{"id":81098,"date":"2020-04-28T09:24:26","date_gmt":"2020-04-28T07:24:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81098"},"modified":"2020-05-03T11:41:40","modified_gmt":"2020-05-03T09:41:40","slug":"covid-19-leuropa-della-difesa-non-sia-vittima-del-grande-lockdown","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/covid-19-leuropa-della-difesa-non-sia-vittima-del-grande-lockdown\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa della Difesa non sia vittima del grande lockdown"},"content":{"rendered":"<p><em>Facciamo nostro e rilanciamo l&#8217;appello di otto esperti europei di difesa e sicurezza internazionale, consiglieri scientifici dell&#8217;<strong>Armament Industry European Research (Ares) Group<\/strong>, pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.euractiv.com\/section\/defence-and-security\/opinion\/european-defence-should-not-be-the-casualty-of-the-great-lockdown\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">EurActiv<\/a> e sulla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.faz.net\/aktuell\/politik\/ausland\/europas-verteidigung-sollte-nicht-opfer-des-lockdowns-sein-16741130.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Frankfurter Allgemeine Zeitung<\/a>\u00a0il 27 aprile 2020.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>L&#8217;appello<\/em><\/strong><em> \u00e8 a favore della difesa europea e dei necessari investimenti Ue in questo settore cruciale sia per la sicurezza dell&#8217;Europa sia per il rilancio tecnologico, industriale ed economico del continente.<\/em><\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;Europa sta oggi affrontando una crisi sanitaria senza precedenti, che avr\u00e0 conseguenze economiche enormi e potrebbe portare ad una dura recessione. L&#8217;Unione europea sta definendo una risposta di medio periodo per uscire dalla crisi, ed il bilancio pluriennale dell&#8217;Unione per il 2021-2027 \u00e8 stato rivisto nelle scorse settimane per diventare la spina dorsale del piano di rilancio europeo. Ci si concentrer\u00e0 senza dubbio su <strong>settori cruciali dell&#8217;economia europea<\/strong>. Noi crediamo la difesa debba essere incluso in tali settori, e che la proposta della Commissione per il nuovo bilancio Ue debba essere l&#8217;opportunit\u00e0 per riconfermare risorse veramente ambiziose per il <strong>Fondo Europeo di Difesa<\/strong> (<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/growth\/sectors\/defence\/european-defence-fund_en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>European Defence Fund &#8211; Edf<\/em>)<\/a>.<\/p>\n<p>Oggi tutti noi ci stiamo giustamente concentrando sulla crisi del Covid-19, ma in realt\u00e0 non sappiamo quale altre crisi sono dietro l&#8217;angolo. Questa pandemia ha dimostrato che ci\u00f2 che era impensabile pu\u00f2 avvenire davvero. Date le significative sfide geopolitiche che l&#8217;Ue deve affrontare, non \u00e8 il momento di tagliare gli investimenti per la difesa dell&#8217;Europa. Infatti, Covid-19 non fermer\u00e0 n\u00e9 attenuer\u00e0 il peggioramento in corso del quadro strategico internazionale, che minaccia la sicurezza e gli interessi europei. Al contrario, \u00e8 probabile che la pandemia render\u00e0 il <strong>mondo pi\u00f9 instabile e pi\u00f9 insicuro<\/strong>.<\/p>\n<p>Ricordiamoci che oltre alla pandemia molte crisi continuano a peggiorare nel vicinato dell&#8217;Ue. Ricordiamoci che l&#8217;industria europea della difesa \u00e8 un elemento cruciale del recente slancio per rendere le nostre capacit\u00e0 militari capaci di proteggere gli europei, di essere un pilastro dell&#8217;autonomia strategica e della capacit\u00e0 di agire dell&#8217;Europa, e di costituire un fattore credibile per gli alleati.<\/p>\n<p>Sebbene la crisi del Covid-19 sia molto diversa da quella del 2008-2010, entrambe possono avere effetti molto simili sugli investimenti europei nella difesa, e la relativa industria, se fossero attuati tagli ai bilanci militari per ridurre i deficit pubblici che si stanno creando.<\/p>\n<p>Infatti, la precedente recessione economica e le relative politiche di austerity portarono a una significativa caduta degli investimenti nella difesa. Questa volta la flessione del Pil nell&#8217;Ue potrebbe essere nel complesso due o tre volte superiore a quella sperimentata dopo la crisi del 2008, e vi \u00e8 di nuovo il rischio che la difesa non venga percepita dai leader europei come una priorit\u00e0 nella fase di rilancio economico e riassestamento dei conti pubblici.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 preoccupante \u00e8 il fatto che dopo il 2008-2010 i tagli ai bilanci militari colpirono in primo luogo gli investimenti nella ricerca e sviluppo tecnologico, che sono fondamentali per anticipare nel lungo periodo l&#8217;innovazione nel campo della difesa. Oggi, togliere risorse alla ricerca vuole mettere in pericolo l&#8217;avvio di grandi programmi di approvvigionamento proprio nel momento in cui l&#8217;Europa sta cercando di sviluppare la nuova generazione di velivoli da combattimento, di carri armati, di navi e di altre capacit\u00e0 come i sistemi a pilotaggio remoto cruciali per il suo vantaggio competitivo in termini militari e tecnologici.<\/p>\n<p>Duplicazione e frammentazione di sforzi sono da tempo tra i principali problemi della difesa europea. I programmi di cooperazione sono stati duramente colpiti dopo la crisi del 2008-2010, e se ci\u00f2 dovesse ripetersi oggi l&#8217;Europa perderebbe <strong>cruciali capacit\u00e0 tecnologiche e industriali<\/strong>, sviluppando cos\u00ec una nuova dipendenza da Paesi terzi. Questo non solo danneggerebbe gli sforzi europei per raggiungere una autonomia strategica, ma metterebbe in discussione la credibilit\u00e0 dei Paesi europei come partner nel campo della sicurezza internazionale, ed in particolare in ambito Nato.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 ora l&#8217;<strong>industria dell&#8217;aerospazio e della difesa<\/strong> produce sempre pi\u00f9 prodotti a duplice uso civile e militare, ed \u00e8 quindi colpita dalla crisi dell&#8217;economia nel suo complesso: notevoli capacit\u00e0 industriali in termini di tecnologica di alto livello e lavoratori altamente qualificati sono a rischio, e potrebbero ben presto scomparire.\u00a0\u00c8\u00a0necessario un <strong>sostegno specifico<\/strong> per questo settore, al fine di attenuare gli effetti della crisi economica e preservare le prospettive a lungo termine dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Dobbiamo imparare la lezione da ci\u00f2 che accadde dopo la crisi dell&#8217;eurozona, e non ripetere gli errori del passato. Il Fondo Europeo di Difesa, in linea con la <strong>Strategia globale dell&#8217;Ue<\/strong>\u00a0ed insieme alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/ue-difesa-pesco-parte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Cooperazione strutturata permanente<\/strong><\/a>, \u00e8 un&#8217;iniziativa chiave per rendere la nostra sicurezza e la nostra difesa pi\u00f9 collettive e pi\u00f9 credibili, utilizzando in modo pi\u00f9 efficiente gli investimenti pubblici. Gi\u00e0 prima della pandemia il Fondo era in discussione nel quadro dei negoziati sul prossimo bilancio Ue, ed era stato proposto di dimezzarne il budget. Tale scenario danneggerebbe significativamente gli sforzi fatti nell&#8217;ultimo decennio per fare dell&#8217;Europa della difesa una realt\u00e0 efficace e credibile, trasformandoli in un enorme spreco di tempo ed energie.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 piuttosto il momento di <strong>raddoppiare gli sforzi<\/strong> in tale direzione e usare il bilancio Ue per <strong>stimolare in Europa pi\u00f9 cooperazione industriale nella difesa<\/strong>. Crediamo perci\u00f2 che il nuovo bilancio settennale dovrebbe come minimo confermare la proposta iniziale della Commissione di un Fondo da <strong>13 miliardi di euro<\/strong> \u2013 appena l&#8217;1% delle finanze dell\u2019Unione &#8211; e anzi se possibile aumentarlo.<\/p>\n<p>Man mano che l&#8217;Europa uscir\u00e0 dalla pandemia, la nostra nuova normalit\u00e0 non potr\u00e0 essere sicura senza una solida difesa europea&#8221;.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p class=\"p1\"><i><small>L\u2019appello \u00e8 stato co-firmato da <\/small><\/i><b><i>Felix Arteaga (<\/i><\/b><i>Elcano Royal Institute);\u00a0<\/i><b><i>Daniel Fiott (<\/i><\/b><i>EUISS);\u00a0<\/i><b><i>Keith Hartley<\/i><\/b><i> (University of York);\u00a0<\/i><b><i>Sylvie Matelly<\/i><\/b><i> (IRIS);\u00a0<\/i><b><i>Jean-Pierre Maulny (<\/i><\/b><i>IRIS);\u00a0<\/i><b><i>Alessandro Marrone (<\/i><\/b><i>Istituto Affari Internazionali &#8211; IAI);\u00a0<\/i><b><i>Margarita \u0160e\u0161elgyt\u0117<\/i><\/b><i> (Vilnius University);\u00a0<\/i><b><i>Edouard Simon<\/i><\/b><i> (IRIS)<\/i><i>.\u00a0<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Facciamo nostro e rilanciamo l&#8217;appello di otto esperti europei di difesa e sicurezza internazionale, consiglieri scientifici dell&#8217;Armament Industry European Research (Ares) Group, pubblicato su EurActiv e sulla\u00a0Frankfurter Allgemeine Zeitung\u00a0il 27 aprile 2020. 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