione in Libano non dovrebbe essere posta in discussione, cos\u00ec come il profilo della missione e le sue regole d\u2019ingaggio generali, peraltro decise in contesti internazionali; al limite, si potrebbe (su richiesta del comandante del contingente nazionale) provvedere all\u2019invio di dotazioni pi\u00f9 congrue e all\u2019applicazione pi\u00f9 permissiva dei <i>caveat <\/i>nazionali.<\/p>\n<p>A tal proposito, la legislatura precedente, nonostante l\u2019impegno particolare dell\u2019onorevole Pinotti, Presidente pro-tempore della Commissione Difesa della Camera, non \u00e8 riuscita a varare un provvedimento di cui si avverte da tempo la necessit\u00e0: una legge che regoli la partecipazione delle Forze Armate alle missioni estere che non rientrano nell\u2019ormai desueta categoria di \u201cguerra\u201d. Si potrebbe ripartire affinando e completando il lavoro gi\u00e0 condotto e giungere rapidamente all\u2019adozione di una legge condivisa da tutte le forze politiche parlamentari (<a href= \"http:\/\/www.senato.it\/documenti\/repository\/lavori\/affariinternazionali\/approfondimenti\/dossier%2090%20per%20sito.pdf\" target= \"blank\"><b><u>vedi studio di N. Ronzitti<\/u><\/b><\/a>).<\/p>\n<p><b>Modello di difesa, mezzi e risorse<\/b><br \/>Le decisioni strategiche in ambito internazionale devono riflettersi necessariamente in ambito interno nella predisposizione di uno strumento di difesa adeguato alle sfide presenti e future.L\u2019Italia necessita di un nuovo modello di difesa: quello attuale non \u00e8 sostenibile e risulta inefficiente e inefficace. Si dovrebbero predisporre, quindi, nei tempi pi\u00f9 rapidi possibili due documenti di riferimento complementari da aggiornare regolarmente: un Libro Verde che fotografi la situazione dello strumento della difesa di anno in anno e un Libro Bianco adottato dal ministro che indichi i provvedimenti politici e le linee guida di attuazione del nuovo modello di difesa, da far discutere e approvare in Consiglio dei ministri e al Parlamento. Un terzo documento, di natura economico-contabile, dovrebbe invece strutturare la pianificazione delle risorse finanziarie per un periodo di 5 anni, impegnando Governo e Parlamento. Ma quali potrebbero essere i contenuti di questa nuova impostazione della difesa?<\/p>\n<p>Il nuovo modello di difesa dovrebbe puntare, per quanto possibile, all\u2019integrazione progressiva della politica di difesa italiana nel contesto europeo, tramite la messa in comune di capacit\u00e0, pianificazioni e specializzazioni complementari nel contesto della cooperazione strutturata permanente guidata dall\u2019Eda. Da ci\u00f2 discende uno strumento numericamente ridotto ma totalmente \u201cexpeditionary\u201d: entro la fine del quinquennio il 100% delle Forze Armate devono essere proiettabili: di forze non proiettabili si pu\u00f2 fare a meno e quindi possono essere tagliate.<\/p>\n<p>In termini numerici, vanno ridotti gli organici, ribilanciando la piramide dei gradi, troppo \u201cpanciuta\u201d per l\u2019eccesso di sottufficiali e con troppi comandi e \u201cteste\u201d di ufficiali di grado superiore, ma dalle gambe rachitiche per l\u2019assenza di truppa. Si parla di numeri notevoli, all\u2019incirca 20.000 marescialli e 3.000 ufficiali in meno, a tutto vantaggio di una riduzione della spesa per il personale. Non si pu\u00f2 attendere che il fenomeno si risolva \u201cfisiologicamente\u201d nel giro di \u201csoli\u201d 13 anni (secondo le stime pi\u00f9 credibili); urge un provvedimento straordinario concordato con tutta la Pubblica Amministrazione e il ministero dell\u2019Economia.<\/p>\n<p>Una decisione di grande valore simbolico, oltre che fonte di risparmi notevoli, sarebbe l\u2019accentramento dei diversi Stati Maggiori e uffici centrali in un unico luogo a Roma, sviluppando cos\u00ec un vero spirito interforze. Il fronte pi\u00f9 duro rimane comunque quello delle risorse economiche: uno strumento capace e ben oliato richiede investimenti e fondi di esercizio certi e in aumento. Dato l\u2019impegno internazionale, la spesa per l\u2019esercizio complessiva non pu\u00f2 essere inferiore a 5 miliardi di euro per anno, mentre per mantenere un tasso di capitalizzazione accettabile delle forze si devono prevedere investimenti nell\u2019ordine dei 5 miliardi di euro per anno, cui aggiungere un miliardo per ricerca e sviluppo. Se a questo si aggiunge la spesa per il personale, riducibile a 8 miliardi grazie alle misure sopra indicate, si giunge a un saldo complessivo per la funzione difesa di circa 20 miliardi annui.<\/p>\n<p>Il precedente governo Berlusconi aveva tagliato pesantemente i fondi per la Difesa, soprattutto per gli investimenti e l\u2019esercizio, e la \u201ccura\u201d impostata dal ministro Parisi ha permesso solo un recupero parziale dei \u201cbuchi\u201d creati. Ci auguriamo che il prossimo ministro della Difesa sappia impostare coraggiosamente la sua necessaria e attesa azione di riforma, convincendo il Parlamento, la compagine governativa e la \u201cmacchina\u201d della Difesa a supportare la sua azione. Cos\u00ec facendo diverrebbe un ministro da ricordare, fatto di cui si avverte un gran bisogno.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verso met\u00e0 maggio si insedier\u00e0 a Palazzo Baracchini un nuovo ministro della Difesa; il compito che lo aspetta nel prossimo quinquennio di legislatura \u00e8 delicato e cruciale: sostenere l\u2019impegno internazionale del paese all\u2019estero e riformare lo strumento della difesa, ponendolo definitivamente su un percorso di efficienza ed efficacia sostenibili nel lungo periodo. 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