{"id":8080,"date":"2008-04-29T00:00:00","date_gmt":"2008-04-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lambiguita-congelata\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:48","slug":"lambiguita-congelata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/lambiguita-congelata\/","title":{"rendered":"L\u2019ambiguit\u00e0 congelata"},"content":{"rendered":"<p>Il centenario dell\u2019annessione della Bosnia Erzegovina da parte dell\u2019Impero austro-ungarico avrebbe potuto suscitare una riflessione non solo su quell\u2019evento storico, ma forse anche sull\u2019attuale situazione nei Balcani. Ricordiamo che, nel 1908, Vienna  ha annesso una provincia multietnica e multireligiosa  in una posizione-chiave nei Balcani, provocando tutta una serie di conseguenze culminate nell\u2019attentato mortale al granduca Francesco Ferdinando da parte di un giovane serbo-bosniaco, nell\u2019ultimatum alla Serbia, e, in conseguenza del rifiuto serbo, l\u2019attacco austriaco a Belgrado e nel conseguente scoppio della prima guerra mondiale. Probabilmente non \u00e8 questo il momento pi\u00f9 adatto per le rievocazioni storiche, in quanto oggi i Balcani sono di nuovo uno degli epicentri della crisi mondiale, anche a causa del forte coinvolgimento internazionale.<\/p>\n<p><b>Confusione e incertezza<\/b><br \/> L\u2019utima \u201cscossa\u201d geopolitica \u00e8 stata inferta al gi\u00e0 precario equilibrio della regione dalla proclamazione dell\u2019indipendenza del Kosovo. A distanza di circa due mesi, continuano a regnare confusione e incertezza. \u00c8 ancora oggi molto maggiore il numero dei paesi che non hanno riconosciuto il Kosovo di quello dei paesi che lo hanno riconosciuto (sono finora 40). \u00c8 significativo notare che ad oggi nessun paese arabo ha riconosciuto il Kosovo, mentre solo 5 dei 57 membri dell\u2019Organizzazione della Conferenza islamica hanno stabilito relazioni bilaterali con Pristina (Albania, Turchia, Afganistan, Senegal e Malaysia).<\/p>\n<p>Non solo l\u2019Onu non ha potuto riconoscere l\u2019indipendenza del Kosovo, ma, all\u2019interno del Consiglio di Sicurezza, continua un duro confronto tra Russia (e Cina) e le potenze occidentali. Il ministro degli Esteri svedesi Carl Bildt, in una delle sue ultime dichiarazioni, addirittura vede per l\u2019Onu un nuovo compito in Kosovo: \u201cL\u2019Onu dovr\u00e0 rimanere in Kosovo come struttura cuscinetto tra le nazioni che ne riconoscono l\u2019indipendenza e quelle che si rifiutano di farlo\u201d. <\/p>\n<p>Del resto, molti protagonisti dei bombardamenti del 1999 come Dini, Schroeder e Aznar (quest\u2019ultimo su <i>Il Messaggero<\/i> del 21 febbraio 2008) non solo hanno criticato la proclamazione di indipendenza, ma hanno anche recisamente negato che la campagna aerea della Nato della primavera del 1999 si fosse mai posta come fine l\u2019indipendenza della regione. Tra gli esperti di diritto internazionale, invece, prevale l\u2019opinione che la proclamazione di indipendenza di Pristina sia contraria alla legalit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><b>Problemi di legittimit\u00e0<\/b><br \/>All\u2019interno dei Balcani occidentali, la situazione \u00e8 \u2013 se possibile &#8211; ancora pi\u00f9 confusa. La presenza di Unmik e Kfor continuano formalmente a basarsi sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1244, che garantiva la sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale della Serbia e richiedeva che un eventuale cambiamento dello status giuridico del Kosovo dovesse venire sancito da un\u2019ulteriore risoluzione del Consiglio. Continua la discussione sulla legittimit\u00e0 e sulla possibilit\u00e0 di funzionamento della missione Eulex (formata da magistrati e poliziotti della Ue); l\u2019inizio \u00e8 stato pessimo in quanto a Kosovoska Mitrovica  si sono verificati immediatamente duri scontri.<\/p>\n<p>Questa cittadina del nord del Kosovo continua ad essere un punto caldo, dilaniata tra due sovranit\u00e0. In questa zona sono impegnati, sotto bandiera Kfor, soldati francesi e spagnoli, i cui governi hanno assunto posizioni radicalmente diverse in materia di riconoscimento dell\u2019indipendenza del Kosovo. <\/p>\n<p>Sul piano regionale, l\u2019indipendenza ha contribuito ad una nuova fase di instabilit\u00e0. In Serbia \u00e8 immediatamente caduto il governo di coalizione, guidato da Kostunica. In Macedonia, il Parlamento si \u00e8 \u201cautosciolto\u201d e  sono state convocate nuove elezioni. Enormi difficolt\u00e0 incontrano, sul piano interno, i governi di  Montenegro e Bosnia Erzegovina  sulla questione del riconoscimento del Kosovo, in quanto entrambe le Repubbliche sono sottoposte a pressioni internazionali e profondamente divise all\u2019interno.<\/p>\n<p><b>Serbia umiliata<\/b><br \/>Ma certamente pi\u00f9 lacerante \u00e8 stata la proclamazione di indipendenza per la Serbia, che, profondamente umiliata e ferita, si trova ora di fonte a scelte che potranno avere gravi conseguenze in futuro. I tre argomenti principali &#8211; il Kosovo, i rapporti con l\u2019Unione europea e la Russia &#8211; sono al centro del dibattito elettorale in vista delle elezioni  dell\u201911 maggio.  Due sono i possibili esiti delle elezioni: o avr\u00e0 la prevalenza la posizione dell\u2019attuale Presidente Tadic (Partito democratico, DS), favorevole ad una \u201cSerbia europea che non riconoscer\u00e0 mai il Kosovo\u201d, ma nonostante ci\u00f2 sempre tendente verso l\u2019Ue; o uscir\u00e0 vittorioso dalle urne l\u2019attuale Primo ministro Kostunica (Partito democratico della Serbia, Dss), in possibile alleanza con il Partito radicale (PR) e il Partito socialista (Sps). In quest\u2019ultimo caso, la Serbia interromperebbe il processo di associazione alla Ue, se Bruxelles non rispettasse la piena integrit\u00e0 territoriale della Serbia (compreso il Kosovo). In altre parole, il partito di Kustunica chiede che, prima del\u2019eventuale firma degli accordi con l\u2019Unione Europea, si deve \u201cstabilire in modo chiaro con quali frontiere l\u2019Ue vede la Serbia\u201d. Se vincesse questa linea politica, la Serbia sarebbe il primo paese dell\u2019est Europa a rifiutare l\u2019integrazione nell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Gli ultimi sondaggi condotti in Serbia dimostrano quanto sia complessa la situazione: il 63,9% dei cittadini continuano a essere favorevoli all\u2019ingresso della Serbia nella Ue, ma, contemporaneamente, il 71% ritiene che l\u2019ingresso non possa essere condizionato dal riconoscimento del Kosovo indipendente. Le prossime elezioni dell\u201911 maggio potrebbero causare ulteriori momenti di tensione con l\u2019Unmik: la Serbia ritiene infatti che i serbi del Kosovo abbiano diritto a partecipare alle imminenti elezioni politiche e municipali, come tutti gli altri cittadini serbi. <\/p>\n<p>Bruxelles continua ad offrire alla Serbia di avviare il processo di integrazione, affermando che il Kosovo possa non essere immediatamente preso in considerazione, in quanto l\u2019Unione Europea non ne ha formalmente riconosciuto l\u2019indipendenza (mentre sono i singoli Stati che hanno proceduto unilateralmente). La posizione di Bruxelles \u00e8 in realt\u00e0 molto delicata: gli Usa, principali sponsor politici del governo di Pristina, si disinteressano apparentemente di quanto avviene oggi nella regione; l\u2019Onu, per le ragioni gi\u00e0 esposte, \u00e8 completamente bloccata e non pu\u00f2 prendere alcun tipo di iniziativa, con la Russia che continua ad opporsi all\u2019indipendenza (considerata da Putin \u201cillegittima e immorale\u201d). Resta la Ue, divisa al suo interno e diplomaticamente emarginata sin dai negoziati di Rambouillet, ora le compete il difficilissimo compito di assicurare la ripresa economica e stabilit\u00e0 dell\u2019area. Per essere all\u2019altezza di questo compito, al posto dell\u2019attuale diplomazia, che si serve quasi solo di stratagemmi formali e a volte di ipocrite formule (come quella del non riconoscimento formale del Kosovo), si ha l\u2019impressione che ci voglia una politica pi\u00f9 creativa, coraggiosa e indipendente. Se l\u2019indipendenza del Kosovo \u00e8 stata da molti paesi, compresa l\u2019Italia, giustificata dal suo essere un caso sui generis, perch\u00e9 non si dovrebbe trovare una politica e formula sui generis anche per la Serbia ?<\/p>\n<p>Se questo non \u00e8 possibile, non resta che tornare, e questa volta, ad un serio e sincero dialogo tra tutti quelli che hanno voce  in capitolo nell\u2019area &#8211; ossia tra Usa, Europa e Russia &#8211; come del resto anche proposto, per l\u2019area balcanica, dal documento sulla politica estera italiana fino al 2020, elaborato dal Ministero degli affari esteri.<\/p>\n<p>L\u2019attuale \u201cambiguit\u00e0 congelata\u201d della diplomazia internazionale non potr\u00e0 certo contribuire a \u201cscongelare\u201d il conflitto, con molte verit\u00e0 parallele.<\/p>\n<p>.                      <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il centenario dell\u2019annessione della Bosnia Erzegovina da parte dell\u2019Impero austro-ungarico avrebbe potuto suscitare una riflessione non solo su quell\u2019evento storico, ma forse anche sull\u2019attuale situazione nei Balcani. 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