{"id":8100,"date":"2008-04-29T00:00:00","date_gmt":"2008-04-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-strani-affari-di-chavez\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:48","slug":"gli-strani-affari-di-chavez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/04\/gli-strani-affari-di-chavez\/","title":{"rendered":"Gli strani affari di Chavez"},"content":{"rendered":"<p>La sventurata prigioniera dei narco-guerriglieri colombiani Ingrid Betancourt, gravemente ammalata, sar\u00e0 dunque infine liberata? In effetti i leader del Farc dovrebbero essersi resi conto che prolungare la sua prigionia non \u00e8 politicamente conveniente. Al contrario, il presidente colombiano Alvaro Uribe non fa concessioni e la questione attira l\u2019attenzione sulle loro attivit\u00e0, mettendoli in pessima luce. Forse irrita anche il capo di Governo che pi\u00f9 simpatizza con loro, il presidente venezuelano Chavez, al quale negano l\u2019onore e il prestigio di una liberazione, suo tramite, di questa figura divenuta emblematica per il Farc nell\u2019intera scena internazionale. Della tolleranza di Chavez sulle loro attivit\u00e0 in Venezuela i guerriglieri non possono fare a meno; c\u2019\u00e8 dunque a questo punto da temere che la mancata liberazione della Betancourt sia legata a condizioni di salute gravissime, o perfino peggio.<\/p>\n<p><b>Il Farc e il Venezuela<\/b><br \/>Quando nel marzo scorso l\u2019esercito colombiano ha sconfinato di due chilometri in Ecuador, uccidendo il comandante Ra\u00f9l Reyes e acquisendo documenti e informatori, la crisi diplomatica \u00e8 scoppiato soprattutto tra colombiani e venezuelani. Gli ecuadoriani, le vittime dell\u2019incursione, hanno dato l\u2019impressione di essere un elemento secondario della crisi, nell\u2019agitato contorno degli altri paesi latino-americani, in generale pi\u00f9 seccati o imbarazzati dall\u2019episodio che schierati. Si ritiene sia stato il presidente brasiliano Lula, al quale Chavez avrebbe tentato pi\u00f9 volte di telefonare senza ricevere risposta, a ottenere una chiusura della questione con un nulla di fatto. I carri armati alla frontiera sono stati ritirati, scuse sono state presentate, i dirigenti si sono abbracciati, ma il polverone sollevato dalla vicenda ha fatto molta luce su tutto il quadro del Farc, sui problemi attuali del movimento e sui suoi legami, politici o di individuale corruzione, con dirigenti venezuelani. <\/p>\n<p>Gli esperti della regione sono da tempo a conoscenza di questa situazione, ma adesso anche importanti giornali diffondono informazioni sull\u2019argomento con rivelatrici indagini sul terreno. In sintesi il Venezuela costituisce per il Farc una sede di residenza per le famiglie dei dirigenti e un rifugio per i loro reparti militari in difficolt\u00e0. Ma il paese confinante \u00e8 soprattutto l\u2019indispensabile canale di passaggio all\u2019estero della droga che alimenta l\u2019attivit\u00e0 del movimento e contemporaneamente costituisce una fonte di grossi redditi per una catena di unit\u00e0 militari di frontiera, uomini politici locali, doganieri e poliziotti venezuelani.<\/p>\n<p>Il presidente Chavez \u00e8 complice diretto di questo stato di fatto? I computer e i documenti di Reyes avrebbero rivelato storie di soldi e armi leggere da lui fornite ai Farc, ma le cifre o il tipo di armi indicate sono di insignificante valore, considerate le centinaia e centinaia di milioni di dollari coinvolti nel traffico di droga gestito dai guerriglieri colombiani. Vi \u00e8 per\u00f2 l\u2019appoggio politico che Chavez fornisce loro, esternato pubblicamente, anzi possiamo dire esploso in televisione al momento della notizia dell\u2019uccisione di Reyes. Il presidente venezuelano l\u2019ha definito un \u201catto codardo\u201d, nel confermare la sua nota tesi che il Farc \u00e8 un legittimo movimento politico di resistenza e ordinando al ministro della Difesa, sempre direttamente in televisione, di mandare al confine dieci battaglioni di soldati, accompagnati da carri armati. <\/p>\n<p>Siamo qui in presenza di una vistosa manifestazione della guerra di Chavez contro \u201cl\u2019imperialismo americano\u201d. Sono infatti gli Stati Uniti che forniscono a Uribe gli ingenti mezzi economici, circa un miliardo di dollari all\u2019anno, nonch\u00e9 l\u2019avanzatissima tecnologia alla base dei successi dell\u2019esercito colombiano contro il Farc. Nel campo dei sentimenti anti-yankee il presidente venezuelano si muove su un terreno sicuro. Essi sono fortemente presenti in tutto il mondo latino-americano, basati sulla storia dei rapporti tra mondo ispanico e mondo anglosassone, storia di eventi antichi, ma anche di relativamente recenti. Essi sono stati la base principale dell\u2019appoggio, o almeno della simpatia, di cui sempre ha goduto Fidel Castro in America Latina. Ma altra questione \u00e8 una campagna contro i \u201cfratelli\u201d colombiani, collegata poi al problema delicato di una guerriglia feroce alimentata dal traffico della droga.<\/p>\n<p><b>La situazione in Colombia<\/b><br \/>Quando Uribe arriv\u00f2 al potere nel 2002, la guerriglia del FARC era rampante. Il suo predecessore aveva appena posto termine ad una tregua con i guerriglieri che avevano utilizzato le zone \u201cdemilitarizzate\u201d che gli erano state concesse non come una tappa per giungere ad una soluzione politica del conflitto, ma come un\u2019occasione per estendere l\u2019azione militare. I guerriglieri in campo erano circa 20.000, e bloccavano le strade principali del paese, assaltavano cittadine, rapinavano e prendevano ostaggi praticamente dappertutto. Ancor peggio, in reazione alla situazione si erano enormemente estese le milizie di autodifesa di destra, finanziate in genere dai proprietari di terre, le quali non erano inferiori al Farc quanto a ferocia e mancanza di rispetto della vita umana. <\/p>\n<p>Il presidente Uribe, il cui padre \u00e8 stato ucciso dai guerriglieri, ha riorganizzato le forze di sicurezza e ha cambiato drammaticamente la situazione nel giro di qualche anno. I guerriglieri, dimezzati di numero, hanno dovuto ritirarsi nei vasti territori di pianura tropicale ai confini del paese, mentre le milizie di autodifesa sono state comprate o dissolte con amnistie ed altre concessioni. Alla fine del 2007 e inizio del 2008, strumenti tecnici avanzatissimi di osservazione dei territori, infiltrazioni di spie, diserzioni e uccisioni mirate di dirigenti, hanno spinto il Farc ancor pi\u00f9 alla frontiera dei paesi confinanti. Cos\u00ec adesso i sondaggi indicano che la popolarit\u00e0 di Uribe in Colombia \u00e8 pari all\u201982%. Nel corso del suo scontro con Chavez si \u00e8 elevata allo 84 per cento. <\/p>\n<p>La lunghissima vicenda del Farc non \u00e8 conclusa, come provato dalle circa seicento persone tenute in ostaggio. Ma sembra avvicinarsi a una conclusione e, per recuperare terreno sul piano militare, il Venezuela dovrebbe a questo punto fornire non semplicemente possibilit\u00e0 di rifugio e di contrabbando della droga, ma armi sofisticate capaci di abbattere elicotteri e aeroplani: una decisione non televisiva, molto difficile da prendere.<\/p>\n<p><b>Malcontento in Venezuela<\/b><br \/>Innanzitutto i due paesi sono economicamente strettamente legati. La poco brillante gestione  dell\u2019agricoltura venezuelana ha reso il paese ancor pi\u00f9 dipendente dalle importazioni di prodotti agricoli colombiani, in un momento nel quale i prezzi di queste derrate sono in generale aumento. In effetti il malcontento popolare \u00e8 in Venezuela alimentato proprio dall\u2019aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e di quello del gas per cucinare, dato paradossale, quest\u2019ultimo, in un paese che \u00e8 uno dei massimi produttore di petrolio al mondo. La cattiva gestione di questa enorme fonte di ricchezza \u00e8 provata da un aumento dell\u2019inflazione del 24% e da una svalutazione della moneta venezuelana, nei confronti di un dollaro in declino mondiale, con un cambio nero del 100%.<\/p>\n<p>Del resto, anche il conflitto con Washington presenta degli aspetti paradossali e dei limiti sostanziali. Gli Stati Uniti sono i principali importatori di petrolio venezuelano e il Venezuela ha delle difficolt\u00e0 a diversificare i suoi clienti. Il petrolio venezuelano \u00e8 infatti solforoso e la maggioranza degli impianti adatti alla sua raffinazione sono proprio negli Stati Uniti. Questo vincolo spiega forse il fatto che nei loro continui conflitti con le autorit\u00e0 venezuelana alcune societ\u00e0 petrolifere, come la Chevron o l\u2019 Eni, cercano di trattare, ma l\u2019Exxon ha scelto lo scontro, ricorrendo ai tribunali internazionali e alle richieste di sequestro di attivi finanziari. <\/p>\n<p>In effetti con un livello di popolarit\u00e0 sotto il 50%, secondo gli ultimi sondaggi, lo spazio di manovra del presidente Chavez \u00e8 limitato. A novembre si vota in Venezuela per cariche di sindaco e di governatore in 24 stati federali e se in queste elezioni Chavez non recupera decisamente sul fallito risultato del referendum costituzionale di dicembre che gli avrebbe dovuto permettere la rielezione a presidente, il suo declino politico diventer\u00e0 irreversibile. Il presidente, perci\u00f2, estende la politica di <i>socialismo boliveriano<\/i>. Molte delle nazionalizzazioni che sta introducendo in questo periodo gli dovrebbero permettere di abbassare nell\u2019immediato i prezzi di alcuni prodotti base, come il latte e il cemento per le costruzioni, fornendogli contemporaneamente nuovi fondi e posti di potere per i suoi affiliati. Gli effetti negativi sulla economia venezuelana si vedranno pi\u00f9 tardi, ad elezioni ormai avvenute. <\/p>\n<p>In questo quadro si \u00e8 avanzata l\u2019ipotesi che, nella crisi di frontiera di marzo, Chavez mirasse ad acquisire popolarit\u00e0 stimolando il sentimento nazionale. Il gioco, se questo era, non \u00e8 riuscito. Un\u2019agenzia di sondaggio. Hinterlaces, ha rilevato subito dopo l\u2019evento che l\u201989% dei venezuelani era contrario al conflitto con i colombiani, ma interessante \u00e8 anche il dato correlato all\u2019allarme per l\u2019aumento della criminalit\u00e0 in Venezuela: l\u201987% degli interrogati \u00e8 contrario al Farc.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sventurata prigioniera dei narco-guerriglieri colombiani Ingrid Betancourt, gravemente ammalata, sar\u00e0 dunque infine liberata? In effetti i leader del Farc dovrebbero essersi resi conto che prolungare la sua prigionia non \u00e8 politicamente conveniente. Al contrario, il presidente colombiano Alvaro Uribe non fa concessioni e la questione attira l\u2019attenzione sulle loro attivit\u00e0, mettendoli in pessima luce. 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