{"id":81126,"date":"2020-04-29T09:44:26","date_gmt":"2020-04-29T07:44:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=81126"},"modified":"2020-05-02T09:29:08","modified_gmt":"2020-05-02T07:29:08","slug":"si-fa-presto-a-dire-deglobalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/si-fa-presto-a-dire-deglobalizzazione\/","title":{"rendered":"Si fa presto a dire deglobalizzazione"},"content":{"rendered":"<p>Scoprire nel pieno di una grave pandemia che la propria <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/la-minaccia-delle-barriere-commerciali-per-la-salute-pubblica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>industria farmaceutica<\/strong><\/a> dipende per alcune componenti essenziali da un solo produttore cinese, non \u00e8 piacevole; soprattutto se questo produttore si trova nel paese che \u00e8 all&#8217;origine della\u00a0pandemia. Ancora meno piacevole \u00e8 scoprire che met\u00e0 delle maschere chirurgiche disponibili, anch&#8217;esse cruciali per far fronte alla pandemia, sono prodotte in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/la-pandemia-mette-a-rischio-le-ambizioni-globali-di-pechino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Cina<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Sono notizie che impressionano, tanto pi\u00f9 che si inseriscono in un dibattito in corso gi\u00e0 da tempo sul bilancio della <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/business-52104978\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>globalizzazione<\/strong><\/a>. Ad essa sono attribuiti molti <strong>pregi<\/strong> (ha sottratto alla povert\u00e0 pi\u00f9 di un miliardo di persone nei paesi emergenti), ma ha anche prodotto un certo numero di <strong>inconvenienti<\/strong> come un aumento delle disuguaglianze nei paesi sviluppati. Gi\u00e0 prima della pandemia si discuteva di cambiamenti nelle regole per conservare gli aspetti positivi, attenuando quelli negativi. Insomma, per rendere la globalizzazione pi\u00f9 sostenibile e pi\u00f9 equa.<\/p>\n<p>I fenomeni citati all&#8217;inizio puntano per\u00f2 il dito su un aspetto pi\u00f9 circoscritto ma non per questo meno importante: l&#8217;<strong>impatto della globalizzazione sulle strutture produttive<\/strong>. Il suo effetto pi\u00f9 importante non \u00e8 stato tanto sul commercio mondiale in senso lato, ma quello sulla <strong>struttura delle filiere produttive<\/strong>. Ormai non esiste pi\u00f9 quasi un solo bene complesso che sia concepito e prodotto in tutte le sue parti in un solo paese. Le imprese di tutti i paesi hanno diversificato le loro filiere e catene del valore in modo da ottenere la <strong>massima efficienza e minimizzare i costi<\/strong>.<\/p>\n<p>Il fenomeno raggiunge il massimo dell&#8217;<strong>integrazione all&#8217;interno dell&#8217;Europa<\/strong> dove avere un mercato unico non significa solo diversificare l&#8217;offerta nei supermercati. Significa anche che il latte prodotto in Irlanda del Nord deve diventare formaggio e burro nella repubblica d&#8217;Irlanda, per poi ripassare la frontiera per essere consumato (frontiera che Brexit non deve quindi ristabilire). Significa che l&#8217;industria automobilistica britannica, sempre dopo Brexit, rischia di perdere il libero accesso ala componentistica che in gran parte ha origine nel continente. Significa che Volkswagen avrebbe difficolt\u00e0 a riaprire gli impianti chiusi a causa dell&#8217;epidemia, se non riaprono anche i suoi fornitori italiani.<\/p>\n<p>Gli stessi fenomeni, anche se in modo meno intenso, si verificano a <strong>livello mondiale<\/strong>. Cambiare la catena del valore \u00e8 ovviamente possibile, ma richiede tempo ed \u00e8 costoso. Il processo di cui parliamo si \u00e8 intensificato anche grazie all&#8217;<strong>internazionalizzazione della finanza<\/strong>.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 prima dell&#8217;epidemia erano nate in Europa inquietudini su un nostro <strong>ritardo tecnologico<\/strong> nel settore cruciale della rivoluzione digitale di fronte a <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/04\/usa-vs-cina-leuropa-dove-va\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Usa e Cina<\/strong><\/a>. A questo si era aggiunto il timore che la Cina approfittasse della sua posizione di vantaggio e del suo scarso rispetto per le regole dell&#8217;economia di mercato, non solo per avvantaggiarsi della diversificazione delle filiere ma anche per prendere possesso del cuore delle competenze tecnologiche europee.<\/p>\n<p>Non deve quindi sorprendere che fenomeni come quelli citati dell&#8217;industria farmaceutica o delle mascherine, siano invocati per chiedere un radicale cambio di rotta: una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/la-filiera-alimentare-alla-prese-con-il-coronavirus\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>rilocalizzazione in Europa di parte delle filiere<\/strong><\/a> che avevamo internazionalizzato. Qualcosa in questo senso \u00e8 ragionevole e probabilmente succeder\u00e0. Da un alto per <strong>ragioni strategiche<\/strong>: non possiamo scoprire di non essere padroni delle parti essenziali della nostra industria farmaceutica. Dall&#8217;altro perch\u00e9 uno degli effetti della rivoluzione digitale, dell&#8217;automazione e dell\u2019intelligenza artificiale, sar\u00e0 di <strong>ridimensionare un po&#8217; alcuni aspetti delle filiere produttive<\/strong> che sono molto dipendenti dal costo del lavoro. Un movimento spontaneo in questo senso era gi\u00e0 in atto prima della crisi.<\/p>\n<p>Tuttavia, fare di questo fenomeno la bandiera di una auspicata <strong>deglobalizzazione<\/strong> in nome di una ritrovata sovranit\u00e0 europea, sarebbe un grave errore. Dipendere da un solo fornitore \u00e8 un errore da non ripetere, ma la risposta razionale non \u00e8 necessariamente o sempre la rilocalizzazione. Pu\u00f2 semplicemente essere la <strong>diversificazione degli approvvigionamenti<\/strong>.<\/p>\n<p>Inoltre, l&#8217;efficienza non \u00e8 la sola motivazione per l&#8217;internazionalizzazione delle filiere produttive. Anche se il mercato interno europeo resta fondamentale, la nostra industria non pu\u00f2 separarsi dai <strong>due mercati principali<\/strong> a livello mondiale: quello pi\u00f9 dinamico e innovativo degli <strong>Usa<\/strong> e quello in pi\u00f9 rapida espansione in <strong>Asia<\/strong>. Per esistere bisogna essere presenti ovunque.<\/p>\n<p>Infine, anche se sono giustificate le opinioni di chi vorrebbe maggiore attenzione alla domanda interna nella <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2020\/03\/per-una-nuova-politica-economica-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>strategia economica dell&#8217;Ue<\/strong><\/a>, non possiamo rinunciare alla nostra vocazione esportatrice. Oltre certi limiti, deglobalizzare pu\u00f2 comportare costi elevati; anche perch\u00e9 malgrado la retorica trumpiana <strong>gli Usa non deglobalizzeranno e tanto meno lo far\u00e0 l&#8217;Asia<\/strong>. Dobbiamo in sostanza riuscire a distinguere. Da un lato, c&#8217;\u00e8 il problema cinese, che \u00e8 reale, politico e strategico, oltre che economico e industriale. Dall&#8217;altro, c&#8217;\u00e8 il futuro della globalizzazione che \u00e8 questione molto pi\u00f9 complessa.<\/p>\n<p>Del resto non esiste una maggioranza potenziale per una simile politica nemmeno un Europa. Certamente non seguirebbero i paesi del nord e dell&#8217;est. Sarebbe anche un errore attribuire significati eccessivi alla recente evoluzione tedesca pi\u00f9 attenta a esigenza di politiche industriali e di reazione all&#8217;aggressivit\u00e0 cinese. La Germania rester\u00e0 comunque un grande paese esportatore. La bandiera della deglobalizzazione rischia quindi di restare una <strong>fantasia francese e italiana<\/strong>. Con l&#8217;Italia che a volte dimentica di essere il secondo esportatore in Europa. <strong>Strana schizofrenia nazionale<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scoprire nel pieno di una grave pandemia che la propria industria farmaceutica dipende per alcune componenti essenziali da un solo produttore cinese, non \u00e8 piacevole; soprattutto se questo produttore si trova nel paese che \u00e8 all&#8217;origine della\u00a0pandemia. 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