{"id":8070,"date":"2008-04-29T00:00:00","date_gmt":"2008-04-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/provocazioni-ed-eccessi-di-zelo-in-libano\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:47","slug":"provocazioni-ed-eccessi-di-zelo-in-libano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/provocazioni-ed-eccessi-di-zelo-in-libano\/","title":{"rendered":"Provocazioni ed eccessi di zelo in Libano"},"content":{"rendered":"<p>Le prime dichiarazioni di politica estera che provengono dalla coalizione vincitrice delle elezioni politiche italiane del 13-14 aprile &#8211; la coalizione fra il Popolo della Libert\u00e0 e la Lega del Nord \u2013 hanno riguardato il Medio Oriente. Nel corso della campagna elettorale l\u2019ex ministro della Difesa del passato governo Berlusconi, Antonio Martino, aveva accennato all\u2019opportunit\u00e0 di spostare in Iraq le forze italiane attualmente impegnate nel Sud del Libano nel quadro dell\u2019Unifil 2. Immediatamente, Berlusconi stesso sment\u00ec ogni intenzione di ritorno in Iraq e conferm\u00f2 la volont\u00e0 di restare invece in Libano. Rilev\u00f2, per\u00f2, la necessit\u00e0 che nel Libano del Sud siano cambiate le regole d\u2019ingaggio delle nostre forze. Allora era parso riferirsi ad un problema di autodifesa. Dichiarazioni fatte subito dopo le elezioni si riferiscono invece pi\u00f9 chiaramente alla necessit\u00e0 di contenere il riarmo dello Hizbollah da parte dell\u2019Iran e della Siria, affidando alle nostre forze e all\u2019Unifil 2 un mandato di disarmo delle forze Hizbollah pi\u00f9 cogente e specifico di quello, assai generico, che hanno oggi.<\/p>\n<p>Come valutare queste dichiarazioni sulle nostre forze nel Libano del Sud, ammesso che si tratti di un indirizzo solido? Quale politica mediorientale sembrano annunciare?<\/p>\n<p><b>Da Prodi a Berlusconi<\/b><br \/>Venuta meno la presenza in Iraq, il governo Prodi ha mantenuto le forze in Afghanistan nel quadro della Nato e inviato nel Sud del Libano il pi\u00f9 rilevante dei contingenti che sono andati a formare la Unifil 2. Sono state seguite due direttive: una presenza militare strettamente finalizzata alla pacificazione e allo sviluppo; una presenza \u201cvicina\u201d \u2013 il Libano \u2013 pi\u00f9 immediatamente legata alla sicurezza nazionale ed europea e destinata a sostenere il parallelo, importante sforzo diplomatico che Roma ha svolto nella regione, e una presenza \u201clontana\u201d &#8211; in Afghanistan &#8211; destinata a testimoniare il nostro contributo attivo alle alleanze occidentali. A questo stesso scopo \u201clontano\u201d sono stati rivolti gli sforzi di addestramento di militari e funzionari iracheni che l\u2019Italia ha continuato a svolgere dopo aver chiuso la missione militare a Nassiriya. Questa linea ha privilegiato la risoluzione dei conflitti attraverso mezzi essenzialmente politici nei teatri vicini all\u2019Italia e all\u2019Europa; ha mantenuto, ma ha riqualificato e ridimensionato, l\u2019appoggio alle alleanze nei teatri lontani. <\/p>\n<p>Il Governo entrante in qualche modo riprender\u00e0 le fila della sua politica precedente e certamente imprimer\u00e0 dei cambiamenti alla linea del governo Prodi. \u00c8 probabile che dia ascolto alle pressanti richieste americane affinch\u00e9 gli alleati innalzino qualitativamente e quantitativamente la loro presenza in Afghanistan \u2013 dove l\u2019impegno alleato \u00e8 complessivamente inadeguato e dove gli Usa si apprestano comunque ad accrescere quello loro. Potrebbe farlo cambiando le regole d\u2019ingaggio, ma senza aumentare l\u2019entit\u00e0 della forza. In realt\u00e0 vincoli finanziari e militari, la lontananza del teatro e le incertezze in ambito Nato richiederanno delle riflessioni e del tempo. <\/p>\n<p>Il mantenimento della forza in Libano, sulla base di regole d\u2019ingaggio diverse da quelle correnti, \u00e8 invece una politica che dal punto di vista dell\u2019Italia si presta ad un\u2019immediata attuazione senza costi rilevanti. Tuttavia, non sembra una politica prudente.<\/p>\n<p>Le dichiarazioni sul Libano non vanno prese alla leggera. Al manifestato intento di cambiare le regole d\u2019ingaggio della nostra forza nell\u2019Unifil 2 non vale replicare, come hanno subito fatto il Partito Democratico e il ministro Parisi, che le regole d\u2019ingaggio le fissa l\u2019Onu, come se i paesi coinvolti nella missione non potessero chiedere all\u2019Onu cambiamenti o aggiustamenti. Quello che il governo italiano sembra voler fare non \u00e8 un cambiamento unilaterale delle regole, ma una richiesta all\u2019Onu di riconsiderare il mandato con l\u2019obiettivo di riformularlo. Non \u00e8 improbabile che da qui abbia inizio la politica del nuovo governo dell\u2019Italia verso il Medio Oriente. La richiesta \u00e8 omogenea alla politica americana nella regione ed \u00e8 quindi omogenea alla linea mediorientale che Berlusconi riprender\u00e0 dalla sua precedente esperienza di governo.<\/p>\n<p><b>Le tensioni da considerare<\/b><br \/>Di questo nuovo inizio si pu\u00f2 tentare sin d\u2019ora una valutazione. Innanzitutto, va detto che, nel delicato quadro della crisi libanese e delle sue ramificazioni regionali, la richiesta di cambiamento nelle regole d\u2019ingaggio che Berlusconi sembra avere in mente, per il solo fatto di essere avanzata, pu\u00f2 essere intrinsecamente destabilizzante. Secondo la valutazione della maggioranza degli osservatori, le possibilit\u00e0 di conflitto armato nella regione sono oggi nuovamente considerevoli e il conflitto pi\u00f9 probabile non \u00e8 nel Golfo \u2013 un attacco degli Usa all\u2019Iran \u2013 ma nel Vicino Oriente. Qui, la tensione \u00e8 ovunque altissima, alimentata in loco dalla situazione di Gaza e da quella del Libano e pilotata, a distanza, da Teheran e dagli Usa. Ci sono stati segnali molto forti di questa alta tensione, come l\u2019assassinio di Imad Mughniyeh e il bombardamento israeliano nel nord-est siriano.<\/p>\n<p>Le due crisi in atto, quella libanese e quella palestinese, invece di trovare spiragli di soluzione, continuano ad avvitarsi senza che se ne veda una fine o si intravveda una pausa. Non c\u2019\u00e8 dubbio che rilevanti quantit\u00e0 di armi affluiscono in Libano dall\u2019Iran via Siria. La stessa Siria sembra aver apprezzato la strategia missilistica dello Hizbollah durante la guerra del 2006 e si sta riarmando per acquisire capacit\u00e0 analoghe. Israele viola quotidianamente i cieli del Libano a mo\u2019 di ammonimento e ha appena concluso importanti esercitazioni civili e militari in vista di uno scontro con la Siria. \u00c8 evidente che c\u2019\u00e8 un equilibrio molto instabile, nel cui ambito la richiesta di cambiare le regole d\u2019ingaggio di Unifil potrebbe facilmente avere un impatto negativo sulle percezioni dei contendenti e accrescerebbe quindi il rischio di conflitto armato nella regione.<\/p>\n<p>In secondo luogo, l\u2019idea di cambiare le regole d\u2019ingaggio in Libano va vista nel quadro delle diverse visioni e dei diversi interessi che dividono gi Stati Uniti dagli attori regionali, a cominciare da Israele. Per gli Usa il Levante \u00e8 oggi un teatro di confronto con l\u2019Iran, sia pure a distanza e attraverso forze interposte. Questo confronto, come nel Golfo, non prevede compromessi, privilegia gli strumenti coercitivi e ha come obiettivo la resa dell\u2019Iran e dei suoi alleati regionali. La mossa che annuncia il governo italiano mirerebbe a dare all\u2019Unifil un ruolo di contenimento dello Hizbollah e della Siria che oggi questa forza delle Nazioni Unite non ha e sarebbe quindi coerente con gli umori e gli obbiettivi degli Usa, che \u2013 ribadiamo \u2013 non cercano una composizione, ma lo scontro.<\/p>\n<p><b>Diversit\u00e0 di approccio<\/b><br \/>Washington, quando l\u2019Onu inizi\u00f2 a negoziare il cessate il fuoco, insistette assai petulantemente perch\u00e9 la forza di interposizione avesse la funzione precipua di disarmare lo Hizbollah, trascurando il fatto che lo Hizbollah non aveva certo perso la guerra. L\u2019atteggiamento di Israele fu allora diverso da quello Usa e la formazione dell\u2019Unifil a Gerusalemme fu molto apprezzata. In effetti, oggi come allora, Israele ha approcci diversi da quelli americani. A Gerusalemme si \u00e8 convinti come negli Usa che il nemico di fondo sia l\u2019Iran, ma verso gli alleati regionali dell\u2019Iran la politica israeliana prevede anche approcci diplomatici. Cos\u00ec, \u00e8 evidente che in Israele, anche nell\u2019ambito del governo Olmert, un negoziato con la Siria con l\u2019obiettivo di restituire il Golan in cambio di serie garanzie di sicurezza nel quadro regionale \u00e8 considerato auspicabile. Tale svolgimento, secondo Israele, indebolirebbe l\u2019Iran. Gli Stati Uniti, invece, non vogliono questo negoziato perch\u00e9 puntano semplicemente a mettere la Siria nell\u2019angolo. Non \u00e8 escluso che Israele, a un certo punto, come \u00e8 accaduto altre volte nella storia dei rapporti con il suo maggiore alleato, decida di procedere privilegiando le sue percezioni degli interessi nazionali di sicurezza.<\/p>\n<p>In Italia si dovrebbe considerare che nel quadro regionale la proposta di cambiare le regole d\u2019ingaggio in Libano \u00e8 facilmente destinata a trovare risposte diverse a Washington e Gerusalemme. Sicuramente, anche al Cairo, a Riyadh e nelle altre capitali del mondo arabo moderato. Altrettanto sicuramente questi messaggi verranno trasmessi al nuovo governo.<\/p>\n<p>In conclusione, la richiesta di cambiare le regole d\u2019ingaggio di Unifil potrebbe risolversi in una inutile e rischiosa provocazione a livello regionale. La richiesta \u00e8 certamente in linea con i sentimenti dell\u2019amministrazione americana e, quindi, se il suo scopo \u00e8 semplicemente quello di rafforzare il legame bilaterale dell\u2019Italia con gli Stati Uniti, la mossa pu\u00f2 avere anche senso. Tuttavia, i legami bilaterali con gli Usa sono destinati a durare oltre questa amministrazione, ormai al crepuscolo. <\/p>\n<p>La politica della prossima amministrazione, anche se sar\u00e0 repubblicana, sar\u00e0 diversa da quella di Bush e prender\u00e0 in considerazione anche opzioni diplomatiche che l\u2019arrogante politica dell\u2019attuale Presidente ha sistematicamente scartato. In questo senso, l\u2019iniziativa che Berlusconi ha accennato sulle nostre forze in Libano potrebbe risolversi in un eccesso di zelo transatlantico. Meglio aspettare e, nel frattempo, continuare a lavorare nel solco diplomatico aperto nella regione dal governo Prodi, grazie ai suoi contatti verso il fronte arabo moderato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime dichiarazioni di politica estera che provengono dalla coalizione vincitrice delle elezioni politiche italiane del 13-14 aprile &#8211; la coalizione fra il Popolo della Libert\u00e0 e la Lega del Nord \u2013 hanno riguardato il Medio Oriente. 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