{"id":8110,"date":"2008-05-06T00:00:00","date_gmt":"2008-05-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/fragile-ma-non-debole\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:47","slug":"fragile-ma-non-debole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/05\/fragile-ma-non-debole\/","title":{"rendered":"Fragile, ma non debole"},"content":{"rendered":"<p>Il 60\u00b0 anniversario di Israele coincide con un anno di paralisi armata, di attesa di sviluppi che nessuno sa o vuole prevedere. Una ricorrenza che ha anche un aspetto surreale: il presidente americano pi\u00f9 screditato arriva a Gerusalemme per festeggiare con un primo ministro israeliano impopolare e sotto inchiesta &#8211; di nuovo &#8211;  per non precisate accuse, si sa solo che la faccenda \u00e8 seria, pi\u00f9 del rapporto Winograd. <\/p>\n<p>Sul fronte diplomatico \u00e8 tutto fermo, un&#8217;immobilit\u00e0 resa pi\u00f9 evidente dall&#8217;agitarsi di molti, come il segretario di stato Rice, alla sua ennesima visita per caldeggiare un bizzarro <i>shelf agreement<\/i>, un accordo da firmare e non applicare. O come i costanti tentativi egiziani di trovare una soluzione, ovviamente  temporanea,  che eviti il collasso o l&#8217;esplosione di Gaza. <\/p>\n<p>Re Abdullah di Giordania continua ad ammonire che rimane poco tempo, pi\u00f9 o meno le stesse parole del primo ministro palestinese Fayyad, in bilico tra la debolezza di Abu Mazen e la necessit\u00e0 di recuperare le aree controllate da Hamas.<\/p>\n<p>I rapporti tra Israele e Siria sono, a dir poco, assai complessi, ma una cosa \u00e8 chiara: se il prezzo della pace \u00e8 il Golan, annesso nel 1981, e se il confine rimane tranquillo, le cose rimarranno come sono, e a lungo. Anche perch\u00e9 la sola idea di un altro sgombero \u00e8 del tutto impraticabile per un debole governo Olmert e fuori questione per un eventuale governo Netanyahu.<\/p>\n<p>Il governo israeliano ha un ministro della Difesa di indubbia competenza come Ehud Barak, che vuole restituire alle forze armate il prestigio perso nel 2006, ma anche leader di un partito laburista in difficolt\u00e0. Barak sa bene che per prepararsi alle prossime elezioni \u00e8 meglio proiettare un&#8217;immagine di forza, in grado di competere con la destra. Le operazioni militari contro Gaza non hanno solo lo scopo di fermare i razzi Qassam su Sderot ma soprattutto di dimostrare che Hamas non deve avere un ruolo politico, n\u00e9 contro Abu Mazen n\u00e9 &#8211; men che mai &#8211; assieme a lui.<\/p>\n<p><b>Il fattore America<\/b><br \/>Per\u00f2 ogni ragionamento, ogni scenario, dipende dalle elezioni americane del prossimo novembre. Israele spera in McCain, confida in Clinton, diffida di Obama. La vittoria di McCain avrebbe l&#8217;indubbio vantaggio di non mutare troppo la linea di Washington nell&#8217;area, non nel breve periodo. Questo renderebbe la cesura tra le due amministrazioni pi\u00f9 breve e prevedibile, mentre un&#8217;amministrazione democratica avrebbe bisogno di un pi\u00f9 lungo periodo di orientamento. Quindi la paralisi di oggi \u00e8 di lunga durata, almeno un anno, con il pericolo che &#8211; per renderla meno evidente o per puro incidente &#8211; si scivoli in complicazioni militari, nella tentazione di far politica con le armi in mancanza di altre idee. Uno dei dogmi militari di Israele \u00e8 che gli arabi capiscono solo la forza e che, quando non capiscono, occorre usare pi\u00f9 forza. Teoria che ha una sua ovvia logica, ma che dimentica una delle pi\u00f9 semplici lezioni della storia: non si pu\u00f2 essere forti sempre.<\/p>\n<p>I 60 anni di Israele comprendono 40 anni di occupazione, o meglio del ritorno alla Giudea e Samaria cuore dell&#8217;antico Israele, e 20 anni di scontri nei territori tra esercito e palestinesi. Due generazioni di palestinesi  che sono come rafforzati dalla disperazione, dalla loro debolezza politica, ma soprattutto dall&#8217;incapacit\u00e0 di Israele di venir fuori dall&#8217;impasse dell&#8217;occupazione.<\/p>\n<p>Se lo sgombero da Gaza \u00e8 stato traumatico, ma implacabilmente condotto a termine da Sharon, l&#8217;idea di un ritiro dal Golan richiede un governo e una maggioranza che non esistono, nemmeno con elezioni future. Anche perch\u00e9 molti, coloni e non, lo vedrebbero come la prova del supersgombero dal West Bank e quindi vi si opporranno per principio e a qualunque costo.<\/p>\n<p><b>Due Stati<\/b><br \/>La tragedia \u00e8 che la maggioranza degli israeliani vuole due Stati e un consistente ritiro dal West Bank, ma &#8211; appunto &#8211; lo vuole. Non \u00e8 in grado di compiere il passo successivo: esprimere una maggioranza capace di trattare i termini con i palestinesi e soprattutto di attuare lo sgombero di alcune decine di migliaia di persone. Oltre che un problema di volont\u00e0 politica, \u00e8 anche un incubo economico: il ritiro da Gaza \u00e8 costato cifre astronomiche, ed erano pochi coloni. Ma sopra ogni cosa c&#8217;\u00e8 la paura di spaccare il paese, rischiare il rifiuto di obbedienza dell&#8217;esercito, evocare l&#8217;incubo del terrorismo di ebrei contro ebrei. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 Israele \u00e8 un paese di profonde fissure interne, mai affrontate, la pi\u00f9 grave \u00e8 quella tra laici e religiosi, ma \u00e8 assai duro anche il contrasto tra ultraortodossi e ortodossi moderni, e inoltre parecchie altre componenti della societ\u00e0 stentano a trovare un terreno comune. Questo capita in tutte le moderne societ\u00e0 capitaliste, come l&#8217;Israele di oggi, ma molti ancora ricordano il paese degli anni &#8217;50, povero, socialista, statalista,  puritano, e soprattutto coeso, perlomeno in apparenza.<\/p>\n<p>Un secolo e passa di sionismo, e 60 di sionismo compiuto, hanno creato un paese che si definisce Stato degli ebrei &#8211; ma non degli israeliani. Il sionismo \u00e8 un nazionalismo particolarmente esclusivo, a somma zero e poco incline a considerare valore aggiunto la presenza in Israele di un 20% di cittadini mussulmani o cristiani &#8211; ovvero arabi. Una minoranza che non diventer\u00e0 mai maggioranza, ma che rivendica diritti, ruoli, responsabilit\u00e0 e li vuole dentro Israele, poich\u00e9 \u00e8 decisamente contraria a ogni forma di inclusione in un ipotetico Stato palestinese, largo o stretto che sia. <\/p>\n<p>Cos\u00ec Israele, che \u00e8 una democrazia e tale vuole rimanere, si avvia scalciando ad essere nei prossimi decenni uno stato binazionale asimmetrico: gli ebrei come nazione primaria che si vede anche come unica, e gli altri, alla ricerca di una loro affascinante e difficile identit\u00e0, quella di arabi-israeliani. Chiss\u00e0, forse risorger\u00e0 dalle pagine di vecchi libri di storia un fenomeno carsico, il sionismo binazionale, riveduto e corretto per i prossimi decenni.<\/p>\n<p><b>Confronto con i palestinesi<\/b><br \/>Una potenza militare regionale come Israele, con il suo arsenale atomico, non ha una vera strategia per creare la pace in casa, e per tracciare linee condominiali in accordo con i palestinesi. Costoro invece paiono aver trovato una semplice e terribile linea di fondo: consumarsi e consumare l&#8217;avversario. Il prezzo sar\u00e0 altissimo, per loro come anche per gli israeliani, ma se non vedranno altra scelta lo pagheranno. Ogni altra questione, da Hezbollah all&#8217;Iran, poggia sulla soluzione,  in tempi non irragionevoli, del confronto con i palestinesi. E preoccuparsi di Iran o Siria o Libano pu\u00f2 addirittura essere una pericolosa distrazione dal vero problema di fondo, un modo per evitarlo o rimandarlo.<\/p>\n<p>Amos Oz ha detto che Israele vive su un vulcano e pochi giorni fa David Grossman su \u00abThe Atlantic Monthly\u00bb (Jeffrey Goldberg, <i>Unforgiven<\/i>, maggio 2008) ha parlato della fragilit\u00e0 del suo paese. Fragilit\u00e0 non significa debolezza, ma presenza di punti di rottura, di faglie pi\u00f9 o meno visibili, come le divisioni interne e soprattutto l&#8217;assenza di leader e di una classe politica in grado di guidare il paese in una difficile retromarcia dal West Bank. Se l&#8217;orizzonte temporale pi\u00f9 realistico prevede uno stallo fino a buona parte del 2009, l&#8217;augurio pi\u00f9 sincero a Israele \u00e8 di arrivare al suo prossimo compleanno senza troppi errori, e soprattutto con un quadro internazionale pi\u00f9 chiaro. Magari accettando un ruolo pi\u00f9 incisivo dell&#8217;Unione Europea, che ha alle spalle pi\u00f9 di 60 anni di pace vera, e vuole esportare il suo modello, ma in pace.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 60\u00b0 anniversario di Israele coincide con un anno di paralisi armata, di attesa di sviluppi che nessuno sa o vuole prevedere. 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